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	<title>Psicoterapeutico Blog &#187; Ansia</title>
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	<description>Rassegna stampa del Sito PSICOTERAPEUTICO.COM</description>
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		<title>Salute : Psicologi lombardi, &#8216;sindrome del precario&#8217; per 40 mila milanesi</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 09:04:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
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		<description><![CDATA[Il contratto di lavoro che scade, i dubbi sul rinnovo, lo spettro della disoccupazione all&#8217;orizzonte. L&#8217;incertezza da crisi economica ruba sonno e salute a quasi 40 mila milanesi vittime di una nuova epidemia: la &#8216;sindrome del precario&#8217;. A rilanciare l&#8217;allarme sono gli psicologi lombardi, che annunciano l&#8217;intenzione di entrare nelle aziende per curare i sintomi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il contratto di lavoro che scade, i dubbi sul rinnovo, lo spettro della disoccupazione all&#8217;orizzonte. L&#8217;incertezza da crisi economica ruba sonno e salute a quasi 40 mila milanesi vittime di una nuova epidemia: la &#8216;sindrome del precario&#8217;. A rilanciare l&#8217;allarme sono gli psicologi lombardi, che annunciano l&#8217;intenzione di entrare nelle aziende per curare i sintomi del mal di recessione: stress, ansia, frustrazione, notti in bianco, depressione. &#8220;Siamo in contatto con l&#8217;Associazione lombardia dirigenti aziende industriali (Aldai) -spiega oggi a Milano il neo presidente dell&#8217;Ordine regionale psicologi, Mauro Grimoldi- e contiamo di arrivare presto a una convenzione&#8221;.</p>
<p>Gli esperti citano dati diffusi nelle scorse settimane dall&#8217;assessorato alla Salute del Comune di Milano: 47 mila lavoratori in difficolta&#8217; sotto la Madonnina, l&#8217;80% dei quali (oltre 37 mila) secondo le stime soffre di problemi psicologici riconducibili a una sindrome da lavoro precario.</p>
<p><strong>Fonte : AdnKronos</strong></p>
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		<title>Chi non festeggia l’8 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:55:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi si festeggiano le donne, ma la condizione femminile nel mondo resta tragica. Ogni anno 536 mila muoiono per complicazioni legate alla gravidanza, la maggior parte nei Paesi poveri, e circa 68 mila per essersi sottoposte ad aborti non sicuri. In Cina e India, la mortalità delle bambine sotto i 5 anni è doppia rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/8marzo4qj.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-562" title="8marzo4qj" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/8marzo4qj-300x225.gif" alt="" width="300" height="225" /></a>Oggi si festeggiano le donne, ma la condizione femminile nel mondo resta tragica. Ogni anno 536 mila muoiono per complicazioni legate alla gravidanza, la maggior parte nei Paesi poveri, e circa 68 mila per essersi sottoposte ad aborti non sicuri. In Cina e India, la mortalità delle bambine sotto i 5 anni è doppia rispetto ai coetanei. In condizioni di ristrettezza le famiglie preferiscono allevare figli maschi. In Europa le donne sono sicuramente più fortunate, ma si alza il rischio di disturbi mentali, soprattutto la depressione, e aumenta chi sceglie stili di vita non salutari. Penalizzate nella carriera e sul fronte delle retribuzioni, sulle loro spalle grava il peso maggiore del lavoro non retribuito: la cura dei figli, degli anziani e le faccende domestiche.</p>
<p>Il Rapporto 2010 sulla salute delle mamme stilato dall&#8217;Associazione italiana donne e sviluppo (Aidos), ActionAid e Centro di educazione sanitaria e tecnologie appropriate (Cestas) dimostra il ritardo sugli obiettivi previsti dalla comunità internazionale che prevede una riduzione di 3/4 della mortalità materna e l&#8217;accesso alla salute riproduttiva nei Paesi in via di sviluppo entro il 2015.</p>
<p>«Con i 600 milioni di euro sprecati per il G8 a La Maddalena &#8211; denuncia Daniela Colombo, presidente di Aidos &#8211; si sarebbero potuti finanziare per 4 anni 1.500 consultori per la salute sessuale e riproduttiva, coprendo a esempio l&#8217;intera popolazione dell&#8217;Uganda, 30 milioni di donne e uomini». Manca un equilibrio nella gestione, sottolinea il Rapporto, il 75% dei fondi per l&#8217;assistenza alla popolazione e per la salute riproduttiva nel 2007 sono stati orientati principalmente verso attività di controllo delle malattie a trasmissione sessuale, tra cui l&#8217;Hiv.</p>
<p>L&#8217;Oms evidenzia un vantaggio biologico delle donne sugli uomini: vivono almeno sei anni in più di loro, però questo &#8220;bonus&#8221; naturale viene bruciato dalle condizioni in cui in ogni parte del mondo le donne si trovano a vivere. Il gap nei Paesi avanzati è rappresentato dalle condizioni lavorative: ovunque le donne non raggiungono i livelli di reddito degli uomini, a parità di situazione. Lo stesso accade in ambito sanitario: in tutto il mondo le donne rappresentano la spina dorsale dell&#8217;assistenza, ma il loro ruolo è poco riconosciuto e scarsamente retribuito.</p>
