DROGA: BATTAGLIA (FICT), DAL 40% AL 60% ACCESSI A SITI PER VENDITA

”Negli ultimi sei mesi dell’anno 2008 si e’ passati dal 40% al 60% di accessi a siti dedicati alla vendita di droga per non parlare della dipendenza da internet, i blog a favore dell’anoressia, le migliaia di pagine dedicate alle droghe che sono solo lo specchio possibile del nostro mondo e del nostro tempo”.

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Lo dichiara don Mimmo Battaglia, Presidente della Federazione Comunita’ Terapeutiche, in occasione della Giornata Momdiale contro le droghe.

La ”diatriba manichea tra virtuale e reale – aggiunge- e’ spesso un falso problema, un alibi a chiudersi al riparo dei nostri ”mio figlio sta sempre al computer”: e’ necessario comprendere che se sempre piu’ ci ritroviamo a parlare dietro uno schermo e’ a causa del nostro analfabetismo emotivo e relazionale e che il virtuale e’ un amplificatore del mondo reale”. In questo panorama, ”pero’ puo’ essere anche nostro alleato nella costruzione di relazioni e di consulenza con i giovani che hanno il problema della droga. Il sito droga online del CEIS di Reggio Emilia della FICT ha questa funzione”. Nell’arco di sei mesi (dal dicembre 2008 a maggio 2009) su 4756 domande ricevute: 1099 riguardano le droghe, 698 informazioni su extasi, 536 ricerca di Comunita’ terapeutiche, 443 storie, 428 su allucinogeni, 382 sull’anfetamina, 301 sui cannabinoidi, 300 sulla cocaina, 191 sull’eroina. ”Il web in questo senso – secondo don Battaglia- diventa anche uno strumento per instaurare una relazione reale, fatta di sguardi e soprattutto di ascolto, suscitando nei ragazzi, partendo dalla nostra coerenza tra parole e vita: domande e risposte di senso”.

Internet, la nuova droga: “Ho giocato 17 ore di seguito”

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Giovani web-dipendenti dimenticati dai propri genitori. I ragazzi raccontano: “Impugno il joystick da quando sono nato”. Il presidente della Federazione delle comunità terapeutiche, Battaglia: ‘E’ la cifra dell’abbandono’
ROMA – Giovani web-dipendenti, “generazione wireless” dimenticata in mansarda dai propri genitori, ma con una vera e propria patologia: internet. E’ questa la nuova dipendenza da combattere e tenere sotto osservazione oggi, secondo Mimmo Battaglia, presidente della Fict, la Federazione delle comunità terapeutiche, che ha introdotto i lavori della tavola rotonda su giovani, internet e nuove dipendenze presso il palazzo dell’Unicef, a Roma. Per Battaglia, “i sedicenni di oggi sono cresciuti in un mondo in cui tutto è rispecchiato nel web, in cui i giochi stanno dietro ad una consolle più che in un cortile, in cui le voci dentro casa provengono dalle tv piuttosto che dalle persone che la vivono. Vuol dire che i sedicenni di oggi di fronte ad un monitor si sentono a proprio agio più di quanto noi potremmo mai immaginare”.

I 16ENNI, A PROPRIO AGIO SOLO DI FRONTE AL MONITOR – Quella fotografata dalla Fict è una rete web come una ragnatela, che cattura e spesso non lascia possibilità di scampo. “La rete- spiega Battaglia – è la terra delle possibilità, delle enormi quantità di informazione ma spesso a scapito dell’approfondimento, delle infinite opportunità d’incontro, ma privo dell’aspetto di fisicita’ e compresenza, scevre pero’ da ogni progettualita’ informativa. E’ lo scenario di una pluralita’ enorme e sconcertante”.

