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	<title>Psicoterapeutico Blog &#187; disturbo di panico</title>
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	<description>Rassegna stampa del Sito PSICOTERAPEUTICO.COM</description>
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		<title>Studenti ai «corsi di relax» contro il panico da esame</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 15:14:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di panico]]></category>
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		<description><![CDATA[// È lì in agguato. Attanaglia lo stomaco, provoca vuoti di memoria, e se si è fortunati l&#8217;unico effetto psicosomatico è un bagno di sudore. Il più delle volte ghiacciato. Ma i casi più gravi raccontano di tachicardie, sensazioni di soffocamento a cui segue, dulcis in fundo, il ko finale: una vera e propria forza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/esami-ok-98.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-536" title="esami ok 98" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/esami-ok-98-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><script type="text/javascript">// <![CDATA[
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// ]]&gt;</script>È lì in agguato. Attanaglia lo stomaco, provoca vuoti di memoria, e se si è fortunati l&#8217;unico effetto psicosomatico è un bagno di sudore. Il più delle volte ghiacciato. Ma i casi più gravi raccontano di tachicardie, sensazioni di soffocamento a cui segue, dulcis in fundo, il ko finale: una vera e propria forza paralizzante. Esami addio. Non si tratta dello stato normale di tensione prima di un&#8217;interrogazione, ma di un handicap capace di annebbiare il cervello e far dimenticare tutto quello per cui si è studiato mesi interi. Capitato una volta, può succedere sempre. Sono gli attacchi di panico che, a quanto pare, affliggono sempre più spesso gli studenti universitari. Tanto che ora l&#8217;Università Statale ha deciso di correre ai ripari e di finanziare per i suoi studenti «corsi di relax». Dietro al nome che nulla ha a che vedere con yoga e centri benessere, c&#8217;è una struttura serissima, il Dipartimento di psicologia dell&#8217;ospedale San Paolo e un team di professionisti di tutto rispetto. L&#8217;incipit è incoraggiante: «L&#8217;ansia può essere gestita: che siano crisi di panico o blocchi ansiosi di fronte a decisioni da prendere o prove da sostenere», spiegano i medici. Gli studenti (solo quelli iscritti in Statale) possono chiedere l&#8217;accesso a specifici gruppi di supporto che in 8 o 10 incontri &#8211; preceduti da un colloquio individuale con uno psicoterapeuta esperto &#8211; verranno aiutati a convivere con il loro disagio. I gruppi, basati su tecniche psicologico-esperienziali (tecniche di rilassamento e psicodrammatiche, giochi di ruolo e strategie cognitivo-comportamentali), verranno condotti da psicologi e psicoterapeuti con esperienza nel settore. Le difficoltà per cui si può richiedere l&#8217;accesso ai gruppi sono: ansia da prestazione, intesa come profondo disagio emotivo che blocca o compromette seriamente determinate attività, come ad esempio il superamento degli esami accademici, ansia generalizzata che crei difficoltà rilevanti nel prendere decisioni o condurre attività specifiche ed episodi di panico che possono anche comportare manifestazioni somatiche più o meno rilevanti (tachicardia, sudorazione, iperventilazione, nausea, sensazione di soffocamento). I gruppi saranno formati da 8-10 persone che si riuniranno al Dipartimento di psicologia del San Paolo una volta a settimana per un&#8217;ora e mezza. Il primo incontro sarà preceduto da un colloquio individuale che guiderà lo studente verso il servizio più adatto alle sue esigenze (colloqui individuali o incontri di gruppo). Ai partecipanti è richiesto un contributo complessivo di 75 euro. Un&#8217;inezia se si pensa che per ogni seduta di psicoterapia i prezzi vanno dai 60 ai 120 euro l&#8217;ora. Infatti l&#8217;80 per cento del servizio è finanziato dalla stessa università Statale. «Abbiamo rilevato che tra i problemi maggiori che affliggono gli studenti, c&#8217;è l&#8217;ansia da prestazione &#8211; spiegano al Cosip, il Centro di aiuto allo studio diretto da Barbara Rosina &#8211; Una situazione che se non risolta può provocare blocchi nella carriera scolastica o addirittura abbandoni». A soffrirne sarebbero in particolare le matricole, «ragazzi fuori sede che senza l&#8217;appoggio o il controllo dei genitori non riescono a tener fede ai programmi di studio o che davanti al foglio si bloccano e non sanno gestire l&#8217;ansia o peggio l&#8217;attacco di panico».</p>
