Cure cyber per le fobie e il sesso

cibernetica

I mondi virtuali che ci guariscono

Un mondo ghiacciato per dare sollievo al dolore di un’ustione, una metropolitana affollata per mettersi alla prova quando si ha la fobia della gente, scenari di guerra in cui i veterani possono affrontare lo stress post-traumatico, ma anche un mondi virtuale in cui guarire da anoressia, impotenza e addirittura morbo di Parkinson. Insomma, sono le nuove frontiere della cyberterapia, pronta a scendere in campo contro la fobia da insetti o per rieducare un arto paralizzato dopo un ictus.

Realtà virtuale, caschetti e guanti hi-tech sono protagonisti del meeting internazionale di “Cybertherapy e Cyberpsychology Conference” in corso in questi giorni a Verbania, L’evento è nato a San Diego nel 1991 come incontro fra centri Usa, per aprire poi le porte a europei, giapponesi e coreani dal 1995. L’Italia è all’avanguardia in questo campo, grazie al lavoro di ricerca svolto da alcune università (Cattolica e Padova) e al lavoro clinico di Irccs come l’Istituto auxologico, la Fondazione Don Gnocchi, la Fondazione Santa Lucia e l’ospedale San Camillo di Roma.

Le nuove tecnologie potranno potenziare le terapie tradizionali in molti campi. “E’ possibile aiutare una persona alla quale è stato amputato il braccio ad accettare la perdita dell’arto e a superare le sensazioni immaginarie che prova, trasferendole su quello sano”, spiega Giuseppe Riva, psicologo e ricercatore dell’Istituto auxologico italiano e dell’università Cattolica, “O ancora permettere a un malato di Parkinson di migliorare la capacità di movimento, immergendolo in un ambiente virtuale in cui si trova a superare ostacoli immaginari e rallentando i movimenti per spingerlo ad aumentarne la velocità e l’intensità”.

Utilizzando una tecnologia che porta i pazienti ad osservare una simulazione generata al computer, è possibile aiutare una persona colpita da ictus a recuperare la funzionalità di un arto colpito da paresi, attraverso una sorta di “training mentale”.

In ambito psicologico, invece, la cybercura trova utilizzi proficui nei casi di anoressia, nella quale il paziente ha un’immagine distorta di sé. ”Qui – dice Riva – si usa la realtà virtuale per cercare di correggere questa percezione sbagliata con esercizi di tipo corporeo, che permettono al malato di riappropriarsi della sua giusta dimensione”. In pratica, si rieduca il paziente a “vedersi sano”, cosa che la malattia gli impedisce. Lo stesso approccio permette di curare i disturbi di ansia, le fobie e lo stress dei veterani di guerra, ricreando con la realtà virtuale ambienti che abituino il paziente a superare gradualmente le sue paure.

Un viaggio virtuale può anche portare alla ricerca della virilità perduta, in cui il paziente impara a vedere se stesso come un guerriero che ha rotto la sua spada. Il paziente ripercorre in chiave simbolica le fasi della sua vita, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta, in cui ha costruito la sua identità sessuale, e ricorda fatti ed eventi anche sgradevoli, ricostruendoli poi con lo psicoterapeuta. Il cuore della sperimentazione sulla realtà virtuale per curare i disturbi sessuali maschili è Mestre, dove un gruppo di ricercatori guidati da Gabriele Optale, medico psicoterapeuta e ginecologo, ha messo caschi hi-tech sulle teste dei pazienti e, armati di computer e joystick, li ha accompagnati con buoni risultati in un percorso alla ricerca dello scoglio psicologico che generava in loro problemi come impotenza ed eiaculazione precoce”.

Gli ostacoli maggiori a queste applicazioni vengono dal fattore costi. La spesa non è tanto legata alle apparecchiature, quanto al fatto che il Sistema sanitario nazionale non prevede ancora alcun rimborso per le cure che si basano sulla realtà virtuale.