Archive for the ‘stress’ Category

Depressione, ansia, stress: sotto scacco un lavoratore su quattro

Un lavoratore su quattro colpito dalla sindrome da stress lavoro-correlato. I numeri crescono se si tratta di donne, visto che per chi affronta una gravidanza la percentuale sale al 50%. I motivi sono tanti: mancate sostituzioni, difficile ricollocazione sul lavoro dopo il parto, possibili tensioni con i colleghi a loro volta sfiancati dal troppo lavoro. Il fenomeno in ogni caso è in crescita e costa alle imprese europee 20 miliardi di euro l’anno. La fotografia del Paese, alle prese con il decreto legislativo 81/2008 che regola la sicurezza nei luoghi di lavoro e obbliga le aziende pubbliche e private a rilevare lo stress da lavoro correlato, è stata scattata oggi a Messina in occasione del convegno ‘Benessere organizzativo’ organizzato dalla Federazione italiana di Asl e ospedali (Fiaso) e dall’azienda ospedaliera universitaria ‘G.Martino’ di Messina.

Fonte: Online-News

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Shock da rientro delle vacanze, ne soffre un italiano su tre

Si chiama “post vacation blues” ed è la sindrome da rientro dalle vacanze estive che colpisce ormai circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni. Ora che per i vacanzieri si avvicina il momento di tornare in città e sul posto di lavoro più di un italiano su 3 soffre lo stress da rientro a tal punto da somatizzarlo.

I sintomi? Senso di stordimento, calo di attenzione, digestione difficile, mal di testa e dolori muscolari. Ma anche ansia, abbassamento dell’umore, senso di vuoto, atteggiamento distaccato e irritabilità. In particolare, al momento di tornare alla vita di tutti i giorni, i soggetti a rischio potranno andare incontro a due grandi categorie di disturbi: il disturbo distimico e quello dell’adattamento.

 

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Esami parte terza : pronti, via

Questi sono solo  due esempi  per indicare come di fronte alle prove/esami della vita, e di certo la maturità è per molti la prima grande prova, ognuno di noi sia guidato, tenuto con forza per mano dai fantasmi che abitano la sua mente.

E allora prima di tutto si deve mettere a tacere il demone  che ci abita   e che sussurra a ciascuno il suo “terrore”: “Non sei capace, non ce la farai mai” dice ad uno, “Non è fatto bene, non basta, mancano delle cose”, dice a un altro, “Fregatene,  la tua vita è altrove” dice a un altro ancora. A ciascuno il suo.

Rispondete, tappategli la bocca, trovate i fatti che lo smentiscono, perché se siete arrivati alle soglie della maturità, sicuramente ci sono, e raccontatevi tutte le volte che siete stati “bravi”.

Adesso che finalmente lo avete zittito, potete pensare all’esame.

Esami parte seconda

Sei il tipico studente senza lode e senza infamia, te la cavi, in alcune materie anche molto bene, in altre  meno, ma alla fine ce l’hai sempre fatta.

I tuoi genitori nel corso degli anni hanno dovuto ascoltare dai  tuoi insegnanti ogni volta lo stesso   ritornello: “Potrebbe fare di più, se solo si impegnasse….”

E tu non capisci, non sei d’accordo, perché non è vero che non ti impegni, studi invece, ti sforzi, ma non sempre la tua fatica è ricompensata, e questo ti delude, ti fa passare la voglia, spesso lasci perdere.

Caro ragazzo il tuo problema è la fiducia in te stesso, poca, non accetti le sfide, non te ne accorgi, ma ti accontenti.  Se i tuoi insegnanti hanno visto in te delle potenzialità inespresse, sta tranquillo che ci sono, è il loro mestiere capire queste cose.

Questa volta però, la sfida è arrivata davvero, perciò metti subito da parte i tuoi soliti “non ci riesco, non sono capace.”, capovolgili, falli diventare “ce la farò, e anche bene!”, non fermarti ed abbatterti alla prima difficoltà, tenta, riprova, non abbandonare la partita.

Non è  l’esame che devi temere, ma la  mancanza di fiducia nelle tue possibilità.

Hai il terrore del foglio bianco che sembra riflettere il vuoto che senti in testa, sbagli, la tua testa non è vuota,  è solo occupata dalla tua enorme paura  di non essere capace, che seppellisce ogni cosa, anche  quelle di cui sei sicuro e che sai bene.

Non è questo il tuo problema,  il tuo problema è la resa,   devi avere paura di non avere il coraggio di andare a fondo,  di non provare e riprovare fino allo sfinimento, perché chi non cede, vince.

Il centro del mondo non è la domanda di cui non sai la risposta, ma quella a cui sai rispondere e puoi farlo bene, concentrati su quella e dimostra quanto vali.

In bocca al lupo.

Maturità 2011

Ancora un giorno e poi si entra nell’incubo della maturità. Si fa presto a dire di non avere paura, tutti e dico tutti, abbiamo vissuto il terrore panico dell’esame di maturità.

Vediamo allora come fare per diminuire almeno un poco questa grande paura.

La paura, uguale per tutti nelle sue manifestazioni,  ha tuttavia origini e significati diversi a seconda dello studente che sei e sei stato.

