Milanesi con l’ossessione dello shopping

Dipendenza da Internet, gioco d’azzardo, shopping compulsivo e ossessione per il sesso: sono queste le nuove “addiction” che affliggono gli italiani. “La fascia di età più esposta al rischio di sviluppare questi disturbi comportamentali ed emotivi è quella compresa tra i 14 e i 45 anni e ad essere maggiormente colpiti sono gli uomini”, spiega lo psicologo Stefano Benemeglio (www.ipnosibenemeglio.com), autore di numerosi studi sul comportamento umano già a partire dagli Anni Sessanta, nonché fondatore dell’onlus Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche (www.accademianalogica.com).

“Le sfaccettature del disturbo -prosegue lo psicologo- sono molteplici: c’è chi si fa travolgere da Internet fino a diventarne dipendente e chi si fa coinvolgere dal gioco d’azzardo: ma si tratta sempre di uno stesso fenomeno che caratterizza la nostra epoca. E per risolvere questi problemi sempre più persone si rivolgono all’ipnosi”. Secondo l’Accademia Internazionale “Stefano Benemeglio delle Discipline Analogiche”, onlus che si propone di contribuire allo sviluppo del potenziale umano del singolo individuo e al recupero della qualitÖ della vita, almeno 3 italiani su 100 sono dipendenti da Internet, dall’acquisto dell’oggetto inutile, dal gioco d’azzardo e dal sesso ad ogni costo. “L’opinione pubblica spesso crede che la dipendenza sia solo quella legata agli stupefacenti, all’alcol o al fumo. Ma non è così: ci sono dipendenze subdole, scambiate per cattive abitudini di cui vediamo solo la punta di un iceberg.

Le quattro nuove dipendenze che affliggono gli italiani sono abitudini che generalmente si possono classificare tra i comportamenti naturali e normali, ma diventano un disturbo comportamentale quando l’individuo non riesce più a farne a meno”, spiega lo psicologo Stefano Benemeglio. La dipendenza in maggior crescita nella Capitale è l’Internet Addiction Disorder (dipendenza da Internet), una sindrome -forse la più tipica del nuovo millennio- legata ad una sudditanza alla tecnologia da cui sono affette molte persone che passano ore e ore davanti al computer. Il gioco d’azzardo affligge invece soprattutto i veneziani: 4 cittadini su 100 hanno questa forma di dipendenza, di cui un terzo è donna. Gli adulti preferiscono il casinò e la bisca clandestina, mentre i giovani scelgono le macchinette, il video poker e i gratta e vinci. Un’altra dipendenza sempre più diffusa soprattutto tra i milanesi è quella dello shopping compulsivo. Si tratta di un’ossessione che colpisce soprattutto le donne, che sono più esposte degli uomini agli acquisti voluttuari. C’è gente che spende più delle proprie possibilità e acquista di tutto, anche oggetti che non rientrano nei propri gusti.

“L’individuo affetto da questa mania si gratifica andando in un supermarket e uscendo con il carrello pieno di cose inutili e con il portafoglio vuoto. Ma nel cervello c’è un’immensa soddisfazione, una soddisfazione che dura poco, fino all’ingresso al prossimo supermarket” precisa Stefano Benemeglio. Per quanto riguarda invece la “sex addiction”, sono vittime di questa dipendenza soprattutto i napoletani: il 2 per cento. Si tratta di un disturbo comportamentale che si abbina spesso con altre dipendenze: ad esempio molti sesso-dipendenti sono anche rete-dipendenti. Ci sono diversi casi di donne affette da questa ossessione, ma sono soprattutto gli uomini ad esserne colpiti.

Fonte : AffariItaliani.it

Sempre più maschi e anche senza soldi ecco i nuovi schiavi dello shopping

Comprare, comprare, comprare. Di tutto, sempre, per cause di forza maggiore. Anche se non si potrebbe, anche se il conto in banca non è lo stesso di Victoria Beckham. I saldi invogliano, ma anche il prezzo pieno gratifica. Si chiama shopping compulsivo: è il nome di un una patologia che affligge il 5 per cento degli italiani, l’85 per cento sono donne. C’è un centro specializzato in Italia che se ne occupa, molti ospedali e medici cominciano ad attrezzarsi. Perché è difficile capire: dove finisce il piacere e inizia la malattia?

