Archive for the ‘disfunzioni sessuali’ Category

Se i tempi di lui non coincidono con i tuoi

Il binomio fa rabbrividire solo a pronunciarlo: eiaculazione precoce. Succede che sotto le lenzuola i tempi di lui non coincidono con quelli di lei, per essere poetici. Succede che lui in pochi secondi arriva all’orgasmo e lei è solo all’inizio, per essere chiari.

Succede che la coppia si allontana, che lui ha paura di fare cilecca un’altra volta ed evita il rapporto sessuale, che lei si sente frustrata, rifiutata, insoddisfatta.

Si tratta di una vera e propria piaga sociale: ne soffre il 20 per cento degli italiani, praticamente un uomo su cinque, e tocca la fascia di età che va dai 20 ai 50 anni, ovvero quella che dovrebbe godere di una vita sessuale più intensa e attiva.

Guarire si può, questo va detto a chiare lettere. Spesso gli uomini, per imbarazzo, tendono a non fare nulla, a pensare che prima o poi la situazione si risolverà da sè, ad attribuire tutto a un momento di stress, a non andare da uno specialista. Errore grosso come una casa.

Cosa succede al corpo di lui

Nell’80% dei casi l’eiaculazione si verifica entro 30-60 secondi dall’inizio del rapporto; nel 20% dei casi tra 60 e 120 secondi. Nel 70% degli uomini l’eiaculazione rimane precoce per tutta la vita se non curata; nel 30% dei casi peggiora con l’avanzare dell’età. «Per comprendere il disagio vissuto dal maschio di fronte ad un problema legato all’eiaculazione, è necessario considerare che si tratta del modo in cui ogni maschio si esprime sessualmente – ha spiegato Vincenzo Gentile, presidente della Sia (Società italiana di andrologia) -. È un disturbo particolarmente complesso che va affrontato con il supporto dell’andrologo, l’unico specialista in grado di valutare l’opportunità di associare tra loro varie terapie, eventualmente avvalendosi anche della collaborazione di uno psico-sessuologo e coinvolgendo il partner sessuale».

Cosa succede a lei

Non raggiunge l’orgasmo, il rapporto sessuale è insoddisfacente, l’incontro di coppia si trasforma in rabbia, frustrazione, delusione. Quando lui poi evita di affrontare apertamente il problema, di chiedere aiuto e di curarsi, lei si sente inevitabilmente ancor più rifiutata. «Quindi non sono abbastanza importante per lui da farsi curare?» si chiede lei. Oppure «Magari ha un’altra donna con cui non ha problemi?».

Come affrontare il problema

Uno studio internazionale condotto in Usa, Gran Bretagna e Italia, ha dimostrato come solo il 9% dei pazienti con eiaculazione precoce consulta il medico.

Risulta quindi evidente come questa condizione, in grado di danneggiare seriamente la relazione di coppia, rimanga per lo più sommersa a causa di evidenti barriere psicologiche, tabù culturali e, soprattutto, disinformazione.

Lo stesso studio evidenzia, nei soggetti affetti dal disturbo, una frequente associazione con condizioni psicologiche di intenso stress, ansia e depressione.

«La frequente associazione della eiaculazione precoce con altre disfunzioni sessuali, quali il calo di desiderio e la disfunzione erettile – ha sottolineato il dottor Bruno Giammusso – conferma la pesante ricaduta psicologica che la precocità eiaculatoria determina nell’individuo e, conseguentemente, nella coppia.

A tal proposito va sottolineato il ruolo della partner nella gestione della patologia, se è vero che una recente indagine ha rivelato come il 75% degli uomini che consulta il medico per un problema di eiaculazione precoce lo fa dietro suggerimento e per iniziativa della partner».

L’informazione corretta

Sebbene sia più informato degli altri europei (ha cercato di saperne di più nel 65% dei casi), e ricavi chiarimenti soprattutto da internet (il 54%), il maschio italiano ritiene ancora erroneamente che l’ep di cui soffre sia solo un problema psicologico e non anche una condizione medica efficacemente affrontabile con nuovi specifici trattamenti farmacologici.

Per questo, solo un terzo dei maschi con ep, in Italia, ha parlato del suo problema con un esperto (28%). Secondo “pe confidential survey”, i maschi italiani con Ep sono addirittura più preoccupati delle loro stesse partner, della soddisfazione sessuale e della stabilità della coppia (il 55% contro il 29%).

Il farmaco più nuovo

Sembra essere efficace e sicuro il primo farmaco che sia stato messo a punto contro l’eiaculazione precoce. Ad annunciarlo sono state le aziende che hanno sviluppato la molecola, la Sciele Pharma della Shionogi Company del gruppo Plethora Solutions Holdings. Il farmaco per ora non ha un nome commerciale ma solo una sigla: PSD502.

I risultati, hanno dimostrato che gli uomini che sono stati trattati con il farmaco cinque minuti prima del rapporto sono stati in grado di ritardare l’eiaculazione fino a cinque volte di più di quelli che hanno utilizzato il placebo. Inoltre, i pazienti e partner in entrambi gli studi hanno riportato miglioramenti significativi in termini di soddisfazione sessuale, e il farmaco è stato ben tollerato.

Il farmaco è una formulazione di due medicinali commercializzati: lidocaina e prilocaina dispensati da un aerosol che va applicato direttamente sul glande. «Si è accertato – spiega Vincenzo Mirone – come il processo dell’eiaculazione sia sotto controllo del sistema nervoso centrale. Alla base agiscono meccanismi neurobiologici mediati da diversi neurotrasmettitori con specifiche competenze.