Hai sempre studiato, preparato compiti e lezioni, ottenuto buoni risultati, ma sei assolutamente spaventato, perché questa volta è troppo quello che devi ricordare e sapere, pensi  di non farcela, di non avere studiato abbastanza….

Hai la sensazione che la tua preparazione sia come il formaggio coi buchi, “buchi neri” che inesorabili  aspettano che tu ci cada dentro.

Se sei così, la tua medicina è il confronto, interroga i tuoi compagni e fatti interrogare da loro, assisti ai loro esami, scoprirai che quasi sempre ne sai più di loro, scoprirai che i buchi solo apparentemente sono vuoti, perché quello che hai imparato e studiato si è depositato strato dopo strato nella tua mente.

Non lo sai fino a quando non ti serve: sono il problema, le domande, gli stimoli adeguati a risvegliare le tracce ricche di conoscenze della tua  memoria.

Ricordati: sei tu il vero esaminatore inflessibile, non i professori che non domandano, né si aspettano da te, ciò che tu così severamente pretendi da te stesso.

Smettila di confidare nel tuo giudizio  offuscato da assurde pretese di perfezione, affidati  al giudizio e alla valutazione degli altri che sono sicuramente più obiettivi e limpidi.

Stressoressia

Da yahoo lifestyle e benessere

Troppo impegnate per mangiare. Le donne di oggi sono divise, tutti i giorni, in numerosi ruoli, quelli di mamma, moglie, figlia, donna d’affari, impiegata factotum o lavoratrice a progetto. Devono accudire la loro famiglia, magari i genitori anziani e al tempo stesso curare la loro attività professione: la concorrenza è altissima e non possono permettersi distrazioni. Anche il cibo può diventare un lusso. Non certo per il costo, ma perché prendersi una pausa per pranzare – seguendo le regole della corretta alimentazione – significa perdere tempo. È questo il meccanismo che porta alla stressoressia.

Che cos’è la stressoressia?

È un disturbo alimentare che colpisce soprattutto le donne, tra i 25 e i 45 anni, la fascia di età in cui si è più impegnate a fare carriera, ad affermarsi professionalmente. Ci si nutre di lavoro e non si trova tempo per mangiare e curare il benessere del proprio corpo. Il motivo? Il carico d’impegni eccessivo causa molto stress, nervosismo, ansia, stanchezza e soprattutto occupa ogni momento libero.

Chi sono le signore malate di stressoressia?

Sono donne mature, di solito laureate e molto determinate nel lavoro. Se perdono peso, non si scompongono, anzi vivono la loro magrezza con un simbolo del loro successo. L’aspetto fisico è ovviamente il loro biglietto da visita: devono essere perfette sia nella forma sia nell’abbigliamento. E se questo vuol dire saltare il pasto, perché no?

Perché ci si “ammala” di stressoressia?

È prima di tutto un disagio sociale. In questi anni, alle donne è stato chiesto troppo. Le signore che scelgono di lavorare, devono comunque dividersi tra il ruolo di casalinga e di mamma. Sono sicuramente più colte rispetto a 20 anni fa e aspirano a incarichi professionali di responsabilità. Purtroppo, la scalata al successo non è semplice. Secondo gli ultimi dati Istat, pubblicati Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010, la qualità del lavoro femminile è sempre più bassa. Si ritrovano spesso a ricoprire ruoli che richiedono una qualifica inferiore rispetto a quella posseduta e guadagnano meno degli uomini. Inoltre, la maternità è ancora – in alcuni ambienti – un ostacolo per confermare la propria posizione lavorativa.

Risultato? La fatica per fare carriera è doppia.

Che differenza c’è con l’anoressia?

Non vanno assolutamente confuse. L’anoressia è una malattia basata su gravi disagi psicologici, la stressoressia, invece, è una conseguenza dello stress, ma certamente non porta alla morte e non si manifesta con atteggiamenti morbosi nei confronti del cibo. Le donne, in questo caso, non hanno paura di ingrassare e non vedono l’alimentazione come un ostacolo alla propria realizzazione estetica, quanto sono talmente impegnate nel loro lavoro che non hanno tempo di mangiare, saltano il pasto, soprattutto il pranzo, o mangiano troppo poco, magari davanti al pc, con conseguenti perdite di peso.

Stress da lavoro: come si dovrà scoprirlo

MILANO – Carichi di lavoro e ritmi troppo pesanti, il capo che non dà un attimo di tregua, l’ansia di fare tutto in poco tempo e, magari, come se non bastasse, anche la paura di perdere il posto. Prima o poi alla maggior parte di noi è capitato di sentirsi “sotto stress”: non per questo siamo tutti malati. Ma le continue tensioni che s’insinuano tra scrivanie e catene di montaggio possono alla lunga minare la salute psicofisica. E se non si riesce più a reggere un’intensa pressione o si reagisce in modo insolito in una particolare fase della vita, ci si può ammalare di stress da lavoro. Nel nostro Paese ne soffre più di un lavoratore su quattro, secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro.

da Corriere.it Leggi l’articolo completo qui

Psicologia: scrittura, alleata contro l’ansia e lo stress

Scrivere come antidoto allo stress

Scrivere come antidoto allo stress

Uno studio statunitense conferma il potere terapeutico, anti stress e anti ansia della scrittura.

