Archive for the ‘Varie’ Category

“Immondi, sporchi e occidentali” L’Iran lancia la fatwa contro i cani

PERIODICAMENTE all’inizio dell’estate la “polizia morale” cerca di impedire alle ragazze di spacchettarsi un po’, far prendere un po’ d’aria ai capelli, o portare a spasso il cane nel parco – occasione classica secondo i teocrati per indurre in tentazione i maschi ugualmente possessori di cani. Ma quest’anno si è aggiunto l’effetto sorpresa. L’estate scorsa infatti passò senza giri di vite sui codici di vestiario o il possesso di animali domestici: con le manifestazioni di massa seguite alla fraudolenta rielezione di Ahmadinejad, la polizia aveva altro cui pensare. Alcuni teorizzarono perfino che vi fosse una specie di contropartita: voi smettete le manifestazioni e noi vi lasciamo andare in giro vestiti (quasi) come volete e con i vostri cani al guinzaglio.

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Alla fine i teocrati iraniani bollarono l’amore per i cani non come disobbedienza al Corano ma come «acquiescenza all’invasione culturale occidentale». Di cani immondi non si parla nel Corano bensì nei Revayat (i detti di Maometto o degli Imam) i cui divieti vanno ugualmente rispettati, ha sentenziato Makarem Shirazì. A Teheran esiste da tempo un “centro di detenzione per cani” dove vengono portati gli animali sequestrati per strada ai padroni. Reato imputato al cane: «Camminata in pubblico»

Fonte : Repubblica

Leggi l’articolo completo qui

Commento della D.sa Grazioli

Si dice che “Il  mondo è bello perché é vario” ma in questo caso mi viene da modificarlo in… “avariato“.

Quando si giunge all’assurdo di mettere in galera un cane perché “cammina in pubblico“, al solo scopo di  limitare le libertà degli uomini, si è davvero arrivati alla frutta

La fabbrica dei suicidi

“La Foxconn, impresa cinese sconvolta da un’ondata di suicidi (dieci) e che produce gli iPhone della Apple, non pagherà più indennizzi alla famiglia di chi si è tolto la vita per scoraggiare nuovi suicidi.

Lo rivela l’agenzia Xinhua, secondo la quale l’azienda ha “prove concrete” che alcuni dei suoi operai si sono suicidati per consentite alle loro famiglie di avere i soldi dell’assicurazione. Gran parte delle famiglie hanno ricevuto un indenizzo di 100mila yuan (14.640 dollari).”

Dal Corriere della Sera.

Commento della dott.ssa Grazioli

Credevano di farla franca, i “furbetti”!!! E invece no, il loro giochetto è stato scoperto, perciò fine del gioco.

Nessuna domanda sulle condizioni di lavoro, sulla disperazione di vite senza via d’uscita, nessuna domanda sui perché di scelte così tragiche e disumane. La risposta è al dato di fatto, perché succeda non ha importanza. Questo stile, questo modo di affrontare e pensare le cose mi sembra purtroppo diventare sempre più frequente e attuale.

L’inconscio di ieri e di oggi

“…..L’amore è cieco, si dice da millenni. Ma è governato più di quanto non si pensi dalla biochimica: ormoni di diverso tipo attivano differenti regioni del nostro cervello, ci fanno reagire diversamente a stimoli e segnali. Ce lo spiega Helen Fisher, docente alla Rutgers University del New Jersey, esperta di fondamenta neurologiche delle relazioni sessuali e amorose. E nel suo libro “I quattro tipi dell’amore” appena uscito in Germania (die vier Typen der liebe, ed.Droemer) scritto dopo aver studiato questionari di 28 mila persone, cataloga appunto questi quattro tipi di carattere: il pionere, il diplomatico, lo scopritore, il fondatore…..”

“………….Premessa : i quattro tipi sono semplificazioni per classificare i diversi tipi d’influsso  dei differenti ormoni. I più importanti sono testosterone , estrogeni, noradrenalina, dopamina, serotonina e oxitina.”

