Depressione: pillole o parole
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gennaio 27, 2011
In un articolo apparso su “Dica 33” viene riportato il risultato di uno studio effettuato su oltre seimila pazienti che evidenzia come la psicoterapia sia un trattamento valido contro la depressione, al pari di un farmaco ed efficace anche sui pazienti ai quali gli antidepressivi non portano a risultati.
Il commento più adeguato a tale notizia, mi sembra un antico insegnamento cinese che dice che un pensiero, un’idea può dare origine a un comportamento, un comportamento può diventare un’abitudine e più abitudini formano un “carattere”.
E’ proprio così una pillola può risolvere un sintomo, ma non potrà mai cambiare un “carattere” nei suoi aspetti disfunzionali di cui i sintomi sono il segno.
Il “carattere” potrà cambiare invece attraverso uno scambio, una cura di “parole” e affetti, quale è la psicoterapia, perché attraverso tale relazione nasceranno idee che diventeranno comportamenti….
Adolescenti e videogiochi : il gioco ossessivo provoca depressione ed ansia
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gennaio 22, 2011
Sono tantissimi gli adolescenti, e non solo, che trascorrono ore ed ore davanti ai videogiochi. Altrettanto numerose sono le ricerche che si susseguono da quando il videogioco è diventato un vero e prorio fenomeno culturale di massa. L’ultima, americana, è stata guidata da Douglas Gentile della Iowa State University e pubblicata sulla rivista ‘Pediatrics’. In base a questo studio, esiste una relazione tra videogiochi e depressione ed ansia.
In particolare, lo studio ha coinvolto 3mila ragzzi per circa due anni ed è arrivato alla conclusione che il gioco ossessivo, ‘patologico’, come si legge sul ‘New York Times’ online, è legato all’insorgenza di sintomi di depressione, ansia, fobie sociali nonché ad un calo del rendimento scolastico. Gli adolescenti che hanno dei problemi possono facilmente rifugiarsi nel gioco che, a sua volta, può aumentare l’isolamento. Dovrebbe essere compito dei genitori regolare l’uso dei videogiochi da parte dei loro figli e capire quando il gioco rischia di diventare un’ossessione.
Fonte : italia-news.it
Commento della D.sa Grazioli
Lasciamoli crescere
Lasciamoli crescere e facciamo un passo indietro, è normale che gli adolescenti cerchino sempre più tempo per stare soli o fuori casa, ed è normale che gli adulti, tutti gli adulti genitori compresi, divengano il nemico da sconfiggere, da provocare, l’antagonista per eccellenza che permette al bruco di diventare farfalla.
Il videogioco, la wii, facebock eec ecc altro non sono che il diario segreto dei nostri tempi, la televisione con i telefilm demenziali, le cuffiette con la musica a palla che ci iniettavamo la sera o il pomeriggio chiusi nella nostra stanza, le telefonate fiume con l’amica del cuore: sono gli strumenti di transito per l’evasione, per l’identificazione con il gruppo, per la condivisione, per il modello più o meno corretto da seguire e imitare.
E allora facciamo un passo indietro: smettiamo di giudicare e sentenziare, ma osserviamo, vigiliamo, dedichiamo tempo e soprattutto ascoltiamo.
Il gioco in sé non porta all’isolamento e alla depressione, l’adolescente si isola per crearsi i suoi mondi le sue storie, le sue realtà. La depressione nasce quando, “bambini”, si è lasciati nella solitudine e ancora non si hanno gli strumenti necessari ad elaborarla.
Non si può formare e consolidare, allora, quel “nucleo caldo” che è la miglior difesa contro la depressione, quel “nucleo caldo” che sarà il posto al quale l’adolescente saprà di poter far ricorso nei momenti di tristezza e/o difficoltà.
tags: adolescenti, Ansia, console, depressione, nds, psp, videogiochi, wii, xbox
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Depressione, se farmaco non va meglio la psicoterapia
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gennaio 22, 2011
La cosiddetta terapia della parola, è un trattamento valido contro la depressione, al pari di un farmaco, ed efficace anche sui pazienti sui quali gli antidepressivi non portano a risultati. Lo dimostra una revisione di studi clinici condotti globalmente su oltre 6000 pazienti, pubblicata sul Journal of general internal medicine.
