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	<title>Psicoterapeutico Blog &#187; disturbi di personalità</title>
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	<description>Rassegna stampa del Sito PSICOTERAPEUTICO.COM</description>
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		<title>In Italia un omicidio in famiglia ogni 2 giorni</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 17:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni di coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[Matrimonialisti, situazioni non risolte uccidono piu&#8217; di mafia - L&#8217;Italia è prima in Europa per gli omicidi in famiglia (in media uno ogni due giorni) e nei casi di separazione e divorzi l&#8217;assegnazione della casa è la causa scatenante di litigi, anche violenti. E&#8217; l&#8217;allarme che lancia oggi l&#8217;associazione degli avvocati matrimonialisti, commentando quanto avvenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/famiglia.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-592" title="famiglia" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/famiglia-300x225.gif" alt="" width="300" height="225" /></a></h2>
<h2>Matrimonialisti, situazioni non risolte uccidono piu&#8217; di mafia</h2>
<p style="text-align: justify;">- L&#8217;Italia è prima in Europa per gli omicidi in famiglia (in media uno ogni due giorni) e nei casi di separazione e divorzi l&#8217;assegnazione della casa è la causa scatenante di litigi, anche violenti. E&#8217; l&#8217;allarme che lancia oggi l&#8217;associazione degli avvocati matrimonialisti, commentando quanto avvenuto nel mantovano e sottolineando che le vicende matrimoniali, allorché sfociano in insanabili contrasti, possano produrre fatti di sangue ancora più plateali ed eclatanti di quelli prodotti dalla malavita organizzata. In Italia &#8211; secondo i matrimonialisti che citano i dati del criminologo Vincenzo Mastronardi &#8211; si consuma un omicidio in famiglia in media ogni 2 giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il movente è passionale nel 25,9% degli omicidi; seguono contrasti personali nel 21,8% dei casi, i disturbi psichici nel 16,15% dei casi, le liti per l&#8217;assegnazione della casa coniugale nel 15% dei casi, le ragioni economiche (assegni di mantenimento o restituzioni di somme) nell&#8217;8% dei casi. Si registra sempre di più un movente legato a fattori economici e soprattutto all&#8217;assegnazione della casa coniugale che oggi sta per diventare il vero &#8220;pomo della discordia&#8221;, ancor di più di quello dell&#8217;affidamento e della gestione dei figli. Le nuove povertà prodotte dalla separazione e la lunghezza insopportabile dei processi sono altre ragioni che contribuiscono a determinare le stragi familiari. &#8220;Il trend &#8211; dice il presidente nazionale dell&#8217;associazione, Gian Ettore Gassani &#8211; è destinato ad aumentare in proporzione all&#8217;aumento di separazioni e divorzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppe volte le coppie in crisi sono lasciate al loro destino in un momento, come quello della separazione o divorzio, che rappresenta per molti un lutto di difficile sopportazione ed elaborazione. Nel 30% dei casi le separazioni sono accompagnate da reati intrafamiliari, molti dei quali sfociano successivamente in gesti estremi. Gli italiani, a differenza della stragrande maggioranza dei cittadini stranieri, vedono nella separazione una vergogna o un affronto, molte volte da lavare con il sangue e giammai come una scelta di vita o un rimedio. I reati intrafamiliari (maltrattamenti e abusi) nel 60% dei casi sono prescritti o quando vi è condanna viene inflitta al colpevole una pena del tutto simbolica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Gassani, &#8220;esiste una generalizzata consapevolezza di quasi totale impunità quando i reati vengono commessi all&#8217;interno della mura domestiche, molto simile a quella dei reati commessi all&#8217;interno degli stadi. Occorre potenziare i centri antiviolenza ed introdurre, specie nelle separazioni più conflittuali, percorsi di mediazione familiare e/o l&#8217;ausilio di psicoterapeuti della coppia specializzati nella prevenzione delle violenze familiari&#8221;. Anche perché &#8220;forme di violenza verbale all&#8217;interno della vita matrimoniale non devono e non possono più essere sottovalutate. Nel 65% dei casi di omicidio o strage in famiglia vi erano stati già pericolosisegnali di violenza o minacce, negligentemente sottovalutate da chi di dovere&#8221;, conclude Gassani.</p>
<p><span style="color: #003366;"><em><strong>COMMENTO della dott. D. Grazioli</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><em>L&#8217;inconsapevolezza e l&#8217;incapacità di gestire le proprie emozioni è una bomba sempre pronta ad esplodere</em></span></p>
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		<title>Il comportamento “borderline”, come riconoscerlo e curarlo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 09:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[borderline]]></category>