Commento della dott.ssa Grazioli

Queste righe sono tratte dall’ articolo “Il carattere è scritto nella chimica, ecco gli ormoni della personalità” apparso su Repubblica il primo giugno.

Leggendolo ho pensato a quanto è cambiato nel nostro tempo il concetto di inconscio, quale Freud lo aveva descritto.

L’inconscio freudiano ha a che fare con la scoperta e l’incontro con la nostra verità più intima e profonda, riguarda la nostra assoluta  singolarità, irriducibile ad ogni classificazione e statistica.

E’ la verità che si manifesta nei lapsus, nei sogni, negli atti mancati, nei sintomi, “cose” di fronte alle quali il nostro io resta spiazzato, perde la sua padronanza, e scopre che non solo non è ciò che pensa di essere, ma che ciò che è va oltre la rappresentazione di sè che ha sempre avuto.

Il concetto d’inconscio promosso dal nostro tempo  è invece quello di un inconscio neuronale, cerebrale, un inconscio che si risolve in una serie di alterazioni biochimiche.

E così l’amore diventa una storia di turbolenze delle endorfine e scompare  l’unicità e originalità proprie ad ogni uomo, che entra a pieno titolo a far parte di statistiche e protocolli.

Entro il 2020 il sesso sarà solo svago Si concepirà per fecondazione in vitro

«La riproduzione naturale attraverso l’atto sessuale è un processo abbastanza inefficace»

La previsione di due veterinari australiani

Entro il 2020 il sesso sarà solo svago
Si concepirà per fecondazione in vitro

«La riproduzione naturale attraverso l’atto sessuale è un processo abbastanza inefficace»

Nel giro di cinque-dieci anni le coppie smetteranno di fare sesso finalizzato al concepimento e preferiranno, invece di ricorrere a pratiche come la fecondazione in vitro. La previsione – di per sé inquietante se si pensa che venne già annunciata nel 1932 da Aldous Huxley nel suo «Brave New World» («Il mondo nuovo»), dove si teorizzava il ricorso alle tecnologie riproduttive e al controllo mentale per creare un nuovo modello utopistico di società – è opera di due veterinari della “Murdoch University” di Perth, in Australia.

SOLO SVAGO – Secondo il dottor John Yovich e il suo collega, Gabor Vajta, infatti, nel giro di un decennio al massimo le trentenni ricorreranno in misura assai più massiccia ai metodi di concepimento artificiali, stante l’inefficacia di quelli tradizionali. Risultato: negli anni a venire il sesso non sarà nient’altro che un’attività di svago, con tutte le implicazioni anche teologiche che tale visione comporterebbe, visto che per la Chiesa il rapporto sessuale dev’essere finalizzato al concepimento. Non solo. Il possibile ricorso alla fecondazione in vitro aumenterebbe anche le questioni etiche relative all’eugenetica (ovvero, la selezione artificiale operata dalle coppie tramite lo screening dei caratteri fisici e mentali positivi e negativi degli embrioni). Ma per i due medici australiani, che hanno sperimentato la loro teoria sui bovini, rilevando come su di loro l’IVF funzioni praticamente ad ogni tentativo, la fecondazione artificiale sarà presto una prassi comune e totalmente efficace anche fra gli esseri umani.

LO SCENARIO – «La riproduzione naturale attraverso l’atto sessuale è, nella migliore delle ipotesi, un processo abbastanza inefficace – ha spiegatoYovich nella sua ricerca, scritta con Vajta e pubblicata sulla rivista “Reproductive BioMedicine” – perché per gli over 35 la percentuale di concepimento è di uno su dieci, mentre per i più giovani si scende a uno su quattro. Ecco perché, nel giro di un decennio al massimo, le coppie attorno ai 40 anni penseranno per prima cosa all’inseminazione in vitro quando decideranno di avere figli». «La fecondazione in vitro nei bovini è cento volte più efficace di quella naturale – gli fa eco il collega Vajta – e, pertanto, non c’è ragione perché non si possa arrivare al medesimo risultato anche negli esseri umani (attualmente, nelle coppie sane, le possibilità di successo sono del 50%, ndr)». Uno scenario per certi versi fantascientifico, che il ginecologo Gedis Grudzinskas, specialista di problematiche legate alla sterilità, non si sente, però, di sposare in pieno. «Per me, non sarebbe una sorpresa constatare che l’IVF possa diventare nettamente più efficace della riproduzione naturale – ha detto al “Daily Mail” – ma dubito che si riesca anche a garantirne completamente le possibilità di successo>.