La terapia della parola consiste in un percorso con lo psicoterapeuta in cui il paziente racconta le proprie ansie, le fonti di stress e insieme allo psicoterapeuta riesce a ricomporre le situazioni ed a lavorarci sopra, correggendo gli atteggiamenti negativi. Il coordinatore della ricerca Ranak Trivedi della University of Washington School of Public Health, ha spiegato che è stata usato con successo sui soggetti su cui i farmaci non hanno fatto effetto.
A differenza di un farmaco, non ha effetti collaterali e, sempre a differenza di un antidepressivo che spesso deve esser preso a vita dal paziente, a un certo punto si può interrompere.
Fonte : dica33.it
COMMENTO DELLA D.SA GRAZIOLI
Un’antica storia cinese insegna che un pensiero, un’idea può dare origine a un comportamento, un comportamento può diventare un’abitudine e più abitudini formano un “carattere”.
Ora una pillola può risolvere un sintomo, ma non potrà mai cambiare un “carattere” nei suoi aspetti disfunzionali di cui i sintomi sono il segno.
Potrà cambiare invece attraverso uno scambio, una cura di “parole” e affetti, quale è la psicoterapia, perché attraverso tale relazione nasceranno idee che diventeranno comportamenti……
Il divorzio fa ammalare gli uomini
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dicembre 7, 2010
Il divorzio è una realtà sempre più diffusa, arrivarci è molto difficile e spesso questa decisione è preceduta da mesi, se non addirittura anni, di insoddisfazione, tristezza e astio. Le cause che possono condurre al divorzio sono tante ma una delle più frequenti è certamente l’infedeltà che noi donne spesso subiamo, fino a quando non decidiamo che dalla vita vogliamo più di un paio di corna ed una perfetta finta famiglia da sfoggiare. La buona notizia, che sono certa procurerà una risatina in molte lettrici, è che gli uomini subiscono il divorzio fino ad ammalarsi e andare in depressione!
La psicologa Paola Vinciguerra, presidente dell’Eurodap ci spiega: “Il divorzio può far ammalare. A risentirne sono soprattutto gli uomini che subiscono una separazione: potrebbero cominciare a soffrire di ansia generalizzata e paura, con il rischio che questi disturbi si possano trasformare in attacchi di panico e depressione”.
Secondo i dati raccolti dalla psicologa 3 uomini su 10 che sono in cura per depressione e disturbi dell’umore, sono reduci da un divorzio, la situazione ovviamente si aggrava se il mal capitato marito oltre a mandare all’aria il rapporto con la moglie lo ha fatto anche con i figli.
Fonte : pourfemme.it
Depressione: nelle donne il male oscuro fa più paura del cancro
Posted by editore on
dicembre 7, 2010
Il male oscuro, non tanto perché a differenza di una qualsiasi patologia organica la depressione nelle donne colpisce in maniera più silenziosa e subdola, senza alcun fastidio fisico particolare, ma perché oscure, almeno nell’immaginario collettivo, visto che si è fatta piena luce sulle cause della malattia, è l’origine della stessa. Parliamo di depressione, soprattutto di quella femminile, una malattia in grado di stravolgere ed in certi casi, quando non curata, annientare una persona.
Oscura è la depressione perché chi ne è affetto non riesce a cogliere nel suo organismo i segni di una battaglia intrapresa nei confronti del “male”; un’infezione, ad esempio, si palesa con la febbre, il dolore, il rossore della parte infetta e, dunque, è anche più facile immaginare l’esigenza delle cure ed accettarle, perchè si è anche in grado di costatarne il decorso, benigno o maligno che sia.
Persino il tumore, vero spauracchio dell’uomo e della donna moderna, fa addirittura ed è tutto dire, meno paura della depressione; vuoi perché oggi una neoplasia è più gestibile e curabile di un tempo, vuoi perché, chissà, a livello inconscio per molti tipi di tumore conoscendo o presumendo quali fattori di rischio intervengono nella malattia, ci conforta per lo meno sperare o illuderci che al riparo da quei fattori le possibilità di ammalarsi si riduca quasi a scomparire.
Ma di fronte alla depressione, alla martellante condizione di guardare il futuro con i vetri oscurati di inesistenti lenti che riducono la visuale prossima allo zero, avvolti dalla nebbia dei ricordi, impossibilitati a concentrarsi, incapaci a volte anche di prendere decisioni importanti o elementari, come fino a poco prima riuscivamo a fare, incapaci di godere di una buona qualità del sonno, eccessivo in certi casi, a causa spesso dei tanti ansiolitici assunti, eccessivamente ridotto e qualitativamente scadente in altri casi e, per di più costellato da incubi ricorrenti, da ansie notturne; come si può pensare che la persona depressa possa immaginare di guarire da quella condizione e come si può credere che riesca ad immaginarsi malata se alla fine, sintomi a parte, il suo organismo è apparentemente sano?
