La paura della “brutta figura”, ovvero la fobia sociale

Nella fobia sociale convivono l’intenso desiderio di fare una buona impressione e la paura, quasi certezza che invece si farà una brutta figura. A questo punto ogni situazione sociale diventa un incubo e la fobia sociale viene alimentata e conservata da inevitabili pensieri negativi, scenari disastrosi e soprattutto dalla vergogna che non da scampo.
D. Grazioli

depressione12Che cos’è la fobia sociale ?

Un intenso e insaziabile desiderio di fare buona impressione e contemporaneamente una terribile paura, quasi certezza, che si farà invece una brutta figura, sono i due acerrimi nemici che senza mai vincere, incessantemente si scontrano nella fobia socleia o disturbo d’ansia sociale.
Il fobico sociale ha l’intima e indiscutibile convinzione di apparire agli occhi degli altri come un individuo ridicolo, inadeguato e incapace.
Così incontrare persone nuove, parlare in pubblico, mangiare, scrivere, telefonare etc.. davanti agli altri, diventano prove, impossibili esami da superare, continue occasioni di vergognose “figuracce”.

In alcuni casi la fobia sociale è specifica, è cioè circoscritta a determinate e particolari situazioni sociali, in altri casi, i più gravi, è generalizzata, è cioè estesa a quasi tutte le situazioni sociali: ogni evento sociale, allora, anche il più banale e comune, può diventare fonte di stress, ansia e paura.
Si può ben capire come in quest’ultimo caso tale disturbo comporti un netto peggioramento della qualità di vita del paziente: la sua ansia sociale infatti, ne comprometterà la riuscita scolastica e professionale e limiterà grandemente la possibilità di stabilire relazioni affettive soddisfacenti.

Cosa succede

Come in tutti i disturbi d’ansia, anche nella fobia sociale, alla base c’è un’errata interpretazione di una comune, e per lo più adattiva emozione umana: l’ansia con i suoi correlati fisiologici, interpretazione che la trasforma in un vero e proprio disturbo.
L’ansia smette di essere un segnale di pericolo, ma diventa invece il segno che il “pericolo” sta già avvenendo, in questo modo essa stessa diventa il “pericolo”. Tale operazione è caratteristica delle persone che non hanno familiarità col mondo delle emozioni, e non sanno riconoscere e distinguere le emozioni che di volta in volta provano.

Nella fobia sociale trovarsi o dover affrontare una situazione sociale fa paura, la paura genera ansia e l’ansia scatena uno dopo l’altro tutta una serie di sintomi e reazioni somatiche che a loro volta amplificano ansia e paura: tremori, rossori, sudorazione, palpitazioni, confusione e soprattutto vergogna, un’immensa e profonda vergogna, che tutti vedono perché la faccia è sempre più rossa, gli occhi sfuggenti, e che fa desiderare di sprofondare sotto terra, di non esistere.
Quando si hanno il corpo e la mente attraversati ed occupati da pensieri, emozioni, e reazioni così angoscianti è pressoché impossibile fare buona impressione o avere buone prestazioni, ma questa è esattamente la condizione del fobico sociale, il quale per quanto desideri essere riconosciuto e accettato favorevolmente, quasi sempre offrirà di sé un’immagine scadente e dimessa.

Si delinea così il disegno che informa la vita di questi individui: i frequenti insuccessi sociali li convinceranno e confermeranno sempre più del loro disvalore e della loro incapacità di farsi accettare e di piacere agli altri, saranno perciò spinti a fuggire ed evitare tutte le situazioni sociali ritenute rischiose e si ritroveranno rinchiusi nella gabbia di una vita frustrante e insoddisfacente, senza o con pochissime e povere relazioni.

Il giudizio degli altri

“Che cosa pensano gli altri di me. Come mi vedono. Cosa diranno di me” sono gli insistenti, ricorrenti e preoccupanti pensieri che continuamente affliggono la mente di chi soffre di ansia sociale. “Fare brutta figura” è una vera e propria tragedia, essere giudicato come qualcuno di poco valore, incapace di controllarsi, è qualcosa di intollerabile, è la cosa peggiore che possa capitare.

Per il fobico sociale il giudizio degli altri è fondamentale, si immagina con terrore la scena della disapprovazione altrui, gli altri che ridono ed hanno pena di lui, è meglio “morire”, scomparire piuttosto che trovarsi in una simile condizione. Di fronte a tale scena tutto si ferma, non c’è più futuro, è la catastrofe. Certo che se riuscisse a piacere , a conquistarsi la simpatia e la stima del prossimo, potrebbe riscattare se stesso e smettere di credere e di sentirsi un uomo da nulla, ma finalmente anche lui diventerebbe un uomo di qualche valore.

Tuttavia, proprio perché tale giudizio è per lui d’importanza così vitale, quando viene a trovarsi in una situazione sociale la paura di un giudizio negativo cresce a dismisura e lo paralizza, alla fine non ha altra scelta che la fuga e l’evitare qualunque situazione lo esponga a tale rischio, e quando non sarà possibile evitarla o scappare ci sarà la spudorata vergogna ad attenderlo.

