Domande e Risposte

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Federica
Buonasera, sono una ragazza di 25 anni e da qualche tempo soffro di disturbi d’ansia; mi sono rivolta a villa turro “san Raffaele” dove ho avuto due incontri con due diversi psichiatra i quali mi hanno prescritto una terapia farmacologica. L’uno mi ha prescritto Citalopran e l’altro sereupin.
Il problema è che io credo che mi serva più parlare, capire e magari ricevere dei consigli piuttosto che prendere farmaci; oltretutto da non sottovalutare l’aspetto economico, visto che le visite csono costose.Se potesse essermi veramente d’aiuto mi contatti .Grazie Federica

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gentile Signorina Federica, I farmaci hanno la funzione di aggredire i sintomi che in questo modo perdono d’intensità e pervasività, ma non curano il male alle sue radici. L’ansia è un disturbo psicologico e sarà una terapia psicologica, come la psicoterapia, la cura adeguata a ricercare, esplorare ed affrontare le cause da cui trae origine. Quando l’ansia è molto forte è necessario assumere farmaci che la contengano, altrimenti la psicoterapia è più faticosa meno efficace, perché il paziente è sommerso dall’ansia e ha meno capacità riflessive ed introspettive.


Rossana
Buongiorno, ho 31 anni, da due anni soffro di disturbo ossessivo compulviso da contaminazione, ho paura di entrare in contatto con le feci , ciò mi provoca il dover fare una doccia lunga e altri rituali più o meno collegati oltre che litigate anche esasperate/violente con i miei.Ho paura a prendere farmaci per gli eventuali effetti collaterali permanenti (per gli ssri parlare di contrarre la pssd e atri disturbi del movimento!!!), insomma impossibile che non c’è un prodotto che aiuti e che non comporti l’accettazione di tali rischi? Ho letto che é di aiuto una psicoterapia tipo cognitivo comportamentale, avevo iniziato ad andare da una specialista di questo tipo ma poi ho smesso, la dott.ssa dicevo che non avevo nulla perché non collaboravo…. Potrebbe fornirmi qualche consigli pratico per darmi un piccolo aiuto da sola???Ho già letto un ‘po de “Il cervello bloccato” e del metodo dei $ gradini , magari altri libri di auto aiuto tipo quello di Melli mi possono aiutare…. Grazie mille Rossana.

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Cara Rossana, proviamo così: hai una terribile paura di toccare per sbaglio le feci, e per sentirti al sicuro sei costretta a fare interminabili lavaggi e altre pratiche.Decidi quanto tempo ti serve per poterti lavare perfettamente. E poi prova a rispettare questo tempo.La paura non la puoi controllare, è troppo forte, ma il tempo è una tua scelta e lo puoi controllare.Incomincia dal rituale che senti meno costrittivo, nei tempi e nei modi che per te sono meno coercitivi. Vedrai che ogni volta che ci riuscirai ti sentirai un po’ meno schiava di quel rituale.Questo è il mio piccolo aiuto fai-da-te.Tuttavia non abbandonare l’idea di una psicoterapia, e quando sarai pronta ad andare a fondo e guardare in faccia che cosa si nasconde dietro le tue ossessioni, torna in psicoterapia. Primo perché imparare a gestire un disturbo non è risolverlo, secondo perché i rituali in periodi di stress o preoccupazione possono diventare ancora più numerosi e intensi.


Elena
Buongiorno Dottoressa, da alcuni mesi ho un compagno (età 50 anni ) che soffre di disturbi d’ansia (dai sintomi mi pare si tratti di ansia generalizzata). Io di ansia so ben poco e non riesco a capire come posso aiutarlo per uscire da una situazione per lui estremamente frustante. L’ansia è così manifestata nel corso degli anni: 20 anni fa primo grave attacco d’ansia, per il quale è finito in ospedale.Successivamente ci sono voluti ben 5 anni per uscire dal tunnel.Poi per un po d’anni è stato piuttosto bene.Gennaio 2012 secondo grave attacco d’ansia , per il quale è di nuovo finito in ospedale.Da allora una o due volte alla settimana tornano dei piccoli attacchi ed è rimato un senso di inadeguatezza ad affrontare la vita di tutti i giorni. Il lavoro….. Quindi questa persona non riesce a reagire, ad uscire da uno stato che lo rende meno operativo e gli fa vedere tutto negativamente.io, con tutto l’amore che provo per lui, non riesco a capire come posso aiutarlo. Farlo parlare tanto penso sia utile,li per li sembra stia meglio , ma poi dopo qualche giorno piomba di nuovo nel tunnel dell’ansia.Cosa posso fare secondo lei?