<h2><span style="color: #333399;">Commento della D.sa D. Grazioli.</span></h2>
<p><strong><em>Forse è proprio questa la forza delle donne: la capacità di aprire il loro cuore alla gioia malgrado tutto.</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Studenti ai «corsi di relax» contro il panico da esame</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 15:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di panico]]></category>
		<category><![CDATA[ansia da prestazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[// È lì in agguato. Attanaglia lo stomaco, provoca vuoti di memoria, e se si è fortunati l&#8217;unico effetto psicosomatico è un bagno di sudore. Il più delle volte ghiacciato. Ma i casi più gravi raccontano di tachicardie, sensazioni di soffocamento a cui segue, dulcis in fundo, il ko finale: una vera e propria forza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/esami-ok-98.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-536" title="esami ok 98" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/esami-ok-98-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><script type="text/javascript">// <![CDATA[
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// ]]&gt;</script>È lì in agguato. Attanaglia lo stomaco, provoca vuoti di memoria, e se si è fortunati l&#8217;unico effetto psicosomatico è un bagno di sudore. Il più delle volte ghiacciato. Ma i casi più gravi raccontano di tachicardie, sensazioni di soffocamento a cui segue, dulcis in fundo, il ko finale: una vera e propria forza paralizzante. Esami addio. Non si tratta dello stato normale di tensione prima di un&#8217;interrogazione, ma di un handicap capace di annebbiare il cervello e far dimenticare tutto quello per cui si è studiato mesi interi. Capitato una volta, può succedere sempre. Sono gli attacchi di panico che, a quanto pare, affliggono sempre più spesso gli studenti universitari. Tanto che ora l&#8217;Università Statale ha deciso di correre ai ripari e di finanziare per i suoi studenti «corsi di relax». Dietro al nome che nulla ha a che vedere con yoga e centri benessere, c&#8217;è una struttura serissima, il Dipartimento di psicologia dell&#8217;ospedale San Paolo e un team di professionisti di tutto rispetto. L&#8217;incipit è incoraggiante: «L&#8217;ansia può essere gestita: che siano crisi di panico o blocchi ansiosi di fronte a decisioni da prendere o prove da sostenere», spiegano i medici. Gli studenti (solo quelli iscritti in Statale) possono chiedere l&#8217;accesso a specifici gruppi di supporto che in 8 o 10 incontri &#8211; preceduti da un colloquio individuale con uno psicoterapeuta esperto &#8211; verranno aiutati a convivere con il loro disagio. I gruppi, basati su tecniche psicologico-esperienziali (tecniche di rilassamento e psicodrammatiche, giochi di ruolo e strategie cognitivo-comportamentali), verranno condotti da psicologi e psicoterapeuti con esperienza nel settore. Le difficoltà per cui si può richiedere l&#8217;accesso ai gruppi sono: ansia da prestazione, intesa come profondo disagio emotivo che blocca o compromette seriamente determinate attività, come ad esempio il superamento degli esami accademici, ansia generalizzata che crei difficoltà rilevanti nel prendere decisioni o condurre attività specifiche ed episodi di panico che possono anche comportare manifestazioni somatiche più o meno rilevanti (tachicardia, sudorazione, iperventilazione, nausea, sensazione di soffocamento). I gruppi saranno formati da 8-10 persone che si riuniranno al Dipartimento di psicologia del San Paolo una volta a settimana per un&#8217;ora e mezza. Il primo incontro sarà preceduto da un colloquio individuale che guiderà lo studente verso il servizio più adatto alle sue esigenze (colloqui individuali o incontri di gruppo). Ai partecipanti è richiesto un contributo complessivo di 75 euro. Un&#8217;inezia se si pensa che per ogni seduta di psicoterapia i prezzi vanno dai 60 ai 120 euro l&#8217;ora. Infatti l&#8217;80 per cento del servizio è finanziato dalla stessa università Statale. «Abbiamo rilevato che tra i problemi maggiori che affliggono gli studenti, c&#8217;è l&#8217;ansia da prestazione &#8211; spiegano al Cosip, il Centro di aiuto allo studio diretto da Barbara Rosina &#8211; Una situazione che se non risolta può provocare blocchi nella carriera scolastica o addirittura abbandoni». A soffrirne sarebbero in particolare le matricole, «ragazzi fuori sede che senza l&#8217;appoggio o il controllo dei genitori non riescono a tener fede ai programmi di studio o che davanti al foglio si bloccano e non sanno gestire l&#8217;ansia o peggio l&#8217;attacco di panico».</p>
<h2><span style="color: #000080;">Commento della dott. D. Grazioli</span></h2>
<p><em><span style="color: #333399;">Finalmente una buona notizia! L’Università Statale di Milano si fa carico dei problemi dei suoi studenti ed offre loro un servizio a prezzi competitivi per aiutarli a superarli.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #333399;">Speriamo che anche altre istituzioni ne seguano l’esempio.</span></em></p>