Tra questi, la serotonina: è in grado di controllare l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile. Studi recenti hanno messo in luce l’associazione tra l’Ep e ridotti livelli di serotonina. Pertanto, un aumento di serotonina a livello del sistema nervoso centrale è in grado di inibire l’eiaculazione ritardandola». E questo ruolo è affidato, nel farmaco ora disponibile anche sul mercato italiano, alla dapoxetina, molecola in grado di agire sulla produzione di serotonina. Aumentandola.

Da chi farsi aiutare?

Da uno specialista sicuramente. Da un urologo innanzitutto, per stabilire insieme se si tratta di un problema più fisico o psicologico, più temporale o protratto. Poi da uno psicoterapeuta, individuale o di coppia, per cancellare il disagio. Infine dalla propria partner, nel momento dell’incontro utilizzando preservativi ritardanti (ne esistono molti in commercio) e praticando la tecnica “stop & go”.

Ovvero interrompendo il rapporto ogni volta che lui sente di essere vicino a non sapersi più controllare. Per aumentare i tempi di durata.

Quando è solo veloce e quando davvero precoce?

«Di solito la durata media di un rapporto è stima tra i tre e i sette minuti – ha precisato il direttore della Clinica urologica dell’Università di Cagliari Antonello de Lisa – e si può parlare di EP quando si scende sotto il minuto o, appunto, quando l’eiaculazione arriva prima della penetrazione.

Il problema, com’è comprensibile, non riguarda solo il singolo, che si sente inadeguato, ma si estende anche alla vita di coppia. Se escludiamo i casi in cui la patologia è dovuta a disfunzioni fisiche, come infiammazioni o accentuata sensibilità, in 8 casi su 10 le cause sono di tipo psicologico e il soggetto sarà quindi trattato con terapie psicocomportamentali.

Nei casi più gravi, invece, si passa all’uso del farmaco che aiuta il paziente ad avere una prestazione considerata standard». Viene spesso sottolineata l’importanza di un costante contatto tra pazienti e specialisti, «non solo per l’efficacia del trattamento, ma anche perché riteniamo – ha detto De Lisa – che la patologia sia sottostimata.

Per questo, anche alle minime avvisaglie, è importante parlare con uno specialista, sia esso un andrologo o urologo». Uomo avvisato…

Fonte : Libero News

Sempre più maschi e anche senza soldi ecco i nuovi schiavi dello shopping

Comprare, comprare, comprare. Di tutto, sempre, per cause di forza maggiore. Anche se non si potrebbe, anche se il conto in banca non è lo stesso di Victoria Beckham. I saldi invogliano, ma anche il prezzo pieno gratifica. Si chiama shopping compulsivo: è il nome di un una patologia che affligge il 5 per cento degli italiani, l’85 per cento sono donne. C’è un centro specializzato in Italia che se ne occupa, molti ospedali e medici cominciano ad attrezzarsi. Perché è difficile capire: dove finisce il piacere e inizia la malattia?

Non solo scarpe e borse, non solo firmato: per lo shopper ossessivo basta che sia merce. Lo shopping compulsivo non è riconosciuto come un disordine dall’American Psychiatric Association nel Dsm-IV, il manuale diagnostico e statistico per i disturbi mentali accettato a livello internazionale per la classificazione delle malattie psichiche. Ma secondo molti tecnici lo sarà: è rapido e forte il fenomeno, interclassista e trasversale, globalizzato. Solo in Italia nell’ultimo decennio i compratori più che incalliti sono aumentati del 10 per cento, e accanto alle signore sono comparsi numerosi (+6 per cento) anche gli uomini.

Shopping addiction. Nuove dipendenze e noi nuovi “drogati”: da internet, dai cellulari, dal gioco d’azzardo o dal cyber sex. La fenomenologia delle compulsioni nell’era della disponibilità è varia e spesso non facile da classificare. Finché è l’ex Spice girl che fa incetta di abiti da sera in maniera seriale e scarpe tacco 12, sembra tutto normale. O quasi: è ricca, dunque può scialacquare. Eppure anche lei si pente dopo aver comprato regali di Natale per un milione di euro: «Ho speso troppo. Il consumismo è come una droga. Più si ha e più si vuole avere». Nei suoi recenti giorni milanesi, è stata fotografata per vetrine: «Quando vado a Milano non so resistere. Gli oggetti in quelle meravigliose boutique mi dicono “comprami ti prego comprami”». L’alibi è buono: «Aiuta l’economia». Dichiarazioni (al periodico Girl) cui è seguita l’ipotesi che la signora abbia chiesto l’aiuto di uno psicologo inglese per guarire.
Non sarebbe la sola tra le star. Si è detto a un certo punto di Lady D, ricorsa a un medico dell’anima dopo essere arrivata a spendere anche 200mila sterline a settimana in vestiti, scarpe, borse e accessori. Nelle sue 60 stanze-armadio oltre tremila capi d’alta moda, il cui valore stimato dalla rivista People sarebbe stato di circa 2 milioni di dollari. Anche Paris Hilton avrebbe fatto ricorso a uno specialista, e così Lindsay Lohan. Britney Spears, Daria Zhukova, Eva Longoria, Christina Aguilera, Celine Dion e Camilla Parker Bowles continuerebbero invece a praticare inconsapevolmente la loro manìa.