		<category><![CDATA[personaltà borderline]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; un disturbo sempre più frequente soprattutto nella fascia di età dell&#8217;adolescenza, quella in cui si sviluppa e si forma la personalità dell&#8217;individuo. Viene definito “disturbo borderline” e raccoglie comportamenti che vanno dall&#8217;autolesionismo – che sconfina anche in alcune mode (gli “Emo” ad esempio) – alla condotta trasgressiva e promiscua, all&#8217;uso di droga e alcool, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217;  un disturbo sempre più frequente soprattutto nella fascia di età  dell&#8217;adolescenza, quella in cui si sviluppa e si forma la personalità  dell&#8217;individuo. Viene definito “disturbo borderline” e raccoglie  comportamenti che vanno dall&#8217;autolesionismo – che sconfina anche in  alcune mode (gli “Emo” ad esempio) – alla condotta trasgressiva e  promiscua, all&#8217;uso di droga e alcool, ai furti, ai disturbi alimentari, alla depressione, fino al suicidio.    Oggi la casistica è in aumento tanto da indurre gli esperti a parlare di  una “fase epidemica”, che richiede specifici interventi di prevenzione  oltre che di cura. Con  questo obiettivo, il Dipartimento di Salute mentale della Asl 9 già 10  anni fa ha dato vita ad un gruppo di supervisione, multidisciplinare e  multiprofessionale, di cui fanno parte psicologi e psichiatri,  assistenti sociali, neuropsichiatri infantili e altre figure  professionali di supporto, specializzato proprio nell&#8217;individuazione e  il trattamento del disturbo borderline. Del  resto il fenomeno è assai diffuso anche in provincia di Grosseto: dei  circa 7.000 pazienti con disturbo psichico  trattati ogni anno dal Dipartimento di Salute mentale – 5.500 adulti e  1.500 minori &#8211; circa 200 sono disturbi della personalità, di cui 20  all&#8217;anno “borderline”, con una percentuale del 3-4 per cento sul totale.  La fascia di età è tra i 15 e i 30 anni, anche se la diagnosi viene  fatta intorno ai 16 anni. In  realtà questa è solo la punta dell&#8217;iceberg, dato che non tutte le  persone che sviluppano comportamenti borderline vengono individuati  (dalla scuola, dalla famiglia, dai servizi) e, soprattutto, accettano la  cura. Tant&#8217;è che la stima dei casi secondo alcune  fonti sale al fino 20 per cento del totale  dei potenziali pazienti psichiatrici.<br />
<strong>Fonte</strong>: <a href="http://www.maremmanews.tv" target="_blank">Maremmanews</a></p>
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		<title>La rivincita del bamboccione: i suoi capricci scacciano la crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 17:57:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si sentono ancora così giovani che quando staccano dal lavoro fanno prima la serata con gli amici e poi tornano a casa da mamma e papà. Adolescenti tardivi, rassegnati e precari, con in tasca il sogno bucato di un posto fisso. Sono i bamboccioni, gli eterni Peter Pan, i kidults in Inghilterra, da kid, bambino, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-431" title="peter-pan" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/peter-pan-300x200.jpg" alt="peter-pan" width="300" height="200" /></p>
<p>Si sentono ancora così giovani che quando staccano dal lavoro fanno prima la serata con gli amici e poi tornano a casa da mamma e papà. Adolescenti tardivi, rassegnati e precari, con in tasca il sogno bucato di un posto fisso. Sono i bamboccioni, gli eterni Peter Pan, i kidults in Inghilterra, da kid, bambino, e adulto, Generazione post x per i sociologi. Come un&#8217;incognita, come un rebus; sono arrivati a trent’anni e hanno un futuro ancora tutto da scrivere. Sanno poco o niente di quello che succederà nella loro vita, eppure saranno proprio loro a salvare tutti dalla crisi. Con i loro consumi superflui e superficiali, i trentenni instabili e infelici, salveranno l’economia mondiale. Non lo faranno con strategie imprenditoriali o teorie economiche applicate. Semplicemente seguendo la loro più grande inclinazione: soddisfare i capricci. Come eroi inconsapevoli, sono i consumatori perfetti. Un esercito di lavoratori a tempo determinato che ha smesso di credere nel risparmio e che investe nei desideri. Trasgressori moderni di priorità antiche, superate. I valori dei vecchi sono stati invertiti. Qui il tempo libero, il divertimento, sono un valore assoluto. Una questione di appartenenza. Una fede. Le ferie non sono più un eldorado. Oggi ci sono i weekend low cost da prenotare su internet, ci sono le terme, i pacchetti relax. «Non aver più vent’anni non ha prezzo, ci sono cose che non si possono comprare. Per tutto il resto ci sono le carte di credito», come dice la pubblicità. Tutto il resto non c’è e non importa. Se questa è la generazione del tutto e subito, allora meglio non lasciarsi sfuggire niente, vivere al top e al massimo. Il successo per saghe come Guerre stellari, i cartoni di Walt Disney, la Play Station, X box. In Spagna il bambolotto «Baby mocosete» va a ruba, anche se costa 200 euro. E le clienti sono in maggioranza trentenni.<br />