“HO GIOCATO PER UN GIORNO INTERO” – Battaglia porta l’esperienza di alcuni ragazzi, come Sergej, ventenne, che racconta: “Impugno un joystick da quando sono nato. Una volta ho giocato per diciassette ore di seguito”. Anche Bernardo, un coetaneo, non e’ nuovo a queste esperienze: “Anch’io una volta per piu’ di un giorno. Chiusi in mansarda, io, un amico, la playstation e una cassa di Redbull”. E i genitori? La risposta e’ comune: “Nulla”. “Questa risposta- dice Battaglia – e’ la cifra di un abbandono, di una solitudine da riempire con gli eroi armati di un videogame ed una cassa di energizzanti per tenersi su”.

Non tutti i ragazzi si immergono in apnea nella realta’ virtuale, molti sono certi di non essere mai caduti nella rete del mondo virtuale, ma la mancanza di una progettualita’ formativa, come afferma Battaglia, la notano anche loro. Sono le parole di Alessia raccolte da don Battaglia. “Gli adulti si lamentano, ma fanno come noi, non propongono un’alternativa”. (Dires – Redattore Sociale)

Tutti gli animali hanno relazioni omosessuali

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Secondo una nuova ricerca l’omosessualità esiste in quasi tutto il regno animale e può perfino essere vitale per la sopravvivenza delle specie. Accoppiamenti con lo stesso sesso sono stati in precedenza osservati in più di 1.000 specie inclusi i delfini e i pinguini ma ora gli scienziati affermano che accada anche tra i vermi, le rane, gli uccelli e molti altri animali. Queste scoperte sono una specie di “guanto di sfida” per quei punti di vista convenzionali sul comportamento delle specie animali e per coloro che sostengono che l’omosessualità sia innaturale. Il dottor Nathan Bailey, biologo evoluzionista, ha dichiarato che è evidente che il comportamento sessuale con lo stesso sesso si estende molto al di là degli esempi ben noti che dominano sia la letteratura popolare che quella scientifica, per esempio i bonobo, i delfini, i pinguini e le mosche della frutta; quasi un terzo degli albatros Laysan sull’isola hawaiana di Oahu sono stati allevati da due femmine che si sono messe insieme per allevare la prole perché c’è stata una diminuzione di albatros maschi. Una coppia di pinguini maschi ha recentemente “covato” un uovo allo zoo Bremerhaven nella Germania settentrionale dopo che i suoi genitori biologici l’avevano rifiutato. Metà del tempo che i delfini “a naso di bottiglia” maschi fanno sesso lo fanno con altri maschi mentre per gli avvoltoi “barbuti” maschi gli incontri con individui dello stesso sesso sono un quarto di tutti gli incontri. L’esistenza dell’omosessualità tra gli animali ha ispirato, tre anni fa, un mostra in un museo a Oslo in Norvegia in cui venivano mostrate fotografie di “azioni sessuali” tra maschi di balene e di giraffe ma gli scienziati sostengono, in questo nuovo studio, che le ragioni per gli accoppiamenti con lo stesso sesso possano variare da specie a specie e hanno aggiunto anche che sono necessari altri studi per capire quanto l’omosessualità negli animali sia un fattore ereditario e per determinare quali siano le sue ragioni genetiche.

Fonte. Italia notizie

Il terrore di volare

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La tragedia dell’Airbus inabissatosi nell’Atlantico condizionerà gli italiani nella scelta del mezzo di trasporto e delle mete vacanziere. Due su tre hanno paura di volare. Una fobia che si può superare: ecco come

Abbiamo tutti seguito col cuore in gola la terribile vicenda dell’Airbus Air France partito da Rio de Janeiro alla volta di Parigi, inabissatosi nelle acque dell’oceano Atlantico a largo delle coste del Senegal. Una disgrazia che condizionerà gli italiani nella scelta del mezzo di trasporto nel corso delle vacanze estive, e di conseguenza nella scelta delle mete turistiche. Lo dichiara la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente dell’Euroda (Associazione Europea Disturbi e Attacchi di Panico).