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Cara Elena, penso che se il suo compagno è vent’anni che soffre d’ansia , con periodi di remissione, avrà affrontato il problema con una terapia sia farmacologica che psicologica.Lei può essergli vicina con affetto e comprensione , ma altro non può fare.Il suo compagno ha avuto una ricaduta e si deve curare, lo esorti a farlo senza aspettare altro tempo.


Daniela
Salve mi chiamo Daniela e ho ventitré anni e da un anno che soffro d’ansia e attacchi di panico e questo mi succede sopratutto quando mi rilasso. Non riesco a capire come mai e se andando da un psicoterapeuta riuscirò a superare questo periodo e a tornare la ragazza allegra e che stava sempre bene di prima!

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
La psicoterapia sia di orientamento dinamico , sia di orientamento cognitivo è la cura adeguata per i disturbi d’ansia.Disturbo di cui lei soprattutto nei momenti di rilassamento , non è infrequente che nei tempi “vuoti” week-end o delle vacanze emerga il disagio che nel tempo “pieno” del lavoro e dello studio resta nascosto .Alcuni possono accusare disturbi fisici, come emicrania o altro, lei diventa preda dell’ansia, scoprire che cosa c’è dietro e poi affrontarlo é compito della terapia.


Vincenzo
Gentile dottoressa, ho trovato interessantissimo il suo sito, da luglio del 2007 soffro di attacchi di panico, il primo mese ero praticamente al pronto soccorso (ansia anticipatoria) poi con un antidepressivo sono stato bene per 3 anni, con la mia psichiatra allora abbiamo deciso di eliminare il farmaco e dopo $ mesi sono ricaduto ancora in questi attacchi di panico. Ne ho riparlato con la mia psichiatra e mi ha ridato il farmaco, ora lo sto riprendendo da poco e sto migliorando, ma ho una gran paura di essere dipendente dal farmaco che io non vorrei prendere per tutta la vita, magari ho bisogno di qualcos’altro, non so cosa fare anche pecche il farmaco è efficace però ogni volta che lo sospendo torno a stare male, ed è sempre come la prima volta. Cosa dovrei fare? Grazie anticipatamente.

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gent.Signor Vincenzo, il disturbo d’attacco di panico, nonostante le numerose manifestazioni fisiche che l’accompagnano, è un “male”della mente, dell’ anima, è un disturbo psicologico, e come tale va curato. I farmaci agiscono sui sintomi, non sulle cause del disturbo.L’attacco di panico è il vestito che indossa un suo disagio profondo, che unicamente tramite una psicoterapia può essere portato alla luce e risolto.La terapia farmacologica è utile perché alleggerisce i sintomi e da sicurezza al paziente che così può affrontare il percorso psicoterapeutico con sguardo limpido , non offuscato dalla paura di stare male. In seguito, quando la psicoterapia incomincerà a d avere i suoi effetti, i farmaci devono essere gradualmente abbandonati.


Laura
Gentile Dottoressa, sono una donna di 62 anni, felicemente sposata da 34 con un uomo gentile e innamorato. Ho tre figli , il grande di 31 anni e due gemelli di 23 con problema di I.M. Di grado medio.Abbiamo faticato molto per “accettare” questo , ma ora siamo sereni nel vedere e nel sentirci riconoscere di aver lavorato bene.Questo preambolo per dire che ho sempre avuto poco tempo per me tra lavoro e figli, per affrontare un problema che da tempo interferisce nei rapporti tra me e i miei cari : la paura di ……. perderli. Tutte le mamme e mogli sono preoccupate ma io lo sono in modo patologico nei riguardi di mio marito e dei miei figli i quali per farmi superare questi problemi lesinano ad es. le chiamate se son fuori.E hanno ragione.Se tardano io penso solo che sia successo qualcosa di tragico.Chiedo aiuto a lei .Di quale percorso psicoterapeutico ho bisogno?E a chi rivolgermi a Lecce?? Grazie infinitamente.