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		<title>Più frutta e verdura allontanano ansia e depressione</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:48:01 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Mangiare tanta frutta e verdura contribuisce ad allontanare ansia, depressione e disturbi di cuore. E&#8217; quanto hanno scoperto i ricercatori dell&#8217;Università di Melbourne, coordinati da Felice Jacka. Gli scienziati hanno seguito per 10 anni ben 1.046 donne, di età compresa tra i 20 e i 93 anni, con una serie di test sulla dieta, sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/detail_massaggio_ayurvedico1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-509" title="detail_massaggio_ayurvedico" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/detail_massaggio_ayurvedico1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Mangiare tanta frutta e verdura contribuisce ad allontanare ansia, depressione e disturbi di cuore. E&#8217; quanto hanno scoperto i ricercatori dell&#8217;Università di Melbourne, coordinati da Felice Jacka. Gli scienziati hanno seguito per 10 anni ben 1.046 donne, di età compresa tra i 20 e i 93 anni, con una serie di test sulla dieta, sulla salute fisica e mentale, e con analisi di laboratorio.</p>
<p>Ebbene, è emerso che una dieta cattiva porta a scompensi psichici attraverso un&#8217;infiammazione sistematica dell&#8217;organismo. Lo studio, pubblicato sull&#8217;American Journal of Psychiatry, dimostra come i problemi mentali siano molto più frequenti in donne che abusano di cibi grassi o altamente raffinati.</p>
<h2>Commento della dott. Grazioli</h2>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>&#8220;Mens sana in corpore sano&#8221;, dicevano gli antichi, e nessuno li ha mai contradetti. A volte mi chiedo perchè si spenda tanto denaro per fare ricerche il cui esito è già limpido e chiaro.</em></span></p>
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		<title>Matrimonio tomba dell&#8217;amore? No combatte ansia e stress</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 09:18:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà pure la tomba dell&#8217;amore, ma certo il matrimonio non nuoce alla salute. In barba ai detrattori della vita a due, convolare a nozze fa bene alla salute, riducendo i rischi di ansia e depressione. La buona notizia per chi è in odore di altare arriva da uno studio condotto su circa 35 mila persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-486" title="matrimonio" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/matrimonio-150x150.gif" alt="matrimonio" width="150" height="150" /></p>
<p>Sarà pure la tomba dell&#8217;amore, ma certo il matrimonio non nuoce alla salute. In barba ai detrattori della vita a due, <span id="U304112330416iOC" style="font-weight: bold;">convolare a nozze fa bene alla salute, riducendo i rischi di ansia e depressione</span>. La buona notizia per chi è in odore di altare arriva da uno studio condotto su circa 35 mila persone di 15 differenti Paesi. Ma attenzione, avvisano gli studiosi capitanti da Kate Scott dell&#8217;università neozelandese dell&#8217;Otago, <span id="U304112330416uN" style="font-weight: bold;">se l&#8217;idillio finisce allora sono guai</span>. Se un&#8217;unione arriva al capolinea o il coniuge perde la vita, infatti, il rischio di soffrire di problemi di salute mentale lievita pericolosamente.<br />
La ricerca, che ha guadagnato le pagine del British Journal of Psychological Medicine, è basata su sondaggi condotti dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità (Oms) negli ultimi 10 anni. E rivela che una fede all&#8217;anulare fa bene alla salute di lei ma anche a quella di lui, a differenza di quanto indicato da precedenti studi. Ma <span id="U304112330416TqH" style="font-weight: bold;">se il matrimonio naufraga il pericolo di cadere nel &#8216;male oscuro&#8217; è maggiore per lui, mentre lei è più a rischio abuso di alcol e droghe</span></p>
<p>.</p>
<p>&#8220;Abbiamo potuto analizzare &#8211; spiega Scott &#8211; cosa accade alla salute mentale per chi è alle prese con il matrimonio, attuando un confronto sia con chi non si è mai sposato sia con i casi in cui l&#8217;unione è finita. Ciò che rende unica e più solida questa indagine &#8211; fa infine notare la ricercatrice &#8211; è il fatto che il campione è estremamente vasto e comprende tanti Paesi. Inoltre ci consente di disporre di dati non solo sulla depressione, ma anche sull&#8217;ansia e sui disturbi da abuso di sostanze&#8221;.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/W-6r7L5hxEo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/W-6r7L5hxEo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Mobbing e lavoro: sapere cos’è per affrontarlo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 16:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mobbing]]></category>

