Lo Smartworking, nemico o amico?

Il Covid19 ha destabilizzato e scardinato anche l’organizzazione del lavoro e l’isolamento forzato ha trasformato la nostra casa in ufficio.

E’ lo smartworking e, se ha senza dubbio molti aspetti positivi, può anche comportare l’insorgere di parecchie difficoltà. Recenti ricerche riportano che molti lavoratori sentono la propria salute mentale minacciata dal lavorare da casa: aumenta la difficoltà a concentrarsi, a prendere sonno, cresce l’ansia che può portare un senso di burnout.

La gestione del tempo: diventa difficile gestire il carico di lavoro e distribuirlo nell’arco della giornata. Può insorgere l’ansia della “perdita di tempo”, lo stress per essere interrotti da figli e familiari, di non riuscire a separare casa e lavoro, con conseguenti sensi di colpa e inadeguatezza.

Senso di insicurezza: l’isolamento, l’assenza di confronto, di condivisione, con colleghi e superiori, possono abbassare la sicurezza del lavoratore e la motivazione nello svolgimento delle proprie attività professionali generando senso di frustrazione.

Ansia della prestazione: molti lavoratori, per il timore di essere malgiudicati dai propri responsabili, vivono con l’ansia di dimostrare il loro merito e restano “always on”, sempre connessi e disponibili. Resta in effetti in loro viva l’incertezza del futuro e costante la preoccupazione di perdere il lavoro, essere licenziati o che la propria azienda possa chiudere.



Psicologa Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Daniela Grazioli

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