Ecco perché la depressione spaventa più del cancro, perché, anche se sembra paradossale ciò che si dirà, per lo meno il cancro se non curato o giunto nelle forme terminali uccide, la depressione no, proprio quando qualcuno vede proprio nel fine vita la soluzione di tutti i propri problemi, ma quel fine vita spesso non arriva, se non indotto dal diretto interessato dal problema che in certi casi, arriva persino ad anticiparlo con istinti suicidari che a volte, ahinoi…. riescono anche!
Certo, non è possibile neanche immaginare il pianeta depressione con tale pessimismo nel delinearne i contorni, sta di fatto e non ci si stancherà mai di ripeterlo, che oggi di depressione si guarisce, solo se la smettiamo di considerarlo uno stato del singolo individuo, passeggero, capace di cambiare in meglio con una salutare “bevuta al bar” fra amici o parenti affettuosi; la depressione si cura, quasi nel 98% dei casi, così come si curano le recidive, ma la malattia mentale che tale è, deve essere affrontata dallo specialista psichiatra e quando indichiamo questo medico, smettiamola anche di considerarlo lo specialista delle sole ” follie ” mentali, perché la depressione e tutto quanto vi sta intorno si cura in primis con i farmaci ed occorre una figura specializzata per prescriverli, poi si interviene sull’ambiente in cui vive il soggetto ed in questo preziosa è anche l’opera della psicoterapia affidata a mani esperte come quelle dello psicologo clinico; per curare la depressione non serve l’amico o l’amica del cuore, il compagno o la compagna sempre pronto/a a capirti; serve solo il medico ed eventualmente anche tute le figure summenzionate!
Si comprende bene che se tanto importante è la malattia, tanto grandi sono le apprensioni della gente, donne in primis, di fronte al rischio di ammalarsi di depressione che in forma larvata, lieve, ma che non va neanche sottovalutata, ha un’incidenza sempre più elevata nella nostra epoca, nei Paesi maggiormente sviluppati e le motivazioni che non affronteremo neanche, sono molteplici e si annida nella mente di tantissime donne, con tutto il carico di sofferenza di cui è capace la malattia, al punto che nel nostro Paese parrebbe che a soffrire di depressione siano non meno di sei donne su dieci che possono testimoniare che in un preciso momento della propria vita hanno avuto a che fare con forme simil depressive; tali donne per lo più vivono nei grandi centri urbani.
Tanto temuta è la depressione dalla donne che quasi sei donne su dieci ne hanno timore pur non conoscendola direttamente ma solo per aver, chissà, affrontato la malattia soccorrendo un loro familiare o amica che sia, la dimostrazione di quanto paura faccia tale patologia mentale la danno anche le indagini che si sono fatte sulla popolazione dove si evince che ferma la percentuale di cui sopra, le stesse persone “interrogate” sulla paura di poter contrarre il cancro al seno sono diminuite di numero scendendo al 24,2%. E la paura di potersi ammalare di depressione non è ubiquitaria in tutte le fasce d’età, soprattutto quando si chiede alle intervistate di esprimere giudizi sull’efficacia delle eventuali terapie; visto che su cento donne di età compresa fra 30 e 39 anni la percentuale di quelle che non credono possibili cure mirate sono 78 donne che sfiorano le 82 al variare dell’età, in questo caso compresa fra 40 e 49 anni e per quelle donne che hanno superato i 50 anni di età, almeno 70 su cento è scettica e ha poca fiducia delle terapie.
Sono questi i dati emersi da un`indagine su oltre mille donne presentata Roma dall`osservatorio nazionale sulla salute della donna (O.N.Da) in occasione del convegno “Depressione: impariamo a combatterla”.
Eppure, come detto, esistono eccome i farmaci per uscire dal tunnel, ma purtroppo, ancora oggi, 40 donne su cento non credono affatto sull’efficacia di tali presidi terapeutici, solo 16 donne su cento li considera molto efficaci, visto che 83 donne su cento giudica molto più efficace la terapia psicologica. Insomma, le donne ritengono che i farmaci attualmente disponibili abbiano solo effetti limitati nel tempo senza risolvere le cause principali della depressione. E proprio chi conosce la malattia assegna un giudizio più basso rispetto a chi non l`ha mai incontrata.