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		<description><![CDATA[Mobbizzato sarà lei! In Italia, in un mercato del lavoro sempre più globale e flessibile, si sta assistendo negli ultimi anni a un aumento di conflitti relazionali che, se mal gestiti, possono portare alla comparsa di episodi disfunzionali riconducibili al mobbing (Ege, 1998; ISPESL, 2008). La parola &#8220;mobbing&#8221;, che tradotta dall`inglese &#8220;to mob&#8221; nella lingua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-464" title="7861" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/7861.jpg" alt="7861" width="150" height="225" /></p>
<p>Mobbizzato sarà lei! In Italia, in un mercato del lavoro sempre più globale e flessibile, si sta assistendo negli ultimi anni a un aumento di conflitti relazionali che, se mal gestiti, possono portare alla comparsa di episodi disfunzionali riconducibili al mobbing (Ege, 1998; ISPESL, 2008). La parola &#8220;mobbing&#8221;, che tradotta dall`inglese &#8220;to mob&#8221; nella lingua italiana significa &#8220;<strong>assalire in massa</strong>&#8220;, venne utilizzata per la prima volta dall` etologo Konrad Lorenz per indicare il comportamento di alcuni animali contro un membro del loro gruppo al fine di escluderlo (Dell`Olivo, 2007). In Italia il fenomeno è stato studiato scientificamente, <strong>nell`ambito della psicologia del lavoro</strong>, con la pubblicazione nel 1996 del primo libro dedicato espressamente all`argomento, scritto da Harald Ege, Psicologo del lavoro e ricercatore tedesco residente nel nostro paese, che in un suo scritto successivo ha descritto il mobbing come &#8220;<strong>una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, persistente ed in constante progresso </strong>in cui, tramite violenza psicologica, una o più vittime vengono costrette ad esaudire la volontà di uno o più aggressori. Questa violenza si esprime attraverso attacchi che hanno lo scopo di danneggiare i canali di comunicazione, il flusso di informazioni e la professionalità delle vittime&#8221; (Ege, 2001).</p>
<p>Dall`analisi della letteratura corrente in materia non si riscontra una definizione univoca di mobbing, né gli autori sono concordi sul fatto che possano esistere nelle vittime alcune caratteristiche di personalità predisponenti: trattandosi di un fenomeno dalle molteplici sfaccettature, le varie definizioni e ipotesi risentono del punto di vista di chi le esprime. Tuttavia, le caratteristiche psicologiche del mobbizzato che emergono più frequentemente dalle indagini sull`individuazione delle personalità più inclini a subire persecuzioni morali, evidenziano che sono quelle di una persona scrupolosa, sensibile tanto ai riconoscimenti quanto alle critiche, con uno spiccato senso di giustizia, rigida, ostinata, con elevato senso del dovere, il soggetto che i superiori notano più facilmente, ma anche quello che più spesso infastidisce (Gilioli, 2001).<span style="text-decoration: underline;"><strong></p>
<p></strong></span>Questo articolo vuole essere un tentativo di riflessione su un fenomeno talvolta inconsapevolmente utilizzato da parte di coloro che, per motivi che andrò a illustrare, viene enfatizzato <strong>a scopo di rivalsa nei confronti di una realtà professionale diventata insostenibile dalla loro organizzazione di personalità</strong>. Il costrutto di &#8220;organizzazione di personalità&#8221; sottolinea la stretta interdipendenza tra dominio emotivo e dominio cognitivo, che ha alla base un articolato modello dell`organizzazione del Sé (Guidano e Liotti, 1983). Per meglio comprendere dobbiamo pensare alla nostra organizzazione di personalità come se fosse simbolicamente la colonna vertebrale del nostro corpo, che ci sostiene e ci permette di effettuare una serie di attività e di movimenti. Conoscere le articolazioni e quali movimenti possiamo o non possiamo fare ci permette di diventare, se vogliamo, atleti sempre più performanti. Lo scarso esercizio fisico ci rende invece sempre meno efficienti e tende a irrigidirci in movimenti sempre più limitati.</p>
<p>Nella riflessione sul sé, si riordina il flusso di esperienza in modo coerente con i principi che regolano la propria organizzazione di personalità. Laddove questo processo sia ostacolato, come accade nel caso di esperienze discrepanti rispetto al senso di sé, oppure di ridotte capacità di regolazione emozionale, il senso di coesione può risultare alterato. In questo caso la difficoltà emerge con il manifestarsi di sintomi psicopatologici. Bene, dopo alcune informazioni accademiche siamo ora pronti a dare un nome a questa organizzazione di personalità: &#8220;<strong>organizzazione ossessiva</strong>&#8220;.</p>
<p>Tale struttura si riferisce a individui che presentano un senso di sé costruito attraverso una continua selezione tra polarità opposte, in accordo a un sistema astratto di regole di riferimento. In questi individui il senso di sé si basa tipicamente sulle loro capacità di controllare il pensiero, le emozioni e il comportamento. Essi tipicamente percepiscono un senso di sé dicotomico ogniqualvolta avvertono un`attivazione emotiva caratterizzata da ambiguità o mancanza di coerenza con il loro sistema di regole di riferimento (Guidano e Liotti, 1983), dove il controllo diventa quindi il loro meccanismo di base, <strong>percependo come &#8220;minaccioso&#8221; tutto ciò che sfugge a questo meccanismo di difesa e non si riesce quindi a controllare/dominare le situazioni</strong>. Le persone