Non solo scarpe e borse, non solo firmato: per lo shopper ossessivo basta che sia merce. Lo shopping compulsivo non è riconosciuto come un disordine dall’American Psychiatric Association nel Dsm-IV, il manuale diagnostico e statistico per i disturbi mentali accettato a livello internazionale per la classificazione delle malattie psichiche. Ma secondo molti tecnici lo sarà: è rapido e forte il fenomeno, interclassista e trasversale, globalizzato. Solo in Italia nell’ultimo decennio i compratori più che incalliti sono aumentati del 10 per cento, e accanto alle signore sono comparsi numerosi (+6 per cento) anche gli uomini.

Shopping addiction. Nuove dipendenze e noi nuovi “drogati”: da internet, dai cellulari, dal gioco d’azzardo o dal cyber sex. La fenomenologia delle compulsioni nell’era della disponibilità è varia e spesso non facile da classificare. Finché è l’ex Spice girl che fa incetta di abiti da sera in maniera seriale e scarpe tacco 12, sembra tutto normale. O quasi: è ricca, dunque può scialacquare. Eppure anche lei si pente dopo aver comprato regali di Natale per un milione di euro: «Ho speso troppo. Il consumismo è come una droga. Più si ha e più si vuole avere». Nei suoi recenti giorni milanesi, è stata fotografata per vetrine: «Quando vado a Milano non so resistere. Gli oggetti in quelle meravigliose boutique mi dicono “comprami ti prego comprami”». L’alibi è buono: «Aiuta l’economia». Dichiarazioni (al periodico Girl) cui è seguita l’ipotesi che la signora abbia chiesto l’aiuto di uno psicologo inglese per guarire.
Non sarebbe la sola tra le star. Si è detto a un certo punto di Lady D, ricorsa a un medico dell’anima dopo essere arrivata a spendere anche 200mila sterline a settimana in vestiti, scarpe, borse e accessori. Nelle sue 60 stanze-armadio oltre tremila capi d’alta moda, il cui valore stimato dalla rivista People sarebbe stato di circa 2 milioni di dollari. Anche Paris Hilton avrebbe fatto ricorso a uno specialista, e così Lindsay Lohan. Britney Spears, Daria Zhukova, Eva Longoria, Christina Aguilera, Celine Dion e Camilla Parker Bowles continuerebbero invece a praticare inconsapevolmente la loro manìa.

Ma le anonime shopaholic, chi sono? «Gente comune, soprattutto 35-40enni, che non arriva alla quarta settimana del mese ma che finisce anche per commettere illeciti pur di comprare». Cesare Guerreschi è il fondatore e presidente della Siipac, la società italiana di intervento sulle patologie compulsive, il primo centro in Italia a occuparsi delle nuove dipendenze, 4 sedi e la principale a Bolzano, cominciarono nel 1999 con i problemi legati al gioco d’azzardo. «Abbiamo allargato il campo: dai disordini alimentari alle dipendenze dal lavoro, sesso, tecnologie. E appunto i disturbi legati allo shopping, patologia in verità già registrata dallo psichiatra svizzero Bleuler e poi da Freud con il termine “oniomania”. Coercizione psichica all’atto dell’acquisto: per placare ansia e depressione». Hanno una comunità alla Siipac, dove i pazienti entrano per disintossicarsi: «Terapia psicologica, farmacologica, reinserimento sociale: molti perdono il lavoro e gli affetti». La vita consumata, sold out.

Commento della dott. Grazioli

Ogni società ha i suoi “disturbi”. La nostra società consumista e  tecnologica, dedita all’immagine e all’apparenza, alla bellezza e  giovinezza ad ogni costo, sicura del suo diritto alla felicità, riempie i suoi  vuoti con lo shopping compulsivo, internet addction, il bisturi estetico sempre in azione e la palestra quasi seconda casa, il sesso che invece farci felici ci rende infelici, l’elenco purtroppo è ancora lungo. Uomini  e donne  in questo siamo uguali, condividiamo gli stessi mali e gli stessi rimedi.