<h2><span style="color: #000080;">Commento della dott. D. Grazioli</span></h2>
<p><em><span style="color: #333399;">Finalmente una buona notizia! L’Università Statale di Milano si fa carico dei problemi dei suoi studenti ed offre loro un servizio a prezzi competitivi per aiutarli a superarli.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #333399;">Speriamo che anche altre istituzioni ne seguano l’esempio.</span></em></p>
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		<title>Scarlett Johansson e panico da palcoscenico</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 09:15:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di panico]]></category>

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		<description><![CDATA[La neo-cantante e attrice Scarlett Johansson nasconde forzatamente un fobia molto accentuata, ma in prossimità dell’uscita del nuovo singolo “Break Up”, apppena inciso con l’aiuto di Pete Yorn, si racconta confessando i suoi malesseri silenziosi, probabilmente per esorcizzare le paure recondite e buttarsi alle spalle panico e perplessità. Dice Scarlettt, “Ha un segreto che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-327" title="Scarlett-Johansson-e-panico-da-palcoscenico-350x350" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/Scarlett-Johansson-e-panico-da-palcoscenico-350x350-300x300.jpg" alt="Scarlett-Johansson-e-panico-da-palcoscenico-350x350" width="300" height="300" /></p>
<p>La neo-cantante e attrice Scarlett Johansson nasconde forzatamente un fobia molto accentuata, ma in prossimità dell’uscita del nuovo singolo “Break Up”, apppena inciso con l’aiuto di Pete Yorn, si racconta confessando i suoi malesseri silenziosi, probabilmente per esorcizzare le paure recondite e buttarsi alle spalle panico e perplessità.<br />
Dice Scarlettt, “Ha un segreto che non tutti si aspettavano. Ho una terribile paura del palco. Non ho mai voluto cantare davanti a un pubblico dal vivo, ad eccezione di qualche serata o esibizione tra amici. Sembra incredibile per una come me sempre davanti ai flash. Se ci penso mi viene il panico. È molto diverso da una passeggiata sul red carpet, lì riesco a mascherare la mia insicurezza”.<br />
Nonostante tutto, la bellissima star sta cercando con tutte le sue forze di debellare questo male psicologico che le divora costantemente l’animo intraprendente, soprattutto grazie all’ausilio degli amici più cari e del suo devoto marito, i quali continuamente incitano positivamente le sue qualità spingendola verso una piena consapevolezza di se.<br />
Infine sostiene, “Se dovessi davvero salire sul palco e cantare davanti a centinaia di persone, allora mi vestirò come un personaggio di “The Dark Crystal” per alleviare la tensione”.<br />
E noi saremo pronti ad applaudire l’intera interpretazione che sicuramente risulterà un gran successo.</p>
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		<title>«La sindrome della terra che trema»? Gli esperti rispondono</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 10:52:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di panico]]></category>

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		<description><![CDATA[terremoto, ansia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La prima cosa da spiegare alla popolazione traumatizzata da un terremoto? Ricordare che <strong>è l`evento ad essere eccezionale</strong>, non la reazione delle persone&#8221;. A parlare è <strong>Angelo Napoli</strong>, <strong>psicologo dell`emergenza</strong>, vicepresidente della Sipem, (Società italiana di psicologia dell`emergenza). &#8220;La paura è una reazione normale a situazione anormali&#8221;, dice a <em>Salute24</em>. Napoli sta gestendo l`organizzazione dei volontari psicologi al seguito della Protezione civile per prestare i primi soccorsi agli sfollati abruzzesi. Parola d`ordine: <strong>normalizzare le emozioni</strong>, &#8220;offrire alle persone la consapevolezza che tutte le emozioni, anche le più forti, sono <strong>assolutamente normali</strong> in questi momenti&#8221;.</p>