Ma le anonime shopaholic, chi sono? «Gente comune, soprattutto 35-40enni, che non arriva alla quarta settimana del mese ma che finisce anche per commettere illeciti pur di comprare». Cesare Guerreschi è il fondatore e presidente della Siipac, la società italiana di intervento sulle patologie compulsive, il primo centro in Italia a occuparsi delle nuove dipendenze, 4 sedi e la principale a Bolzano, cominciarono nel 1999 con i problemi legati al gioco d’azzardo. «Abbiamo allargato il campo: dai disordini alimentari alle dipendenze dal lavoro, sesso, tecnologie. E appunto i disturbi legati allo shopping, patologia in verità già registrata dallo psichiatra svizzero Bleuler e poi da Freud con il termine “oniomania”. Coercizione psichica all’atto dell’acquisto: per placare ansia e depressione». Hanno una comunità alla Siipac, dove i pazienti entrano per disintossicarsi: «Terapia psicologica, farmacologica, reinserimento sociale: molti perdono il lavoro e gli affetti». La vita consumata, sold out.

Commento della dott. Grazioli

Ogni società ha i suoi “disturbi”. La nostra società consumista e  tecnologica, dedita all’immagine e all’apparenza, alla bellezza e  giovinezza ad ogni costo, sicura del suo diritto alla felicità, riempie i suoi  vuoti con lo shopping compulsivo, internet addction, il bisturi estetico sempre in azione e la palestra quasi seconda casa, il sesso che invece farci felici ci rende infelici, l’elenco purtroppo è ancora lungo. Uomini  e donne  in questo siamo uguali, condividiamo gli stessi mali e gli stessi rimedi.

Manca la serotonina? L’amore è fast

Un farmaco contro eiaculazione precoce

L’amore sotto le lenzuola è troppo “veloce”? Potrebbe essere colpa di una concentrazione troppo ridotta di serotonina nel sangue. Proprio una insufficienza dei livelli di questa sostanza si sta dimostrando un elemento chiave nei processi che causano negli uomini l’eiaculazione precoce, il disturbo  sessuale più frequente nel maschio e presente nel 20% degli italiani tra i 18 e i 70 anni. In questi casi, la patologia è curabile con un nuovo farmaco, la dapoxetina.

Lo hanno reso noto gli esperti riuniti in occasione di un meeting dedicato al tema nell’ambito del progetto “Specialisti nel trattamento dell’eiaculazione precoce”. Secondo alcuni studi, il riflesso eiaculatorio compare in risposta a un’interazione complessa di stimoli fisiologici e psicologici nel cervello e nel sistema nervoso centrale in cui la serotonina riveste un ruolo chiave. Questo neurotrasmettitore infatti è in grado di controllare l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile: se i livelli di serotonina a livello del sistema nervoso centrale aumentano, l’eiaculazione risulta inibita, mentre il disturbo è associato a una ridotta concentrazione di questa sostanza. L’”amore veloce”, insomma, non è solo un problema psicologico, ma fisiologico.

La soluzione terapeutica in questi casi punta sulla dapoxetina, un farmaco che agisce sulla serotonina, aumentandone la presenza dove serve, ossia nello spazio intersinaptico, con l’effetto di “allungare” i tempi dell’amore. Il primo farmaco approvato per il trattamento specifico del problema, è disponibile dallo scorso luglio su prescrizione medica nelle farmacie italiane. Il farmaco è stato anche già esaminato dagli specialisti della Società italiana di andrologia (Sia), la Società italiana di andrologia e medicina sessuale (Siams) e la Società italiana di urologia (Siu).

Parlare di eiaculazione precoce è ancora un tabù per molte persone: lo dicono, oltre il senso comune, anche le statistiche: solo il 66% di chi ne soffre ammette di aver avuto problemi con la partner, solo il 44% ammette significativi livelli di frustrazione. L’eiaculazione precoce non è un problema esclusivamente maschile: ”Infatti sia negli uomini sia nelle donne partner di uomini con Ep, questa condizione provoca ansia, rabbia, frustrazione, perdita dell’intimità, sentimenti che possono mettere a rischio la coppia”. Il 31% degli uomini ha una scarsa soddisfazione nei rapporti sessuali, le donne solo nel 38% dei casi si definiscono appagate. Per parlare del problema ha preso il via una campagna nazionale di sensibilizzazione (Eiaculazione precoce. Vogliamo parlarne?) presente anche su internet all’indirizzo www.eiaculazioneprecocestop.it.

Internet: 8% italiani schiavi di cybersex e web, seminario su dipendenza

sessoArmati di mouse e pc, a caccia di sesso virtuale tra chat erotiche, blog, social network e altre ‘piazze’ virtuali della Rete. “L’8% degli italiani e’ ‘drogato’ di Internet, e fra questi spiccano i dipendenti dal cybersex, il sesso virtuale”, spiega all’ADNKRONOS SALUTE Valentina Cosmi, sessuologa e psicologa dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma, alla vigilia del seminario su ‘Cybersex: forme attuali di dipendenza sessuale’. Un appuntamento in programma domani nella Capitale (presso l’Istituto in via Savoia 78, alle 17), in occasione del Mese del benessere psicologico organizzato a Roma e provincia dalla Sipap (Societa’ psicologi area professionale). Un incontro aperto al pubblico, ma anche agli studenti di psicologia, “per fare il punto sulle caratteristiche di chi cade in questa forma di dipendenza”. Per tutto il mese di ottobre gli psicologi della Capitale offriranno consulenze gratuite, e si terranno 75 convegni in tutti i municipi di Roma, durante i quali verranno affrontate varie forme di problemi o disagi, come stalking, disabilita’, immigrazione, crisi economica, mobbing, problemi di coppia, rapporto genitori-figli, depressione, crisi di panico, disturbi alimentari. E, appunto, la mania per il cybersex. “Si tratta di un fenomeno che riguarda prevalentemente i maschi, eterosessuali, dai 33 ai 55 anni. Ma – aggiunge la Cosmi – stiamo ricevendo sempre piu’ richieste di aiuto da parte dei giovani dai 18 ai 35 anni”. Dall’identikit dei ‘malati di cybersex’ e del piu’ generico popolo dei drogati di Internet, emerge anche che “nel 76% si tratta di uomini, sposati nel 60% dei casi e separati nel 13%, capaci di passare da 11 a 35 ore a settimana incollati al pc. Ci si connette spesso durante le ore lavorative – aggiunge la Cosmi – ma i file di interesse vengono scaricati di notte, a casa. Inoltre, per lui il 33% delle relazioni virtuali sfocia in incontri reali. Una percentuale molto inferiore a quella totalizzata dalle donne”, precisa la sessuologa.

