Il bullismo e il futuro negato
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novembre 18, 2009
Un bambino su 4 è vittima di episodi di bullismo. A scuola o in rete, è sempre più frequente ricevere provocazioni e offese immotivate, o, nei casi più gravi, percosse, furti e minacce. Una piaga che non si frena con il crescere dell’età e che, tra gli adolescenti, mostra, pure, preoccupanti conseguenze psicologiche: dalla perdita della stima di sé (22%), alla depressione (17,8%), alla voglia di abbandonare gli studi (21,3 per cento). Non esita a parlare di “futuro negato” per questa generazione di ragazzi, il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, presentando, al Senato, il 10° rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, realizzato, assieme, a Telefono Azzurro. Preoccupa, soprattutto, come, di fronte agli abusi e alle prevaricazioni, sempre più ragazzi non chiedano aiuto a insegnanti e genitori, ma tendano a farsi “giustizia da sé” o in branco: il 7% degli adolescenti dichiara, candidamente, di uscire di casa portando un coltello per difendersi e, addirittura, il 37% conosce almeno un ragazzo che ha questa abitudine. Un ragazzo su 5, poi, ha ammesso di aver fumato cannabis o marijuana e il 16,8% dei giovani fuma tra le 10 e 15 sigarette al giorno.
Ricordando il ventennale della convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che ricorrerà il prossimo 20 novembre, il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo ha sottolineato come, ancora, oggi, esistono troppe violazioni dei diritti dei bambini e degli adolescenti: dal diritto a non essere maltrattati per via del colore delle pelle (53%), alla richiesta di maggiore protezione dai maltrattamenti (49%), a vedere rispettate le proprie opinioni (47 per cento).
Lo studio mostra, anche, alcuni rischi “collaterali” che possono correre i più piccoli da un uso esagerato delle nuove tecnologie e dalle piccole, grandi mode del momento. Si inizia a usare internet tra 6 e gli 8 anni: si cercano giochi o materiale per fare i compiti e capita molto spesso, invece, di imbattersi in messaggi o foto porno, scene di violenza o richieste di appuntamenti da parte di “orchi cattivi”. Un bambino su 10, una volta a settimana, rinuncia ai più salutari pranzi e merende a casa, per andare al fast-food. Un bambino su 2, ormai, possiede un cellulare, anche, se utilizzato, soprattutto (88,2%) per rassicurare mamma e papà. Si conoscono, poi, benino le lingue (47% l’inglese, 10%, lo spagnolo, 9,1% il francese), ma l’esperienza all’estero rimane pressoché un miraggio. Per gli adolescenti, infine, i miti di oggi sono molto variegati: un discreto 8,4% vorrebbe assomigliare a Barack Obama. Ma solo il 3,2%, al premio nobel Rita Levi Montalcini. Alla studiosa, i ragazzi preferiscono l’asso delle 2 ruote Valentino Rossi (5,3%) e la showgirl argentina Belen Rodriguez (4,9 per cento).
tags: abuso, bullismo, violenza
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Drogati di internet in cura al Gemelli di Roma
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novembre 6, 2009
Intere giornate intrappolati nella rete, tra chat e social network, come Facebook e Msn. Al Policlinico Gemelli di Roma è nato un centro di cura per la dipendenza da internet, che nei casi più gravi può diventare davvero una patologia. L’ambulatorio, dedicato all’«Internet Addiction Disorder», comincia oggi le sue attività, all’interno del Day hospital psichiatrico del Gemelli, dove vengono curate anche altre dipendenze più “tradizionali”, come quelle dal gioco d’azzardo, dall’alcol e dalle droghe. Secondo gli esperti del policlinico, l’utilizzo patologico di internet provoca sintomi fisici molto simili a quelli manifestati dai tossicodipendenti in crisi di astinenza: ansia, depressione e paura di perdere il controllo di sè e di ciò che si sta facendo.