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gent.Signora, tutti abbiamo paura di perdere i nostri cari, fortunatamente ce ne dimentichiamo per la maggior parte del tempo , lei invece non ci riesce più e questa paura è diventata la sua abituale per lei il pericolo é sempre dietro l’angolo.Soffre di un disturbo d’ansia e rivolgersi a uno psicoterapeuta è la cosa da fare per liberarsi di tale terrore. A mio parere non c’è in assoluto un percorso migliore di un altro per un certo disturbo , la cosa fondamentale è la qualità della relazione che si stabilisce tra terapeuta e paziente, e solo una relazione che promuova la formazione di una salda alleanza terapeutica sarà efficace. In questo senso più che tipo di psicoterapia che un altro , è importante l’incontro tra paziente e psicoterapeuta, incontro che mette in gioco, ì anche la personalità dei due protagonisti.Le consiglio di rivolgersi all’Ordine degli Psicologi della regione Puglia, che le fornirò l’elenco degli psicoterapeuti della sua città, in questo modo sarà garantita circa la professionalità e la competenza dello psicoterapeuta, e poi provi, se è il terapeuta giusto per lei capirà molto presto.


Marco
Salve dottoressa.Innanzitutto premetto che ho 18 anni e sono circa sette mesi che seguo una psicoterapia, di indirizzo junghiano.e qui la prima domanda ..per iniziare una terapia è un età troppo precoce?? ho letto che jung diceva che un buon momento per iniziare un analisi è l’età più adulta.I l mio terapeuta dice che ognuno ha la sua strada e che iniziare adesso per è un vantaggio perché ho tanto tempo per godermi quello che ho imparato..lei come la vede??in seguito alla separazione con una ragazza sono caduto in depressione e ho passato un periodo di acuta sofferenza, con paure che si ingigantivano sempre più, paura di vivere di uscire e di stare in mezzo agli altri.Ho anche iniziato una terapia farmacologica da un paio di mesi e devo dire che mi sento molto di un tempo, anche se sento il dolore.Mi sembra di avere ricacciato dentro il mio problema per affrontarlo. In sogno era un enorme pesce predatore , che emergeva da un lago e mi dava la caccia .Io scappavo terrorizzato.Questo sogno risale circa un mese fa.La terapia è difficile , e molte volte non riesco a dire quello che sento al psicoterapeuta, e a volte mi sembra che lui taccia o non reagisca certe cose che io dico.Il silenzio mi mette a disagio e ho difficoltà ad aprirmi e questo mi porta a pensare negativamente sull’efficacia dell’analisi,….continuo a pensare al modo migliore di affrontare la mia situazione , visto che prima continuavo ad autoanalizzarmi e a dire ho questo ho quello , similmente ad un ipocondriaco.Vede c’è un detto zen che dice: non pensare, guarda! È questo che devo fare??Osservare i contenuti del mio inconscio, il mio dolore e miei pensieri e le mie paure, sospendo il giudizio su di essi??la paura a volte più che una riflessione. Sfocia in una costruzione mentale prodotta da una visione distorta delle cose..lei cosa ne pensa?

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gent.Signor Marco, non c’è un’età migliore di un altra per iniziare una terapia, sia che riguardi il corpo o l’anima: lo si fa quando c’è un “male” da curare.I dolori come la malattia arrivano e basta,a qualunque età. E quando arrivano dobbiamo prendercene cura.Sull’efficacia o meno della sua psicoterapia non posso esprimere opinioni, ma è sicuramente un argomento di cui deve parlare con il suo psicoterapeuta, perché i dubbi , il disagio e le ansie che si vivono nella relazione terapeutica, sono parte integrante della psicoterapia stessa.Per quanto riguarda le paure , penso che le peggiori siano i fantasmi creati dalla nostra mente, che ogni volta abbiamo il coraggio di affrontarle e guardarle in faccia si sciolgano come neve al sole.