cercano quindi di controllare l`incontrollabile, esponendosi e predisponendosi a quelle dinamiche di svilimento ed inadeguatezza che emergono nella pratica clinica in soggetti rigidi e poco flessibili ai cambiamenti, ad esempio cambio della dirigenza, cambio delle mansioni o del luogo di lavoro. Tali cambiamenti sono spesso vissuti come demansionamento, svuotamento delle proprie competenze professionali, affronti e quant`altro, che spesso trovano spiegazione in una capacità di adattamento ridotta. In soggetti con un`organizzazione ossessiva di personalità, caratterizzati da una spiccata abitudine alla razionalizzazione, con un Io rigido, si incontrano facilmente gravi difficoltà nella gestione di situazioni complesse, soprattutto qualora queste generino la compresenza di istanze diverse dentro di sé, quali l`ambivalenza delle richieste lavorative, rispetto ai propri valori e alla propria struttura di personalità. La tendenza ad affrontare le situazioni in stato di allerta, con atteggiamento di autoprotezione, impiegando scarsamente le risorse affettive disponibili e la marcata rigidità difensivo-razionale espongono a una gestione di sé poco efficace ed adeguata, con inevitabili ripercussioni interpersonali, che vanno ad aggravare ulteriormente la conflittualità lavorativa.</p>
<p>In un mondo dove il lavoro ha come denominatore comune la precarietà e difficoltà da parte di entrambe le categorie, dipendenti e datori di lavoro (anche i più radicali difensori dei lavoratori hanno capito che gli interessi di uno sono gli interessi dell`altro),<strong> il denominatore comune dovrebbe essere il confronto e l`adattamento</strong>. Non sempre però, le cose vanno come si vorrebbe: sono le persone più flessibili a trarre il meglio dagli ambienti lavorativi, persone che dopo il lavoro hanno momenti di svago come famiglia ed amici, dove ricercare momenti di svago, fonte di appagamento e dove il lavoro rappresenta uno di questi momenti e non &#8220;il momento&#8221;. Determinante appare quindi il ruolo della personalità e della sua comprensione, sulla quale è possibile lavorare <strong>con interventi mirati di psicoterapia</strong>, finalizzati a potenziare la capacità di adattamento, per il superamento della situazione di sofferenza.</p>
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		<title>LA PAURA DEL VIRUS O IL VIRUS DELLA PAURA? IL CASO A H1/N1</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 18:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino a qualche tempo fa, nessuno avrebbe immaginato di portarsi in tasca o in borsa un presidio medico chirurgico antibatterico e disinfettarsi le mani per strada. Ne, tanto meno, che le scuole richiedessero a bambini di non abbracciarsi con i proprio compagni di scuola, come profilassi obbligatoria per questioni cautelari. Eppure, queste sono oggi scene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-437" title="virus-suino" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/virus-suino-256x300.jpg" alt="virus-suino" width="256" height="300" /></p>
<p>Fino a qualche tempo fa, nessuno avrebbe immaginato di portarsi in tasca o in borsa un presidio medico chirurgico antibatterico e disinfettarsi le mani per strada. Ne, tanto meno, che le scuole richiedessero a bambini di non abbracciarsi con i proprio compagni di scuola, come profilassi obbligatoria per questioni cautelari. Eppure, queste sono oggi scene di vita quotidiana, che non solo non ci sorprendono, ma che reputiamo necessarie per la nostra sicurezza. Questo ed altro in tempi di Influenza A H1/N1. Non c&#8217;è dubbio che l&#8217;argomento sia inflazionato e che chiunque ne abbia sentito già parlare, ma forse, in meno sanno cosa davvero sia questo virus. Senza dover scendere troppo nel tecnico, il che renderebbe la cosa difficilmente comprensibile, si deve sapere che la famosa sigla A H1/N1 non  è altro che  una sorta di codice che permette di classificare il virus. La lettera A ne identifica il tipo, ossia la famiglia di appartenenza, H1 è il recettore della cellula alla quale il virus si attacca e N1 è l&#8217;enzima della cellula attaccata, che libera i nuovi prodotti del virus. Anche se inizialmente questa definizione può apparire criptica o complessa, ci permette di evincere che il virus, aggredendo le cellule, fa si che queste producano anticorpi per combatterlo, costringendolo a modificarsi di volta in volta. La sigla quindi ne classifica il tipo e gli annovera determinate proprietà. Sono proprio gli esperti, infatti, a dirci che questo tipo di virus è circoscrivibile in una serie di altri che hanno la stessa &#8211; se non minore &#8211; pericolosità di un&#8217;influenza stagionale.</p>
