Coppia: la crisi economica aumenta l’infedeltà
Posted by admin on
maggio 12, 2011
Le infedeltà di coppia sono sempre più diffuse, ma non crediate abbia a che fare con la sempre maggiore libertà di cui godiamo o della crisi dei valori tradizionali , tradiamo per panico.
Un fenomeno, quello della combinazione stress/crisi di panico, che la psicologa scova anche in fenomeni che generalmente associamo a personalità determinate, magari persino un po’ immorali, come il tradimento. Invece la crisi economica, il precariato, spingono tra le braccia di un’altra persona esattamente come spingono alla depressione
La solitudine
Posted by editore on
novembre 8, 2010
erano una volta le zitelle

e zitelle erano le donne che nessun uomo aveva voluto, oppure le donne che, perduto il loro amore, avevano scelto di vivere nel suo ricordo.
ell’immaginario c’erano due tipi di zitelle: quelle segaligne e severe, inacidite dall’invidia e dal livore e quelle ingenue e infantili, tutte trine e merletti, la zia dolce ed affettuosa dei bambini di tutta la famiglia.

Oggi le zitelle sono scomparse, al loro posto ci sono le singles per scelta. Acide o tenere, le donne sole che non si sono mai sposate, sono tutte singles per scelta. E nell’immaginario la single per scelta, è una donna autonoma e indipendente, con una vita divertente e brillante, con la possibilità di spendere, è una donna libera insomma.
ibera di fare cosa? A volte solo di lavorare per vivere, a volte solo di essere sola, a volte di vivere pienamente, dipende dal carattere della persona, dalla sua storia.Ma questi sono gli scherzi dell’immaginario.La libertà da qualsiasi legame o vincolo, questo bene così agognato nel nostro tempo, è come ogni altra cosa una medaglia a due facce, che mi ricorda tanto il vecchio detto: “Chi ha i denti non ha il pane, chi ha il pane non ha i denti.“
Se i tempi di lui non coincidono con i tuoi
Posted by admin on
maggio 8, 2010
Il binomio fa rabbrividire solo a pronunciarlo: eiaculazione precoce. Succede che sotto le lenzuola i tempi di lui non coincidono con quelli di lei, per essere poetici. Succede che lui in pochi secondi arriva all’orgasmo e lei è solo all’inizio, per essere chiari.
Succede che la coppia si allontana, che lui ha paura di fare cilecca un’altra volta ed evita il rapporto sessuale, che lei si sente frustrata, rifiutata, insoddisfatta.
Si tratta di una vera e propria piaga sociale: ne soffre il 20 per cento degli italiani, praticamente un uomo su cinque, e tocca la fascia di età che va dai 20 ai 50 anni, ovvero quella che dovrebbe godere di una vita sessuale più intensa e attiva.
Guarire si può, questo va detto a chiare lettere. Spesso gli uomini, per imbarazzo, tendono a non fare nulla, a pensare che prima o poi la situazione si risolverà da sè, ad attribuire tutto a un momento di stress, a non andare da uno specialista. Errore grosso come una casa.
Cosa succede al corpo di lui
Nell’80% dei casi l’eiaculazione si verifica entro 30-60 secondi dall’inizio del rapporto; nel 20% dei casi tra 60 e 120 secondi. Nel 70% degli uomini l’eiaculazione rimane precoce per tutta la vita se non curata; nel 30% dei casi peggiora con l’avanzare dell’età. «Per comprendere il disagio vissuto dal maschio di fronte ad un problema legato all’eiaculazione, è necessario considerare che si tratta del modo in cui ogni maschio si esprime sessualmente – ha spiegato Vincenzo Gentile, presidente della Sia (Società italiana di andrologia) -. È un disturbo particolarmente complesso che va affrontato con il supporto dell’andrologo, l’unico specialista in grado di valutare l’opportunità di associare tra loro varie terapie, eventualmente avvalendosi anche della collaborazione di uno psico-sessuologo e coinvolgendo il partner sessuale».
Cosa succede a lei
Non raggiunge l’orgasmo, il rapporto sessuale è insoddisfacente, l’incontro di coppia si trasforma in rabbia, frustrazione, delusione. Quando lui poi evita di affrontare apertamente il problema, di chiedere aiuto e di curarsi, lei si sente inevitabilmente ancor più rifiutata. «Quindi non sono abbastanza importante per lui da farsi curare?» si chiede lei. Oppure «Magari ha un’altra donna con cui non ha problemi?».
