Omofobia: Mogherini(Pd), approvare subito legge contro discriminazioni
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maggio 17, 2012
Roma, 17 mag – ”Oggi si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia promossa dall’Unione Europea per ricordare la rimozione dell’omosessualita’ dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanita’, e per promuovere eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare ogni fenomeno omofobico. Si tratta di una giornata di impegno e di riflessione per la piena affermazione di un principio basilare, di un diritto umano fondamentale: nessuna discriminazione legata al proprio orientamento sessuale e alla propria identita’ di genere e’ piu’ tollerabile in nessuna parte del mondo”.
Lo dice Federica Mogherini deputata del Pd.
”L’Europa lo ha scritto a chiare lettere all’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, vietando ogni discriminazione fondata sulle tendenze sessuali. E tuttavia, recenti sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e rapporti del Consiglio d’Europa hanno messo in evidenza -sottolinea Mogherini- quanto siano ancora diffusi e gravi i casi di discriminazione in materia di diritti sociali e del lavoro, di universalita’ non garantita nell’accesso alle cure mediche e all’istruzione, di problemi nel riconoscimento dell’identita’ di genere e della vita familiare. Si registrano inoltre, anche in Italia, episodi di aggressione, di violenza, di bullismo che vedono vittime lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, episodi che purtroppo maturano nel crescente clima di intolleranza e di odio su cui soffiano in modo irresponsabile movimenti populisti e xenofobi di destra in molti paesi europei. E’ urgente contrastare ogni forma di violenza e di discriminazione, approvando finalmente una legge contro l’omofobia e per il pieno riconoscimento giuridico dei diritti fondamentali di coppie dello stesso sesso”.
Fonte: ASCA (Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale)
Nomofobia è la fobia di perdere il proprio cellulare: ne soffri?
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maggio 10, 2012
Uno studio commissionato da SecurEnvoy nel Regno Unito conferma che la maggioranza dei possessori di cellulari soffre di nomofobia. “No mobile phone phobia” è il timore di perdere il proprio terminale mobile.
Si chiama “nomofobia” ed è la appunto la fobia di perdere il proprio cellulare. Secondo un recente studio inglese commissionato dalla società di sicurezza SecurEnvoy la cosiddetta “no mobile phone phobia” sembra ormai provocare stati d’ansia e frustrazione come ogni altra manifestazione psicopatologica.
Il 66% del campione intervistato – composto da mille persone selezionate – ha ammesso di soffrirne pur disponendo (41%) di due terminali. Davvero scioccante la cosa, sopratutto considerando che nel 2008 la soglia di “nomofobia” era stata rilevata al 53%. A livello di età sono i più giovani i più ossessivi: il 77% ha tra i 18 e 24 anni, mentre quelli di età compresa tra i 25 e i 34 anni sono al 68%. Il terzo gruppo stranamente è quello degli over 55. Le più colpite comunque sono le donne (70%) anche se forse il motivo si deve al fatto che il 47% degli uomini ha due cellulari – contro il 36% del gentil sesso.
Per leggere l’intero articolo clicca qui
Fonte: Tom’s hardware
Milanesi con l’ossessione dello shopping
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settembre 7, 2010
Dipendenza da Internet, gioco d’azzardo, shopping compulsivo e ossessione per il sesso: sono queste le nuove “addiction” che affliggono gli italiani. “La fascia di età più esposta al rischio di sviluppare questi disturbi comportamentali ed emotivi è quella compresa tra i 14 e i 45 anni e ad essere maggiormente colpiti sono gli uomini”, spiega lo psicologo Stefano Benemeglio (www.ipnosibenemeglio.com), autore di numerosi studi sul comportamento umano già a partire dagli Anni Sessanta, nonché fondatore dell’onlus Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche (www.accademianalogica.com).