<p>Senza ulteriormente caricare di tediosità la descrizione, va considerato quindi, che tutti i virus hanno per proprietà intrinseca la mutevolezza e che per questo, sono tutti egualmente contraibili con facilità. Un ulteriore passo renderebbe il tutto troppo tecnico ma la domanda latente che attanaglia tutti nel dubbio è : quanto rischio si corre? La risposta è poco, molto poco. La vera domanda da porsi è: perché è così tangibile nell&#8217;aria la paura per il virus dell&#8217;influenza suina. Ci sono varie scuole di pensiero a riguardo, di cui la principale è quella dei <em>cospirazionisti</em>. A loro detta, produrre paura è un modo per far produrre &#8211; e quindi vendere -  vaccini (costosi e superflui) per rimpinguare le casse delle case farmaceutiche. Per quanto probabile, sarebbe troppo pretenzioso, pretendere di discuterne in questa sede e tanto più arrogarsi il diritto di saperlo.&#8221;Le mamme non fanno altro che parlare di questo&#8221; dice la proprietaria di un noto negozio per bambini del centro; &#8221; hanno i figli con l&#8217;influenza e sono preoccupatissime&#8221;. Aldilà delle normali premure che ogni madre nutre verso la propria prole, però, l&#8217;allarmismo generato dai canali  di informazione, sta provocando una sorta di isteria collettiva che non produce niente se non ansia ingiustificata.</p>
<p>Professori, medici, ministeri e organizzazioni internazionali fanno da spola nel rimbalzo di informazioni allarmiste e sottese al mero sensazionalismo. Come possono allora genitori, bambini, insegnanti e nonni non creder loro?!. Ovvio è che lo faranno. E&#8217; così che si entra in quel circolo vizioso, per cui la vera viralità, più che al virus, va attribuita alla malainformazione. Così un disinfettante antibatterico per le mani diventa la panacea assoluta da erigere in difesa del contagio &#8211; che tra l&#8217;altro, eventualmente, necessiterebbe di antivirale per essere debellato -. La normale profilassi è più che sufficiente per non incappare nel contagio e anche laddove venisse contratto, può essere curato. I morti dell&#8217;influenza Suina sono solo 43, quando le cifre dei decessi per le comuni influenze stagionali, sono di gran lunga superiori. Quello che non viene considerato allora, è che la vera pericolosità del virus A H1/N1 è quella di aver contagiato di paura tantissime più persone di quelle che in realtà ha fatto ammalare veramente.</p>
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		<title>Il pensiero di un futuro incerto anticipa l&#8217;età dello stress</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 12:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[depressione]]></category>
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		<description><![CDATA[Diciotto, vent&#8217;anni. L&#8217;età della spensieratezza, fino a qualche tempo fa. Cambiano i tempi, soffia il vento della crisi economica e nel 2009 questa è l&#8217;età dell&#8217;ansia: due under 25 su tre si sentono stressati e ansiosi almeno una volta alla settimana, rivela un&#8217;indagine condotta dal Rethink National Young Person&#8217;s Programme inglese. Un fenomeno di proporzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-420" title="bart" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/bart.jpg" alt="bart" width="101" height="125" /></p>
<p>Diciotto, vent&#8217;anni. L&#8217;età della spensieratezza, fino a qualche tempo fa. Cambiano i tempi, soffia il vento della crisi economica e nel 2009 questa è l&#8217;età dell&#8217;ansia: due under 25 su tre si sentono stressati e ansiosi almeno una volta alla settimana, rivela un&#8217;indagine condotta dal Rethink National Young Person&#8217;s Programme inglese. Un fenomeno di proporzioni ancor più preoccupanti nelle donne: una ragazza su tre dice di essere ansiosa per la maggior parte della settimana, o addirittura tutti i giorni. Perché con la disoccupazione che galoppa, la «generazione mille euro» dei precari a vita si scopre perfino più fragile: il 45% dei giovani fra 18 e 24 anni si preoccupa della carenza di soldi, uno su tre si sente sotto pressione al pensiero del lavoro che non c&#8217;è o è difficile da mantenere. Dati confermati dalla Sip, la Società Italiana di Psichiatria, che dedica al «mal di crisi» due eventi speciali durante il congresso nazionale che si apre oggi a Roma: secondo gli esperti, incertezza e precarietà aumentano del 30% l&#8217;incidenza dell&#8217;ansia.</p>
<p><strong>«I ventenni sono più esposti</strong> perché vivono un momento fisiologico di insicurezza e ricerca dell&#8217;identità, che la crisi acuisce minando le certezze sul futuro e aumentando la competizione e il senso di inadeguatezza di chi si affaccia al mondo del lavoro» spiega Alberto Siracusano, presidente Sip e direttore del Dipartimento di neuroscienze al Policlinico Tor Vergata di Roma. E chi ha più di 25 anni non ha da stare allegro: le coppie di trenta-quarantenni con figli piccoli sono prede facili dell&#8217;ansia. Soprattutto le giovani mamme: si preoccupano del futuro dei bimbi, percepiscono di più le necessità familiari, tendono a trascurare i bisogni personali, così l&#8217;equilibrio psichico viene messo a dura prova. Col portafoglio che si svuota in un lampo, molti vivono sentendosi sul filo del rasoio: se questo disagio diventa cronico, il pericolo di conseguenze dannose per la salute mentale è concreto. Tanto che non è raro finire per ammalarsi di depressione con un rischio che sale quanto più a lungo si resta fuori dal mercato del lavoro. «Purtroppo i giovani non ammettono facilmente i disturbi, li considerano una debolezza — dice Siracusano —. Invece, riconoscendo il problema e cercando di risolverlo subito, la crisi e l&#8217;ansia che ne deriva possono essere un&#8217;opportunità di crescita per prendere in mano il proprio destino e cambiarlo: una psicoterapia in giovane età, ad esempio, può dare gli strumenti per affrontare la vita con maggior consapevolezza». Anche perché negando l&#8217;evidenza c&#8217;è il rischio di scivolare sempre più nella patologia. Non a caso in tempi di crisi aumentano i suicidi e le morti per abuso di alcol.</p>
