La figura dello psicoterapeuta

Perché andare da un terapeuta e non da un amico stimato che mi conosce e vuole bene? Quando il male che abbiamo dentro è l’espressione di antiche ferite nascoste, l’amico non può nulla. Occorre qualcuno di preparato che insieme a noi sappia scoprire, portare alla luce e finalmente ricucire quelle vecchie ferite.
D.Grazioli

psicologa milano

Nei confronti della psicoanalisi e della psicoterapia, sia come cura, sia come teoria, gli atteggiamenti umani sono i più diversi, possono variare dalla fiducia alla sfiducia più assolute.
Esemplificando i due atteggiamenti estremi, si può dire che qualora decidessimo di intraprendere un percorso analitico potremmo sentirci dire da alcuni: “ Bravo, vedrai che ti farà bene, in ogni caso ne uscirai sicuramente arricchito”, e da altri: “Ma cosa ti viene in mente, sono soldi e tempo buttati al vento. Hai solo bisogno di un po’ di comprensione e di sfogarti.

Un tempo non c’era alcun bisogno dello psicologo o dell’analista, bastava il parroco o il medico di famiglia, e oggi come allora è sufficiente qualcuno di buon senso che ti conosca e ti sappia capire.”

Ora, sentirsi compresi e potersi sfogare è sicuramente terapeutico: la tensione si allenta, ci si sente meno soli, l’oscurità che ci avvolge si fa meno cupa, ma tutto questo è davvero sufficiente a restituirci a noi stessi?

A volte sì, a volte no, la vita di ognuno di noi è costellata da momenti di crisi-cambiamento, e spesso la presenza e la vicinanza di qualcuno che ci comprende e conforta è un aiuto sufficiente, altre volte invece tali momenti critici non ci mettono di fronte solo alla fatica di cambiare, ma fanno esplodere e uscire allo scoperto antiche ferite e paure, in questo caso è necessario qualcosa di più di un’ affettuosa e comprensiva presenza.

 

In questo caso, come in molti altri, come ad esempio quando la “sofferenza psichica” scoppia all’improvviso senza cause apparenti o in seguito a episodi irrilevanti, oppure quando cresce lentamente nel tempo fino a diventare insostenibile, ecco in questi e altri frangenti la differenza tra una semplice relazione d’aiuto e una relazione terapeutica, diventa fondamentale.

 

Quando si sta male, qualunque sia la causa o l’origine del nostro “male”, i sintomi sono spesso molto simili, ansia, disperazione, senso d’impotenza, depressione, paura e angoscia si alternano uno dopo l’altro, oppure uno in particolare prende il sopravvento e colora di sé tutta la nostra vita.
Ora quello che voglio dire è che quando soffriamo, per lo più proviamo tutti le stesse cose, anche se i bisogni, i vuoti, le carenze, i conflitti che stanno dietro al nostro disagio, sono diversi e peculiari per ognuno di noi.
Tuttavia è proprio ciò che sta dietro ad essere importante, e qui sorgono tutta una serie di problemi che forse neppure l’amico più bravo e meglio intenzionato può risolvere.

 

Prima di tutto è necessario ricostruire, cercare e portare alla luce questo “dietro” quasi sempre molto ben nascosto e mimetizzato, e lo si deve fare nel modo più neutro e meno invasivo possibile, altrimenti si corre il forte rischio di prendere lucciole per lanterne.
Per fare questo delicato lavoro di scavo e svelamento, come in ogni lavoro, occorrono gli strumenti adatti e la capacità di maneggiarli senza far danni, insomma occorre avere “imparato” , essere andati a scuola e bottega come il sarto, il medico, o il chimico….

 

E poi serve una mappa per orientarsi ed esplorare senza perdersi negli infiniti meandri della mente umana, serve un’ipotesi diagnostica, una diagnosi orientativa che indichi un possibile percorso sempre suscettibile di cambiamento qualora lungo il cammino emergano nuovi fatti, insomma è severamente vietato andare alla cieca, perché inutile ed improduttivo. Ancora una volta, per leggere la mappa ed accorgersi dei fatti nuovi, bisogna essere stati a “scuola”.

 

Inoltre tutto questo lavoro deve essere fatto all’interno di una relazione che di necessità deve avere determinate caratteristiche che andranno mantenute il più possibile integre, intatte, lungo tutto il cammino.
Insomma è di un’enorme superficialità credere che i nostri mali psichici non necessitino di un loro “medico”, allo stesso modo dei nostri mali fisici.



Psicologa Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Daniela Grazioli

Il mio studio si trova a Milano in Via Ximenes, 1
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