Strategie di mantenimento del Disturbo di Panico, ovvero il gatto che si mangia la coda.

Le persone con Disturbo di Panico(DAP) adottano una serie di strategie per cercare di risolvere il loro problema, ma queste diventano invece i più potenti fattori di mantenimento del Disturbo di Panico.
D.Grazioli

ansia2Le persone che soffrono di attacchi di panico mettono in atto tutta una serie di strategie per cercare di risolvere il loro problema, purtroppo però tali strategie si rivelano essere i più potenti fattori di mantenimento del loro disturbo.


L’attenzione selettiva

Le persone con DP (Disturbo di Panico) sviluppano un’estrema ed intensa attenzione orientata a rilevare e riconoscere qualsiasi cosa nell’ambiente esterno o nello stato del proprio corpo possa essere suscettibile di trasformarsi nel panico, la  “terribile minaccia”.
Queste rilevazioni però sono quasi sempre distorte e provocano interpretazioni catastrofiche prive di alcun fondamento.

E’ chiaro che una continua attenzione agli stati del proprio corpo non fa che aumentare l’apprensione e l’ansia riguardo alla propria salute, perché è quasi certo che se stiamo molto attenti, qualche dolorino lo troviamo sicuramente. Si innesca in questo modo un meccanismo perverso che mantiene e allo stesso tempo incrementa l’ansia e la paura.

Inoltre maggiore è la quantità di attenzione che concentriamo su noi stessi, meno ne resterà per osservare e valutare gli eventi esterni che saranno interpretati in modo affrettato e superficiale.

Questo è quanto accade agli individui affetti dal disturbo di panico che non essendo più in grado di valutare in modo obiettivo, corretto ed attento numerose situazioni esterne hanno un calo significativo nella qualità delle loro prestazioni. Viene così ripetutamente confermato il senso del proprio disvalore.

Oltre all’attenzione selettiva mantengono e rafforzano il disturbo di attacchi di panico anche la memoria e l’interpretazione selettive.


L’evitamento

Spesso il paziente con un disturbo di panico interpreta il suo stato d’ansia come una prova della realtà del pericolo temuto, e così l’ansia che è stata generata e nutrita dall’attenzione, dalla memoria e dall’interpretazione selettivamente orientate alla catastrofe, invece di essere riconosciuta come il prodotto di tali operazioni mentali, diventa un altro fattore che aggiunge paura alla paura.

Come può difendersi? La via che gli appare più sicura è evitare ogni possibile esperienza e situazione che in qualche modo contenga anche la minima probabilità di esposizione al pericolo tanto temuto.

E allora chi soffre di attacchi di panico non ha altra scelta che mettere in atto tutta una serie di comportamenti di evitamento che gli impediscono di avere un confronto reale con la sua terrificante paura, confronto che potrebbe mettere a nudo l’infondatezza e l’illusorietà dei suoi timori.

L’evitamento diventa così l’unico comportamento capace di dare un temporaneo sollievo dall’ansia e dalla paura, diventa una strategia di successo e come tale si autorinforza.

Il prezzo che il paziente con attacchi di panico deve pagare è una crescente limitazione della propria vita: infatti, ogni situazione ed esperienza evitate si trasformano nelle sbarre di una prigione ogni giorno più angusta e soffocante, allo stesso tempo percepisce sempre più schiacciante la sua impotenza di fronte allo strapotere della paura contro la quale può solo nascondersi.

A questo punto appare chiaro il trionfo della paura, mitizzata, sovrastimata, sempre più invincibile.



Psicologa Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Daniela Grazioli

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