Dipendenza dal pc, la terapia del bosco

In Val d’Aosta il primo esperimento italiano: i medici vivranno insieme ai pazienti

BRUSSON (Aosta) — Questo è un paese per matti. Finalmente qualcuno che mette in pratica (a capirlo sono stati in tanti da Basaglia in giù) che la prima terapia per i matti è l’ambiente. Toglili dalle corsie con quei letti recintati da sbarre che sembrano prigioni, toglili da quei pigiami che sembrano carcerati, rimetti loro i loro vestiti e quello che avevano in tasca, ridagli il diritto di parola anche quando sparano (apparenti) scemenze; e magari funziona. Qui ci provano, stanno per provarci. Oggi sarà presentato nel paese di Brusson, in Val d’Aosta, il primo «Centro per la salute della mente» che comincia a lavorare sui pazienti, soprattutto i giovani, partendo dall’ambiente. Siamo a milleduecento metri, in mezzo ai boschi ricchi di luci e di colori. C’è una grande struttura fatta di legno e di vetro, morbida e trasparente, dove una volta venivano i bambini dei dipendenti Olivetti a passare le vacanze. Qualcuno voleva farci un albergo- residence-spa cinque stelle. A qualche matto è venuto in mente che forse era più utile farne un posto, morbido e luminoso, per ospitare e (tentare di) curare quei ragazzi con il cervello avvelenato dalla voglia di farsi del male. I nostri figli che hanno provato o hanno voglia di provare il suicidio, quelli che diventano violenti con gli altri senza un (apparente) perché, quelli che si consumano rifiutando il cibo o viceversa, quelli che la vita è lo schermo di un computer e dentro quello schermo c’è una «vita» virtuale che nasconde e sostituisce quella reale, quelli che il gioco d’azzardo ha sopraffatto il gioco della vita.

I matti sono due. Uno è Gianni Caprara, un imprenditore cinquantottenne che dopo aver fatto i soldi con le aziende «tradizionali » s’è messo a fare «il privato sociale» e ad occuparsi di giovani e anziani. Per ristrutturare la ex colonia Olivetti ha cacciato sei virgola cinque milioni di euro. «Ma non faccio beneficenza—dice —. Lavoreremo in convenzione con la Regione Val d’Aosta e altre strutture pubbliche. Pagheranno quello che stabilisce la legge. E ci basteranno quei soldi per continuare a garantire l’eccellenza anche in campo psichiatrico». L’altro matto è uno dei più importanti psichiatri italiani, Vittorino Andreoli. È lui il direttore scientifico del centro. «Per me è un’esperienza che vale il sogno di un vecchio psichiatra che ha diretto un manicomio. Uscire dalla “scienza infelice”, come si diceva una volta». Andreoli ammette che la psichiatria non è (ancora) una vera scienza. Che non ci sono strumenti tecnologici per affrontare la malattia mentale. «L’ultimo strumento tecnologico che ricordo era la cassetta, con cui giravo anch’io, dentro la quale c’era una specie di compasso con cui si misuravano le dimensioni della scatola cranica e si valutavano altri criteri lombrosiani. Se mi fossi automisurato, con queste ossa frontali che ho, con queste sopracciglia esagerate, con questi capelli ingovernabili, mi sarei dovuto autoricoverare in uno di quei manicomi che sembravano fatti apposta per aggravare le condizioni del malato ».