Come affrontare il problema
Uno studio internazionale condotto in Usa, Gran Bretagna e Italia, ha dimostrato come solo il 9% dei pazienti con eiaculazione precoce consulta il medico.
Risulta quindi evidente come questa condizione, in grado di danneggiare seriamente la relazione di coppia, rimanga per lo più sommersa a causa di evidenti barriere psicologiche, tabù culturali e, soprattutto, disinformazione.
Lo stesso studio evidenzia, nei soggetti affetti dal disturbo, una frequente associazione con condizioni psicologiche di intenso stress, ansia e depressione.
«La frequente associazione della eiaculazione precoce con altre disfunzioni sessuali, quali il calo di desiderio e la disfunzione erettile – ha sottolineato il dottor Bruno Giammusso – conferma la pesante ricaduta psicologica che la precocità eiaculatoria determina nell’individuo e, conseguentemente, nella coppia.
A tal proposito va sottolineato il ruolo della partner nella gestione della patologia, se è vero che una recente indagine ha rivelato come il 75% degli uomini che consulta il medico per un problema di eiaculazione precoce lo fa dietro suggerimento e per iniziativa della partner».
L’informazione corretta
Sebbene sia più informato degli altri europei (ha cercato di saperne di più nel 65% dei casi), e ricavi chiarimenti soprattutto da internet (il 54%), il maschio italiano ritiene ancora erroneamente che l’ep di cui soffre sia solo un problema psicologico e non anche una condizione medica efficacemente affrontabile con nuovi specifici trattamenti farmacologici.
Per questo, solo un terzo dei maschi con ep, in Italia, ha parlato del suo problema con un esperto (28%). Secondo “pe confidential survey”, i maschi italiani con Ep sono addirittura più preoccupati delle loro stesse partner, della soddisfazione sessuale e della stabilità della coppia (il 55% contro il 29%).
Il farmaco più nuovo
Sembra essere efficace e sicuro il primo farmaco che sia stato messo a punto contro l’eiaculazione precoce. Ad annunciarlo sono state le aziende che hanno sviluppato la molecola, la Sciele Pharma della Shionogi Company del gruppo Plethora Solutions Holdings. Il farmaco per ora non ha un nome commerciale ma solo una sigla: PSD502.
I risultati, hanno dimostrato che gli uomini che sono stati trattati con il farmaco cinque minuti prima del rapporto sono stati in grado di ritardare l’eiaculazione fino a cinque volte di più di quelli che hanno utilizzato il placebo. Inoltre, i pazienti e partner in entrambi gli studi hanno riportato miglioramenti significativi in termini di soddisfazione sessuale, e il farmaco è stato ben tollerato.
Il farmaco è una formulazione di due medicinali commercializzati: lidocaina e prilocaina dispensati da un aerosol che va applicato direttamente sul glande. «Si è accertato – spiega Vincenzo Mirone – come il processo dell’eiaculazione sia sotto controllo del sistema nervoso centrale. Alla base agiscono meccanismi neurobiologici mediati da diversi neurotrasmettitori con specifiche competenze.
Tra questi, la serotonina: è in grado di controllare l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile. Studi recenti hanno messo in luce l’associazione tra l’Ep e ridotti livelli di serotonina. Pertanto, un aumento di serotonina a livello del sistema nervoso centrale è in grado di inibire l’eiaculazione ritardandola». E questo ruolo è affidato, nel farmaco ora disponibile anche sul mercato italiano, alla dapoxetina, molecola in grado di agire sulla produzione di serotonina. Aumentandola.
Da chi farsi aiutare?
Da uno specialista sicuramente. Da un urologo innanzitutto, per stabilire insieme se si tratta di un problema più fisico o psicologico, più temporale o protratto. Poi da uno psicoterapeuta, individuale o di coppia, per cancellare il disagio. Infine dalla propria partner, nel momento dell’incontro utilizzando preservativi ritardanti (ne esistono molti in commercio) e praticando la tecnica “stop & go”.
Ovvero interrompendo il rapporto ogni volta che lui sente di essere vicino a non sapersi più controllare. Per aumentare i tempi di durata.
Quando è solo veloce e quando davvero precoce?