Di fronte a tali numeri, circa l’aspettativa di successi terapeutici da parte del mondo femminile, è scoraggiante assistere a come nemmeno la medicina sia stata in grado negli ultimi decenni a creare le giuste aspettative di guarigione nei malati o in chi teme la malattia, complice anche un modo di guardare alla depressione come ad un ineluttabile “castigo di Dio” che una volta giunto è difficile o quasi impossibile da sradicare.
Per lo meno, oggi più di un tempo, le donne riconoscono i sintomi della malattia ed è gia qualcosa, visto che il 40,3% li sa riconoscere e sa quanto è importante agire tempestivamente. Il punto di riferimento rimane il medico di famiglia (29% delle donne) seguito dai famigliari (23%), psicologo (15%) e psichiatra (13%).
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Pubblicato da Giuliano in Farmaci, In Evidenza, Malattie, Psicologia, Salute Donna.
Giovedì, 6 Maggio 2010.
tags: cause, depressione, male oscuro, psicoterapia
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Depressione post partum anche per i neo padri
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settembre 7, 2010
La depressione post-partum non e’ solo ‘donna’ ma ne soffrono anche i papa’: un padre su cinque prova almeno un episodio di depressione soprattutto nel primo anno di vita del bambino.
Le madri comunque restano le piu’ sensibili alla patologia: ne soffre una su tre. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista ‘Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine’, secondo cui il rischio persiste per entrambi i genitori fino a che il piccolo non abbia compiuto i 12 anni d’eta’.
I ricercatori hanno monitorato 86.957 famiglie tra il 1993 e il 2007, ed e’ emerso che nel periodo che va dalla nascita di un figlio ai suoi 12 anni, ben 19.286 madri hanno sofferto di un totale di 25.176 episodi di depressione, e 8.012 padri di un totale di 9.683. Il tasso di depressione era del 7,53 per cento l’anno tra le madri e del 2,69 tra i padri.
Il periodo piu’ a rischio e’ il primo anno di vita del bambino in cui il 13,93 per cento delle madri e il 3,56 dei padri fa esperienza di depressione.
Tra i fattori che possono aumentare il rischio di problemi psichici, i ricercatori del Medical research Council di Londra segnalano condizioni di particolare disagio, come quelle dei baby-genitori o di coloro che hanno pochi strumenti di sostegno economici e sociale alle spalle
Fonte : Agi.it
Milanesi con l’ossessione dello shopping
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settembre 7, 2010
Dipendenza da Internet, gioco d’azzardo, shopping compulsivo e ossessione per il sesso: sono queste le nuove “addiction” che affliggono gli italiani. “La fascia di età più esposta al rischio di sviluppare questi disturbi comportamentali ed emotivi è quella compresa tra i 14 e i 45 anni e ad essere maggiormente colpiti sono gli uomini”, spiega lo psicologo Stefano Benemeglio (www.ipnosibenemeglio.com), autore di numerosi studi sul comportamento umano già a partire dagli Anni Sessanta, nonché fondatore dell’onlus Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche (www.accademianalogica.com).
“Le sfaccettature del disturbo -prosegue lo psicologo- sono molteplici: c’è chi si fa travolgere da Internet fino a diventarne dipendente e chi si fa coinvolgere dal gioco d’azzardo: ma si tratta sempre di uno stesso fenomeno che caratterizza la nostra epoca. E per risolvere questi problemi sempre più persone si rivolgono all’ipnosi”. Secondo l’Accademia Internazionale “Stefano Benemeglio delle Discipline Analogiche”, onlus che si propone di contribuire allo sviluppo del potenziale umano del singolo individuo e al recupero della qualitÖ della vita, almeno 3 italiani su 100 sono dipendenti da Internet, dall’acquisto dell’oggetto inutile, dal gioco d’azzardo e dal sesso ad ogni costo. “L’opinione pubblica spesso crede che la dipendenza sia solo quella legata agli stupefacenti, all’alcol o al fumo. Ma non è così: ci sono dipendenze subdole, scambiate per cattive abitudini di cui vediamo solo la punta di un iceberg.