Poi si vedrà, come si vedrà per il lavoro, la casa, una famiglia. I figli. Ora ci sono le emozioni da colmare, da ascoltare, da assecondare. Secondo le statistiche di mercato il consumo dei trentenni è tutto orientato verso il ritorno e la nostalgia della gioventù. È il cambio dei valori che entra in gioco. «Prima era negativo essere considerata una persona infantile, ora è diverso, dicono i sociologi. I trentenni consumano di più e lo fanno senza sensi di colpa. La sindrome da Peter Pan è la garanzia di sentirsi liberi di spendere. Secondo una ricerca inglese i giovani del terzo millennio spendono dodici volte quello che i loro coetanei sborsavano nel 1975. Per Giampaolo Fabris, professore di sociologia dei consumi al San Raffaele di Milano: «È fin dalla nascita dei figli che i genitori hanno un bassissimo grado di sopportazione di fronte ai capricci».<br />
A trent’anni partono per l’estero, alcuni hanno tentato di andare a vivere da soli e poi tornano a casa. Troppo caro l’affitto, insostenibile la rata del mutuo. E poi la rata della palestra, quella della macchina, i weekend fuori giusto per non rimanere fossilizzati a casa. Secondo uno studio americano i trentenni sono i primi nella storia a guadagnare meno dei genitori. In Italia i celibi che hanno tra i 18 e i 34 anni che vivono con almeno un genitore hanno oltrepassato il 60 per cento già dal 2006. Primi in molte cose i trentenni di oggi. Sono i figli di una generazione di separati. Si sono ritrovati adolescenti ad affrontare problemi da adulti, adulti che li hanno trattati da grandi. Oggi si trovano con una gran paura di sbagliare, vorrebbero una famiglia ma si guardano indietro e vedono troppe macerie. «È la prima generazione nella storia dell’umanità che non ha dovuto fare quello che facevano i genitori, e questo crea incertezza», spiega Fabris. E allora tornare nella cameretta che mamma ha tenuto a disposizione non ha prezzo. Meglio chiudere un occhio e far finta di essere felici anche così. Domani è un altro giorno, va bene, ma intanto che fretta c’è?</p>
<p>di Manilla Alfano &#8211; il Giornale</p>
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		<title>Disturbo borderline, Diagnosi sbagliata in un terzo dei casi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 16:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[disturbi di personalità]]></category>
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		<description><![CDATA[Il disturbo borderline di personalità sembra essere troppo spesso sottodiagnosticato dagli psichiatri, che tenderebbero a classificare questa patologia come disturbo bipolare o a effettuare la corretta diagnosi soltanto a distanza di anni dalle prime manifestazioni del quadro psicopatologico. A dichiararlo è una ricerca presentata al meeting annuale dell&#8217;American Psychiatric Association. In un&#8217;analisi compiuta da David [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-202" title="borderline-eafa461e" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/borderline-eafa461e-300x225.jpg" alt="borderline-eafa461e" width="300" height="225" /></p>
<p>Il disturbo borderline di personalità sembra essere troppo spesso sottodiagnosticato dagli psichiatri, che tenderebbero a classificare questa patologia come disturbo bipolare o a effettuare la corretta diagnosi soltanto a distanza di anni dalle prime manifestazioni del quadro psicopatologico. A dichiararlo è una ricerca presentata al meeting annuale dell&#8217;American Psychiatric Association.<br />
In un&#8217;analisi compiuta da David Meyerson e dai colleghi della University of Chicago su un campione di 70 adulti affetti da disturbo borderline, è emerso che circa il 34% di questi aveva ricevuto in passato una diagnosi inaccurata, corrispondente nel 17% dei casi a disturbo bipolare, nel 13% dei casi a depressione maggiore, nel 10% a disturbi d&#8217;ansia, e nell&#8217;1% dei casi a disturbi alimentari. La conseguenza principale delle diagnosi non corrette, sottolinea il coordinatore dello studio, si tradurrebbe in un ricorso eccessivo a trattamenti farmacologici che non rappresentano il trattamento più efficace contro il disturbo borderline della personalità. Dalla ricerca è emerso inoltre che nel 26% dei casi, la diagnosi di questa patologia viene effettuata correttamente soltanto dopo un tempo pari a quasi 5 anni dal probabile &#8220;tempo zero&#8221;, che indica l&#8217;inizio del quadro patologico.<br />
Secondo il DSM-IV, il disturbo borderline di personalità è una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell&#8217;immagine di sé e dell&#8217;umore, e di marcata impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti. Una corretta diagnosi di questa patologia, concludono gli autori dello studio, è molto più probabile quando lo psichiatra ricorre a un&#8217;intervista semi-strutturata sul paziente.</p>
<p>Fonte: Meyerson D et al. Is Borderline Personality Disorder Under Diagnosed? American Psychiatric Association 2009;</p>
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