Il comportamento “borderline”, come riconoscerlo e curarlo
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marzo 20, 2010
E’ un disturbo sempre più frequente soprattutto nella fascia di età dell’adolescenza, quella in cui si sviluppa e si forma la personalità dell’individuo. Viene definito “disturbo borderline” e raccoglie comportamenti che vanno dall’autolesionismo – che sconfina anche in alcune mode (gli “Emo” ad esempio) – alla condotta trasgressiva e promiscua, all’uso di droga e alcool, ai furti, ai disturbi alimentari, alla depressione, fino al suicidio. Oggi la casistica è in aumento tanto da indurre gli esperti a parlare di una “fase epidemica”, che richiede specifici interventi di prevenzione oltre che di cura. Con questo obiettivo, il Dipartimento di Salute mentale della Asl 9 già 10 anni fa ha dato vita ad un gruppo di supervisione, multidisciplinare e multiprofessionale, di cui fanno parte psicologi e psichiatri, assistenti sociali, neuropsichiatri infantili e altre figure professionali di supporto, specializzato proprio nell’individuazione e il trattamento del disturbo borderline. Del resto il fenomeno è assai diffuso anche in provincia di Grosseto: dei circa 7.000 pazienti con disturbo psichico trattati ogni anno dal Dipartimento di Salute mentale – 5.500 adulti e 1.500 minori – circa 200 sono disturbi della personalità, di cui 20 all’anno “borderline”, con una percentuale del 3-4 per cento sul totale. La fascia di età è tra i 15 e i 30 anni, anche se la diagnosi viene fatta intorno ai 16 anni. In realtà questa è solo la punta dell’iceberg, dato che non tutte le persone che sviluppano comportamenti borderline vengono individuati (dalla scuola, dalla famiglia, dai servizi) e, soprattutto, accettano la cura. Tant’è che la stima dei casi secondo alcune fonti sale al fino 20 per cento del totale dei potenziali pazienti psichiatrici.
Fonte: Maremmanews
Disturbo borderline, Diagnosi sbagliata in un terzo dei casi
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giugno 8, 2009

Il disturbo borderline di personalità sembra essere troppo spesso sottodiagnosticato dagli psichiatri, che tenderebbero a classificare questa patologia come disturbo bipolare o a effettuare la corretta diagnosi soltanto a distanza di anni dalle prime manifestazioni del quadro psicopatologico. A dichiararlo è una ricerca presentata al meeting annuale dell’American Psychiatric Association.
In un’analisi compiuta da David Meyerson e dai colleghi della University of Chicago su un campione di 70 adulti affetti da disturbo borderline, è emerso che circa il 34% di questi aveva ricevuto in passato una diagnosi inaccurata, corrispondente nel 17% dei casi a disturbo bipolare, nel 13% dei casi a depressione maggiore, nel 10% a disturbi d’ansia, e nell’1% dei casi a disturbi alimentari. La conseguenza principale delle diagnosi non corrette, sottolinea il coordinatore dello studio, si tradurrebbe in un ricorso eccessivo a trattamenti farmacologici che non rappresentano il trattamento più efficace contro il disturbo borderline della personalità. Dalla ricerca è emerso inoltre che nel 26% dei casi, la diagnosi di questa patologia viene effettuata correttamente soltanto dopo un tempo pari a quasi 5 anni dal probabile “tempo zero”, che indica l’inizio del quadro patologico.
Secondo il DSM-IV, il disturbo borderline di personalità è una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore, e di marcata impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti. Una corretta diagnosi di questa patologia, concludono gli autori dello studio, è molto più probabile quando lo psichiatra ricorre a un’intervista semi-strutturata sul paziente.
Fonte: Meyerson D et al. Is Borderline Personality Disorder Under Diagnosed? American Psychiatric Association 2009;