SESSO: DISFUNZIONE ERETTILE, LA COMPLICITÀ È LA CHIAVE PER LA FELICITÀ DI COPPIA

Passione, amore, complicità e disponibilità al dialogo: ecco il collante che tiene unita la coppia, anche di fronte ai problemi legati alla sessualità come la disfunzione erettile. Ad affermarlo sono gli abitanti del Lazio nell’ambito della ricerca “Gli italiani, i rapporti sessuali e la disfunzione erettile” condotta da AstraRicerche con il supporto di Lilly.

Il sondaggio ha coinvolto 4 milioni di uomini tra i 30 e i 60 anni residenti in Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna. Alla domanda “Quali condizioni rendono i rapporti sessuali più validi e soddisfacenti”, il 77% ha risposto “se i partner si amano”, il 71% “se i partner rispettano le esigenze e i desideri dell’altro” e il 69% “se i partner fanno l’amore con passione”.

Nel Lazio, in particolare, la coppia risulta saldamente unita, e uomini e donne hanno le idee ben chiare anche nel caso in cui si dovesse presentare un disturbo come la disfunzione erettile (DE): da Viterbo a Frosinone passando per Rieti, Roma e Latina, la ricerca presenta l’immagine di una coppia pronta ad affrontare unita i problemi che possono insorgere nella vita sessuale. Alla richiesta di indicare “quali situazioni rendono la coppia più felice”, il 52% ha risposto “se ciascun partner conosce bene gli eventuali problemi e difficoltà dell’altro”, e il 59% ha risposto “se i partner discutono serenamente degli eventuali problemi e difficoltà dell’altro”.

“Se lui ha dei problemi, lei se ne interessa. Il problema, cioè, diventa della coppia – commenta il presidente di AstraRicerche Enrico Finzi -. Si tratta di un importante passo avanti perché la donna rappresenta un elemento cardine nella gestione della disfunzione erettile. La patologia, infatti, non riguarda solo l’uomo bensì entrambi e mina il rapporto di coppia, che necessita di complicità e naturalezza”.

Fonte : ASCA (salute.asca.it)

La single infelice e il sogno di un marito

Una quarantenne scrive al forum «Così è la vita». Ma gli uomini replicano duri: «Chissà quanti no avrà detto»

Vedi anche “Single o zitella” in psicoterapeutico.com

matrimonio-a-progetto

Erano anni probabilmente che una donna, tanto meno una quarantenne, per paura di sembrare ridicola, di veni­re sbeffeggiata, di essere presa per un reperto d’altri tempi, non osava più di­chiarare: vorrei tanto sposarmi. Un ou­ting – quasi – abbastanza coraggioso, insomma.

Il matrimonio – lo si è sentito affermare fino allo sfi­nimento da indagini conosci­tive, da psicologi e sociologi – non era, infatti, da un pez­zo più in testa ai desideri del­le ragazze e delle donne, a quanto pare innanzitutto in­teressate a realizzare se stes­se prima nello studio e poi nel lavoro. Il messaggio di Paola viene dunque a infrangere in un cer­to modo un tabù in nome del quale sognare un marito così, semplicemente, come lo so­gnavano le nostre nonne e bi­snonne era fino a oggi consi­derato materia buona per un romanzo rosa. E il coro delle donne ribadiva con fermezza il concetto: sposarmi? No gra­zie. Non rientra tra le mie aspirazioni dover dividere il letto con un uomo che russa, che legge fino a notte fonda o che si rigira senza posa nelle lenzuola; e tanto meno lavare i suoi calzini.

Ma che i tempi siano cam­biati – sia pure in tutt’altro senso – lo lasciano intende­re anche le reazioni che la let­tera di Paola ha suscitato nel forum. Se mai avesse osato pensare (ma non è probabi­le) di trovare per questa via qualche corteggiatore, maga­ri, chissà, perfino uno «strac­cio» di fidanzato, deve essere rimasta molto amaramente delusa. Se infatti le reazioni delle donne sono state per lo più abbastanza tiepide e an­che scontate, del genere, ap­punto: «Sposarmi? No grazie, prima voglio studiare, viag­giare, lavorare», quelle degli uomini sono invece state stiz­zose, malevole, quando non addirittura violente. Di corteg­giatori, insomma, di cuori so­litari che colgono l’occasione per gettare un amo, nemme­no l’ombra.

Fatte le debite eccezioni – di alcuni, per esempio, che si sono dichiarati altrettanto sconsolatamente soli e deside­rosi di trovare infine la donna giusta da sposare – gli uomi­ni del forum si sono accaniti contro la povera Paola come se avesse voluto prenderli in giro con il suo sogno matri­moniale. Chissà quanti «no» ha detto la signora, ritenendo­si troppo preziosa per tutta una serie di ottimi corteggia­tori. Chissà quanto si ritiene perfetta, lei, e mediocri e buo­ni a nulla, invece, gli uomini che hanno osato farsi avanti con lei. Chissà quanto è stata sessualmente promiscua e quanti fidanzati ha sperimen­tato prima di rimanere sola. Di sicuro ha posto la carriera tra i suoi primi e massimi ob­biettivi, di sicuro attribuisce agli uomini la colpa di tutti i suoi guai e della triste situa­zione nella quale si trova ora, di sicuro non ha mai prestato attenzione ai bisogni degli uomini, di sicuro – ecco l’of­fesa massima e sanguinosa – è una femminista!