“Le sfaccettature del disturbo -prosegue lo psicologo- sono molteplici: c’è chi si fa travolgere da Internet fino a diventarne dipendente e chi si fa coinvolgere dal gioco d’azzardo: ma si tratta sempre di uno stesso fenomeno che caratterizza la nostra epoca. E per risolvere questi problemi sempre più persone si rivolgono all’ipnosi”. Secondo l’Accademia Internazionale “Stefano Benemeglio delle Discipline Analogiche”, onlus che si propone di contribuire allo sviluppo del potenziale umano del singolo individuo e al recupero della qualitÖ della vita, almeno 3 italiani su 100 sono dipendenti da Internet, dall’acquisto dell’oggetto inutile, dal gioco d’azzardo e dal sesso ad ogni costo. “L’opinione pubblica spesso crede che la dipendenza sia solo quella legata agli stupefacenti, all’alcol o al fumo. Ma non è così: ci sono dipendenze subdole, scambiate per cattive abitudini di cui vediamo solo la punta di un iceberg.
Le quattro nuove dipendenze che affliggono gli italiani sono abitudini che generalmente si possono classificare tra i comportamenti naturali e normali, ma diventano un disturbo comportamentale quando l’individuo non riesce più a farne a meno”, spiega lo psicologo Stefano Benemeglio. La dipendenza in maggior crescita nella Capitale è l’Internet Addiction Disorder (dipendenza da Internet), una sindrome -forse la più tipica del nuovo millennio- legata ad una sudditanza alla tecnologia da cui sono affette molte persone che passano ore e ore davanti al computer. Il gioco d’azzardo affligge invece soprattutto i veneziani: 4 cittadini su 100 hanno questa forma di dipendenza, di cui un terzo è donna. Gli adulti preferiscono il casinò e la bisca clandestina, mentre i giovani scelgono le macchinette, il video poker e i gratta e vinci. Un’altra dipendenza sempre più diffusa soprattutto tra i milanesi è quella dello shopping compulsivo. Si tratta di un’ossessione che colpisce soprattutto le donne, che sono più esposte degli uomini agli acquisti voluttuari. C’è gente che spende più delle proprie possibilità e acquista di tutto, anche oggetti che non rientrano nei propri gusti.
“L’individuo affetto da questa mania si gratifica andando in un supermarket e uscendo con il carrello pieno di cose inutili e con il portafoglio vuoto. Ma nel cervello c’è un’immensa soddisfazione, una soddisfazione che dura poco, fino all’ingresso al prossimo supermarket” precisa Stefano Benemeglio. Per quanto riguarda invece la “sex addiction”, sono vittime di questa dipendenza soprattutto i napoletani: il 2 per cento. Si tratta di un disturbo comportamentale che si abbina spesso con altre dipendenze: ad esempio molti sesso-dipendenti sono anche rete-dipendenti. Ci sono diversi casi di donne affette da questa ossessione, ma sono soprattutto gli uomini ad esserne colpiti.
Fonte : AffariItaliani.it
LA PAURA DEL VIRUS O IL VIRUS DELLA PAURA? IL CASO A H1/N1
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novembre 14, 2009

Fino a qualche tempo fa, nessuno avrebbe immaginato di portarsi in tasca o in borsa un presidio medico chirurgico antibatterico e disinfettarsi le mani per strada. Ne, tanto meno, che le scuole richiedessero a bambini di non abbracciarsi con i proprio compagni di scuola, come profilassi obbligatoria per questioni cautelari. Eppure, queste sono oggi scene di vita quotidiana, che non solo non ci sorprendono, ma che reputiamo necessarie per la nostra sicurezza. Questo ed altro in tempi di Influenza A H1/N1. Non c’è dubbio che l’argomento sia inflazionato e che chiunque ne abbia sentito già parlare, ma forse, in meno sanno cosa davvero sia questo virus. Senza dover scendere troppo nel tecnico, il che renderebbe la cosa difficilmente comprensibile, si deve sapere che la famosa sigla A H1/N1 non è altro che una sorta di codice che permette di classificare il virus. La lettera A ne identifica il tipo, ossia la famiglia di appartenenza, H1 è il recettore della cellula alla quale il virus si attacca e N1 è l’enzima della cellula attaccata, che libera i nuovi prodotti del virus. Anche se inizialmente questa definizione può apparire criptica o complessa, ci permette di evincere che il virus, aggredendo le cellule, fa si che queste producano anticorpi per combatterlo, costringendolo a modificarsi di volta in volta. La sigla quindi ne classifica il tipo e gli annovera determinate proprietà. Sono proprio gli esperti, infatti, a dirci che questo tipo di virus è circoscrivibile in una serie di altri che hanno la stessa – se non minore – pericolosità di un’influenza stagionale.