L’ambulatorio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 13,30 e il protocollo di intervento della cura della dipendenza da internet prevede tre fasi: un colloquio iniziale, incontri successivi per individuare la psicopatologia sottostante – eventualmente contenuta con un’appropriata terapia farmacologia – e l’inserimento progressivo in gruppi di riabilitazione. Una terapia per tornare alla realtà e uscire dal giro, a volte “tossico”, del mondo virtuale.
Secondo lo psichiatra Federico Tonioni, coordinatore dell’ambulatorio del policlinico Gemelli di Roma, «almeno due iscritti a Facebok su 10 ne sono dipendenti mentre, secondo i dati di uno studio dell’università di Perugia, su 10 persone quattro possono sviluppare abusi o dipendenza da internet, la maggior parte delle volte inconsapevolmente». «Si potrebbe dire – continua Tonioni – che questo tipo di patologie di dipendenza da internet si stia diffondendo a livello epidemico. Sono sempre più frequenti i casi di impiegati interdetti da internet perchè connessi soprattutto ai social network, in particolare Facebook. Per questo basta riflettere sul fatto che che sei aziende su 10 in Italia hanno introdotto limitazioni alla rete internet aziendale».
Non sono solo i social network, però, a creare uno stato di dipendenza da internet: secondo gli esperti esistono anche forme di schiavitù da sesso virtuale e pornografia via web, gioco d’azzardo, shopping e commercio online, ricerca ossessiva di informazioni, coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali o di ruolo. Di tutti questi problemi si occuperà da oggi in poi, il servizio dell’ambulatorio del Gemelli.
IL GIOCO CHE NON DIVERTE
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ottobre 25, 2009
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Quasi tutto ciò che facciamo o potremmo fare nella vita quotidiana può renderci schiavi: gioco, sesso, televisione, acquisti, lavoro, internet, chat, esercizio fisico e video-giochi possono diventare nostri padroni, dominando la nostra volontà e occupando gran parte del nostro tempo, fino a sottrarci anche le ore del sonno. Mai, come in questi ultimi anni, il rischio di diventare dipendenti da un qualcosa è stato così elevato, sia che si tratti di droghe, sostanze esogene o da comportamenti e azioni. ASPETTI GENERALI DELLE DIPENDENZE COMPORTAMENTALI Esistono molte opinioni discordanti sul concetto di “dipendenze comportamentali”. In generale, per parlare di dipendenza è necessario che vi siano insieme impulso, consumazione avida e passionale, ripetizione e dipendenza. Tali dimensioni cliniche non si ritrovano sistematicamente nei soggetti con dipendenze comportamentali. Bisogna riflettere in primo luogo sull’esistenza delle dipendenze di tipo fisico e quelle di tipo psicologico. IL GIOCO PATOLOGICO Il gioco d’azzardo patologico seppur rientra nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi, ha in realtà una elevata attinenza con le tossicodipendenze, tanto da appartenere all’area delle cosiddette “dipendenze senza sostanze”. DIPENDENZA: COME SI MANIFESTA, COME LA SI RICONOSCE |
Internet: 8% italiani schiavi di cybersex e web, seminario su dipendenza
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ottobre 15, 2009
Armati di mouse e pc, a caccia di sesso virtuale tra chat erotiche, blog, social network e altre ‘piazze’ virtuali della Rete. “L’8% degli italiani e’ ‘drogato’ di Internet, e fra questi spiccano i dipendenti dal cybersex, il sesso virtuale”, spiega all’ADNKRONOS SALUTE Valentina Cosmi, sessuologa e psicologa dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma, alla vigilia del seminario su ‘Cybersex: forme attuali di dipendenza sessuale’. Un appuntamento in programma domani nella Capitale (presso l’Istituto in via Savoia 78, alle 17), in occasione del Mese del benessere psicologico organizzato a Roma e provincia dalla Sipap (Societa’ psicologi area