Psicoterapia – Attacchi di panico – Video
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febbraio 21, 2011
Studenti ai «corsi di relax» contro il panico da esame
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febbraio 7, 2010
È lì in agguato. Attanaglia lo stomaco, provoca vuoti di memoria, e se si è fortunati l’unico effetto psicosomatico è un bagno di sudore. Il più delle volte ghiacciato. Ma i casi più gravi raccontano di tachicardie, sensazioni di soffocamento a cui segue, dulcis in fundo, il ko finale: una vera e propria forza paralizzante. Esami addio. Non si tratta dello stato normale di tensione prima di un’interrogazione, ma di un handicap capace di annebbiare il cervello e far dimenticare tutto quello per cui si è studiato mesi interi. Capitato una volta, può succedere sempre. Sono gli attacchi di panico che, a quanto pare, affliggono sempre più spesso gli studenti universitari. Tanto che ora l’Università Statale ha deciso di correre ai ripari e di finanziare per i suoi studenti «corsi di relax». Dietro al nome che nulla ha a che vedere con yoga e centri benessere, c’è una struttura serissima, il Dipartimento di psicologia dell’ospedale San Paolo e un team di professionisti di tutto rispetto. L’incipit è incoraggiante: «L’ansia può essere gestita: che siano crisi di panico o blocchi ansiosi di fronte a decisioni da prendere o prove da sostenere», spiegano i medici. Gli studenti (solo quelli iscritti in Statale) possono chiedere l’accesso a specifici gruppi di supporto che in 8 o 10 incontri – preceduti da un colloquio individuale con uno psicoterapeuta esperto – verranno aiutati a convivere con il loro disagio. I gruppi, basati su tecniche psicologico-esperienziali (tecniche di rilassamento e psicodrammatiche, giochi di ruolo e strategie cognitivo-comportamentali), verranno condotti da psicologi e psicoterapeuti con esperienza nel settore. Le difficoltà per cui si può richiedere l’accesso ai gruppi sono: ansia da prestazione, intesa come profondo disagio emotivo che blocca o compromette seriamente determinate attività, come ad esempio il superamento degli esami accademici, ansia generalizzata che crei difficoltà rilevanti nel prendere decisioni o condurre attività specifiche ed episodi di panico che possono anche comportare manifestazioni somatiche più o meno rilevanti (tachicardia, sudorazione, iperventilazione, nausea, sensazione di soffocamento). I gruppi saranno formati da 8-10 persone che si riuniranno al Dipartimento di psicologia del San Paolo una volta a settimana per un’ora e mezza. Il primo incontro sarà preceduto da un colloquio individuale che guiderà lo studente verso il servizio più adatto alle sue esigenze (colloqui individuali o incontri di gruppo). Ai partecipanti è richiesto un contributo complessivo di 75 euro. Un’inezia se si pensa che per ogni seduta di psicoterapia i prezzi vanno dai 60 ai 120 euro l’ora. Infatti l’80 per cento del servizio è finanziato dalla stessa università Statale. «Abbiamo rilevato che tra i problemi maggiori che affliggono gli studenti, c’è l’ansia da prestazione – spiegano al Cosip, il Centro di aiuto allo studio diretto da Barbara Rosina – Una situazione che se non risolta può provocare blocchi nella carriera scolastica o addirittura abbandoni». A soffrirne sarebbero in particolare le matricole, «ragazzi fuori sede che senza l’appoggio o il controllo dei genitori non riescono a tener fede ai programmi di studio o che davanti al foglio si bloccano e non sanno gestire l’ansia o peggio l’attacco di panico».
Commento della dott. D. Grazioli
Finalmente una buona notizia! L’Università Statale di Milano si fa carico dei problemi dei suoi studenti ed offre loro un servizio a prezzi competitivi per aiutarli a superarli.
Speriamo che anche altre istituzioni ne seguano l’esempio.
Scarlett Johansson e panico da palcoscenico
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settembre 13, 2009

La neo-cantante e attrice Scarlett Johansson nasconde forzatamente un fobia molto accentuata, ma in prossimità dell’uscita del nuovo singolo “Break Up”, apppena inciso con l’aiuto di Pete Yorn, si racconta confessando i suoi malesseri silenziosi, probabilmente per esorcizzare le paure recondite e buttarsi alle spalle panico e perplessità.
Dice Scarlettt, “Ha un segreto che non tutti si aspettavano. Ho una terribile paura del palco. Non ho mai voluto cantare davanti a un pubblico dal vivo, ad eccezione di qualche serata o esibizione tra amici. Sembra incredibile per una come me sempre davanti ai flash. Se ci penso mi viene il panico. È molto diverso da una passeggiata sul red carpet, lì riesco a mascherare la mia insicurezza”.
