Cresce la febbre del gioco d’azzardo
Posted by editore on
maggio 15, 2009
Negli ultimi mesi sono aumentate in Emilia Romagna le denunce della Guardia di Finanza per gioco d’azzardo, molte le macchinette illegali messe sotto sequestro. L’ultimo caso e’ quello di Porto Garibaldi (FE) dove a chiamare i finanzieri sono state le mogli degli uomini ossessionati dalle slot. Di fronte a questa emergenza di stringente attualita’, non manca l’attenzione degli psicologi per una forma di dipendenza dove schiavitu’, ossessione e ripetitivita’ diventano patologiche.
Secondo delle recenti indagini in Emilia Romagna si stima che una percentuale tra l’1% e il 3% dei giocatori sviluppi problemi di gioco d’azzardo patologico. In particolare nella Provincia di Modena circa 1.800 persone presentano problemi legati al controllo del gioco e difficolta’ economiche, relazionali e psicologiche a questo correlate. “La dimensione del gioco – spiega Manuela Colombari, Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna – viene alterata e trasformata in un comportamento distruttivo alimentato da una serie di problematiche psicologiche. Il mancato controllo degli impulsi e’ alimentato da un crescente senso di tensione o allarme, tipico prima dell’azione, seguito da un vissuto di piacere, gratificazione e sollievo nel momento stesso in cui si mette in atto l’azione. Il gioco diviene – spiega la Colombari – un bisogno irrefrenabile e incontrollabile al quale si accompagna una forte tensione emotiva ed una incapacita’ di ricorrere ad un pensiero riflessivo e logico”. Le fasce piu’ colpite – sempre secondo gli psicologi – risultano tra le donne, le casalinghe e le lavoratrici autonome e, tra gli uomini, i disoccupati o i lavoratori autonomi che hanno un frequente contatto col denaro e con la vendita. A questi si aggiungono altri fattori di rischio che rendono alcune persone piu’ vulnerabili: la presenza di familiari che hanno avuto problemi col gioco; la perdita o la separazione dei genitori con l’eventualmente connessa perdita di rapporto e “sano controllo” sul figlio; l’iniziazione al gioco in eta’ adolescenziale; la scarsa educazione al risparmio da parte della famiglia di origine.
Ad intervenire come fattori di rischio ci sono poi anche alcune caratteristiche di personalita’ come ad esempio la tendenza a ricercare il pericolo e/o le esperienze eccitanti ed una certa irrazionalita’ del pensiero che porta il giocatore a sovrastimare le vincite e dimenticare le perdite. Ma come riconoscere la vera dipendenza? “Attraverso sintomi di astinenza e sintomi di perdita di controllo manifestati dall’incapacita’ di smettere di giocare. I giochi – spiega la Colombari – che sembrano predisporre maggiormente al rischio sono quelli che offrono maggiore vicinanza spazio-temporale tra scommessa e premio, quali le slot-machine, i giochi da casino’ ma anche videopoker e il Bingo. Dal punto di vista psicologico esistono diverse tipologie di approccio al tema. Le piu’ efficaci sono sicuramente i gruppi di auto-aiuto, presenti in moltissime citta’ e basati sulla condivisione di esperienze e storie personali; percorsi individuali e percorsi familiari”.
fonte: Il giornale di Modena