«Di solito la durata media di un rapporto è stima tra i tre e i sette minuti – ha precisato il direttore della Clinica urologica dell’Università di Cagliari Antonello de Lisa – e si può parlare di EP quando si scende sotto il minuto o, appunto, quando l’eiaculazione arriva prima della penetrazione.
Il problema, com’è comprensibile, non riguarda solo il singolo, che si sente inadeguato, ma si estende anche alla vita di coppia. Se escludiamo i casi in cui la patologia è dovuta a disfunzioni fisiche, come infiammazioni o accentuata sensibilità, in 8 casi su 10 le cause sono di tipo psicologico e il soggetto sarà quindi trattato con terapie psicocomportamentali.
Nei casi più gravi, invece, si passa all’uso del farmaco che aiuta il paziente ad avere una prestazione considerata standard». Viene spesso sottolineata l’importanza di un costante contatto tra pazienti e specialisti, «non solo per l’efficacia del trattamento, ma anche perché riteniamo – ha detto De Lisa – che la patologia sia sottostimata.
Per questo, anche alle minime avvisaglie, è importante parlare con uno specialista, sia esso un andrologo o urologo». Uomo avvisato…
Fonte : Libero News
Amore e intesa aiutano il sesso
Posted by editore on
settembre 22, 2009
Che cosa serve alla buona salute della coppia? La ricetta è semplice: gli alleati più importanti dell’intesa sono la passione, l’amore, la complicità tra i partner e la disponibilità al dialogo. Con questi preziosi ingredienti i partner possono fronteggiare tante situazioni difficili, in primo luogo quelle che possono subentrare nella sfera sessuale. Nel corso di un sondaggio sulle proprie abitudini e aspettative sessuali, oltre tre italiani su quattro hanno risposto che ciò che rende più validi e soddisfacenti i rapporti sessuali è in primo luogo l’amore, seguito dal rispetto per i desideri e le esigenze dell’altro e dalla passione.
Lo studio è stato realizzato da AstraRicerche con il supporto di Lilly nell’ambito della ricerca “Gli italiani, i rapporti sessuali e la disfunzione erettile”. Sono risultate molto interessanti le risposte date dal campione rappresentativo di 4.100.000 uomini e donne nella fascia d’età tra i 30 e i 60 residenti nell’area geografica che raccoglie Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna. Alla domanda “Quali condizioni rendono i rapporti sessuali più validi e soddisfacenti” il 77% ha risposto “se i partner si amano”, il 71% “se i partner rispettano le esigenze e i desideri dell’altro” e il 69% “se i partner fanno l’amore con passione”.
Insomma, amore e comprensione fanno la parte del leone, ma la passione e la sfera sessuale hanno un’importanza molto rilevante. Che fare allora se il sesso dovesse subire qualche… battuta d’arresto, ad esempio per la presenza di un disturbo come la disfunzione erettile? “L’amore e la passione che entrambi i partner dichiarano di provare sono emozioni troppo forti e insostituibili per pensare di farne a meno a causa della disfunzione erettile – dichiara il Prof. Aldo Franco De Rose, urologo e andrologo della Clinica Ars Medica di Roma. Secondo i dati presentati dalla ricerca, nel caso si presentino problemi di questo genere, la coppia si è mostrata pronta a fare fronte comune. Ad esempio, alla richiesta su “quali situazioni rendono la coppia più felice” il 52% degli abitanti dell’Italia centro-meridionale ha risposto “ciascun partner conosce bene gli eventuali problemi e difficoltà dell’altro”. E il 59% ha risposto “i partner discutono serenamente degli eventuali problemi e difficoltà dell’altro”.
Il presidente di AstraRicerche Enrico Finzi commenta così questi risultati: “Se lui ha dei problemi, lei se ne interessa. Il problema, cioè, diventa della coppia. Si tratta di un importante passo avanti perché la donna rappresenta un elemento cardine nella gestione della disfunzione erettile. La patologia, infatti, non riguarda solo l’uomo ma entrambi e mina il rapporto di coppia, che necessita di complicità e naturalezza”.