Due italiani su tre hanno il terrore di volare. Si va da chi nutre una vera e propria fobia per il mezzo a chi lo prende solo se costretto. Per questi ultimi, che rappresentano la maggioranza di chi teme dell’aereo, aumenterà ulteriormente la paura in seguito all’ultima tragedia dei cieli. «Rafforzeranno le loro convinzioni secondo le quali volare mette la vita in pericolo – spiega la psicoterapeuta – non a caso nei nostri centri, ogni volta che si registra una tragedia nei cieli, le richieste di aiuto per chi soffre di ansia e paura dell’aereo aumentano». «Ogni cosa che noi evitiamo per paura – aggiunge l’esperta – indebolisce il rapporto di fiducia con noi stessi portando alla conseguenza che nel tempo le cose che ci fanno paura possono aumentare e il disagio psichico propagarsi a varie situazioni».

Ma questa paura ha delle fondamenta reali? Secondo le statistiche no, perché l’aereo si conferma il mezzo di trasporto più sicuro, col minor numero di decessi. Le vittime di incidenti aerei nel mondo l’anno scorso sono state 502, contro i 1.258 morti su rotaie (dati del 2006), 1,3 milioni di decessi sulle strade. Si consideri poi che sui treni viaggia circa la metà dei passeggeri che prendono aerei di linea, ma la mortalità è più che doppia. La strada si conferma essere di gran lunga la più pericolosa.

L’aerofobia (o aviofobia) è tra le fobie più diffuse, insieme all’agorafobia e la claustrofobia. L’ansia si manifesta alcuni giorni prima della partenza e aumenta sempre più con l’avvicinarsi del fatidico momento. I sintomi che accompagnano l’ansia vanno dall’eccessiva sudorazione alla tachicardia, ma anche nausea, diarrea, affanno e tensione muscolare, che arrivano a sfociare addirittura in veri e propri attacchi di panico. Alcune volte l’aerofobia si manifesta in seguito a esperienze negative vissute nel corso di un volo, ma capita molto spesso di no. In questo spesso è determinata dal terrore di non poter controllare direttamente la situazione e affidarsi a un altro (il pilota).

Ecco qualche consiglio per affrontare la paura:
- Nelle ore precedenti alla partenza evitate bevande contenenti caffeina e alcolici
- Se possibile chiedete a un amico o un parente di volare con voi
- Arrivate in aeroporto riposati e possibilmente non all’ultimo minuto, così avrete modo di familiarizzare con l’ambiente
- Parlate agli assistenti di volo dei vostri timori: sono abituati a fronteggiare questo genere di situazioni
- Cercate di distrarvi durante il volo, portandovi delle riviste, un libro, ascoltate la musica che più vi piace
Se tutto questo non fosse sufficiente potrete rivolgervi al medico curante che vi prescriverà dei farmaci tranquillanti da assumere prima dell’imbarco. Esistono inoltre seminari e gruppi di supporto (spesso organizzati dalle stesse compagnie aeree) per vincere l’ansia e ricominciare a volare in tutti i sensi. (Libero News)

fonte: Libero News

Scoppia la “febbre da esami”

Tra allarmanti digiuni e notti insonni sui libri, in arrivo alcune strategie per superare al meglio la prova finale

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ROMA
Attacchi d’ansia, crisi di panico, notti insonni e metabolismo sfasato: ecco i «sintomi della febbre da maturità». Secondo il parere degli esperti, un rischio per l’esito degli esami, ma soprattutto per la salute degli studenti, che tendono a trascurare tutte le «buone regole» per quanto riguarda alimentazione, sport, relax e ore di sonno. È, infatti, partito il conto alla rovescia per i 500 mila giovani che fra dieci giorni saranno impegnati con la prima prova dell’esame di Stato e vivono in questo periodo giorni convulsi e densi di stress. Resta poco più di una settimana per prepararsi al meglio, e se qualcuno si concentra sulle tecniche per copiare (dal gadget hi tech alla tradizionale «cartucciera»), tantissimi si preparano a vere e proprie «maratone» di studio.