Senza ulteriormente caricare di tediosità la descrizione, va considerato quindi, che tutti i virus hanno per proprietà intrinseca la mutevolezza e che per questo, sono tutti egualmente contraibili con facilità. Un ulteriore passo renderebbe il tutto troppo tecnico ma la domanda latente che attanaglia tutti nel dubbio è : quanto rischio si corre? La risposta è poco, molto poco. La vera domanda da porsi è: perché è così tangibile nell’aria la paura per il virus dell’influenza suina. Ci sono varie scuole di pensiero a riguardo, di cui la principale è quella dei cospirazionisti. A loro detta, produrre paura è un modo per far produrre – e quindi vendere - vaccini (costosi e superflui) per rimpinguare le casse delle case farmaceutiche. Per quanto probabile, sarebbe troppo pretenzioso, pretendere di discuterne in questa sede e tanto più arrogarsi il diritto di saperlo.”Le mamme non fanno altro che parlare di questo” dice la proprietaria di un noto negozio per bambini del centro; ” hanno i figli con l’influenza e sono preoccupatissime”. Aldilà delle normali premure che ogni madre nutre verso la propria prole, però, l’allarmismo generato dai canali di informazione, sta provocando una sorta di isteria collettiva che non produce niente se non ansia ingiustificata.
Professori, medici, ministeri e organizzazioni internazionali fanno da spola nel rimbalzo di informazioni allarmiste e sottese al mero sensazionalismo. Come possono allora genitori, bambini, insegnanti e nonni non creder loro?!. Ovvio è che lo faranno. E’ così che si entra in quel circolo vizioso, per cui la vera viralità, più che al virus, va attribuita alla malainformazione. Così un disinfettante antibatterico per le mani diventa la panacea assoluta da erigere in difesa del contagio – che tra l’altro, eventualmente, necessiterebbe di antivirale per essere debellato -. La normale profilassi è più che sufficiente per non incappare nel contagio e anche laddove venisse contratto, può essere curato. I morti dell’influenza Suina sono solo 43, quando le cifre dei decessi per le comuni influenze stagionali, sono di gran lunga superiori. Quello che non viene considerato allora, è che la vera pericolosità del virus A H1/N1 è quella di aver contagiato di paura tantissime più persone di quelle che in realtà ha fatto ammalare veramente.
tags: Ansia, fobia, ipocondria, malattia, paura
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Cure cyber per le fobie e il sesso
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giugno 23, 2009

I mondi virtuali che ci guariscono
Un mondo ghiacciato per dare sollievo al dolore di un’ustione, una metropolitana affollata per mettersi alla prova quando si ha la fobia della gente, scenari di guerra in cui i veterani possono affrontare lo stress post-traumatico, ma anche un mondi virtuale in cui guarire da anoressia, impotenza e addirittura morbo di Parkinson. Insomma, sono le nuove frontiere della cyberterapia, pronta a scendere in campo contro la fobia da insetti o per rieducare un arto paralizzato dopo un ictus.
Realtà virtuale, caschetti e guanti hi-tech sono protagonisti del meeting internazionale di “Cybertherapy e Cyberpsychology Conference” in corso in questi giorni a Verbania, L’evento è nato a San Diego nel 1991 come incontro fra centri Usa, per aprire poi le porte a europei, giapponesi e coreani dal 1995. L’Italia è all’avanguardia in questo campo, grazie al lavoro di ricerca svolto da alcune università (Cattolica e Padova) e al lavoro clinico di Irccs come l’Istituto auxologico, la Fondazione Don Gnocchi, la Fondazione Santa Lucia e l’ospedale San Camillo di Roma.