Nonostante tutto, la bellissima star sta cercando con tutte le sue forze di debellare questo male psicologico che le divora costantemente l’animo intraprendente, soprattutto grazie all’ausilio degli amici più cari e del suo devoto marito, i quali continuamente incitano positivamente le sue qualità spingendola verso una piena consapevolezza di se.
Infine sostiene, “Se dovessi davvero salire sul palco e cantare davanti a centinaia di persone, allora mi vestirò come un personaggio di “The Dark Crystal” per alleviare la tensione”.
E noi saremo pronti ad applaudire l’intera interpretazione che sicuramente risulterà un gran successo.
«La sindrome della terra che trema»? Gli esperti rispondono
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aprile 21, 2009
“La prima cosa da spiegare alla popolazione traumatizzata da un terremoto? Ricordare che è l`evento ad essere eccezionale, non la reazione delle persone”. A parlare è Angelo Napoli, psicologo dell`emergenza, vicepresidente della Sipem, (Società italiana di psicologia dell`emergenza). “La paura è una reazione normale a situazione anormali”, dice a Salute24. Napoli sta gestendo l`organizzazione dei volontari psicologi al seguito della Protezione civile per prestare i primi soccorsi agli sfollati abruzzesi. Parola d`ordine: normalizzare le emozioni, “offrire alle persone la consapevolezza che tutte le emozioni, anche le più forti, sono assolutamente normali in questi momenti”.
Il primo blocco da superare dopo uno shock è la fase di panico generalizzato. “È una risposta iper-sensibile a tutti gli stimoli esterni”. Gli esperti la chiamano iperattivazione. Una porta che sbatte o un rumore improvviso fanno saltare i nervi come molle. È solo una delle manovre di difesa che il cervello mette in atto per proteggersi. Altro meccanismo di difesa automatico e indomabile è l`evitamento, “termine con il quale si indicano quelle strategie psicologiche che portano a tenersi lontano da casa e a temere di tornare in un luogo chiuso”. Paure che possono “cambiare le abitudini quotidiane“. Ma anche rivivere il passato, i boati e i crolli, fa parte della “sindrome della terra che trema”, una fobia che può durare a lungo. “I ricordi di un evento del genere sono molto persistenti”, commenta Napoli. I bambini sono quelli che possono risentirne di più. “Molto spesso hanno degli atteggiamenti regressivi, ricominciano a succhiare il dito o il ciuccio, hanno difficoltà ad addormentarsi, qualcuno torna a fare pipì a letto”. L`influenza dei genitori è decisiva nel tranquillizzarli.
Le risposte più intense e negative, ricordano gli esperti, sono per fortuna soltanto una minoranza. “Dare soccorso agli altri, mettere in campo atteggiamenti altruistici è una delle situazioni `positive` che si possono verificare in questi momenti”, spiega Gabriele Prati, psicologo dell`Università di Bologna. Prati è autore insieme a Luca Pietrantoni di una manuale di Psicologia dell`emergenza (Il Mulino). “Negli attimi subito successivi è fondamentale accompagnare i superstiti in punti di raccolta in cui possano sentirsi al sicuro, lontani dalla vista delle macerie”. C`è poi il ricongiungimento con i familiari. “Gli stessi soccorritori, esposti spesso a scene crude, devono essere supportati”.
Anche se un terremoto non può essere previsto, “rivedere i consigli e i comportamenti da tenere in caso di evento sismico ed eseguire frequenti esercitazioni aiuta a sentirsi più sicuri”. Notizie e informazioni a caldo sono indispensabili, spiega l`esperto, per superare la fase di disorientamento. Ma attenzione, dice Prati: “Il consiglio ai superstiti è sempre quello di non trascorrere troppe ore davanti ai telegiornali, cosa che può acuire il senso di ansia“.