Le quattro nuove dipendenze che affliggono gli italiani sono abitudini che generalmente si possono classificare tra i comportamenti naturali e normali, ma diventano un disturbo comportamentale quando l’individuo non riesce più a farne a meno”, spiega lo psicologo Stefano Benemeglio. La dipendenza in maggior crescita nella Capitale è l’Internet Addiction Disorder (dipendenza da Internet), una sindrome -forse la più tipica del nuovo millennio- legata ad una sudditanza alla tecnologia da cui sono affette molte persone che passano ore e ore davanti al computer. Il gioco d’azzardo affligge invece soprattutto i veneziani: 4 cittadini su 100 hanno questa forma di dipendenza, di cui un terzo è donna. Gli adulti preferiscono il casinò e la bisca clandestina, mentre i giovani scelgono le macchinette, il video poker e i gratta e vinci. Un’altra dipendenza sempre più diffusa soprattutto tra i milanesi è quella dello shopping compulsivo. Si tratta di un’ossessione che colpisce soprattutto le donne, che sono più esposte degli uomini agli acquisti voluttuari. C’è gente che spende più delle proprie possibilità e acquista di tutto, anche oggetti che non rientrano nei propri gusti.
“L’individuo affetto da questa mania si gratifica andando in un supermarket e uscendo con il carrello pieno di cose inutili e con il portafoglio vuoto. Ma nel cervello c’è un’immensa soddisfazione, una soddisfazione che dura poco, fino all’ingresso al prossimo supermarket” precisa Stefano Benemeglio. Per quanto riguarda invece la “sex addiction”, sono vittime di questa dipendenza soprattutto i napoletani: il 2 per cento. Si tratta di un disturbo comportamentale che si abbina spesso con altre dipendenze: ad esempio molti sesso-dipendenti sono anche rete-dipendenti. Ci sono diversi casi di donne affette da questa ossessione, ma sono soprattutto gli uomini ad esserne colpiti.
Fonte : AffariItaliani.it
La solitudine uccide come il fumo
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luglio 28, 2010
Chi trova un amico, trova un tesoro. Lo conferma uno studio svolto dai ricercatori della Brigham Young University, in Utah, che hanno scoperto come la solitudine pesa sulle aspettative di vita quanto fumare 15 sigarette al giorno o essere alcolista. Gli esperti hanno appurato come l’isolamento sia una piaga in continua crescita nel mondo industrializzato, per cui sarebbe necessario cominciare a prendere le relazioni sociali molto sul serio.
Studi precedenti avevano già dimostrato che le persone con minori relazioni sociali muoiono prima di quelli che si relazionano con molti amici. Questa volta gli studiosi, coordinati dalla psicologa Julianne Holt Lunstad, hanno preso in esame 148 studi precedenti relativi a dati sulla mortalità degli individui in rapporto alle loro relazioni sociali, verificando soltanto la loro frequenza e le conseguenti ricadute in termini di salute su un periodo medio di 7 anni e mezzo.
Fonte : Romagnaoggi.it
Le aziende saranno obbligate a misurare lo stress dei propri dipendenti
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luglio 21, 2010
Per contrastare lo stress da lavoro che nel nostro Paese affligge il 27 per cento degli occupati, quasi una persona su quattro, dal primo agosto le aziende saranno obbligate a misurare il livello di stress dei propri dipendenti. Distribuendo test e quant’altro potrà servire a conoscere gli effetti dell’ansia da prestazione, della svogliatezza, dell’irritabilità, responsabili di un’infinità di giornate lavorative perse.
Uno studio pubblicato nel 2009 dall’European Heart Journal ha calcolato che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide sull’economia europea per 44 miliardi di euro e che la perdita in termini di calo di produttività è pari a 77 miliardi di euro. L’argomento verrà affrontato alla mostra-convegno «Progetto sicurezza» organizzato dall’Aias (Associazione professionale italiana Ambiente e sicurezza) con la collaborazione di Inail che si svolge da domani al 3 luglio al palazzo delle Stelline. In cima alla classifica degli stressati ci sono i liberi professionisti (40 per cento del totale), seguiti da tecnici (35 per cento) e manager (32 per cento), ma ci si ammala anche negli uffici e nelle fabbriche. I sintomi più frequenti sono: svogliatezza, ansia perenne, malessere diffuso e, nei casi più gravi, aggressività e stati depressivi. Gli italiani sarebbero più stressati di inglesi, tedeschi e francesi.
Tra un mese tutte le aziende della Penisola dovranno disporre di un misuratore di stress che servirà a stabilire il grado di serenità psico-fisica dei dipendenti. E i rimedi? Di tutto un po’: dalla psicoterapia ai farmaci, dai consigli di sana alimentazione allo sport. E forse pensare a chi il lavoro non ce l’ha…
Fonte : Il Giornale