Circa la metà degli intervistati ha precisato poi che le cure specifiche da mettere in caso si presentino difficoltà in ambito sessuale sono più valide se permettono di fare l’amore spontaneamente, quando sorge il desiderio. In un altro studio, pubblicato sul Journal Sex Medicine 2008 si è cercato di capire quale fosse il trattamento preferito e le motivazioni per la preferenza della partner di maschi affetti da disfunzione erettile. Lo studio ha coinvolto 100 coppie stabili nelle quali al partner è stata diagnosticata disfunzione erettile in base ai criteri normalmente utilizzati. Lo studio prevedeva che tutte le coppie potessero provare due principi attivi differenti: Sildenafil, conosciuto con il nome commerciale di Viagra, e Tadalafil, noto come Cialis. per un periodo di 12 settimane ciascuno. Dai questionari raccolti alla dodicesima e alla ventiquattresima settimana è risultato che il 79.2% delle donne che avevano preso parte allo studio hanno preferito che il proprio compagno venisse trattato con Tadalafil, contro il 15.6% che ha preferito Sildenafil. Tra le opzioni terapeutiche disponibili per la Disfunzione Erettile – continua il Prof. De Rose – Tadalafil permette di scollegare l’assunzione della pillola dall’atto sessuale, sia con il trattamento al bisogno, grazie ad un’efficacia dimostrata fino a 36 ore dopo l’assunzione della compressa, sia con il più recente trattamento giornaliero, grazie al quale il paziente assume il farmaco come per qualsiasi altra terapia quotidiana e dal quinto giorno di assunzione può avere un rapporto sessuale con la proprio compagna quando più lo desidera”.
SESSO: DISFUNZIONE ERETTILE, LA COMPLICITÀ È LA CHIAVE PER LA FELICITÀ DI COPPIA
Posted by admin on
settembre 21, 2009
Passione, amore, complicità e disponibilità al dialogo: ecco il collante che tiene unita la coppia, anche di fronte ai problemi legati alla sessualità come la disfunzione erettile. Ad affermarlo sono gli abitanti del Lazio nell’ambito della ricerca “Gli italiani, i rapporti sessuali e la disfunzione erettile” condotta da AstraRicerche con il supporto di Lilly.
Il sondaggio ha coinvolto 4 milioni di uomini tra i 30 e i 60 anni residenti in Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna. Alla domanda “Quali condizioni rendono i rapporti sessuali più validi e soddisfacenti”, il 77% ha risposto “se i partner si amano”, il 71% “se i partner rispettano le esigenze e i desideri dell’altro” e il 69% “se i partner fanno l’amore con passione”.
Nel Lazio, in particolare, la coppia risulta saldamente unita, e uomini e donne hanno le idee ben chiare anche nel caso in cui si dovesse presentare un disturbo come la disfunzione erettile (DE): da Viterbo a Frosinone passando per Rieti, Roma e Latina, la ricerca presenta l’immagine di una coppia pronta ad affrontare unita i problemi che possono insorgere nella vita sessuale. Alla richiesta di indicare “quali situazioni rendono la coppia più felice”, il 52% ha risposto “se ciascun partner conosce bene gli eventuali problemi e difficoltà dell’altro”, e il 59% ha risposto “se i partner discutono serenamente degli eventuali problemi e difficoltà dell’altro”.
“Se lui ha dei problemi, lei se ne interessa. Il problema, cioè, diventa della coppia – commenta il presidente di AstraRicerche Enrico Finzi -. Si tratta di un importante passo avanti perché la donna rappresenta un elemento cardine nella gestione della disfunzione erettile. La patologia, infatti, non riguarda solo l’uomo bensì entrambi e mina il rapporto di coppia, che necessita di complicità e naturalezza”.
Fonte : ASCA (salute.asca.it)
tags: coppia
No Comments
I problemi di coppia si risolvono ballando il tango
Posted by admin on
settembre 21, 2009
L’hanno chiamato “il sesso verticale”: è Il tango, la danza più erotica del mondo, che si sta rivelando anche uno strumento terapeutico sbaorditivo per il salvataggio di un rapporto. Già in molti paesi del mondo questo ballo ha catturato molti psicoerapeuti.
Il rapporto tra tango e sesso è molto antico: il tango ha le sue origini nei bordelli argentini. Ma il tango è anche un buon modo per guarire le ferite di un rapporto. In uno studio pubblicato il mese scorso dall’Università Goethe di Francoforte, si è scoperto che la danza esalta gli ormoni machili , l’emotività e il sesso delle donne. Il team scientifico guidato da Kinthia Kitoga Murcia, ha esaminato la saliva dei ballerini prima e dopo che avevano ballato il tango per monitorare i livelli di testosterone e cortisolo, un ormone prodotto dalla corteccia surrenale e associata allo stress. I ballerini hanno anche risposto ad un questionario speciale. Si è visto che i movimenti del tango rilassano e fanno esplodere il testosterone. I danzatori che hanno partecipato allo studio hanno dichiarato di sentirsi più calmi, più eccitati e più emotivamente connessi col partner.