Nella casa di Brusson, invece, funzionerà così: il paziente arriva, attraversando il bosco colorato, in un salone grande e luminoso che non ha confini con lo spazio esterno. Verrà intervistato. Si deciderà se ha bisogno di essere curato lì e in quale microcomunità inserirlo. Avrà una camera ampia e luminosa condivisa con un altro paziente. Avrà una scrivania e, se gli sarà utile e non di danno, avrà un computer. Avrà l’autonomia di un bagno dove non sentirà violata la sua privacy. Avrà un letto «professionale», ma le spallette che sanno di gabbia e di prigione, sono state sostituite da un pannello color pastello che lo fa sembrare quello di casa. Avrà un posto confortevole dove mangiare e avrà il cibo cucinato lì. I medici non vivranno in misteriose stanze oscure, ma dietro un vetro. Vivranno lì e non se ne andranno la sera a casa. Certo non ci sono le maniglie alle finestre dei piani alti. Ma nessuno ti chiuderà mai a chiave dietro una piccola griglia. Dove c’erano le sbarre ora c’è un grande vetro luminoso. Ad Andreoli piace ripetere: «Questo è un manicomio ribaltato».

Il Centro di Brusson sarà molto «laico»: nessuna disciplina terapeutica verrà imposta, ma si sceglierà quella considerata più opportuna: ci saranno psicoanalisti freudiani e junghiani, relazionali e cognitivo-comportamentisti.

Ma da queste parti s’aggira un terzo matto, il sindaco di Brusson, Giulio Grosjacques, 48 anni, eletto in una lista civica da quasi tutti gli 850 abitanti. Sarebbe stato certamente più facile per lui e per la sua popolarità convincere i concittadini- elettori ad accettare che nell’ex colonia Olivetti nascesse un bell’albergo anziché una bella casa per matti. Ma Grosjacques è figlio di un ex operaio Olivetti. «Sarà forse per questo — dice — che da quando, una decina d’anni fa, l’ex colonia è stata chiusa, ho sempre pensato che fosse giusto conservarle una vocazione sociale. E poi chi l’ha detto che il turismo sanitario non sia più utile al Paese del turismo tout-court?».

PSICOANALISI: E’ BOOM FRA I BAMBINI

Tutti sul lettino dell’analista. E’ boom di italiani che si rivolgono alla psicoanalisi per combattere nevrosi, paure e problemi relazionali, e aumentano enormemente gli adolescenti e i bambini, a causa soprattutto di una maggiore attenzione ai problemi caratteriali da parte delle strutture educative. E’ la “fotografia” della psicoanalisi nel nostro paese scattata da Stefano Bolognini, presidente della Societa’ Psicoanalitica Italiana. Ma quanti sono gli italiani in analisi? “Non lo sappiamo con certezza, certamente diverse migliaia. Sappiamo invece che dagli anni ’60 a oggi e’ cresciuto esponenzialmente il numero degli psicanalisti, passati da una cinquantina a circa 930, piu’ 250 allievi”. Di certo la psicoanalisi e’ uscita dala nicchia in cui era relegata 30 anni fa: “All’epoca andare in analisi era un vanto culturale per pochi, mentre per tutti gli altri equivaleva a essere matti. Oggi si vive in modo piu’ laico, e’ uno strumento per stare meglio”. Nel frattempo sono crollate le strutture che reprimevano ma anche regolavano la vita degli italiani, dalla famiglia alla Fede: “Prima eravamo tutti inibiti – sintetizza impietosamente Bolognini – oggi siamo squinternati. I pazienti avevano un super Io schiacciante, con pesanti inibizioni relazionali, sociali e soprattutto sessuali, oggi invece manca il freno, i limiti, e molti perdono la direzione”.E i malesseri aumentano, insieme alle difficolta’ di tutti i giorni. Anche se non e’ la crisi economica a spingere sul lettino dell’analista: “I problemi di soldi sono cosi’ concreti da rendere piu’ difficile il disagio mentale, senza contare che se non si hanno soldi certo non si viene da noi”. Semmai il dramma dei nostri giorni e’ lo sfaldamento dei rapporti interpersonali: “Spesso viene a mancare la solidita’ della famiglia – sottolinea l’analista – ci si allontana, ci sono ferite che non si rimarginano. Vediamo ogni giorno persone con ripetute problematiche relazionali che alla fine fanno loro capire che non possono farcela da soli”. E le fasce di eta’ si allargano: “Oggi e’ esplosa l’analisi infantile, che fino a 20 anni fa non c’era. Prima i bambini psicotici non venivano concepiti e trattati come tali. Oggi invece la scuola li segnala, e spesso i genitori accolgono l’invito e ce li mandano. In questo modo possiamo intervenire in tempo per raddrizzare i problemi caratteriali”. Bambini e ragazzi sempre piu’ sottoposti a un vero bombardamento di ogni tipo, dai media alle nuove tecnologie: “Gli input forsennati dei nostri tempi certamente giocano un ruolo negativo, soprattutto per chi e’ gia’ un soggetto a rischio. Sono frequentissimi i casi di giovani che passano la giornata davanti al monitor del Pc per giocare o navigare sul web, il che aggrava fortemente le tendenze autistiche di molti soggetti, mettendo a repentaglio il loro equilibrio mentale”. Patologie che troppo spesso portano alla droga e all’alcol: “Sono fenomeni tragici – ammette l’analista – ma se presi in tempo si puo’ intervenire per correggere alla radice il problema, e consentire la ripresa del normale sviluppo evolutivo del paziente”.