<p>Il primo blocco da superare dopo uno shock è la<strong> fase di panico generalizzato</strong>. &#8220;È una risposta iper-sensibile a tutti gli stimoli esterni&#8221;. Gli esperti la chiamano <strong>iperattivazione</strong>. Una porta che sbatte o un rumore improvviso<strong> fanno saltare i nervi come molle</strong>. È solo una delle manovre di difesa che il cervello mette in atto per proteggersi. Altro meccanismo di difesa automatico e indomabile è l`<strong>evitamento</strong>, &#8220;termine con il quale si indicano quelle strategie psicologiche che portano a tenersi lontano da casa e a temere di tornare in un luogo chiuso&#8221;. Paure che possono &#8220;<strong>cambiare le abitudini quotidiane</strong>&#8220;. Ma anche rivivere il passato, i boati e i crolli, fa parte della &#8220;sindrome della terra che trema&#8221;, una fobia che può durare a lungo. &#8220;I ricordi di un evento del genere sono molto persistenti&#8221;, commenta Napoli. I bambini sono quelli che possono risentirne di più. &#8220;Molto spesso hanno degli atteggiamenti regressivi, <strong>ricominciano a succhiare il dito o il ciuccio</strong>, hanno difficoltà ad addormentarsi, qualcuno torna a fare pipì a letto&#8221;. L`influenza dei genitori è decisiva nel tranquillizzarli.</p>
<p>Le risposte più intense e negative, ricordano gli esperti, sono per fortuna soltanto una minoranza. &#8220;Dare soccorso agli altri, mettere in campo <strong>atteggiamenti altruistici</strong> è una delle situazioni `positive` che si possono verificare in questi momenti&#8221;, spiega <strong>Gabriele Prati</strong>, psicologo dell`Università di Bologna. Prati è autore insieme a<strong> Luca Pietrantoni </strong>di una manuale di<strong> Psicologia dell`emergenza</strong> (Il Mulino). &#8220;Negli attimi subito successivi è fondamentale accompagnare i superstiti in punti di raccolta in cui possano sentirsi al sicuro, lontani dalla vista delle macerie&#8221;. C`è poi il ricongiungimento con i familiari. &#8220;Gli stessi soccorritori, esposti spesso a scene crude, devono essere supportati&#8221;.</p>
<p>Anche se un terremoto non può essere previsto, &#8220;<strong>rivedere i consigli e i comportamenti</strong> da tenere in caso di evento sismico ed eseguire frequenti esercitazioni aiuta a sentirsi più sicuri&#8221;. Notizie e informazioni a caldo sono indispensabili, spiega l`esperto, per superare la fase di disorientamento. Ma attenzione, dice Prati: &#8220;Il consiglio ai superstiti è sempre quello di non trascorrere troppe ore davanti ai telegiornali, cosa che può <strong>acuire il senso di ansia</strong>&#8220;.</p>
<p><em>(aggiornato l`8-04-2009)</em><em> Data: 06-04-2009<br />
Autore: Cosimo Colasanto</em></p>
<p><em>FONTE : SOLE 24 Ore.it<br />
</em></p>
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		<title>La crisi fa male alla salute. Panico e ansia in aumento</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 10:37:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di panico]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Attacchi di panico, crisi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7" class="wp-caption alignleft" style="width: 405px"><img class="size-full wp-image-7" title="attacchi_di_panico1" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/attacchi_di_panico1.jpg" alt="Attacchi di panico" width="395" height="284" /><p class="wp-caption-text">Attacchi di panico</p></div>
<p>«L’età condiziona. A 40 anni, nel mondo del lavoro, sei praticamente spacciata. Io poi che sono donna e sono pure straniera&#8230; La televisione mi bombarda e ho paura che la crisi colpisca anche me, la mia famiglia. Mio marito e mia figlia vivono qui a Bergamo e io, a mia figlia, voglio garantire una vita serena, un’istruzione. Il pensiero di tornare in Romania mi terrorizza. Già con i miei problemi tendo a ingigantire, ma ora la crisi mi sembra già sufficientemente gigante». Claudia è un fiume in piena e quasi non respira mentre butta fuori la sua ansia. Quelli che lei definisce «i miei problemi» sono gli attacchi di panico di cui soffre da anni e ora, con quello che sente in televisione, che