La tangoterapia è diffusa in Argentina, Francia e Italia.
Secondo un gruppo di psicologi provenienti dall’ Argentina, “il tango combina elementi di nostalgia, di tristezza e di solitudine, con la rivalità padre-figlio, il conflitto con la madre assente, il rapporto di uguaglianza, la passione erotica, l’identità, la paura della morte e la rinascita di una nuova vita.
La single infelice e il sogno di un marito
Posted by editore on
luglio 26, 2009
Una quarantenne scrive al forum «Così è la vita». Ma gli uomini replicano duri: «Chissà quanti no avrà detto»
Vedi anche “Single o zitella” in psicoterapeutico.com

Erano anni probabilmente che una donna, tanto meno una quarantenne, per paura di sembrare ridicola, di venire sbeffeggiata, di essere presa per un reperto d’altri tempi, non osava più dichiarare: vorrei tanto sposarmi. Un outing – quasi – abbastanza coraggioso, insomma.
Il matrimonio – lo si è sentito affermare fino allo sfinimento da indagini conoscitive, da psicologi e sociologi – non era, infatti, da un pezzo più in testa ai desideri delle ragazze e delle donne, a quanto pare innanzitutto interessate a realizzare se stesse prima nello studio e poi nel lavoro. Il messaggio di Paola viene dunque a infrangere in un certo modo un tabù in nome del quale sognare un marito così, semplicemente, come lo sognavano le nostre nonne e bisnonne era fino a oggi considerato materia buona per un romanzo rosa. E il coro delle donne ribadiva con fermezza il concetto: sposarmi? No grazie. Non rientra tra le mie aspirazioni dover dividere il letto con un uomo che russa, che legge fino a notte fonda o che si rigira senza posa nelle lenzuola; e tanto meno lavare i suoi calzini.
Ma che i tempi siano cambiati – sia pure in tutt’altro senso – lo lasciano intendere anche le reazioni che la lettera di Paola ha suscitato nel forum. Se mai avesse osato pensare (ma non è probabile) di trovare per questa via qualche corteggiatore, magari, chissà, perfino uno «straccio» di fidanzato, deve essere rimasta molto amaramente delusa. Se infatti le reazioni delle donne sono state per lo più abbastanza tiepide e anche scontate, del genere, appunto: «Sposarmi? No grazie, prima voglio studiare, viaggiare, lavorare», quelle degli uomini sono invece state stizzose, malevole, quando non addirittura violente. Di corteggiatori, insomma, di cuori solitari che colgono l’occasione per gettare un amo, nemmeno l’ombra.
Fatte le debite eccezioni – di alcuni, per esempio, che si sono dichiarati altrettanto sconsolatamente soli e desiderosi di trovare infine la donna giusta da sposare – gli uomini del forum si sono accaniti contro la povera Paola come se avesse voluto prenderli in giro con il suo sogno matrimoniale. Chissà quanti «no» ha detto la signora, ritenendosi troppo preziosa per tutta una serie di ottimi corteggiatori. Chissà quanto si ritiene perfetta, lei, e mediocri e buoni a nulla, invece, gli uomini che hanno osato farsi avanti con lei. Chissà quanto è stata sessualmente promiscua e quanti fidanzati ha sperimentato prima di rimanere sola. Di sicuro ha posto la carriera tra i suoi primi e massimi obbiettivi, di sicuro attribuisce agli uomini la colpa di tutti i suoi guai e della triste situazione nella quale si trova ora, di sicuro non ha mai prestato attenzione ai bisogni degli uomini, di sicuro – ecco l’offesa massima e sanguinosa – è una femminista!