Le nuove tecnologie potranno potenziare le terapie tradizionali in molti campi. “E’ possibile aiutare una persona alla quale è stato amputato il braccio ad accettare la perdita dell’arto e a superare le sensazioni immaginarie che prova, trasferendole su quello sano”, spiega Giuseppe Riva, psicologo e ricercatore dell’Istituto auxologico italiano e dell’università Cattolica, “O ancora permettere a un malato di Parkinson di migliorare la capacità di movimento, immergendolo in un ambiente virtuale in cui si trova a superare ostacoli immaginari e rallentando i movimenti per spingerlo ad aumentarne la velocità e l’intensità”.
Utilizzando una tecnologia che porta i pazienti ad osservare una simulazione generata al computer, è possibile aiutare una persona colpita da ictus a recuperare la funzionalità di un arto colpito da paresi, attraverso una sorta di “training mentale”.
In ambito psicologico, invece, la cybercura trova utilizzi proficui nei casi di anoressia, nella quale il paziente ha un’immagine distorta di sé. ”Qui – dice Riva – si usa la realtà virtuale per cercare di correggere questa percezione sbagliata con esercizi di tipo corporeo, che permettono al malato di riappropriarsi della sua giusta dimensione”. In pratica, si rieduca il paziente a “vedersi sano”, cosa che la malattia gli impedisce. Lo stesso approccio permette di curare i disturbi di ansia, le fobie e lo stress dei veterani di guerra, ricreando con la realtà virtuale ambienti che abituino il paziente a superare gradualmente le sue paure.
Un viaggio virtuale può anche portare alla ricerca della virilità perduta, in cui il paziente impara a vedere se stesso come un guerriero che ha rotto la sua spada. Il paziente ripercorre in chiave simbolica le fasi della sua vita, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta, in cui ha costruito la sua identità sessuale, e ricorda fatti ed eventi anche sgradevoli, ricostruendoli poi con lo psicoterapeuta. Il cuore della sperimentazione sulla realtà virtuale per curare i disturbi sessuali maschili è Mestre, dove un gruppo di ricercatori guidati da Gabriele Optale, medico psicoterapeuta e ginecologo, ha messo caschi hi-tech sulle teste dei pazienti e, armati di computer e joystick, li ha accompagnati con buoni risultati in un percorso alla ricerca dello scoglio psicologico che generava in loro problemi come impotenza ed eiaculazione precoce”.
Gli ostacoli maggiori a queste applicazioni vengono dal fattore costi. La spesa non è tanto legata alle apparecchiature, quanto al fatto che il Sistema sanitario nazionale non prevede ancora alcun rimborso per le cure che si basano sulla realtà virtuale.
Fobie: chemofobia, la paura per tutto ciò che è chimico
Posted by editore on
maggio 25, 2009
Siete anche voi restii nel prendere medicine preferendo curarvi con metodi naturali? Nutrite un puro terrore verso pesticidi e trattamenti chimici alle colture e vi leggete l’INCI di ogni prodotto che viene a contatto con la vostra pelle per verificare che non contenga troppe schifezze? Forse siete ad un passo dalla chemofobia. Letteralmente la paura dei prodotti chimici, camuffati nei prodotti che consumiamo ogni giorno.
Una paura che ai giorni nostri diventa quanto mai diffusa e giustificata, considerando la situazione globale ma anche quella più direttamente connessa al nostro quotidiano: gli allarmi si moltiplicano, non possiamo essere sicuri di cosa contenga il nostro cibo e da anni, probabilmente, ci spalmiamo addosso chissà cosa.
Ma se da una parte è giusto prestare attenzione a certi dettagli, quanto può essere deleterio per la serenità e il benessere fissarsi sulla questione? Non sempre, purtroppo, l’equazione naturale-buono si può dire valida quanto chimico-cattivo.