Commento della dott.sa Grazioli

E’ proprio così: dai “mali” generati da una società della repressione che spesso con troppa arroganza decideva qual era il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, , siamo passati ai “mali” della società “liquida”, della libertà totale, dove il bene e il giusto sconfinano nel male e nell’ingiusto a seconda del punto di vista.

Haiti : aiuti umanitari e raccolta fondi

Ecco una lista delle associazioni italiane e internazionali che concorrono alla macchina degli aiuti per la popolazione di Haiti, colpita ieri da un devastante terremoto. Il numero delle vittime potrebbe avvicinarsi al mezzo milione, gli ospedali sono collassati e il piccolo stato centroamericano è appeso al filo della solidarietà internazionale. Sono preferibili gli aiuti in denaro, ma non mancano occasioni di solidarietà alternative, come la raccolta di beni di prima necessità.


Torino, Sermig raccoglie generi di prima necessità

Il Sermig di Torino raccoglie generi di prima necessità per portare un primo aiuto alla popolazione di Haiti. “Stiamo allestendo un container - precisa il Servizio Missionario Giovani che fa capo ad Ernesto Olivero – che partirà per Port-au-Prince nei prossimi giorni. In particolare raccogliamo prodotti alimentari a lunga conservazione, prodotti igienici e disinfettanti”. Per aiuti in denaro è stato predisposto dal Sermig un conto corrente postale (numero 29509106) intestato a Sermig, piazza Borgo Dora 61, 10152 Torino. La causale è “Terremoto Haiti”.

Un sms per la Croce Rossa
Per donare 2 euro alla Croce Rossa Italiana “Pro Emergenza Haiti” basta inviare un sms da numero ‘Wind’ e ‘3′ al 48540. Il numero sarà attivo fino al 27 gennaio. Possibili anche donazione online:  causale «Pro emergenza Haiti» al sito della Croce Rossa – bonifico bancario causale «Pro emergenza Haiti» IBAN IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020.

Un sms per Mediafriends
Sottoscrizione aperta dalla onlus Mediafriends che attraverso un sms da qualsiasi operatore al numero 48541 è possibile donare 2 euro per la popolazione in difficoltà.

World Food Program (Onu)
Per aiutare il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto si possono inviare offerte tramite internet al sito del wfp; bonifico bancario, causale: emergenza Haiti c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848 ABI 03069 CAB 05196 IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383; versamento su conto corrente postale c/c 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM IBAN IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688.

Fondazione Rava
La Fondazione Francesca Rava è un’organizzazione umanitaria internazionale presente in Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia. Gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza, organizzare gli scavi delle macerie per salvare i dispersi, ricostruzione dell’ospedale. Si può sostenere la fondazione attraverso bollettino postale su C/C postale 17775230; bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA, Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 causale: terremoto Haiti, carta di credito online su www.nphitalia.org o chiamando lo 02 5412 2917.