(aggiornato l`8-04-2009) Data: 06-04-2009
Autore: Cosimo Colasanto
FONTE : SOLE 24 Ore.it
tags: Ansia, disturbo di panico
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La crisi fa male alla salute. Panico e ansia in aumento
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aprile 21, 2009

Attacchi di panico
«L’età condiziona. A 40 anni, nel mondo del lavoro, sei praticamente spacciata. Io poi che sono donna e sono pure straniera… La televisione mi bombarda e ho paura che la crisi colpisca anche me, la mia famiglia. Mio marito e mia figlia vivono qui a Bergamo e io, a mia figlia, voglio garantire una vita serena, un’istruzione. Il pensiero di tornare in Romania mi terrorizza. Già con i miei problemi tendo a ingigantire, ma ora la crisi mi sembra già sufficientemente gigante». Claudia è un fiume in piena e quasi non respira mentre butta fuori la sua ansia. Quelli che lei definisce «i miei problemi» sono gli attacchi di panico di cui soffre da anni e ora, con quello che sente in televisione, che percepisce «solo ascoltando la gente per la strada», il suo malessere sembra accentuato: «Sono più turbata, più in ansia» spiega lei che cerca di raccontare le sue paure, di buttarle fuori. Lo fa attorno a un tavolo una volta a settimana, insieme al suo gruppo di ascolto. Una riunione ogni sette giorni per non sentirsi soli e per scoprire che di attacchi di panico soffre tantissima gente: la Lidap, la Lega italiana contro i disturbi d’ansia, organizza proprio per questo i gruppi di auto-mutuo-aiuto che sono organizzati a Loreto e in via dei Carpinoni, in città, ma anche a Vertova e, da aprile, a Treviglio. In una di queste sere, attorno a un tavolo, con Claudia ci sono i suoi compagni di avventura.
Parlano i loro occhi, a tratti spaventati, e parlano le loro mani, che non stanno mai ferme e continuano a muoversi, con le dita irrequiete che sembrano non avere pace. Un’esperienza coraggiosa i gruppi di ascolto: è come guardarsi allo specchio e vedere riflesse le proprie paure. «Anche quelle per il futuro – si racconta Paolo (il nome è fittizio, ndr) -. Io per esempio ho cambiato lavoro da poco e pensavo di aver trovato la tranquillità: dalla mattina alla sera il mio datore di lavoro non fa altro che ripetere che se va avanti così chiude l’azienda. Tutto il giorno, tutti i giorni, queste parole mi entrano dentro e mi logorano. Il lavoro dovrebbe dare sicurezza e stabilità e questa tensione mi sta sfiancando». E allora arriva il panico: «Succede che manca il fiato – spiega Silvia –, inizi a tremare e a sudare. Hai la certezza che stai morendo». Come se la tua mente, pur sapendo che non morirai, ti porta a pensare che quelli sono i tuoi ultimi istanti: «È terrore allo stato puro – spiega Lorella -, non respiri più, vai nel pallone». Poi scatta anche la vergogna: «Mica posso raccontare in giro la mia sofferenza, sarei presa per matta e paranoica – continua un’altra donna che preferisce non dire il suo nome -. Io poi che lavoro con il pubblico. Intanto io mi danno giorno e notte, con il pensiero di non arrivare a fine mese, di non avere la possibilità di garantirmi un futuro con il mio tempo determinato e il terrore che anche questa precarietà un giorno non venga confermata».
Restare a casa con le bollette e un mutuo da pagare terrorizza, anche se Claudia è disposta a tutto: «Mi troverei qualsiasi cosa da fare – interviene -, qualsiasi lavoro umile disponibile. Ma come si fa però a vivere con il pensiero che da un giorno all’altro può crollarti la vita addosso?». Non riescono a spiegarselo attorno a quel tavolo, già che non riescono a spiegarsi perchè tutta questa paura li circondi: «Figuriamoci che ho paura a prendere un aereo, alcuni giorni non riesco neppure a fare le cose più semplici che mi prende il panico» commenta un altro membro del gruppo. E questi incontri servono proprio per parlare, soprattutto per chi non può raccontare le sue ansie e timori in famiglia, dove «c’è chi ci ridicolizza o minimizza i nostri problemi – spiega un’altra donna, membro del gruppo -. Mio marito si vergogna del mio disagio. Mi dice che sono depressa, che basta non pensarci, ma questa ansia ti arriva alla gola all’improvviso e ti fa mancare il fiato, ti va al cervello e ti distrugge». Ma ti fa anche capire «che c’è qualcosa che non va – continua Silvia – , ed è per questo che questi incontri ti aiutano e sostengono». Parlarne è doloroso, «ma dà forza, soprattutto in questo momento in cui le ansie sembrano aumentare». Lo dice l’Ordine nazionale degli psicologi, lo conferma anche la Federazione dei medici di famiglia: l’impatto che la crisi economica sta avendo anche sulla salute degli italiani è molto forte. I soggetti più fragili sembrano essere gli anziani e le famiglie monoreddito con bambini, ma anche giovani coppie o persone che hanno un lavoro «a rischio» in questa fase di recessione. Ecco allora insonnia, ansia, mal di testa e disturbi alimentari. Ma anche attacchi di panico e, secondo una ricerca dell’Università di Cambridge, addirittura un aumento del 6.4% degli infarti. Tutto per colpa della paura del futuro e per un presente sempre più incerto.
Autore : Fabiana Tinaglia Fonte : Ecodibergamo.it