professionale). Un incontro aperto al pubblico, ma anche agli studenti di psicologia, “per fare il punto sulle caratteristiche di chi cade in questa forma di dipendenza”. Per tutto il mese di ottobre gli psicologi della Capitale offriranno consulenze gratuite, e si terranno 75 convegni in tutti i municipi di Roma, durante i quali verranno affrontate varie forme di problemi o disagi, come stalking, disabilita’, immigrazione, crisi economica, mobbing, problemi di coppia, rapporto genitori-figli, depressione, crisi di panico, disturbi alimentari. E, appunto, la mania per il cybersex. “Si tratta di un fenomeno che riguarda prevalentemente i maschi, eterosessuali, dai 33 ai 55 anni. Ma – aggiunge la Cosmi – stiamo ricevendo sempre piu’ richieste di aiuto da parte dei giovani dai 18 ai 35 anni”. Dall’identikit dei ‘malati di cybersex’ e del piu’ generico popolo dei drogati di Internet, emerge anche che “nel 76% si tratta di uomini, sposati nel 60% dei casi e separati nel 13%, capaci di passare da 11 a 35 ore a settimana incollati al pc. Ci si connette spesso durante le ore lavorative – aggiunge la Cosmi – ma i file di interesse vengono scaricati di notte, a casa. Inoltre, per lui il 33% delle relazioni virtuali sfocia in incontri reali. Una percentuale molto inferiore a quella totalizzata dalle donne”, precisa la sessuologa.
Gli psicologi affermano: ”Win for Life è come una droga pesante”
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ottobre 3, 2009

Win for Life l’ultimo gioco di casa Sisal sta riscuotendo sicuramente un successo clamoroso dimostrato dagli incassi giornalieri.
Ma c’è il rovescio della medaglia, un gioco che sembra innocuo, “tanto spendo un euro”!
Daniela Capitanucci, psicologa e psicoterapeuta, nonché presidente dell’associazione And (Azzardo e nuove dipendenze),dice “Cosa c’è di peggio di un ‘gioco pericoloso’? Un gioco che si presenta come innocuo, positivo, perfino tranquillizzante, e poi non lo è. Di fronte al quale si abbassano le difese”.
Un gioco geniale per chi lo ha ideato, ma disastroso per chi vi partecipa.
L’alettante vincita di un vitalizio di 4000 euro, la beneficenza per i terremotati d’Abruzzo, l’apparente piccola spesa per una giocata, il pensiero di non dover gestire una somma esorbitante in caso di vincita, lo fanno sembrare un gioco “buono”, ma
“Non esistono giochi d’azzardo “buoni”, ma solo giochi d’azzardo più o meno “pesanti”, proprio come le droghe, e Win for life ha tutte le caratteristiche per essere catalogato tra le più pericolose”. continua la psicologa Daniela Capitanucci
“Prima di tutto c’è il meccanismo dell’estrazione oraria. Ripetitività e feedback immediato creano dipendenza e favoriscono un atteggiamento compulsivo al gioco. Se posso sapere ogni ora se ho vinto o perso, sono portato a ‘riprovarci’ subito. Perfino se ho vinto una somma più bassa del montepremi, perché scatta il desiderio di ‘reinvestire’ la cifra istantaneamente. È un meccanismo tra i più ‘subdoli, in più c’è la facilità delle regole, che può capire anche un bambino, e il grande numero di ricevitorie in cui si può andare a giocare”
Ci avevano detto che L’Abruzzo sarebbe stato ricostruito senza far pagare un euro di tasse ai cittadini? Hanno quindi inventato un intelligentissimo modo per spremerci senza accorgecene.
Allora cos’è Win for life se non “una tassa mascherata” oltre a essere una droga?
tags: compulsivo, craving, dipendenza, win for life
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DROGA: BATTAGLIA (FICT), DAL 40% AL 60% ACCESSI A SITI PER VENDITA
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giugno 25, 2009
”Negli ultimi sei mesi dell’anno 2008 si e’ passati dal 40% al 60% di accessi a siti dedicati alla vendita di droga per non parlare della dipendenza da internet, i blog a favore dell’anoressia, le migliaia di pagine dedicate alle droghe che sono solo lo specchio possibile del nostro mondo e del nostro tempo”.