Caritas
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Emergenza terremoto Haiti. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119, Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012, Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113 ò CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001.

Unicef
Anche l’Unicef lancia una raccolta fondi- Si possono effettuare donazioni tramite: -c/c postale 745.000, causale: ‘Emergenza Haiti’; -carta di credito online su www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde UNICEF 800745000; -cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051”; -i comitati locali dell’UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web www.unicef.it). Per maggiori informazioni, Ufficio stampa UNICEF Italia, tel.: 06.47809355/233 e 335/6382226 e 335/7275877; e-mail: press@unicef.it, sito-web: www.unicef.it.

Milano, Comune e Curia aprono un conto corrente
L’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, e il sindaco di Milano Letizia Moratti, hanno unito le loro voci davanti alla tragedia del terremoto di Haiti per un appello comune per portare un aiuto a una delle popolazioni più povere del Pianeta ora colpite dal cataclisma. Sia il Comune sia la Curia hanno già versato 100mila euro, ciascuno: la diocesi nel conto corrente della Caritas Ambrosiana (IT16P0351201602000000000578), Palazzo Marino nel conto speciale Milano per Haiti, acceso presso Banca Intesa (IT94L0306901783100000000069).

Le Misericordie d’Italia
Sono pronti a partire per Haiti i Confratelli delle Misericordie d’Italia, la cui Confederazione nazionale ha aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite. Le Misericordie Italiane hanno anche aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite sul c/c 000005000036, MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA, Firenze Agenzia 6, IBAN: IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul CONTO CORRENTE POSTALE N 000021468509, Firenze Agenzia 29, IBAN: IT 67 Q 07601 02800 000021468509, entrambi intestati a “Confederazione Nazionale” con causale “PRO HAITI”.

Ong Agire, già attiva ad Haiti
Le organizzazioni non governative italiane riunite sotto la sigla Agire hanno deciso di lanciare una raccolta fondi per finanziare i soccorsi alle popolazioni di Haiti. Le ong di Agire sono già al lavoro ad Haiti. I fondi raccolti saranno destinati ai bisogni più urgenti: cibo, acqua potabile, medicinali, ripari temporanei. Si può donare con un sms al 48541 o con carta di credito al numero verde 800.132870; versamento sul conto corrente postale n. 85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti; bonifico bancario sul conto BPM – IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. Causale: Emergenza Haiti. Donazioni on line dal sito internet wwww.agire.it

Medici senza Frontiere lancia raccolta fondi straordinaria
Medici Senza Frontiere (MSF) lancia una raccolta fondi straordinaria per potere continuare a soccorrere le vittime del devastante terremoto che ha colpito Haiti. Per contribuire all’azione di soccorso di Msf a Haiti si può donare attraverso la carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25; bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale Terremoto Haiti; sul sito www.medicisenzafrontiere.it.

SALUTE: FATICA VINCE FATICA, CHI PIU’ FA MENO SI STANCA

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- Lacrimoni alla vista delle luminarie e tristezza da festoni natalizi. Anche la parentesi piu’ attesa dai bambini puo’ riservare per gli adulti un motivo di malinconia. Contro l’umor nero da festivita’ e il winter blues provocato dalle giornate piu’ corte arriva la ricetta dei ricercatori dell’Universita’ dell’Illinois: ridurre il senso di affaticamento per sconfiggere la depressione. La soluzione? Stancarsi con molta attivita’ fisica per sentire meno la fatica.

”Spesso gli interventi per ridurre la depressione – spiega Edward McAuley, che ha coordinato la ricerca apparsa su Psychosomatic Medicine – comportano una riduzione del senso di affaticamento”. Il contrario non viene mai verificato, commenta l’esperto di kinesiologia (scienza che lega la salute al movimento). In realta’, secondo McAuley, il nesso tra minor fatica e cura dei sintomi depressivi dipende dall’autoefficacia, la fiducia individuale nel riuscire a portare a termine un compito. Conclusione: l’attivita’ fisica fa bene allo spirito e allevia il mal di vivere perche’ incrementa l’autoefficacia.

