L’amore ai tempi di Facebook e Twitter

uando ero una ragazzina, i ragazzi e le ragazze invece dell’happy-hour… andavano avanti e indietro per via Montenapoleone, facevano una “vasca”, si diceva così. Ogni paese e città aveva la sua “vasca”: a Bergamo c’era il Sentierone,  in altre città i portici o il sagrato della chiesa, la domenica mattina. Tutti questi andirivieni avevano lo scopo di “farsi vedere” e di “guardare”.
ragazzi, fermi in piccoli gruppi, guardavano le ragazze che andavano avanti e indietro ridendo tra loro, imbarazzate  da quegli sguardi. Erano sguardi “fisici”, che si sentivano sulla pelle, si infilavano veloci tra le pieghe della gonna o della camicetta, se puntavano le gambe, sembrava di essere solo gambe, se ti squadravano, li sentivi giudicanti scivolarti addosso.
arole: pochissime, superficiali, di convenienza, la comunicazione era soprattutto “fisica”, passava attraverso il corpo, era fatta di sguardi, sfioramenti, rossori, risatine, esibizioni. Le emozioni non avevano parole, mute, restavano intrappolate dentro il corpo, niente era dichiarato o svelato con la parola.


ggi invece si clicca, si chatta, ci si incontra nella piazza virtuale, insomma soprattutto si parla, con chi non si sa bene, perché poi incontrarsi è davvero complicato, però si comunica! Non c’è emozione, impressione, desiderio, moto dell’anima che non possa essere analizzato, sezionato, smascherato, dichiarato, “chattato”, spedito via-email.

eduti davanti al computer, a qualunque ora del giorno o della notte, completamente soli, senza vedere o scambiare due parole con nessuno, possiamo comunicare ininterrottamente col mondo intero. Un universo di parole “disincarnate”, completamente avulse, separate, staccate, dai soggetti che le scrivono e le leggono, scomparsa anche la voce, ultimo baluardo dotato di una qualche fisicità legata alla persona in carne e ossa, resta solo il grande dio-comunicazione.


ivinità senza contenuti, perché irrilevanti: chi si venera è l’informazione e non importa quale, chi si adora è la comunicazione e non importa con chi; i suoi sacerdoti sono i grandi “comunicatori”, i nuovi eroi del nostro tempo, che anche se non dicono niente, sono bravissimi, perché lo dicono bene.

Rimossi tatuaggi da ragazza-tattoo

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Belgio,operazione a spese del tatuatore

Il tatuatore che ha disegnato 56 stelle sulla faccia di una 18enne belga che ne voleva solo tre, pagherà oltre 11mila euro per gli interventi che li elimineranno. Non parla il fiammingo, e questa sarebbe una delle cause dell’incidente, secondo quanto sostiene la ragazza. Lui invece continua a ribadire di aver disegnato quanto richiesto. Pagherà perché “non voglio che le persone siano infelici a causa del mio lavoro”.

Rouslan Toumaniantz è un 37enne tatuatore parigino che dall’inizio dell’anno vive e lavora a Kortrijk nelle Fiandre (a nord del Belgio). Non parla il fiammingo, e questa sarebbe una delle cause dell’incidente, secondo quanto sostiene la ragazza. Secondo Tattoo Bert, uno dei più famosi tatuatori del Belgio, “la ragazza è stata stupida, ma il tatuatore ancora di più”.

Intanto Kimberley è già diventata una stella su internet. Dai fotomontaggi delle locandine di film come “Starmageddon” o “Starface”, fino ai gruppi di fan su Facebook, tutti pazzi per la ragazza dalle 56 stelle.