Ansia e depressione: e possibile curarsi anche via internet?

L’ansia e la depressione si possono curare anche attraverso internet.

Da tempo questa ipotesi si sta sviluppando ad esempio in supporto di chi soffre di anoressia, ma anche di disturbi ossessivo-compulsivi di vario tipo. Alcuni ricercatori hanno inoltre puntato l’attenzione sull’ansia e sulla depressione, testando direttamente diverse forme di comunicazione online.

 

E’ il caso di Simon Gregory, uno psichiatra del gruppo Health Research Institute di Seattle che ha condotto uno studio sul trattamento di follow-up realizzato attraverso una chat afferente ad un sito di assistenza sanitaria.

fonte : Medicinalive.com

 

Shock da rientro delle vacanze, ne soffre un italiano su tre

Si chiama “post vacation blues” ed è la sindrome da rientro dalle vacanze estive che colpisce ormai circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni. Ora che per i vacanzieri si avvicina il momento di tornare in città e sul posto di lavoro più di un italiano su 3 soffre lo stress da rientro a tal punto da somatizzarlo.

I sintomi? Senso di stordimento, calo di attenzione, digestione difficile, mal di testa e dolori muscolari. Ma anche ansia, abbassamento dell’umore, senso di vuoto, atteggiamento distaccato e irritabilità. In particolare, al momento di tornare alla vita di tutti i giorni, i soggetti a rischio potranno andare incontro a due grandi categorie di disturbi: il disturbo distimico e quello dell’adattamento.

 

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PSICOLOGIA: PER UOMINI DISCUTERE DEI PROBLEMI E’ UNA PERDITA DI TEMPO

Per il sesso maschile discutere dei problemi e’ una perdita di tempo. A dimostrarlo e’ uno studio che sara’ pubblicato dalla rivista Child Development condotto dagli psicologi dell’Universita’ del Missouri di Columbia (Stati Uniti). ”Per anni gli psicologi hanno sostenuto che uomini e ragazzi vorrebbero parlare dei propri problemi, ma che si tratterrebbero per paura dell’imbarazzo o di sembrare deboli – spiega Amanda Rose, coautrice della ricerca -. Ma le risposte che abbiamo ottenuto dai ragazzi suggeriscono, piuttosto, che non credono che parlare dei problemi sia particolarmente utile”. Al contrario, le ragazze credono che discutere dei problemi le fara’ sentire capite, amate e meno sole.

 

Fonte : ASCA

Le nuove dipendenze

Fino a qualche anno fa le ‘dipendenze’ erano quasi esclusivamente associate all’abuso di sostanze. Oggi, invece, si parla sempre più di “nuove dipendenze” per definire alcuni comportamenti o abitudini, spesso legati a contesti socialmente accettati, dei quali non possiamo fare a meno: lo shopping, il gioco, internet, sono solo alcuni esempi.

 

Nel volume “Le nuove dipendenze. Analisi e pratiche di intervento”, pubblicato da Cesvot e a cura di Valentina Albertini e Francesca Gori (Cesvot, “I Quaderni”, n. 52, luglio 2011, 185 pp.), una approfondita e aggiornata analisi del fenomeno ma anche esperienze di intervento e prevenzione realizzate grazie all’impegno sinergico di associazioni, gruppi di auto-aiuto e servizi territoriali. Infine storie, racconti e testimonianze. Il volume si sofferma in particolare sulle tecnodipendenze e le dipendenze da gioco, sesso e shopping, nonchè sulle strategie di intervento e prevenzione che è possibile attivare, soprattutto in ambito giovanile.

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Esami parte terza : pronti, via

Questi sono solo  due esempi  per indicare come di fronte alle prove/esami della vita, e di certo la maturità è per molti la prima grande prova, ognuno di noi sia guidato, tenuto con forza per mano dai fantasmi che abitano la sua mente.

E allora prima di tutto si deve mettere a tacere il demone  che ci abita   e che sussurra a ciascuno il suo “terrore”: “Non sei capace, non ce la farai mai” dice ad uno, “Non è fatto bene, non basta, mancano delle cose”, dice a un altro, “Fregatene,  la tua vita è altrove” dice a un altro ancora. A ciascuno il suo.

Rispondete, tappategli la bocca, trovate i fatti che lo smentiscono, perché se siete arrivati alle soglie della maturità, sicuramente ci sono, e raccontatevi tutte le volte che siete stati “bravi”.

Adesso che finalmente lo avete zittito, potete pensare all’esame.

Esami parte seconda

Sei il tipico studente senza lode e senza infamia, te la cavi, in alcune materie anche molto bene, in altre  meno, ma alla fine ce l’hai sempre fatta.

I tuoi genitori nel corso degli anni hanno dovuto ascoltare dai  tuoi insegnanti ogni volta lo stesso   ritornello: “Potrebbe fare di più, se solo si impegnasse….”

E tu non capisci, non sei d’accordo, perché non è vero che non ti impegni, studi invece, ti sforzi, ma non sempre la tua fatica è ricompensata, e questo ti delude, ti fa passare la voglia, spesso lasci perdere.