Sono giovani o anziani, co­sa fanno, dove vivono e da do­ve vengono gli uomini che esprimono tale acredine nei confronti di una donna che ha osato raccontare il suo so­gno matrimoniale di quaran­tenne? Non si sa, perché di lo­ro si conosce solo un nickna­me. Certo è che sono purtrop­po assai numerosi, che consi­derano le donne una specie di nemico pubblico del quale diffidare e dal quale difender­si, e che giudicano il femmi­nismo il peggiore dei mali, la catastrofe responsabile di ogni loro problema. Questa, almeno, è l’impressione che se ne ha leggendo i messaggi che hanno inviato al forum. Scrivono tutti quanti «le donne», tendendo a riunire nell’invettiva l’intero genere femminile. Ciascuno ha, tutta­via, per sua fortuna – così sembra – trovato un esem­plare non femminista e non carrierista con il quale è fidan­zato o sposato con soddisfa­zione. Ogni speranza, perciò, dopotutto, forse non è perdu­ta; per Paola e per le altre.

Fonte. Corriere della Sera

Una vita senza sesso

Una vita senza sesso, per anni o addirittura per sempre. Vi sembra impossibile? Eppure, nella nostra carrellata sull’eros in compagnia della sessuologa Tania Bianchi, abbiamo scoperto che il fenomeno non solo esiste, ma è anche in costante aumento. Per capire meglio di cosa si tratta, bisogna prima imparare a distinguere gli asessuali dai “sexless”. Quali sono le differenze?

Un asessuale è qualcuno che non prova e non ha mai provato in vita sua attrazione sessuale. Da non confondere con l’astinenza del celibato, che è una scelta. La definizione di “sexless”, invece, riguarda un fenomeno in aumento: l’assenza cronica di atti sessuali nella vita di chi, invece, prima aveva pulsioni e rapporti. La mancanza di voglia può essere dovuta a stress, ansia da prestazione, superlavoro, debilitazione fisica, assunzione di medicinali o sostanze, depressione, ansia, scarso desiderio del partner, sublimazione in altri interessi, intense attività sportive e hobby… per periodi prolungati e anche per anni.

Quali sono i numeri del fenomeno?

Un’indagine condotta da Abacus su 1.100 italiani, uomini e donne tra i 25 e i 70 anni, rivela che più di una coppia su tre ha sofferto o soffre di problemi legati alla sessualità. Stress, ritmi di lavoro intensi, mancanza di tempo da dedicare all’intimità, mortificano l’eros e i rapporti possono andare in crisi.

Chi sono i più colpiti dal problema?

Pare i giapponesi: i dati indicano che sono ottimi lavoratori, ma pessimi amanti. Quando rientrano a casa, dopo turni lunghi e massacranti, cadono nelle braccia di Morfeo. Il 30% della popolazione tra 16 e 49 anni non lo fa per oltre un mese e nel 2007 una coppia su quattro non ha avuto alcun rapporto sessuale. Ce lo conferma uno studio della casa di contraccettivi “Durex”: il Giappone è relegato all’ultimo posto sulla frequenza dei rapporti (circa 45 all’anno), mentre l’Italia si piazza al ventesimo posto (con 106).

Gli asessuali, invece, quanti sono?
Non lo si può dire con esattezza, perché non esistono ancora dati statistici attendibili. Fino a pochi anni fa, queste persone si sentivano isolate: la nostra cultura non presenta modelli di questo genere. Solo adesso, anche grazie a Internet e a siti come AVEN (Asexual Visibility and Education Network) con le relative comunità internazionali, tra cui l’italiana (www.asexuality.org/it), gli asessuali stanno cominciando a trovarsi e a dichiarare la loro asessualità ad amici, parenti e al mondo intero.

Si può rinunciare al sesso e avere comunque una vita di coppia?
Gli asessuali hanno gli stessi bisogni emotivi di chiunque altro e, come nella “comunità sessuale”, soddisfano queste esigenze in modi diversi. Molti asessuali possono provare attrazione, anche forte, per un’altra persona, ma non avvertono il bisogno d’agirla col sesso. Sentono, invece, il desiderio di conoscere qualcuno e di “coinvolgersi” in qualsiasi maniera funzioni meglio per loro. Alcuni sono contenti di stare in una cerchia di amici stretti. Altri sentono il bisogno di formare delle relazioni romantiche più intime. Si prendono delle cotte e s’innamorano. Stanno in coppia in modo tradizionale, convivono o si sposano. Sono monogami oppure “poliamorosi”, si sentono attratti in modo emotivo, romantico, estetico, intellettuale… ma non sessuale. Lo sono spesso per un genere ben specifico e s’identificano quindi, nella “pura attrazione”, come etero, gay o lesbiche. E nell’intimità cosa succede?

Le possibilità rimangono vaste: si può godere della vicinanza fisica, stare con qualcuno in modo speciale, essere il partner esclusivo. “Mi piacciono le coccole, tenersi per mano, baciarsi dolcemente, accarezzarsi.”, scrive un’asessuale: “Per me, non sono il preludio a fare l’amore. Quello è fare l’amore.” L’intimità si esprime anche col parlare, manifestare le proprie gioie, timori, segreti, ridere assieme. Si possono condividere intensamente interessi o lavorare verso obiettivi comuni. Le relazioni, sessuali o non sessuali, sono fatte delle medesime cose di base: comprensione, impegno, fiducia, comunicazione…

L’amore senza sesso, quindi, è più profondo?