Elena
Buonasera , sono una ragazza di 24 anni, è da 4 anni che ho smesso di fare uso di coca,estasi, LCD,……sono stata in comunità per 3 anni ed non uso più nulla , non fumo, non bevo nemmeno, soffro di crisi d’ansia continue, la mia vita è ansia, devo sempre fare qualcosa, a lavoro che ho la mente impegnata sto meglio, ho il vizio di tirarmi i capelli e mi sento a disagio perché ne sono consapevole ma non riesco a smettere, il gesto di toccare i capelli mi allevia l’ansia, almeno così mi sembra, ma per stare un po meglio mi ritrovo a stressarmi i capelli, è brutto vedere al di fuori, anche se non è portato agli eccessi.Per intenderci non ho chiazze vuote,semplicemente mi ritrovo sempre a mettere le manie vedere se per caso ne perdo , (cosa normale)?Sembra un movimento compulsivo.Quando ero in comunità avevo perso questo vizio perché ero sottoposta ad una cura di ansiolitici, terminata quella dopo 2 anni di fila, mi è tornato il tic.Che fare??Vorrei un aiuto inoltre a volte in metropolitana, mi capita di dover scendere alla prima fermata perché mi viene paura e aspetto quella dopo.Grazie Elena

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gentile Signorina Elena, una storia di tossicodipendenza fa pensare a un suo profondo e a quel tempo ingestibile disagio psichico, il rifugio nella droga è stata la illusoria situazione di allora.
Gli psicofarmaci agiscono sul sintomo, ma non sulle cause , che se vengono e affrontate e risolte tramite un percorso psicoterapeutico continuano ad agire .Sospesi i farmaci che controllavano l’ansia è subentrato il vizio di tirarsi i capelli che in qualche modo la tranquilizza.Li l’unica strada è affrontare le cause del suo disagio psicologico e della sua insicurezza, cosa possibile solo con una psicoterapia,che visto i pregressi da lei già fatti può essere un percorso breve.


Luca
Gentile dottoressa, ho ventisei anni e da un po ho un problema imbarazzante, mi capita, appena inizio a frequentare una donna, di avere problemi di erezione, che di solito vengono risolti lentamente col tempo fino a scomparire.Deduco che questo siano problemi legati all’ansia .Ora sto frequentando una ragazza, e mi si stanno presentando di nuovo questi problemi.Che cosa devo fare?

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gentile Signore, come giustamente dice , il suo è un problema legato all’ansia.E’ importante verificare se l’ansia si manifesta solo nei suoi rapporti con le ragazze o investe invece anche gli altri settori della sua vita.Per esempio quando deve affrontare nuove situazioni di lavoro o sociali è molto ansioso o abbastanza tranquillo? Quello che voglio dirle è che il disturbo d’ansia può essere generalizzato oppure riguardare unicamente la vita affettiva , oppure quella sociale.In ogni caso sarebbe utile che facesse qualche colloquio di approfondimento del problema , sicuramente avrebbe da subito un sollievo perché diminuirebbero le paure e i fantasmi legati alla sua sessualità.


Elisa
Gentile Dottoressa, le scrivo per avere qualche consiglio, in questo periodo sto affrontando diversi cambiamenti, casa, lavoro, esami universitari ,razionalmente credo che dovrei esser felice perché si prospettano cose belle, ma da 2 giorni sono ansiosa e stamattina mi è venuto un attacco di panico in metropolitana.Fortunatamente non è la prima volta che mi succede (già “ anni fa ne avevo sofferto per un breve periodo e poi li ho superati) quindi so che devo pensare positivo, che non mi sta succedendo nulla e che è tutto nella mia testa .Ho paura di non riuscire a fare chiarezza nella dentro di me, che la paura mi limiti, cosa devo fare??Grazie

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gent. Signorina Elisa , i cambiamenti per quanto belli e desiderati comportano sempre un certo grado di paura che provoca ansia.Questo perché le “cose” nuove portano con sé l’ignoto, e quando dobbiamo affrontare l’ignoto si risveglia in tutti noi tutto l’attaccamento che abbiamo per ciò che è noto e famigliare, anche se siamo stanche consapevoli di avere bisogno d’altro.


Teresa
Buongiorno dottoressa questa notte il marito di mia sorella che abita a legnano, io abito a Bologna, mi chiama dicendo che non sapeva cosa fare in sottofondo sentivo mia sorella pianger disperata con respiro affannoso che voleva il 118 perché si sentiva morire e nessuno riusciva a calmarla e ho detto a mia cognata che forse era un attacco di panico e chiamare il 118 così lei si sarebbe tranquilizzata. Al ps le hanno dato 20 gocce di ansiolitico, come posso aiutare mia sorella? Grazie dottoressa saluti teresa.