Cip e Ciop, la psicologa: ”Sì, la maestra di Pistoia ha un disturbo mentale”

asilo

La professoressa Anna Oliverio Ferraris ci spiega cosa è successo nell’asilo lager.

Michela Rossetti “Incomprensibile” e “imperdonabile”. Sono questi gli aggettivi che ormai descrivono il caso del nido Cip e Ciop di Pistoia. I genitori dei bambini maltrattati non riescono ad accogliere l’appello di una delle due maestre indagate: “Sono malata, perdonatemi”. Né mostrano comprensione i telespettatori di Sky, che nel sondaggio di ieri non hanno giustificato l’insegnante pentita con una percentuale schiacciante, l’86%. La domanda rimane la stessa: “Perché?”. La risposta non c’è. “Non basta lo stress, o la poca preparazione nel lavoro, per arrivare a maltrattare i bambini com’è successo a Pistoia. Si tratta di persone malate”. Così Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo in età evolutiva all’Università “ La Sapienza” di Roma, ci aiuta a capire. “Per accudire bambini di un età così complessa, come dai 0 ai 3 anni, ci vuole prima di tutto grande preparazione, sensibilità, ma serve anche passione, che i bambini piacciano davvero. Non è un lavoro semplice”.

Come si può arrivare a tanto? I video mostrano immagini sconvolgenti: bambini schiaffeggiati perché non mangiano, imbavagliati a forza, perfino costretti a mangiare il loro vomito. Va premesso che il caso di Pistoia è un caso limite, isolato. E che si tratta, prima di tutto, di persone malate. Altri fattori possono essere poi lo stress per il lavoro, che in gergo si chiama sindrome da “burnout”; e la mancata preparazione per un’occupazione complessa. Accudire bambini di pochi mesi non è un lavoro semplice: le maestre del nido sono figure fondamentali nello sviluppo di un bambino, come un prolungamento della mamma. Devono saper trasmettere un senso di fiducia, poi di sicurezza. In assenza di una comunicazione verbale – dato che i bambini non hanno ancora imparato a parlare – devono saper interpretare e interagire con il linguaggio del corpo.

Anna Laura Scuderi, titolare del nido e una delle due maestre indagate, ha spiegato di essere molto stressata. Accudiva uno zio malato, stava pensando di lasciare il lavoro. Da quanto ha detto lei, però, non sono motivazioni sufficienti. Esattamente. Prima di tutto siamo di fronte a un disturbo mentale. Lo stress per il lavoro non può essere l’unica causa, anche se incide. Un conto, poi, è essere stressati quando si lavora con i ragazzi di un liceo, un altro è con i bambini di pochi mesi. Se si è preparati in questo lavoro, comunque, ci si rende conto di doverlo lasciare, prima che la situazione degeneri. Il problema è che si può creare un circolo vizioso: se ci si relaziona male con il bambino, lui reagisce con ansia, nervosismo. E le educatrici, a loro volta, sono sempre più in difficoltà. È una situazione difficile da sbloccare.

Il fatto che la Scuderi chieda perdono, dicendo di essere malata, può far pensare che durante i maltrattamenti si rendesse conto della situazione? Non direi. Nei maltrattamenti verso i più piccoli, anche in famiglia, è difficile che l’adulto capisca di sbagliare. Si tende piuttosto a minimizzare, nella convinzione che – siccome sono piccoli e non capiscono – di conseguenza non soffrono.

Possibile tanta aggressività verso bambini così piccoli e indifesi? La normalità, nelle persone come nel mondo animale, è che i più piccoli suscitino un senso di protezione e dolcezza. Ma in casi eccezionali può non essere così. E in questi casi la giovanissima età può addirittura suscitare aggressività maggiore: il fatto che i bambini dipendono così tanto dall’adulto, la richiesta di attenzione costante, sono tra i fattori che possono suscitare reazioni fuori controllo.

