Come si può «dimenticare ricordando»

Riuscire ad esprimere le emozioni permette di tornare a guardare avanti Le quattro fasi Un lutto passa attraverso l’ accettazione, l’ elaborazione delle emozioni, il riadattamento alla realtà e la capacità di accogliere dentro di noi la persona persa I tempi È umano desiderare d’ accorciare l’ ora della sofferenza, ma bisogna rispettare i propri tempi e seguire per intero il cammino di elaborazione del lutto

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Un grande silenzio avvolge, nella nostra società, i temi della morte e del lutto. Sono argomenti tabù, oggetto di una grande rimozione collettiva, se ne parla solo quando non se ne può fare a meno: davanti a tragedie come terremoti, alluvioni, guerre o episodi di terrorismo, oppure se si discute di testamento biologico o eutanasia.Eppure tutti facciamo l’ esperienza del lutto e cerchiamo di uscirne, presi tra mille dubbi e domande.

Due psichiatri e psicoanalisti, l’ italiano Michele Sforza e lo spagnolo Jorge Tizon, hanno cercato di darci qualche risposta nel loro Giorni di dolore (editore Mondadori). Tra tante domande possibili, la prima può essere: quando il “normale” dolore per la perdita di una persona diventa patologia? «Il dolore di un lutto sconvolge il nostro modo di sentire e di essere, modifica le nostre reazioni emotive e perfino le nostre reazioni fisiche: immunologiche, endocrinologiche, metaboliche – risponde Sforza - e questo è ancora “normale”, ma lutti ripetuti o, come diciamo noi psichiatri, “non elaborati” possono portare a veri e propri disturbi fisici o psichici».

Con lutto “non elaborato” che cosa si intende? Quello non espresso, non manifestato … «Un antico proverbio spagnolo dice che “un lutto di cui non si parla è un lutto che non guarisce“. Poter esprimere le emozioni, gestendole adeguatamente, rappresenta un aiuto perché permette di attenuare il dolore, e, allo stesso tempo, di rendersi conto di ciò che si prova, e della realtà di quanto è accaduto».

Allora, dobbiamo imparare a non mettere un freno alle nostre emozioni? «C’ è chi ha più facilità nell’ esprimerle e chi meno, molto dipende dalla cultura della famiglia e del gruppo sociale in cui si vive. In generale, possiamo però dire che soffocare le emozioni non è salutare perché ostacola la consapevolezza. Senza dimenticare che le emozioni taciute spesso “ritornano” sotto altre forme e a volte in modo patologico. Un lutto deve essere elaborato passando attraverso diverse fasi: l’ accettazione della perdita, l’ elaborazione della turbolenza emotiva, il riadattamento alla nuova realtà ed, infine, la capacità di trovare un posto, nella propria interiorità, per la persona perduta.

Questo “percorso” è uguale per ognuno di noi? «Fatte salve tutte le differenze individuali, il percorso elaborativo è una strada obbligata che intraprendiamo spontaneamente al termine della quale si trovano nuovi equilibri per riprendere a vivere in modo più sereno».

C’ è chi dice che davanti a un lutto si è sempre soli, che lo si può superare solo facendosi forza da sè, è d’ accordo? «Anche in questo caso c’ è grande variabilità. Ma non c’ è dubbio che la famiglia, in primo luogo, e tutte le altre nostre “reti” sociali , siano invece un aiuto, un sostegno per superare più facilmente, e con esiti migliori, il processo dell’ elaborazione. Alcune persone reagiscono al lutto mettendo la persona scomparsa al centro dei loro pensieri, rendendola quasi più presente di quanto non lo fosse in vita… «Per alcuni il dolore dell’ assenza si trasforma in una ricerca ossessiva di contatto, a volte così intensa ed esasperata da impedire la ripresa della vita. E’ una reazione molto frequente nelle prime fasi del lutto, ma in seguito, gradualmente, compaiono meccanismi più sani che consentono di tenere “dentro” di sé la persona perduta attraverso quel meccanismo che abbiamo definito il “dimenticare ricordando”».

E possibile far sì che tutto il percorso del lutto avvenga in tempi più veloci, non per favorire l’ oblio, ma per ridurre la sofferenza? «Ogni percorso elaborativo ha tempi e modalità strettamente legate alla persona, alla cultura della sua famiglia e della società in cui vive. È comprensibile che si desideri accorciare l’ ora della sofferenza, ma è bene ricordare che bisogna rispettare i propri tempi e seguire il proprio cammino per fare un cammino elaborativo sano, evitando pericolose scorciatoie che possono portare a problemi più gravi in seguito».

Ci sono coppie in cui chi resta che non sa rassegnarsi alla perdita del compagno? È una forma di fedeltà estrema o è la paura di affrontare da soli la vita che amplifica il lutto? «Non è facile rassegnarsi ad una perdita quando il legame affettivo è forte. Molti coniugi si privano perfino di piccole soddisfazioni per timore che questo significhi tradire la memoria del proprio caro perduto finendo così per vivere in un mondo arido e “congelato”. Altre volte aggrapparsi ossessivamente al ricordo della persona perduta può essere l’ espressione del timore di non essere in grado di affrontare la vita da soli. L’ incertezza e le paure aggiungono ulteriore sofferenza a quella della perdita».

Come affrontare il terribile lutto per un figlio? «La perdita di un figlio viene vissuta come incolmabile perché dietro il dolore del lutto c’ è l’ ombra del fallimento della propria esistenza che appare improvvisamente privata di ogni prospettiva. In un figlio i genitori ripongono, oltre che il proprio amore, molte aspettative che, con la sua scomparsa, vengono irrimediabilmente perdute. È un lutto che comporta l’ insieme di più perdite contemporaneamente».

De Micheli Angelo
Corriere della Sera