Lo dichiara don Mimmo Battaglia, Presidente della Federazione Comunita’ Terapeutiche, in occasione della Giornata Momdiale contro le droghe.
La ”diatriba manichea tra virtuale e reale – aggiunge- e’ spesso un falso problema, un alibi a chiudersi al riparo dei nostri ”mio figlio sta sempre al computer”: e’ necessario comprendere che se sempre piu’ ci ritroviamo a parlare dietro uno schermo e’ a causa del nostro analfabetismo emotivo e relazionale e che il virtuale e’ un amplificatore del mondo reale”. In questo panorama, ”pero’ puo’ essere anche nostro alleato nella costruzione di relazioni e di consulenza con i giovani che hanno il problema della droga. Il sito droga online del CEIS di Reggio Emilia della FICT ha questa funzione”. Nell’arco di sei mesi (dal dicembre 2008 a maggio 2009) su 4756 domande ricevute: 1099 riguardano le droghe, 698 informazioni su extasi, 536 ricerca di Comunita’ terapeutiche, 443 storie, 428 su allucinogeni, 382 sull’anfetamina, 301 sui cannabinoidi, 300 sulla cocaina, 191 sull’eroina. ”Il web in questo senso – secondo don Battaglia- diventa anche uno strumento per instaurare una relazione reale, fatta di sguardi e soprattutto di ascolto, suscitando nei ragazzi, partendo dalla nostra coerenza tra parole e vita: domande e risposte di senso”.
Internet, la nuova droga: “Ho giocato 17 ore di seguito”
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giugno 25, 2009

Giovani web-dipendenti dimenticati dai propri genitori. I ragazzi raccontano: “Impugno il joystick da quando sono nato”. Il presidente della Federazione delle comunità terapeutiche, Battaglia: ‘E’ la cifra dell’abbandono’
ROMA – Giovani web-dipendenti, “generazione wireless” dimenticata in mansarda dai propri genitori, ma con una vera e propria patologia: internet. E’ questa la nuova dipendenza da combattere e tenere sotto osservazione oggi, secondo Mimmo Battaglia, presidente della Fict, la Federazione delle comunità terapeutiche, che ha introdotto i lavori della tavola rotonda su giovani, internet e nuove dipendenze presso il palazzo dell’Unicef, a Roma. Per Battaglia, “i sedicenni di oggi sono cresciuti in un mondo in cui tutto è rispecchiato nel web, in cui i giochi stanno dietro ad una consolle più che in un cortile, in cui le voci dentro casa provengono dalle tv piuttosto che dalle persone che la vivono. Vuol dire che i sedicenni di oggi di fronte ad un monitor si sentono a proprio agio più di quanto noi potremmo mai immaginare”.
I 16ENNI, A PROPRIO AGIO SOLO DI FRONTE AL MONITOR – Quella fotografata dalla Fict è una rete web come una ragnatela, che cattura e spesso non lascia possibilità di scampo. “La rete- spiega Battaglia – è la terra delle possibilità, delle enormi quantità di informazione ma spesso a scapito dell’approfondimento, delle infinite opportunità d’incontro, ma privo dell’aspetto di fisicita’ e compresenza, scevre pero’ da ogni progettualita’ informativa. E’ lo scenario di una pluralita’ enorme e sconcertante”.
“HO GIOCATO PER UN GIORNO INTERO” – Battaglia porta l’esperienza di alcuni ragazzi, come Sergej, ventenne, che racconta: “Impugno un joystick da quando sono nato. Una volta ho giocato per diciassette ore di seguito”. Anche Bernardo, un coetaneo, non e’ nuovo a queste esperienze: “Anch’io una volta per piu’ di un giorno. Chiusi in mansarda, io, un amico, la playstation e una cassa di Redbull”. E i genitori? La risposta e’ comune: “Nulla”. “Questa risposta- dice Battaglia – e’ la cifra di un abbandono, di una solitudine da riempire con gli eroi armati di un videogame ed una cassa di energizzanti per tenersi su”.