Non è detto. Nemmeno l’asessualità garantisce l’amore romantico, eterno o l’evitare le sofferenze provocate da gelosia, tradimenti, giochi di potere anche inconsci, e le delusioni delle incomprensioni e dell’incompatibilità.

E con il desiderio e l’eccitazione, come la mettiamo?

Per alcuni asessuali, l’eccitazione è una manifestazione piuttosto regolare. Possono occasionalmente masturbarsi, anche solo come forma di rilassamento, ma l’eccitazione non è associata al desiderio di trovare dei partner sessuali. Altri, invece, ne provano poca o niente del tutto. Altri ancora, possono persino partecipare ad atti e giochi erotici. Tra i motivi, a parte la curiosità di sperimentare, c’è anche il gusto di far godere il partner (non asessuale), senza bisogno di una reciproca gratificazione in questo senso.

Una vita senza sesso: pro e contro

Chi è asessuale vive le relazioni, l’attrazione e l’eccitazione come gli individui sessuali. Ha la stessa varietà d’espressione di qualunque altro genere, identità ed orientamento sessuale e la sua vita privata, ricreativa e lavorativa non è né migliore, né peggiore. Dal momento che agli asessuali non interessa il sesso, non vedono la mancanza di desiderio sessuale come un problema da correggere e focalizzano la loro energia nel godere altri tipi di eccitazione e piacere. Certo, però, è che gli asessuali possono sentirsi alienati in una società che dà per scontato che tutti siano interessati sessualmente a qualcun altro. In un mondo dove la sessualità è promossa come la norma, molti asessuali crescono pensando di essere in qualche modo malati, disfunzionali o incompleti. Interiorizzano delle paure e lo nascondono. E questo può avere ripercussioni sulla loro psiche.

Asessuali si nasce o si diventa?

Per gli asessuali, l’asessualità è un orientamento sessuale. Nella nostra società, purtroppo, c’è ancora chi considera l’orientamento sessuale una scelta, modificabile. Come se si potesse scegliere di essere gay, lesbiche, trans, bisessuali o eterosessuali e cambiare. Tra gli asessuali, chi non ha motivo di dover menzionare il sesso può vivere sereno. Chi, invece, si ritrova a dover fornire dimostrazioni sessuali, può sentirsi pressato a fingere un desiderio sessuale per “conformità”, per evitare l’imbarazzo o la vergogna o, semplicemente, per il quieto vivere. Con lo stesso (o forse più grande) dilemma comune a gay, ed altri generi ritenuti diversi dalla maggioranza, gli asessuali trovano liberatorio dichiararlo apertamente. La parte più difficile è convincere gli altri che non c’è niente di sbagliato in loro e che si sentono bene così! Diversa è la situazione dei “sexless” col loro calo di desiderio, affaticamento, debilitazione, stress, depressione… A tutto ciò si può cercare rimedio, mentre per l’asessualità no. Perché è un orientamento sessuale e, quindi… problema NON è.

Silvia Nava

Le possibili cause dell’impotenza sessuale

  • Le cause della disfunzione erettile. Le cause sono organiche e psicologiche, entrambe agenti separatamente o in concorso tra loro o in differenti periodi, anche sovrapponendosi le une alle altre.
  • Malattie Vascolari. L’arteriosclerosi, ovvero l’irrigidimento e la restrizione delle arterie, è connessa all’età ed è la ragione dell’impotenza in circa il 60% degli uomini ultra 60enni; ci sono però condizioni comportamentali che possono favorirla anche in soggetti molto più giovani. I maggiori fattori di rischio in ordine di importanza sono il fumo, il diabete, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia.
  • Diabete .Malattia dovuta alla carenza di insulina o suo errato impiego da parte dell’organismo, con la conseguenza che i vasi, soprattutto quelli piccoli, si alterano riducendo il flusso di sangue.
  • Farmaci. Molti farmaci inducono direttamente o indirettamente le disfunzioni dell’erezione, compresi quelli per la cura dell’ipertensione, le patologie cardiovascolari, gli antidepressivi ed i tranquillanti, i sedativi.
  • Squilibri Endocrini. Sono meno del 5% le cause ormonali responsabili delle disfunziooni erettive. La carenza del testosterone è molto rara e deve essere consistente ma può indurre la riduzione del desiderio sessuale e della conseguente risposta erettile.
  • Cause Neurologiche. Le lesioni del midollo spinale e cerebrali, a causa dell’interruzione dei circuiti di controllo dell’erezione e degli stimoli sensoriali sono responsabili, nei soggetti interessati e in assenza di altre cause, della disfunzione erettile. Tra queste le più frequenti sono comunque patologie gravi quali la paraplagia, l’infarto cerebrale, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e di Alzheimer.
  • Traumi e Chirurgia Pelvica. I traumi della regione lombosacrale e pelvica possono indurre lesioni nel midollo spinale corrispondente e nella rete neuronale pelvica cosicché si determina la disfunzione erettile (temporanea o permanente). Analogamente può accadere alla rete vascolare con riduzione del sangue in afflusso che aumento del sangue in deflusso. Gli interventi chirurgici al colon, in particolare al retto-sigma, alla prostata, alla vescica possono indurre lesioni alla rete neurovascolare pelvica con la conseguenza della disfunzione erettile. La cistectomia e la prostatectomia radicale conseguenti al cancro rimuovono i circuiti nervosi di controllo dell’erezione.
  • Malattia di Peyronie. E’ una poco frequente o rara condizione infiammatoria di natura non chiara che produce riparazioni cicatriziali che rendono rigida la zona interessata dei corpi cavernosi impedendone l’espansione erettile.
  • Insufficienza Venosa – Quando le vene ed il loro sistema di valvole non sono in grado di trattenere il sangue nel pene, l’erezione si attiva, ma non rimane stabile. Le ragioni di tale effetto sono dovute a lesioni venose determinate da cause diverse sia organiche che psicodinamiche.
  • Congestione Pelvica. La rete venosa pelvica drena il sangue dal retto, dai testicoli, dalla prostata, dalla vescica e funge da sfogo delle tensioni venose dell’addome superiore (fegato e milza in particolare). Processi disfunzionali ed infiammatori di tali organi, in particolare del retto e della prostata inducono la congestione venoso-linfatica dell’area, con squilibrio circolatorio e dei meccanismi di drenaggio cosicché si attivano stimoli protettivi e meccanismi di carente tenuta venosa che portano alla disfunzione erettile o al suo opposto acuto (priapismo). Alla disfunzione erettile può essere associata la presenza di emorroidi.
  • Cause Psicologiche. La depressione, i sensi di colpa, le preoccupazioni, lo stress, l’ansia concorrono ad inibire la risposta erettile e della libido (desiderio sessuale). Frequentemente ciò è dovuto alla comparsa di disfunzione erettile per una o più delle cause precedenti, attivando il quadro persistente di disfunzione erettile da paura per la prestazione… una specie di circuito che tende a chiudersi su sé stesso. Tale situazione finisce per amplificare le vere ragioni della disfunzione erettile.