percepisce «solo ascoltando la gente per la strada», il suo malessere sembra accentuato: «Sono più turbata, più in ansia» spiega lei che cerca di raccontare le sue paure, di buttarle fuori. Lo fa attorno a un tavolo una volta a settimana, insieme al suo gruppo di ascolto. Una riunione ogni sette giorni per non sentirsi soli e per scoprire che di attacchi di panico soffre tantissima gente: la Lidap, la Lega italiana contro i disturbi d’ansia, organizza proprio per questo i gruppi di auto-mutuo-aiuto che sono organizzati a Loreto e in via dei Carpinoni, in città, ma anche a Vertova e, da aprile, a Treviglio. In una di queste sere, attorno a un tavolo, con Claudia ci sono i suoi compagni di avventura.</p>
<p>Parlano i loro occhi, a tratti spaventati, e parlano le loro mani, che non stanno mai ferme e continuano a muoversi, con le dita irrequiete che sembrano non avere pace. Un’esperienza coraggiosa i gruppi di ascolto: è come guardarsi allo specchio e vedere riflesse le proprie paure. «Anche quelle per il futuro &#8211; si racconta Paolo (il nome è fittizio, ndr) -. Io per esempio ho cambiato lavoro da poco e pensavo di aver trovato la tranquillità: dalla mattina alla sera il mio datore di lavoro non fa altro che ripetere che se va avanti così chiude l’azienda. Tutto il giorno, tutti i giorni, queste parole mi entrano dentro e mi logorano. Il lavoro dovrebbe dare sicurezza e stabilità e questa tensione mi sta sfiancando». E allora arriva il panico: «Succede che manca il fiato – spiega Silvia –, inizi a tremare e a sudare. Hai la certezza che stai morendo». Come se la tua mente, pur sapendo che non morirai, ti porta a pensare che quelli sono i tuoi ultimi istanti: «È terrore allo stato puro &#8211; spiega Lorella -, non respiri più, vai nel pallone». Poi scatta anche la vergogna: «Mica posso raccontare in giro la mia sofferenza, sarei presa per matta e paranoica &#8211; continua un’altra donna che preferisce non dire il suo nome -. Io poi che lavoro con il pubblico. Intanto io mi danno giorno e notte, con il pensiero di non arrivare a fine mese, di non avere la possibilità di garantirmi un futuro con il mio tempo determinato e il terrore che anche questa precarietà un giorno non venga confermata».</p>
<p>Restare a casa con le bollette e un mutuo da pagare terrorizza, anche se Claudia è disposta a tutto: «Mi troverei qualsiasi cosa da fare &#8211; interviene -, qualsiasi lavoro umile disponibile. Ma come si fa però a vivere con il pensiero che da un giorno all’altro può crollarti la vita addosso?». Non riescono a spiegarselo attorno a quel tavolo, già che non riescono a spiegarsi perchè tutta questa paura li circondi: «Figuriamoci che ho paura a prendere un aereo, alcuni giorni non riesco neppure a fare le cose più semplici che mi prende il panico» commenta un altro membro del gruppo. E questi incontri servono proprio per parlare, soprattutto per chi non può raccontare le sue ansie e timori in famiglia, dove «c’è chi ci ridicolizza o minimizza i nostri problemi &#8211; spiega un’altra donna, membro del gruppo -. Mio marito si vergogna del mio disagio. Mi dice che sono depressa, che basta non pensarci, ma questa ansia ti arriva alla gola all’improvviso e ti fa mancare il fiato, ti va al cervello e ti distrugge». Ma ti fa anche capire «che c’è qualcosa che non va &#8211; continua Silvia &#8211; , ed è per questo che questi incontri ti aiutano e sostengono». Parlarne è doloroso, «ma dà forza, soprattutto in questo momento in cui le ansie sembrano aumentare». Lo dice l’Ordine nazionale degli psicologi, lo conferma anche la Federazione dei medici di famiglia: l’impatto che la crisi economica sta avendo anche sulla salute degli italiani è molto forte. I soggetti più fragili sembrano essere gli anziani e le famiglie monoreddito con bambini, ma anche giovani coppie o persone che hanno un lavoro «a rischio» in questa fase di recessione. Ecco allora insonnia, ansia, mal di testa e disturbi alimentari. Ma anche attacchi di panico e, secondo una ricerca dell’Università di Cambridge, addirittura un aumento del 6.4% degli infarti. Tutto per colpa della paura del futuro e per un presente sempre più incerto.</p>
<p><strong>Autore : Fabiana Tinaglia Fonte : Ecodibergamo.it<br />
</strong></p>
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