Se i tempi di lui non coincidono con i tuoi
Posted by admin on
maggio 8, 2010
Il binomio fa rabbrividire solo a pronunciarlo: eiaculazione precoce. Succede che sotto le lenzuola i tempi di lui non coincidono con quelli di lei, per essere poetici. Succede che lui in pochi secondi arriva all’orgasmo e lei è solo all’inizio, per essere chiari.
Succede che la coppia si allontana, che lui ha paura di fare cilecca un’altra volta ed evita il rapporto sessuale, che lei si sente frustrata, rifiutata, insoddisfatta.
Si tratta di una vera e propria piaga sociale: ne soffre il 20 per cento degli italiani, praticamente un uomo su cinque, e tocca la fascia di età che va dai 20 ai 50 anni, ovvero quella che dovrebbe godere di una vita sessuale più intensa e attiva.
Guarire si può, questo va detto a chiare lettere. Spesso gli uomini, per imbarazzo, tendono a non fare nulla, a pensare che prima o poi la situazione si risolverà da sè, ad attribuire tutto a un momento di stress, a non andare da uno specialista. Errore grosso come una casa.
Cosa succede al corpo di lui
Nell’80% dei casi l’eiaculazione si verifica entro 30-60 secondi dall’inizio del rapporto; nel 20% dei casi tra 60 e 120 secondi. Nel 70% degli uomini l’eiaculazione rimane precoce per tutta la vita se non curata; nel 30% dei casi peggiora con l’avanzare dell’età. «Per comprendere il disagio vissuto dal maschio di fronte ad un problema legato all’eiaculazione, è necessario considerare che si tratta del modo in cui ogni maschio si esprime sessualmente – ha spiegato Vincenzo Gentile, presidente della Sia (Società italiana di andrologia) -. È un disturbo particolarmente complesso che va affrontato con il supporto dell’andrologo, l’unico specialista in grado di valutare l’opportunità di associare tra loro varie terapie, eventualmente avvalendosi anche della collaborazione di uno psico-sessuologo e coinvolgendo il partner sessuale».
Cosa succede a lei
Non raggiunge l’orgasmo, il rapporto sessuale è insoddisfacente, l’incontro di coppia si trasforma in rabbia, frustrazione, delusione. Quando lui poi evita di affrontare apertamente il problema, di chiedere aiuto e di curarsi, lei si sente inevitabilmente ancor più rifiutata. «Quindi non sono abbastanza importante per lui da farsi curare?» si chiede lei. Oppure «Magari ha un’altra donna con cui non ha problemi?».
Come affrontare il problema
Uno studio internazionale condotto in Usa, Gran Bretagna e Italia, ha dimostrato come solo il 9% dei pazienti con eiaculazione precoce consulta il medico.
Risulta quindi evidente come questa condizione, in grado di danneggiare seriamente la relazione di coppia, rimanga per lo più sommersa a causa di evidenti barriere psicologiche, tabù culturali e, soprattutto, disinformazione.
Lo stesso studio evidenzia, nei soggetti affetti dal disturbo, una frequente associazione con condizioni psicologiche di intenso stress, ansia e depressione.
«La frequente associazione della eiaculazione precoce con altre disfunzioni sessuali, quali il calo di desiderio e la disfunzione erettile – ha sottolineato il dottor Bruno Giammusso – conferma la pesante ricaduta psicologica che la precocità eiaculatoria determina nell’individuo e, conseguentemente, nella coppia.
A tal proposito va sottolineato il ruolo della partner nella gestione della patologia, se è vero che una recente indagine ha rivelato come il 75% degli uomini che consulta il medico per un problema di eiaculazione precoce lo fa dietro suggerimento e per iniziativa della partner».
L’informazione corretta
Sebbene sia più informato degli altri europei (ha cercato di saperne di più nel 65% dei casi), e ricavi chiarimenti soprattutto da internet (il 54%), il maschio italiano ritiene ancora erroneamente che l’ep di cui soffre sia solo un problema psicologico e non anche una condizione medica efficacemente affrontabile con nuovi specifici trattamenti farmacologici.