Caro ragazzo il tuo problema è la fiducia in te stesso, poca, non accetti le sfide, non te ne accorgi, ma ti accontenti.  Se i tuoi insegnanti hanno visto in te delle potenzialità inespresse, sta tranquillo che ci sono, è il loro mestiere capire queste cose.

Questa volta però, la sfida è arrivata davvero, perciò metti subito da parte i tuoi soliti “non ci riesco, non sono capace.”, capovolgili, falli diventare “ce la farò, e anche bene!”, non fermarti ed abbatterti alla prima difficoltà, tenta, riprova, non abbandonare la partita.

Non è  l’esame che devi temere, ma la  mancanza di fiducia nelle tue possibilità.

Hai il terrore del foglio bianco che sembra riflettere il vuoto che senti in testa, sbagli, la tua testa non è vuota,  è solo occupata dalla tua enorme paura  di non essere capace, che seppellisce ogni cosa, anche  quelle di cui sei sicuro e che sai bene.

Non è questo il tuo problema,  il tuo problema è la resa,   devi avere paura di non avere il coraggio di andare a fondo,  di non provare e riprovare fino allo sfinimento, perché chi non cede, vince.

Il centro del mondo non è la domanda di cui non sai la risposta, ma quella a cui sai rispondere e puoi farlo bene, concentrati su quella e dimostra quanto vali.

In bocca al lupo.

Maturità 2011

Ancora un giorno e poi si entra nell’incubo della maturità. Si fa presto a dire di non avere paura, tutti e dico tutti, abbiamo vissuto il terrore panico dell’esame di maturità.

Vediamo allora come fare per diminuire almeno un poco questa grande paura.

La paura, uguale per tutti nelle sue manifestazioni,  ha tuttavia origini e significati diversi a seconda dello studente che sei e sei stato.

Hai sempre studiato, preparato compiti e lezioni, ottenuto buoni risultati, ma sei assolutamente spaventato, perché questa volta è troppo quello che devi ricordare e sapere, pensi  di non farcela, di non avere studiato abbastanza….

Hai la sensazione che la tua preparazione sia come il formaggio coi buchi, “buchi neri” che inesorabili  aspettano che tu ci cada dentro.

Se sei così, la tua medicina è il confronto, interroga i tuoi compagni e fatti interrogare da loro, assisti ai loro esami, scoprirai che quasi sempre ne sai più di loro, scoprirai che i buchi solo apparentemente sono vuoti, perché quello che hai imparato e studiato si è depositato strato dopo strato nella tua mente.

Non lo sai fino a quando non ti serve: sono il problema, le domande, gli stimoli adeguati a risvegliare le tracce ricche di conoscenze della tua  memoria.

Ricordati: sei tu il vero esaminatore inflessibile, non i professori che non domandano, né si aspettano da te, ciò che tu così severamente pretendi da te stesso.

Smettila di confidare nel tuo giudizio  offuscato da assurde pretese di perfezione, affidati  al giudizio e alla valutazione degli altri che sono sicuramente più obiettivi e limpidi.

Ansia da esame

 

Panico da maturità per i ragazzi italiani. “Due studenti su tre vengono colti dalla paura nel periodo di preparazione dell’esame di maturità. Questa prova infatti ancora oggi toglie il sonno ogni anno a migliaia di studenti e li fa convivere per quasi due mesi con cefalea, mal di stomaco, tachicardia, apatia, agitazione e panico

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Gioco d’azzardo: quando il brivido diventa dipendenza

In questi giorni il mondo del calcio è stato, e continua ad esserlo, scosso dal terremoto giudiziario e mediatico delle scommesse. Le false partite, i personaggi noti in arresto o indagati, la delusione di tifosi e scommettitori e, in ultimo, anche l’ombra della longa manus della camorra: questo lo scenario che si presenta sotto gli occhi di noi italiani.
Quale occasione migliore, quindi, per sollevare il problema delle mania delle scommesse e del gioco d’azzardo on line, che sta assumendo dimensioni davvero incontrollabili, con tutti i rischi che ne derivano. Il numero dei dipendenti da gioco, persone come Beppe Signori che non possono fare a meno di rischiare e scommettere, ha subito una fortissima impennata, così come le occasioni per scommettere (e magari perdere tutto).

Attualmente non c’è consenso tra gli studiosi riguardo alle cause che spingono gli individui al gioco d’azzardo. Ogni scuola teorica interpreta dal proprio punto di vista il modo di agire del giocatore, chiamando in causa diversi fattori. Interessante mi sembra il contributo di Rosenthal il quale sostiene che alla base del comportamento dei giocatori patologici vi sia un disturbo narcisistico di personalità. Questi individui, per difendersi da un proprio profondo senso di debolezza, devono continuamente provare a se stessi il proprio valore e le proprie capacità costruendosi continuamente un’illusione di onipotenza. Rosenthal crede che l’attrazione più forte al gioco sia l’imprevedibilità del risultato che spinge a giocare per controllare l’incontrollabile. Quando ciò si realizza il giocatore si sente onipotente.

Uniroma.tv – Sulla Vergogna

Ringraziamo l’università di Roma per l’interessante suggerimento :