I genitori di alcuni bambini, all’inizio, non credevano alle accuse rivolte alle maestre. È difficile rendersi conto di una violenza in atto nei confronti di bambini molto piccoli, ancora non in grado di esprimersi, quando non ci sono segni di violenza fisica? Nel caso di Pistoia alcuni genitori se ne erano accorti. Gli altri, probabilmente, avevano bambini che non avevano subito direttamente violenze, o che avevano reagito meglio. In generale i segnali che mandano i bambini che subiscono violenze sono molto chiari: sono più ansiosi e irritabili, possono avere disturbi del sonno, o problemi nell’alimentazione. Se portati nel luogo di cui hanno paura reagiscono con maggiore tensione. Normalmente i bambini si affezionano alle persone che si prendono cura di loro, come la maestra, il nonno o la baby sitter. Magari le prime volte che si allontanano dai genitori piangono, ma se la situazione si ripete, prolungata nel tempo, è il sintomo che qualcosa non va. Difficilmente, quindi, un genitore non si rende conto che il figlio viene maltrattato. Può succedere, invece, che non si associ al malessere del bambino un problema, come in questo caso, legato al nido. È difficile da accettare che le persone a cui abbiamo affidato nostro figlio lo maltrattino, non si riesce neanche immaginare, ci si può sentire in colpa e reagire di conseguenza rifiutando di prenderne atto.

Il bullismo e il futuro negato

bullismo-324Un bambino su 4 è vittima di episodi di bullismo. A scuola o in rete, è sempre più frequente ricevere provocazioni e offese immotivate, o, nei casi più gravi, percosse, furti e minacce. Una piaga che non si frena con il crescere dell’età e che, tra gli adolescenti, mostra, pure, preoccupanti conseguenze psicologiche: dalla perdita della stima di sé (22%), alla depressione (17,8%), alla voglia di abbandonare gli studi (21,3 per cento). Non esita a parlare di “futuro negato” per questa generazione di ragazzi, il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, presentando, al Senato, il 10° rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, realizzato, assieme, a Telefono Azzurro. Preoccupa, soprattutto, come, di fronte agli abusi e alle prevaricazioni, sempre più ragazzi non chiedano aiuto a insegnanti e genitori, ma tendano a farsi “giustizia da sé” o in branco: il 7% degli adolescenti dichiara, candidamente, di uscire di casa portando un coltello per difendersi e, addirittura, il 37% conosce almeno un ragazzo che ha questa abitudine. Un ragazzo su 5, poi, ha ammesso di aver fumato cannabis o marijuana e il 16,8% dei giovani fuma tra le 10 e 15 sigarette al giorno.

Ricordando il ventennale della convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che ricorrerà il prossimo 20 novembre, il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo ha sottolineato come, ancora, oggi, esistono troppe violazioni dei diritti dei bambini e degli adolescenti: dal diritto a non essere maltrattati per via del colore delle pelle (53%), alla richiesta di maggiore protezione dai maltrattamenti (49%), a vedere rispettate le proprie opinioni (47 per cento).

Lo studio mostra, anche, alcuni rischi “collaterali” che possono correre i più piccoli da un uso esagerato delle nuove tecnologie e dalle piccole, grandi mode del momento. Si inizia a usare internet tra 6 e gli 8 anni: si cercano giochi o materiale per fare i compiti e capita molto spesso, invece, di imbattersi in messaggi o foto porno, scene di violenza o richieste di appuntamenti da parte di “orchi cattivi”. Un bambino su 10, una volta a settimana, rinuncia ai più salutari pranzi e merende a casa, per andare al fast-food. Un bambino su 2, ormai, possiede un cellulare, anche, se utilizzato, soprattutto (88,2%) per rassicurare mamma e papà. Si conoscono, poi, benino le lingue (47% l’inglese, 10%, lo spagnolo, 9,1% il francese), ma l’esperienza all’estero rimane pressoché un miraggio. Per gli adolescenti, infine, i miti di oggi sono molto variegati: un discreto 8,4% vorrebbe assomigliare a Barack Obama. Ma solo il 3,2%, al premio nobel Rita Levi Montalcini. Alla studiosa, i ragazzi preferiscono l’asso delle 2 ruote Valentino Rossi (5,3%) e la showgirl argentina Belen Rodriguez (4,9 per cento).