Per questo, solo un terzo dei maschi con ep, in Italia, ha parlato del suo problema con un esperto (28%). Secondo “pe confidential survey”, i maschi italiani con Ep sono addirittura più preoccupati delle loro stesse partner, della soddisfazione sessuale e della stabilità della coppia (il 55% contro il 29%).
Il farmaco più nuovo
Sembra essere efficace e sicuro il primo farmaco che sia stato messo a punto contro l’eiaculazione precoce. Ad annunciarlo sono state le aziende che hanno sviluppato la molecola, la Sciele Pharma della Shionogi Company del gruppo Plethora Solutions Holdings. Il farmaco per ora non ha un nome commerciale ma solo una sigla: PSD502.
I risultati, hanno dimostrato che gli uomini che sono stati trattati con il farmaco cinque minuti prima del rapporto sono stati in grado di ritardare l’eiaculazione fino a cinque volte di più di quelli che hanno utilizzato il placebo. Inoltre, i pazienti e partner in entrambi gli studi hanno riportato miglioramenti significativi in termini di soddisfazione sessuale, e il farmaco è stato ben tollerato.
Il farmaco è una formulazione di due medicinali commercializzati: lidocaina e prilocaina dispensati da un aerosol che va applicato direttamente sul glande. «Si è accertato – spiega Vincenzo Mirone – come il processo dell’eiaculazione sia sotto controllo del sistema nervoso centrale. Alla base agiscono meccanismi neurobiologici mediati da diversi neurotrasmettitori con specifiche competenze.
Tra questi, la serotonina: è in grado di controllare l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile. Studi recenti hanno messo in luce l’associazione tra l’Ep e ridotti livelli di serotonina. Pertanto, un aumento di serotonina a livello del sistema nervoso centrale è in grado di inibire l’eiaculazione ritardandola». E questo ruolo è affidato, nel farmaco ora disponibile anche sul mercato italiano, alla dapoxetina, molecola in grado di agire sulla produzione di serotonina. Aumentandola.
Da chi farsi aiutare?
Da uno specialista sicuramente. Da un urologo innanzitutto, per stabilire insieme se si tratta di un problema più fisico o psicologico, più temporale o protratto. Poi da uno psicoterapeuta, individuale o di coppia, per cancellare il disagio. Infine dalla propria partner, nel momento dell’incontro utilizzando preservativi ritardanti (ne esistono molti in commercio) e praticando la tecnica “stop & go”.
Ovvero interrompendo il rapporto ogni volta che lui sente di essere vicino a non sapersi più controllare. Per aumentare i tempi di durata.
Quando è solo veloce e quando davvero precoce?
«Di solito la durata media di un rapporto è stima tra i tre e i sette minuti – ha precisato il direttore della Clinica urologica dell’Università di Cagliari Antonello de Lisa – e si può parlare di EP quando si scende sotto il minuto o, appunto, quando l’eiaculazione arriva prima della penetrazione.
Il problema, com’è comprensibile, non riguarda solo il singolo, che si sente inadeguato, ma si estende anche alla vita di coppia. Se escludiamo i casi in cui la patologia è dovuta a disfunzioni fisiche, come infiammazioni o accentuata sensibilità, in 8 casi su 10 le cause sono di tipo psicologico e il soggetto sarà quindi trattato con terapie psicocomportamentali.
Nei casi più gravi, invece, si passa all’uso del farmaco che aiuta il paziente ad avere una prestazione considerata standard». Viene spesso sottolineata l’importanza di un costante contatto tra pazienti e specialisti, «non solo per l’efficacia del trattamento, ma anche perché riteniamo – ha detto De Lisa – che la patologia sia sottostimata.
Per questo, anche alle minime avvisaglie, è importante parlare con uno specialista, sia esso un andrologo o urologo». Uomo avvisato…
Fonte : Libero News
Amore e intesa aiutano il sesso
Posted by editore on
settembre 22, 2009
Che cosa serve alla buona salute della coppia? La ricetta è semplice: gli alleati più importanti dell’intesa sono la passione, l’amore, la complicità tra i partner e la disponibilità al dialogo. Con questi preziosi ingredienti i partner possono fronteggiare tante situazioni difficili, in primo luogo quelle che possono subentrare nella sfera sessuale. Nel corso di un sondaggio sulle proprie abitudini e aspettative sessuali, oltre tre italiani su quattro hanno risposto che ciò che rende più validi e soddisfacenti i rapporti sessuali è in primo luogo l’amore, seguito dal rispetto per i desideri e le esigenze dell’altro e dalla passione.