Non tutti i ragazzi si immergono in apnea nella realta’ virtuale, molti sono certi di non essere mai caduti nella rete del mondo virtuale, ma la mancanza di una progettualita’ formativa, come afferma Battaglia, la notano anche loro. Sono le parole di Alessia raccolte da don Battaglia. “Gli adulti si lamentano, ma fanno come noi, non propongono un’alternativa”. (Dires – Redattore Sociale)
Maturità : boom di smart drugs per studiare
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maggio 26, 2009
Si avvicinano gli esami di maturità e fra i giovani aumenta il consumo delle cosiddette “droghe-furbe”, sostanze legali in grado di aumentare le capacità cognitive. Sono droghe low-cost vendute in compresse (nell’incontrollabile mercato di internet e negli smart-shop), “sballo” preferito sotto le luci delle discoteche, ma anche “aiuto” per chi si appresta a sostenere l’esame di maturità.
«In questo periodo – spiega Simona Pichini, dottoressa dell’Istituto superiore di sanità – c’è un aumento dei consumi perché si avvicinano gli esami di Stato. Gli studenti pensano che assumendo delle sostanze si possa resistere di più e studiare più a lungo. Il consumo cresce grazie al passaparola tra i banchi o sul web». Anna Lisa Muntoni dell’Istituto di neuroscienze del Cnr di Cagliari avverte che la situazione in Italia – anche se non ha ancora raggiunto il livello di Gran Bretagna e Stati Uniti - è «abbastanza preoccupante». Le “smart drugs” si dividono fra quelle di derivazione naturale (caffeina) e quelle di tipo sintetico. Tra queste rientrano le sostanze anfetaminiche. «Spesso si fanno dei mix – conclude la dottoressa Pichini – che possono portare all’intossicazione ». (GIOVANNI PASIMENI)
“Ma così aumenta lo stress”
«Le sostanze stimolanti o anfetaminiche rendono più nervosi, possono aumentare l’ansia e creare disturbi psichici, insonnia, tachicardia», spiega Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze dell’Asl di Milano. Per la psicologa Paola Vinciguerra, con queste sostanze «si rischia di alzare troppo il livello di adrenalina e di essere invasi da ansia e stress durante l’esame, ottenendo così il risultato opposto». (GIO.PA.)
tags: droghe, esami maturità
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Cresce la febbre del gioco d’azzardo
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maggio 15, 2009
Negli ultimi mesi sono aumentate in Emilia Romagna le denunce della Guardia di Finanza per gioco d’azzardo, molte le macchinette illegali messe sotto sequestro. L’ultimo caso e’ quello di Porto Garibaldi (FE) dove a chiamare i finanzieri sono state le mogli degli uomini ossessionati dalle slot. Di fronte a questa emergenza di stringente attualita’, non manca l’attenzione degli psicologi per una forma di dipendenza dove schiavitu’, ossessione e ripetitivita’ diventano patologiche.