‘Troppo libere? Siamo a rischio stupro’ La pensa così una donna su tre

Risultati choc da una ricerca dell’Airs: lo stile ‘Sex and the city’ trasforma in calamite sessuali, e “le vittime sono responsabili se subiscono violenza”. Il 12% delle signore pensa inoltre che non sia stupro imporre un amplesso alla moglie o alla fidanzata

Roma, 23 maggio 2009 – Donne-Salomè a spasso per la Penisola, troppo libere, disinvolte, scollate e ambigue.
Ma soprattutto protagoniste in camera da letto. Un atteggiamento stile ‘Sex and the City’ che le trasforma in calamite sessuali, «capaci di far perdere la testa a un uomo, fino a spingerlo alla violenza».
Insomma, alle volte le vittime «possono dare la colpa a loro stesse per l’aggressione subita».

Tanto che, «se fossero meno provocanti, le violenze sessuali si ridurrebbero in modo drastico». Questo più o meno è il pensiero del 56% degli uomini italiani. Ma anche, a sorpresa, del 33% delle donne e addirittura del 74% dei giovani, svelato da un’indagine realizzata dall’Airs (Associazione italiana per la ricerca in sessuologia) per ricostruire le dinamiche in gioco «Dalle molestie sessuali allo stupro».

«Un lavoro - spiega all’Adnkronos il presidente dell’Airs, Franco Avenia (www.francoavenia.com), anticipando i risultati preliminari della ricerca – che portiamo avanti da due anni e che sta arrivando a conclusione. Abbiamo sottoposto un questionario ad hoc a 3mila persone, per individuare le principali variabili all’origine della violenza sessuale nei confronti delle donne, sondando ambiti inesplorati finora in Italia. Un lavoro che ha avuto, tra gli altri, il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Comune di Roma e dell’Università di Milano, facoltà di Criminologia». E che ha scoperchiato un mondo di preconcetti, miopia e ignoranza.

I ricercatori hanno elaborato due questionari originali (uno per gli uomini e uno per le donne), e per ora hanno analizzato i dati preliminari, relativi a 1.647 risposte. «Si tratta di una sorta di exit-poll, con i risultati parziali, relativi solo ad alcuni argomenti. Numeri che però già mostrano evidenze significative». Questi dati saranno illustrati il prossimo 28 maggio, a Taormina, al Congresso nazionale della Federazione italiana di sessuologia scientifica, mentre per l’analisi definitiva bisognerà attendere l’autunno.

L’analisi dei dati raccolti, sotto la supervisione dell’Airs, viene effettuata da sociologi, sessuologi, psicologi, psichiatri, criminologi, mass-mediologi. «Fra le risposte che ci hanno sorpreso e sconcertato maggiormente – prosegue Avenia – c’è questa sorta di colpevolizzazione della vittima».

Alla domanda 24 («Secondo lei, le donne sono spesso libere e ambigue sessualmente e ciò le rende alle volte responsabili della violenza sessuale che possono subire?) il 55,8% degli uomini ha risposto affermativamente, come pure il 43% delle donne e il 75% dei giovani.

<Dunque non stupisce troppo che poi – prosegue il sessuologo – il 56% dei maschi pensi che, se le donne fossero meno provocanti, la violenza sessuale nei loro confronti diminuirebbe. Ma certo lascia perplessi il fatto che la pensi così il 33% delle donne e il 74% dei giovani«. In barba al successo delle eroine newyorkesi di celluloide, protagoniste anche di un recente film. »Ci aspettavamo una piccola percentuale di giudizi di questo tipo, ma non certo dati simili. Che – sottolinea Avenia – dovrebbero avviare una seria riflessione«.

Dal sondaggio emerge, inoltre, che in fatto di consenso al rapporto sessuale gli italiani non hanno poi le idee così chiare. »Il 12% degli uomini e l’11% delle donne ci ha confessato di non sapere che il sì all’intimità deve essere libero, esplicito ed espresso senza costrizioni«, spiega il sessuologo. Inoltre spesso le mura domestiche sono teatro di violenza, anche per ignoranza. Sembra, infatti, che per il 15,7% degli uomini e il 10% delle donne il sesso fatto con moglie o fidanzata contro la sua volontà non è considerato una violenza. “Dunque può accadere che lui addirittura non abbia idea di fare qualcosa di sbagliato, o che la compagna non si ribelli perchè non crede che il partner sia nel giusto«.