Lo studio è stato realizzato da AstraRicerche con il supporto di Lilly nell’ambito della ricerca “Gli italiani, i rapporti sessuali e la disfunzione erettile”. Sono risultate molto interessanti le risposte date dal campione rappresentativo di 4.100.000 uomini e donne nella fascia d’età tra i 30 e i 60 residenti nell’area geografica che raccoglie Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna. Alla domanda “Quali condizioni rendono i rapporti sessuali più validi e soddisfacenti” il 77% ha risposto “se i partner si amano”, il 71% “se i partner rispettano le esigenze e i desideri dell’altro” e il 69% “se i partner fanno l’amore con passione”.
Insomma, amore e comprensione fanno la parte del leone, ma la passione e la sfera sessuale hanno un’importanza molto rilevante. Che fare allora se il sesso dovesse subire qualche… battuta d’arresto, ad esempio per la presenza di un disturbo come la disfunzione erettile? “L’amore e la passione che entrambi i partner dichiarano di provare sono emozioni troppo forti e insostituibili per pensare di farne a meno a causa della disfunzione erettile – dichiara il Prof. Aldo Franco De Rose, urologo e andrologo della Clinica Ars Medica di Roma. Secondo i dati presentati dalla ricerca, nel caso si presentino problemi di questo genere, la coppia si è mostrata pronta a fare fronte comune. Ad esempio, alla richiesta su “quali situazioni rendono la coppia più felice” il 52% degli abitanti dell’Italia centro-meridionale ha risposto “ciascun partner conosce bene gli eventuali problemi e difficoltà dell’altro”. E il 59% ha risposto “i partner discutono serenamente degli eventuali problemi e difficoltà dell’altro”.
Il presidente di AstraRicerche Enrico Finzi commenta così questi risultati: “Se lui ha dei problemi, lei se ne interessa. Il problema, cioè, diventa della coppia. Si tratta di un importante passo avanti perché la donna rappresenta un elemento cardine nella gestione della disfunzione erettile. La patologia, infatti, non riguarda solo l’uomo ma entrambi e mina il rapporto di coppia, che necessita di complicità e naturalezza”.
Circa la metà degli intervistati ha precisato poi che le cure specifiche da mettere in caso si presentino difficoltà in ambito sessuale sono più valide se permettono di fare l’amore spontaneamente, quando sorge il desiderio. In un altro studio, pubblicato sul Journal Sex Medicine 2008 si è cercato di capire quale fosse il trattamento preferito e le motivazioni per la preferenza della partner di maschi affetti da disfunzione erettile. Lo studio ha coinvolto 100 coppie stabili nelle quali al partner è stata diagnosticata disfunzione erettile in base ai criteri normalmente utilizzati. Lo studio prevedeva che tutte le coppie potessero provare due principi attivi differenti: Sildenafil, conosciuto con il nome commerciale di Viagra, e Tadalafil, noto come Cialis. per un periodo di 12 settimane ciascuno. Dai questionari raccolti alla dodicesima e alla ventiquattresima settimana è risultato che il 79.2% delle donne che avevano preso parte allo studio hanno preferito che il proprio compagno venisse trattato con Tadalafil, contro il 15.6% che ha preferito Sildenafil. Tra le opzioni terapeutiche disponibili per la Disfunzione Erettile – continua il Prof. De Rose – Tadalafil permette di scollegare l’assunzione della pillola dall’atto sessuale, sia con il trattamento al bisogno, grazie ad un’efficacia dimostrata fino a 36 ore dopo l’assunzione della compressa, sia con il più recente trattamento giornaliero, grazie al quale il paziente assume il farmaco come per qualsiasi altra terapia quotidiana e dal quinto giorno di assunzione può avere un rapporto sessuale con la proprio compagna quando più lo desidera”.