Secondo delle recenti indagini in Emilia Romagna si stima che una percentuale tra l’1% e il 3% dei giocatori sviluppi problemi di gioco d’azzardo patologico. In particolare nella Provincia di Modena circa 1.800 persone presentano problemi legati al controllo del gioco e difficolta’ economiche, relazionali e psicologiche a questo correlate. “La dimensione del gioco – spiega Manuela Colombari, Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna – viene alterata e trasformata in un comportamento distruttivo alimentato da una serie di problematiche psicologiche. Il mancato controllo degli impulsi e’ alimentato da un crescente senso di tensione o allarme, tipico prima dell’azione, seguito da un vissuto di piacere, gratificazione e sollievo nel momento stesso in cui si mette in atto l’azione. Il gioco diviene – spiega la Colombari – un bisogno irrefrenabile e incontrollabile al quale si accompagna una forte tensione emotiva ed una incapacita’ di ricorrere ad un pensiero riflessivo e logico”. Le fasce piu’ colpite – sempre secondo gli psicologi – risultano tra le donne, le casalinghe e le lavoratrici autonome e, tra gli uomini, i disoccupati o i lavoratori autonomi che hanno un frequente contatto col denaro e con la vendita. A questi si aggiungono altri fattori di rischio che rendono alcune persone piu’ vulnerabili: la presenza di familiari che hanno avuto problemi col gioco; la perdita o la separazione dei genitori con l’eventualmente connessa perdita di rapporto e “sano controllo” sul figlio; l’iniziazione al gioco in eta’ adolescenziale; la scarsa educazione al risparmio da parte della famiglia di origine.
Ad intervenire come fattori di rischio ci sono poi anche alcune caratteristiche di personalita’ come ad esempio la tendenza a ricercare il pericolo e/o le esperienze eccitanti ed una certa irrazionalita’ del pensiero che porta il giocatore a sovrastimare le vincite e dimenticare le perdite. Ma come riconoscere la vera dipendenza? “Attraverso sintomi di astinenza e sintomi di perdita di controllo manifestati dall’incapacita’ di smettere di giocare. I giochi – spiega la Colombari – che sembrano predisporre maggiormente al rischio sono quelli che offrono maggiore vicinanza spazio-temporale tra scommessa e premio, quali le slot-machine, i giochi da casino’ ma anche videopoker e il Bingo. Dal punto di vista psicologico esistono diverse tipologie di approccio al tema. Le piu’ efficaci sono sicuramente i gruppi di auto-aiuto, presenti in moltissime citta’ e basati sulla condivisione di esperienze e storie personali; percorsi individuali e percorsi familiari”.
fonte: Il giornale di Modena
Gioco d’azzardo, 1800 dannati a Modena
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maggio 15, 2009
«Il fenomeno è in crescita. E ci sono famiglie completamente rovinate»
A Modena 1800 schiavi del gioco d’azzardo. Il dato è fornito direttamente dall’ordine degli psicologi. Casi accertati, quindi, si presume. Per altri addetti ai lavori sono di più. E il “sommerso” spaventa. Vito Zironi, della specifica associazione Papa Giovanni: «C’è un mondo nascosto, coperto ancora dalla vergogna, dalla mancanza di informazioni. La nostra associazione è attiva a Reggio da dieci anni, a Modema da sei. L’Usl ha aperto da due anni e mezzo un ambulatorio per giocatori patologici. Ben venga ora l’ordine degli psicologi: l’attenzione è ancora bassa».
Così Vito Zironi, referente per Modena dell’associazione Papa Giovanni XXIII che si occupa del recupero delle persone malate di gioco, giovani e meno giovani che hanno formato nel tempo una dipendenza dal gioco d’azzardo tale da coprirsi di debiti, una vita devastata economicamente e soprattutto affettivamente, con distruzione dei legami famigliari, perdita del lavoro, perdita delle amicizie. Una distruzione tipica di chi ha sviluppato una dipendenza o da una sostanza, droga o alcol, o dal gioco d’azzardo.
Gioco d’azzardo: non c’è distinzione, se non nella frequenza, tra un tipo di gioco o un altro. Bingo, tombola, schedine di ogni tipo, sala corse, scommesse alla luce del sole oppure clandestine, il poker e il videopoker: sono tutti giochi, sì, ma giochi d’azzardo. Ovunque c’è l’azzardo, ovunque si metta in gioco del denaro, si scommetta qualcosa ecco che scatta il pericolo intrinseco del gioco. Il “brivido” che diventa malattia.