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		<title>Manca la serotonina? L&#8217;amore è fast</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 11:43:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disfunzioni sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[eiaculazione prece]]></category>

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		<description><![CDATA[Un farmaco contro eiaculazione precoce L&#8217;amore sotto le lenzuola è troppo &#8220;veloce&#8221;? Potrebbe essere colpa di una concentrazione troppo ridotta di serotonina nel sangue. Proprio una insufficienza dei livelli di questa sostanza si sta dimostrando un elemento chiave nei processi che causano negli uomini l&#8217;eiaculazione precoce, il disturbo  sessuale più frequente nel maschio e presente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- google_ad_section_start (name=articolo) --></p>
<h3>Un farmaco contro eiaculazione precoce</h3>
<p>L&#8217;amore sotto le lenzuola è troppo &#8220;veloce&#8221;? Potrebbe essere colpa di una concentrazione troppo ridotta di serotonina nel sangue. Proprio una insufficienza dei livelli di questa sostanza si sta dimostrando un elemento chiave nei processi che causano negli uomini l&#8217;eiaculazione precoce, il disturbo  sessuale più frequente nel maschio e presente nel 20% degli italiani tra i 18 e i 70 anni. In questi casi, la patologia è curabile con un nuovo farmaco, la dapoxetina.</p>
<p><a onclick="foto('/bin/443.$plit/orig_C_0_articolo_463540_listatakes_itemTake_0_immaginetake.jpg');return false;" href="http://www.tgcom.mediaset.it/perlei/articoli/articolo463540.shtml#"><img src="http://www.tgcom.mediaset.it/bin/495.$plit/C_0_articolo_463540_listatakes_itemTake_0_immaginetake.jpg" alt="" width="320" height="210" /></a></p>
<p>Lo hanno reso noto gli esperti riuniti in occasione di un meeting dedicato al tema nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Specialisti nel trattamento dell&#8217;eiaculazione precoce&#8221;. Secondo alcuni studi, il riflesso eiaculatorio compare in risposta a un&#8217;interazione complessa di stimoli fisiologici e psicologici nel cervello e nel sistema nervoso centrale in cui la serotonina riveste un ruolo chiave. Questo neurotrasmettitore infatti è in grado di controllare l&#8217;eiaculazione e la risposta sessuale maschile: se i livelli di serotonina a livello del sistema nervoso centrale aumentano, l&#8217;eiaculazione risulta inibita, mentre il disturbo è associato a una ridotta concentrazione di questa sostanza. L&#8217;&#8221;amore veloce&#8221;, insomma, non è solo un problema psicologico, ma fisiologico.</p>
<p>La soluzione terapeutica in questi casi punta sulla dapoxetina, un farmaco che agisce sulla serotonina, aumentandone la presenza dove serve, ossia nello spazio intersinaptico, con l&#8217;effetto di &#8220;allungare&#8221; i tempi dell&#8217;amore. Il primo farmaco approvato per il trattamento specifico del problema, è disponibile dallo scorso luglio su prescrizione medica nelle farmacie italiane. Il farmaco è stato anche già esaminato dagli specialisti della Società italiana di andrologia (Sia), la Società italiana di andrologia e medicina sessuale (Siams) e la Società italiana di urologia (Siu).</p>
<p>Parlare di eiaculazione precoce è ancora un tabù per molte persone: lo dicono, oltre il senso comune, anche le statistiche: solo il 66% di chi ne soffre ammette di aver avuto problemi con la partner, solo il 44% ammette significativi livelli di frustrazione. L&#8217;eiaculazione precoce non è un problema esclusivamente maschile: &#8221;Infatti sia negli uomini sia nelle donne partner di uomini con Ep, questa condizione provoca ansia, rabbia, frustrazione, perdita dell&#8217;intimità, sentimenti che possono mettere a rischio la coppia&#8221;. Il 31% degli uomini ha una scarsa soddisfazione nei rapporti sessuali, le donne solo nel 38% dei casi si definiscono appagate. Per parlare del problema ha preso il via una campagna nazionale di sensibilizzazione (Eiaculazione precoce. Vogliamo parlarne?) presente anche su internet all&#8217;indirizzo <a href="http://www.eiaculazioneprecocestop.it/">www.eiaculazioneprecocestop.it</a>.</p>
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		<title>Cancellare i ricordi traumatici</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 18:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi d'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo tassello si aggiunge alla comprensione di fenomeni legati alla memoria. E’ noto che le esperienze traumatiche lasciano un segno, spesso indelebile, proprio a causa della grande emozione provocata dall’evento. I ricordi piacevoli non presentano l’intrusività e l’ossessività che caratterizzano quelli connessi a situazioni emotivamente stressanti. L’ipermemoria e l’ipervigilanza costituiscono un tratto distintivo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-335" title="immagine.asp" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/immagine.asp.jpg" alt="immagine.asp" width="300" height="230" /></p>