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gent.Signora Teresa l’attacco di panino è il sintomo di un disagio più profondo che non deve essere ignorato, né sottovalutato.Se sua sorella ha veramente avuto un attacco di panico, è molto probabile che nel tempo si ripeta, in questo caso l’unico aiuto possibile è quello medico unito a quello psicologico.


Giulia
Salve, convivo con il mio ragazzo,affetto da DOC. Poco tempo fa ha deciso di aprirsi e parlarmi del suo problema e ha preso la decisione di iniziare la terapia. Nonostante ciò è sempre nervoso e tende a scaricare su di me ansie e problemi. Vorrei capire meglio come potergli stare vicino adesso che ha intrapreso questo nuovo percorso, non para più con me del suo problema e L’argomento terapia é taboo anche per ciò che riguarda aspetti prettamente pratici e logistici e non solo di contenuto delle sedute, che capisco possa esser profondamente personale.Io però non so come comportarmi, se non chiedo nulla non vorrei che mi sentisse distante e disinteressata al problema,ma se chiedo rischio sempre di scatenare ansie e rimproveri!Questa situazione sta logorando anche me, ma sono decisa a non mollare, vorrei solo un consiglio su cosa evitare e cosa invece fare attivamente !Grazie mille

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Gentile Sig.ra Giulia un grosso problema per le persone che soffrono di DOC è “scegliere”, perciò non lo metta di fronte ad alcuna richiesta che comporti una decisione da parte sua.Gli dica che gli è vicina, che gli vuole bene, e si comporti con lui come ha sempre fatto, le ha confidato che ha un problema e che sta cercando di risolverlo, ma al di la di questo resta il suo ragazzo di sempre , non amplifichi il problema.La psicoterapia é un’esperienza assolutamente personale, se vorrà condividere qualche cosa con lei, lo farà.


Alessandra
Gentilissima Dottoressa, ad un amico è stata riscontata una depressione con presenza di idee fisse, ossessive. Anche se ogni disagio è unico. Come unica è la persona che lo vive, può spiegarmi se questa situazione (in riferimento alle idee ossessive) è sempre sinonimo di un comportamento psicotico??Il ragazzo è sempre mantenuto “lucido” e con le prime cure farmacologiche si sono anche attenuati anche i pensieri ossessivi. In passato ha negato d’ aver bisogno di un aiuto terapeutico nonostante percepisse il suo stato di malessere tanto d’aver maturato di suicidarsi.Questi pensieri ossessivi possono davvero sparire ( gradualmente, certo) in seguito alla scomparsa della depressione ?Una psicoterapia può esser consigliabile sin d’ora o è meglio attendere lo stabilizzassi dell’umore grazie alla terapia farmacologica?? Sono molto confusa rispetto alla modalità dello stargli vicino…lavoro nel sociale questo anziché essermi d’aiuto mi crea un po’ di ansia. Da un lato vorrei fare di più ( e cambiata a cui del disagio che lui vive) senza pensare a vedere il mio amico come mio “utente”. I piano affettivi e lavorativi si stanno ingarbugliando…la ringrazio per la sua attenzione e per le competenze che sa offrire con tanto garbo.Cordialmente Alessandra

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI
Cara Alessandra, un disturbo depressivo anche se accompagnato da idee ossessive, non è sinonimo di comportamento psicotico.Per poter di parlare di psicosi o manifestazioni psicotiche è necessario che il paziente non sia in grado di distinguere ciò che appartiene al suo mondo interno da ciò che appartiene al mondo esterno. E’ infatti tale confusione tra i due mondi una caratteristica fondamentale dei disturbi psicotici. I pensieri ossessivi posso sia scomparire, sia affievolirsi, non c’è una regola, poiché ogni persona -paziente è un universo unico e particolare.In generale il mio consiglio è di combinare la terapia farmacologica alla psicoterapia. I farmaci, infatti, agiscono sui sintomi riducendone l’intensità, la psicoterapia lavora sulle cause che li ha prodotti.Comprendo la sua preoccupazione e il suo desiderio di stare vicina al suo amico e come dice lei , di fare di più. Spesso ci dimentichiamo che “essere presenti” è già un “fare” e che in alcuni casi , come ad esempio il suo, è anche L’unico “fare” possibile ed efficace.Continui perciò ad essere l’amica di sempre e non guardi il suo amico come a un paziente.



Psicologa Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Daniela Grazioli

Il mio studio si trova a Milano in Via Ximenes, 1
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