Lo spunto per fare il punto modenese sulla piaga legata all’azzardo è dato dall’intervento, a livello regionale e locale, dell’ordine degli psicologi, a fronte dei segnali inequivocabili che vengono dalle forze dell’ordine su questo problema. Retate della Finanza e denunce per gioco d’azzardo, i sequestri di macchinette perché truccate e il caso avvenuto a Porto Garibaldi dove a chiamare i finanzieri sono state le mogli degli uomini ossessionati dalle slot. «Secondo recenti indagini – sostiene l’ordine regionale degli psicologi – in Emilia Romagna si stima che una percentuale tra l’1 e il 3% dei giocatori sviluppi problemi di gioco d’azzardo patologico. A Modena e provincia di Modena circa 1.800 persone presentano problemi legati al controllo del gioco e difficoltà economiche, relazionali e psicologiche a questo correlate. Le fasce più colpite – sempre secondo gli psicologi – risultano, tra le donne, le casalinghe e le lavoratrici autonome; e, tra gli uomini, i disoccupati o i lavoratori autonomi che hanno un frequente contatto col denaro e con la vendita. A questi si aggiungono altri fattori di rischio che rendono alcune persone più vulnerabili: la presenza di familiari che hanno avuto problemi col gioco; la perdita o la separazione dei genitori con l’eventualmente connessa perdita di rapporto e “sano controllo” sul figlio; l’iniziazione al gioco in età adolescenziale; la scarsa educazione al risparmio da parte della famiglia di origine. Ad intervenire come fattori di rischio ci sono poi anche alcune caratteristiche di personalità come ad esempio la tendenza a ricercare il pericolo e/o le esperienze eccitanti ed una certa irrazionalità del pensiero che porta il giocatore a sovrastimare le vincite e dimenticare le perdite».
«Le fiabe per sviluppare l’autostima»: manuale creativo per genitori e insegnanti
di Redazione
Chi, almeno una volta nella vita, non ha sofferto un complesso di inferiorità? E chi, sempre una volta divenuto genitore, non desidera infondere nei propri figli la sicurezza in sé e l’amor proprio? Ma l’autostima non è di frequente un dono innato. Piuttosto è una conquista. Lo sanno bene Elvezia Benini e Giancarlo Malombra, la prima psicologa e psicoterapeuta esperta nella formazione di insegnanti e genitori e docente di Psicopatologia nelle professioni di aiuto, il secondo dirigente scolastico e professore di Psicologia Sociale che tra le molteplici attività che svolgono – in coppia nel lavoro e nella vita – hanno trovato il tempo di scrivere il libro «Le fiabe per aumentare l’autostima. Un aiuto per grandi e piccini», riproponendo per la seconda volta la fortunata intuizione di far scivolare sulle ali della fantasia contenuti importanti per la formazione individuale. Così dopo «Le fiabe per affrontare i distacchi della vita» sul dolore da elaborare di fronte alla morte o all’abbandono, arriva un nuovo volume dove il racconto è ancora lo stratagemma per un approfondimento sistematico di temi quali l’incontro con l’altro, i complessi, lo sguardo altrui, i pregiudizi.
Ogni racconto è preceduto e seguito da capitoli di spiegazione che analizzano i personaggi e ne rivelano l’archetipo rimandando quindi ad altre situazioni della vita. Sia Elvezia sia Giancarlo sanno come affrontare la tensione di chi si percepisce imperfetto, e perciò non si accetta. La bellezza delle fiabe, delle loro fiabe in particolare, è che si possono leggere a vari livelli e chiunque può coglierne un insegnamento. E si può apprezzare il meglio della propria esistenza come ne «Il coniglio di peluche», o sapere che tutti hanno un ruolo importante come per «La scimmietta che si succhiava il pollice» per essere più veri. E più sereni. Il testo è corredato da illustrazioni della pittrice Lia Foggetti e da un’appendice con esercizi di potenziamento dell’autostima.
«Le fiabe per sviluppare l’autostima» di Elvezia Benini e Giancarlo Malombra Franco Angeli Le Comete, 163 pagine
Gazzetta di Modena Stefano Totaro