I rischi
Non si contano quelli che trascorrono ore e ore a studiare in modo ossessivo e senza pause, mangiano in modo scorretto (61%), passano troppo tempo davanti a libri e Pc (74%) e si «dimenticano» di andare a dormire (52%), solo per citare alcuni dei comportamenti da evitare individuati dagli esperti. Se a questo si aggiunge un calo vertiginoso di ogni tipo di attività fisica (come sottolinea il 66%) e l’incapacità che molti hanno di «staccare» sia dal punto di vista fisico che da quello mentale (54%), il risultato è tutt’altro che roseo e lo stile di vita dei maturandi italiani assomiglia più a una gara di sopravvivenza che a una seria preparazione agli esami. E i conseguenti danni di questo rush finale sono numerosi: dalle brusche variazioni del peso corporeo (36%), all’insonnia (77%), passando attraverso mal di schiena e cervicali (72%), ma anche sbalzi d’umore e irritabilità (61%). Inoltre, cosa più grave, secondo gli esperti interpellati dall’Osservatorio Federsalus in molti casi non si tratta di «piccole noie» che scompaiono dopo la maturità ma di fastidi che potrebbero far sentire i loro effetti nel tempo.

E per quanto riguarda la sfera psicologica? Alla base c’è certamente «l’ansia da prestazione» e le troppe ore concentrati sullo studio, piegati malamente sul libro o davanti ad un monitor, possono portare maggiore difficoltà di concentrazione, proprio quando se ne avrebbe più bisogno. Sottoporsi ad un tour de force fra libri, appunti e quaderni eliminando ogni forma di contatto sociale può rivelarsi un errore, in quanto l’ansia e lo stress accumulate in questo periodo devono trovare una valvola di sfogo, altrimenti possono trasformarsi in veri e propri attacchi di panico.

I consigli
Per superare indenni gli esami, gli esperti di Federsalus propongono, dunque, un decalogo fatto di pasti leggeri e poco elaborati, senza dimenticare l’importanza dell’attività fisica, praticata per almeno 30 minuti al giorno, alternando magari una semplice passeggiata con un po’ di stretching. Per quanto l’alimentazione, sarebbe necessario variare il più possibile e distribuire il cibo in cinque pasti al giorno, dando spazio a pane, pasta, riso e cereali, che forniscono il giusto apporto di glucosio e favoriscono la digestione. L’assunzione di selenio e zinco, contenute nei vegetali, carne e pesce, può rivelarsi un valido aiuto per la mente e, infine, le vitamine e i minerali di cui la frutta è ricca aiutano a sopportare meglio il caldo e la stanchezza, contribuendo anche a regolare il sonno. Inoltre, sotto esame è opportuno non cenare troppo tardi ed evitare l’abuso di alcool e di sostanze eccitanti come tè, caffè, cioccolata, che intorpidiscono e comportano un introito calorico non indifferente.

Occhio a pillole, energy drink, beveroni, integratori e altri aiuti chimici o «naturali» per studiare meglio o più a lungo in vista della prova. «Questi prodotti o non fanno niente, o peggio fanno male: in molti casi la loro efficacia non è dimostrata, in altri invece si tratta di veri e propri medicinali che interferiscono con il sistema nervoso centrale. Oltretutto abituano il ragazzo all’idea di un “aiuto” artificiale per risolvere i problemi». A mettere in guardia gli studenti e i loro genitori è Italo Farnetani, pediatra e docente a contratto dell’Università di Milano-Bicocca, che si dice stupito perchè oggi, a cercare una «spinta» in farmacia, dal medico o in erboristeria non sono solo i ragazzi alle prese con gli ultimi ripassi, ma anche i loro genitori.

«In parte sottovalutano il potenziale pericolo di queste sostanze, in parte sono spinti dalle eccessive aspettative nei confronti della performance scolastica dei figli. Si tratta comunque di un fenomeno reale e preoccupante, che oltretutto ha una valenza negativa dal punto di vista psicologico: il ragazzo – spiega l’esperto – si abitua a modificare la propria prestazione con sostanze esterne». «In realtà un adolescente sano non ha bisogno di farmaci, integratori o prodotti ‘naturalì per studiare meglio. I genitori – raccomanda Farnetani – farebbero bene piuttosto a garantire al ragazzo un ambiente tranquillo, portando in tavola in questi giorni i suoi piatti preferiti. E soprattutto allentando la tensione in vista delle prove».

Fonte: La Stampa