Pene piccolo, un falso problema

Un dubbio che soprattutto nei giovanissimi può diventare disagio psicologico, ma che nella maggioranza dei casi è infondato.


Soprattutto fra i giovanissimi, è molto frequente il dubbio circa le dimensioni del proprio pene. Confronti negli spogliatoi, una certa cultura “machista” che associa le dimensioni del pene alle prestazioni sessuali e al fatto di essere un vero uomo, ma anche i discorsi disinibiti e superficiali di certe ragazze possono far nascere in un giovane problemi che non hanno alcuna ragione di esistere. Perché nella stragrande maggioranza dei casi le dimensioni del pene, anche se non troppo importanti, sono normali e, quel che importa, il pene funziona benissimo. Per superare il disagio psicologico che può avere effetti negativi sulla vita di relazione, potrebbe essere utile rivolgersi ad uno specialista. Per affrontare un argomento delicato che può creare imbarazzo, prima che si trasformi in un problema psicologico più serio. Ne parliamo con la dott.ssa Roberta Ribali, specialista in neurologia e psichiatria, consulente per la Sessuologia presso l’Unità Operativa di Urologia di Humanitas, diretta dal prof. Pierpaolo Graziotti.

Un caso emblematico
“Per illustrare questa situazione – spiega la dott.ssa Ribali – vorrei raccontare la storia di un mio paziente, un giovane e brillante universitario, simpatico e disinvolto, che si presenta alla consultazione e, dopo avermi raccontato della sua vita, arriva con grande fatica a illustrare il suo disagio: pur essendo molto interessato alle ragazze ed estremamente corteggiato, non si è mai deciso ad andare oltre la fase del corteggiamento e dell’amicizia e ad avere un rapporto intimo, a causa dell’idea che lo accompagna da sempre, fin dalla più tenera età, che il suo pene sia troppo piccolo. Racconta poi un episodio al quale non sembra dare molta importanza e del quale parla scherzosamente: quando aveva otto anni aveva sentito una conversazione tra la mamma e un’amica, dove la mamma accennava al fatto che lui fosse un bambino minuto e piccolino, anche ‘lì’. Questa frase invece lo ha segnato profondamente: la ricorda ancora e il fatto che abbia un pene non di grandi dimensioni, gli ha fatto nascere un certo disagio, che lo porta ad avere difficoltà nei suoi rapporti con le ragazze, al punto da evitare ogni possibile occasione di intimità con loro”.

Che cos’è la normalità?
“Va detto innanzitutto che la misura del pene va fatta quando l’organo è in erezione e che esistono grandi differenze tra individuo e individuo. Un pene cosiddetto normale può misurare circa una dozzina di centimetri, ma la sua dimensione non ha alcuna influenza sulla funzione riproduttiva né tanto meno su quella sessuale. Ma tra i maschi i confronti iniziano, per gioco, a un’età molto precoce, quando le differenze individuali, dovute anche a diversi momenti dello sviluppo, possono essere molto marcate.
Il paziente di cui ho parlato è letteralmente terrorizzato dall’idea di dover superare l’esame di presentarsi nell’intimità a una compagna. Anche perché le sue disinvolte amiche parlano diffusamente delle loro esperienze sessuali e spesso valutano il loro partner con il metro, più o meno attendibile, della misura del suo pene. Discorsi ridicoli e superficiali, perché per una donna il fatto che il compagno abbia un pene grande o piccolo è la maggior parte delle volte un fatto che riveste un valore simbolico: il mio uomo è fantastico, quindi ha un pene fantastico. Ma un certo tipo di ‘discorsi da bar’, che non sono solo appannaggio degli uomini, verte appunto sulle dimensioni del pene dei propri amanti: questi commenti arrivano alle orecchie dei coetanei e possono avere effetti disastrosi, come nel caso del mio giovane paziente. A cui ho consigliato di cercare di uscire da questa spirale delle misurazioni e di provare a trovare una ragazza di cui è innamorato, innamorata di lui, con cui possa lasciarsi andare e affrontare anche le sue ansie e il suo disagio”.

Parlarne senza vergognarsi
“Ai giovani che soffrono di questo disagio consiglio di parlarne con un sessuologo, per ridimensionare il problema e poter avere una normale vita sessuale e di relazione. Il primo compito del terapista è quello di fornire informazioni corrette. Il paziente viene invitato a parlare della sua vita sessuale e devo dire che la maggior parte delle volte la situazione è di assoluta normalità. Un buon amante non lo si valuta affatto dalla dimensione del suo pene, ma da come riesce a coinvolgere e a soddisfare eroticamente la partner. In rari casi il pene è davvero piccolo, tanto da rendere difficile una normale funzione sessuale di penetrazione: ma si tratta di situazioni patologiche davvero poco diffuse.
Spesso l’importante è semplicemente parlarne, per elaborare e superare la questione del pene ritenuto piccolo. Anche se sottolineo il fatto che si tratti di un non-problema, questo disagio può avere effetti sulla psiche di chi ne soffre: ci sono giovani che manifestano una forte depressione e casi limite che per la disperazione si tolgono la vita. Naturalmente, invito i giovani a diffidare di cure che si presentano come miracolose e trattamenti proposti su Internet: non solo non funziona nulla di tutto quello che viene proposto, ma soprattutto non c’è proprio niente da curare”.

Fonte: Elena Villa