Sono giovani o anziani, cosa fanno, dove vivono e da dove vengono gli uomini che esprimono tale acredine nei confronti di una donna che ha osato raccontare il suo sogno matrimoniale di quarantenne? Non si sa, perché di loro si conosce solo un nickname. Certo è che sono purtroppo assai numerosi, che considerano le donne una specie di nemico pubblico del quale diffidare e dal quale difendersi, e che giudicano il femminismo il peggiore dei mali, la catastrofe responsabile di ogni loro problema. Questa, almeno, è l’impressione che se ne ha leggendo i messaggi che hanno inviato al forum. Scrivono tutti quanti «le donne», tendendo a riunire nell’invettiva l’intero genere femminile. Ciascuno ha, tuttavia, per sua fortuna – così sembra – trovato un esemplare non femminista e non carrierista con il quale è fidanzato o sposato con soddisfazione. Ogni speranza, perciò, dopotutto, forse non è perduta; per Paola e per le altre.
Fonte. Corriere della Sera
tags: coppia, matrimonio, single, solitudine
1 Comment
Coppia: il bello sta negli opposti
Posted by editore on
maggio 27, 2009
Si sceglie con il cuore e…con il naso
Ci sono coppie in cui i due partner sono così diversi uno dall’altro da far chiedere a chi li osserva come facciano i due a stare insieme. Eppure, si sa, spesso gli opposti si attraggono. Lo dice la saggezza popolare, ma ora anche la scienza lo conferma, come rimostra una ricerca che ha indagato a fondo i meccanismi nascosti che entrano in gioco quando scegliamo un compagno e ci innamoriamo. Un gruppo di genetisti brasiliani ha scoperto che alla base della reciproca attrazione stanno alcuni fattori genetici, ma anche… di naso.
Il team di Maria de Graca Bicalho, responsabile del Laboratorio di immunogenetica dell’University of Parana, spiega che al centro della calamita che regola l’attrazione sessuale c’è il “complesso maggiore di istocompatibilità”, indicato anche con la sigla Mhc: si tratta di una parte del Dna fondamentale per il sistema immunitario.
La ricercatrice ha spiegato a Vienna, in occasione della conferenza annuale dell’European Society of Human Genetics, di aver scoperto che le persone con diversi complessi di istocompatibilità sono più inclini a scegliersi l’un l’altra. Si tratta di un “trucco” messo in atto da Madre Natura per assicurare alla coppia una prole più sana, spiegano gli studiosi brasiliani.
Quando al modo in cui si nascondono gli indizi per scegliere con sicurezza l’altra metà della mela, la scelta avverrebbe in base all’odore corporeo. In pratica, “annusiamo” il miglior possibile compagno, rilevando le tracce cruciali nascoste nel suo odore, oppure anche “leggendo” i segni nascosti nella struttura del suo volto.
Gli esperti sono giunti a questa conclusione dopo aver confrontato i profili genetici di 90 coppie sposate con quelli di 152 coppie “fasulle”, create a caso. Gli studiosi hanno così scoperto che i geni del Mhc delle coppie reali erano molto più dissimili tra loro di quanto non fossero le coppie casuali. Quindi, secondo gli scienziati brasiliani, quando scegliamo un partner, la nostra natura ci spinge a scegliere chi ci garantisce una futura prole con il sistema immunitario il più efficiente possibile. E in questo, il segreto sta nella diversità.
Il Mhc si colloca in una regione genetica situata sul cromosoma 6, e ha un ruolo chiave sia nel sistema immunitario che nella riproduzione. Alcuni studi precedenti hanno, infatti, dimostrato che le coppie con un Mhc simile presentano un rischio molto maggiore di non portare a termine una gravidanza.
“Anche se può essere intrigante pensare che gli esseri umani scelgano i propri partner per via delle loro somiglianze, la nostra ricerca – assicura l’esperta – ha dimostrato chiaramente che sono le differenze il segreto del successo della riproduzione e che la spinta del subconscio verso figli sani è importante per la scelta del partner. Vogliamo andare avanti con il nostro studio, indagando sulle influenze sociali e culturali, ma anche quelle biologiche, che entrano in gioco nella scelta del partner”. I ricercatori si aspettavano infatti che gli aspetti culturali svolgessero un ruolo importante nella scelta del partner, ma sono rimasti stupiti nello scoprire quanto peso ha il ruolo esercitato dai fattori genetici.
“Certamente non sottoscrivo la teoria che una variante genetica di una persona possa guidare il suo comportamento. Ma pensiamo anche che non deve essere sottovalutato l’aspetto evoluzionistico dell’inconscio nella scelta del partner. Questo – conclude la scienziata – ha un ruolo importante da svolgere nel garantire una sana riproduzione, contribuendo a garantire che i bambini nascano con un sistema immunitario forte in grado di far fronte alle infezioni.”