La vergogna

La vergogna che non si lascia nascondere e che senza alcuna pietà rivelerà a tutti quanto è inadeguato, debole ed inetto, perché la vergogna non è solo un’emozione interiore, che sta “dentro”, ma sempre si accompagna all’evidenza di una postura dimessa, del capo chino, degli occhi bassi, del viso rosso, reazioni di cui il fobico è in ogni istante intensamente cosciente e spaventato, perché assolutamente incapace di controllarle.
Le inevitabili conseguenze sono un ininterrotto aumento dell’ansia, un drammatico scadimento della prestazione sociale e la disperata conferma della propria autovalutazione negativa. Confermata inoltre, come una profezia che si autoavvera, dal comportamento dell’altro, che influenzato dal suo, è molto spesso simile nell’imbarazzo e nel distacco

Le convinzioni che fondano la fobia sociale

-Il fobico sociale ha una scarsa opinione di sé e della sua capacità di poter avere perfomance adeguate.
-Tende ad attribuire la responsabilità dei suoi insuccessi più a se stesso che a fattori esterni.
-Si crede sempre al centro dell’attenzione in qualunque situazione sociale di una qualche importanza.
-E’ convinto che gli altri esprimeranno giudizi svalutativi o negativi su di lui.
-Crede che per “fare una bella figura” esistano regole assolute che si devono osservare rigorosamente.
-Pensa che la gente sia in generale molto attenta a come lui appare e che possa scoprire con grande facilità le sue emozioni .
-E’ sicuro che qualsiasi manifestazione d’inefficacia comporti l’ostracismo sociale, evento per lui assolutamente catastrofico e insopportabile.
Tutte queste credenze rendono le persone che soffrono d’ansia sociale estremamente vulnerabili ed esposte davanti a numerosi eventi sociali


Fattori di mantenimento della fobia sociale

Fobia Sociale : attenzione rivolta a sè

Quando l’ansioso sociale si trova in situazioni sociali la sua attenzione automaticamente si sposta dagli eventi esterni alla sua persona e alle sue sensazioni fisiche, tale spostamento intensifica l’arousal somatico dell’ansia e cioè rossore, disattenzione, sudorazione, balbettio, tremore etc… Sintomi che sono ai suoi occhi come a quelli degli altri, una chiara ed inequivocabile dimostrazione della sua grave insufficienza nella prestazione, indicativa in definitiva del suo scarso valore personale e del rifiuto sociale di cui inevitabilmente è oggetto.

Quando l’attenzione è quasi totalmente focalizzata su di sé, interferisce con la percezione e l’ elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno, che sono colte ed organizzate in modo distorto e scorretto. Inoltre la quantità di attenzione che rimane disponibile ad essere investita nell’ esecuzione del compito sociale richiesto sarà insufficiente, e di conseguenza tale esecuzione risulterà insufficiente e inadeguata.
La catena degli immancabili insuccessi diventa così, un altro potente fattore di mantenimento del disturbo.

Alcuni studi hanno inoltre dimostrato come focalizzare selettivamente l’attenzione su di sé induca a riflettere con più intensità sulle proprie qualità, sui propri valori e standard di comportamento, in breve ad essere molto più autocritico.

Si deve tener presente che per l’ansioso sociale “sentirsi” inadeguato, umiliato, inabile corrisponde ad “esserlo”.

Fobia Sociale : memoria selettiva e rimuginio

Un altro fattore di mantenimento della fobia sociale è la memoria delle passate esperienze sociali negative.
Tra un evento sociale e l’altro l’ansioso sociale mantiene viva la sua ansia anticipando i problemi che dovrà affrontare in futuro e soprattutto ricordando i fallimenti passati.

Anche il rimuginio post-evento, una strategia tipica presente in tutti disturbi d’ansia, contribuisce a mantenere in vita la fobia sociale.
Nel rimuginio l’individuo ripensa, rianalizza, rivive gli insuccessi passati, si perde in un’incessante lavorio di frustranti ripetizioni che invece di rassicurarlo, come ingenuamente spera, non ottiene altro risultato che mettergli davanti agli occhi la pericolosità e l’insostenibilità del prossimo “disastroso” evento.

Fobia Sociale : la difesa e la protezione

A questo punto la parola d’ordine diventa: “ Difendersi e Evitare ad ogni costo altre occasioni!”
Si innescano così in modo pressoché automatico tutta una serie di comportamenti di protezione, di sicurezza e di evitamento che invece che proteggere e rassicurare inducono negli altri comportamenti corrispondenti che confermano le catastrofiche previsioni di brutta figura e rifiuto sociale del fobico sociale.

In questo modo diventa impossibile per l’ansioso sociale fare esperienze che invalidino e disconfermino le sue inconfutabili convinzioni: è e resterà un’incapace che tutti vedono e di conseguenza rifiutano. Basta correre rischi che hanno esiti fallimentari, per eliminare ogni rischio si sforzerà di tenere sotto controllo tutte le possibili variabili di ogni evento, impresa chiaramente impossibile che scatenerà la continua paura di sbagliare e il dubbio costante su che cosa fare.
Alla fine il fobico sociale sarà così concentrato su controlli e strategie che perderà di vista il compito sociale che l’attende, che risulterà assolutamente inadeguato.



Psicologa Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Daniela Grazioli

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