Secondo gli scienziati d’oltreoceano, il gruppo di ricercatori dell’Università di Chigago che ha condotto la sperimentazione, descrivere a parole le proprie preoccupazioni, trasferendole, penna alla mano, su un foglio di carta, potrebbe essere la strategia più efficace per diminuire il livello di ansia e di stress e, di conseguenza, per diminuirne l’impatto esercitato sulla vita quotidiana.

L’antidoto migliore contro le proprie paure, contro i mille pensieri negativi e le preoccupazioni che riempiono i pensieri, incidendo negativamente anche sulla qualità di vita, è la scrittura. Infatti, gli esperti dell’Università di Chicago confermano che dare voce alle proprie ansia, scrivendole, può aiutare a tenerle a bada efficacemente.

Gli psicologi americani, che hanno coinvolto 20 studenti nello studio, spronandoli a scrivere le proprie preoccupazioni, non hanno dubbi, come si evince dai risultati della ricerca pubblicati sulla rivista Science.

Davvero un’ottima valvola di sfogo, la scrittura, economica e dall’efficacia garantita: scrivendo, scrivendo, lettera dopo lettera, parola dopo parola, l’ansia diminuisce e le prestazioni del cervello migliorano. Il consiglio degli esperti a stelle e strisce? Il caro vecchio diario, da aggiornare con stati d’animo, sensazioni e ansie, può essere un vero toccasana per scongiurare gli eccessi di stress e tensione, un valido alleato della salute psicologica, una cura per la psiche.

Fonte : Tantasalute.it

Stress da primo giorno di scuola per genitori ansiosi

Stress da primo giorno di scuola? Si’, ma per i genitori. Mamme e papa’ sono “ansiosi piu’ dei figli, e possono compromettere il loro giusto inserimento in classe. La famiglia, infatti, conta tantissimo nelle capacita’ dei bambini di ambientarsi, soprattutto in prima elementare. E il primo giorno di scuola lascia il segno”. Lo dice Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta, presidente dell’Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico.

“Oggi, nella maggior parte dei casi, i genitori seppur adulti sono incapaci di controllare le loro ansie. Vivono il primo giorno di scuola dei figli con agitazione, preoccupazione – dice l’esperta – Cosi’ inconsapevolmente spaventano il figlio dicendogli di stare attento, di ubbidire alla maestra. Cosi’ il bambino vive il primo giorno di scuola con tensione, arriva in classe irrigidito. Ha paura del confronto con i compagni e crede che l’insegnante sara’ severa, che li giudichera’”, afferma la Vinciguerra.

“Il bambino comincia a vivere la scuola come un qualcosa di troppo grande per lui, difficile da sostenere – continua la psicologa, anche direttore dell’Uiap, Unita’ italiana attacchi di panico, presso la Paideia di Roma – e vivra’ probabilmente un inserimento non semplice. Tutto questo nella maggior parte e’ dovuto all’ansia dei genitori. Puo’ accadere che i figli sentano troppo il peso delle aspettative di mamma e papa’ rispetto alle loro prestazioni e ai comportamenti a scuola e non si sentano all’altezza”.

Fonte : DirettaNews

Le aziende saranno obbligate a misurare lo stress dei propri dipendenti

Stress da lavoro

Per contrastare lo stress da lavoro che nel nostro Paese affligge il 27 per cento degli occupati, quasi una persona su quattro, dal primo agosto le aziende saranno obbligate a misurare il livello di stress dei propri dipendenti. Distribuendo test e quant’altro potrà servire a conoscere gli effetti dell’ansia da prestazione, della svogliatezza, dell’irritabilità, responsabili di un’infinità di giornate lavorative perse.

Uno studio pubblicato nel 2009 dall’European Heart Journal ha calcolato che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide sull’economia europea per 44 miliardi di euro e che la perdita in termini di calo di produttività è pari a 77 miliardi di euro. L’argomento verrà affrontato alla mostra-convegno «Progetto sicurezza» organizzato dall’Aias (Associazione professionale italiana Ambiente e sicurezza) con la collaborazione di Inail che si svolge da domani al 3 luglio al palazzo delle Stelline. In cima alla classifica degli stressati ci sono i liberi professionisti (40 per cento del totale), seguiti da tecnici (35 per cento) e manager (32 per cento), ma ci si ammala anche negli uffici e nelle fabbriche. I sintomi più frequenti sono: svogliatezza, ansia perenne, malessere diffuso e, nei casi più gravi, aggressività e stati depressivi. Gli italiani sarebbero più stressati di inglesi, tedeschi e francesi.

Tra un mese tutte le aziende della Penisola dovranno disporre di un misuratore di stress che servirà a stabilire il grado di serenità psico-fisica dei dipendenti. E i rimedi? Di tutto un po’: dalla psicoterapia ai farmaci, dai consigli di sana alimentazione allo sport. E forse pensare a chi il lavoro non ce l’ha…

Fonte : Il Giornale