<p>Un nuovo tassello si aggiunge alla comprensione di fenomeni legati alla memoria. E’ noto che le esperienze traumatiche lasciano un segno, spesso indelebile, proprio a causa della grande emozione provocata dall’evento. I ricordi piacevoli non presentano l’intrusività e l’ossessività che caratterizzano quelli connessi a situazioni emotivamente stressanti. L’ipermemoria e l’ipervigilanza costituiscono un tratto distintivo della personalità dei soggetti traumatizzati, cosicché i ricordi dolorosi possono riattivarsi al minimo segnale associato al trauma, o ripresentarsi spontaneamente, in forma ricorrente, come flashback durante la veglia o incubi nel sonno.</p>
<p>Un deficit nell’estinzione di memorie spiacevoli è particolarmente importante riguardo alla paura e limita gli effetti dei trattamenti dei disturbi d’ansia. L’estinzione della paura implica le influenze inibitorie della corteccia prefrontale sull’amigdala (struttura del sistema limbico che rappresenta la sentinella delle emozioni, capace di rispondere prima della neocorteccia, ed eventualmente, di effettuare una sorta di “sequestro emozionale”). Proprio sulla struttura dell’amigdala si è concentrata l’attenzione di un gruppo di studio guidato da Nadine Gogolla, ricercatrice presso il Dipartimento di biologia cellulare e molecolare della Harvard University, individuando un processo che concorre alla permanenza dei ricordi paurosi. I risultati preliminari dello studio, condotto sui topi, sono stati pubblicati sulla rivista “Science”, con un approfondimento curato da Tommaso Pizzorusso, ricercatore all’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa.</p>
<p>La paura può essere indotta sperimentalmente in animali da laboratorio. L’ansia che viene appresa associando uno stimolo neutro che produce una sensazione inoffensiva (stimolo condizionato, ad esempio, il suono di un campanello o una gabbia bianca) con un rinforzo negativo (stimolo incondizionato, come una breve e leggera scossa elettrica a cui l’animale non può sottrarsi in alcun modo), è detta “paura condizionata”. Il processo opposto, l’estinzione della paura, è una tecnica che si basa sul decremento delle risposte alla paura quando si interrompe l’associazione tra lo stimolo condizionato e quello incondizionato, presentando ripetutamente lo stimolo condizionato senza farlo seguire dallo shock. E’ adesso comunemente accettata l’idea che l’estinzione rappresenti un nuovo apprendimento e non eradichi la preesistente memoria. Al contrario, la memoria originaria può ritornare spontaneamente, o può essere ripresa, se lo stimolo condiziononato viene presentato in contesti differenti da quello in cui il protocollo di estinzione è stato effettuato.</p>
<p>Le ricerche sugli animali hanno mostrato chiaramente che l’efficacia dell’apprendimento legato al processo di estinzione dipende dall’età. Nei soggetti giovani le memorie di eventi paurosi possono essere cancellate in maniera definitiva, mentre negli adulti il condizionamento alla paura induce la formazione di memorie resistenti al trattamento di estinzione. Queste osservazioni hanno suggerito l’ipotesi che le memorie di emozioni spaventose siano attivamente protette negli adulti. Il gruppo di ricerca ha dimostrato che la protezione è conferita dai proteoglicani di condroitin solfato (CSPGs) presenti nella rete perineuronale (una forma altamente strutturata di matrice extracellulare attorno ai neuroni inibitori) che costituisce l’impalcatura dell’amigdala.</p>
<p>Gli esperimenti sono stati condotti nei topi, durante il periodo postnatale (a 16 giorni e a 23 giorni dopo la nascita), e su topi adulti di tre mesi di vita. L’organizzazione dei CSPGs all’interno della rete perineuronale coincide con il periodo cruciale che segna il passaggio alla fase dello sviluppo (dall’età giovanile a quella adulta, intorno alla terza settimana di vita) in cui la memoria della paura diventa persistente. Se la matrice extracellulare è rimossa nell’amigdala di topi adulti tramite un enzima specifico, viene facilitata l’estinzione delle risposte alla paura condizionata, indicando che una rete perineuronale intatta media la formazione di memorie commesse alla paura resistenti all’eradicazione. Nadine Gogolla ha notato altresì che la degradazione chimica della matrice funziona nel cancellare i ricordi spiacevoli solo se viene effettuata prima del condizionamento alla paura e non agisce su quelli già esistenti. Ciò indica la possibilità che la presenza della rete protettiva modifichi il processo attraverso il quale i ricordi dolorosi vengono immagazzinati nel cervello. E’ un piccolo passo in avanti nella conoscenza della neurobiologia della paura, e potrà condurre alla messa a punto di farmaci utili a prevenire, se non a curare, i disturbi d’ansia, nei soggetti più vulnerabili.</p>
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