Archive for the ‘Ansia’ Category

Maturità 2011

Ancora un giorno e poi si entra nell’incubo della maturità. Si fa presto a dire di non avere paura, tutti e dico tutti, abbiamo vissuto il terrore panico dell’esame di maturità.

Vediamo allora come fare per diminuire almeno un poco questa grande paura.

La paura, uguale per tutti nelle sue manifestazioni,  ha tuttavia origini e significati diversi a seconda dello studente che sei e sei stato.

Hai sempre studiato, preparato compiti e lezioni, ottenuto buoni risultati, ma sei assolutamente spaventato, perché questa volta è troppo quello che devi ricordare e sapere, pensi  di non farcela, di non avere studiato abbastanza….

Hai la sensazione che la tua preparazione sia come il formaggio coi buchi, “buchi neri” che inesorabili  aspettano che tu ci cada dentro.

Se sei così, la tua medicina è il confronto, interroga i tuoi compagni e fatti interrogare da loro, assisti ai loro esami, scoprirai che quasi sempre ne sai più di loro, scoprirai che i buchi solo apparentemente sono vuoti, perché quello che hai imparato e studiato si è depositato strato dopo strato nella tua mente.

Non lo sai fino a quando non ti serve: sono il problema, le domande, gli stimoli adeguati a risvegliare le tracce ricche di conoscenze della tua  memoria.

Ricordati: sei tu il vero esaminatore inflessibile, non i professori che non domandano, né si aspettano da te, ciò che tu così severamente pretendi da te stesso.

Smettila di confidare nel tuo giudizio  offuscato da assurde pretese di perfezione, affidati  al giudizio e alla valutazione degli altri che sono sicuramente più obiettivi e limpidi.

Ansia da esame

 

Panico da maturità per i ragazzi italiani. “Due studenti su tre vengono colti dalla paura nel periodo di preparazione dell’esame di maturità. Questa prova infatti ancora oggi toglie il sonno ogni anno a migliaia di studenti e li fa convivere per quasi due mesi con cefalea, mal di stomaco, tachicardia, apatia, agitazione e panico

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Stressoressia

Da yahoo lifestyle e benessere

Troppo impegnate per mangiare. Le donne di oggi sono divise, tutti i giorni, in numerosi ruoli, quelli di mamma, moglie, figlia, donna d’affari, impiegata factotum o lavoratrice a progetto. Devono accudire la loro famiglia, magari i genitori anziani e al tempo stesso curare la loro attività professione: la concorrenza è altissima e non possono permettersi distrazioni. Anche il cibo può diventare un lusso. Non certo per il costo, ma perché prendersi una pausa per pranzare – seguendo le regole della corretta alimentazione – significa perdere tempo. È questo il meccanismo che porta alla stressoressia.

Che cos’è la stressoressia?

È un disturbo alimentare che colpisce soprattutto le donne, tra i 25 e i 45 anni, la fascia di età in cui si è più impegnate a fare carriera, ad affermarsi professionalmente. Ci si nutre di lavoro e non si trova tempo per mangiare e curare il benessere del proprio corpo. Il motivo? Il carico d’impegni eccessivo causa molto stress, nervosismo, ansia, stanchezza e soprattutto occupa ogni momento libero.

Chi sono le signore malate di stressoressia?

Sono donne mature, di solito laureate e molto determinate nel lavoro. Se perdono peso, non si scompongono, anzi vivono la loro magrezza con un simbolo del loro successo. L’aspetto fisico è ovviamente il loro biglietto da visita: devono essere perfette sia nella forma sia nell’abbigliamento. E se questo vuol dire saltare il pasto, perché no?

Perché ci si “ammala” di stressoressia?

È prima di tutto un disagio sociale. In questi anni, alle donne è stato chiesto troppo. Le signore che scelgono di lavorare, devono comunque dividersi tra il ruolo di casalinga e di mamma. Sono sicuramente più colte rispetto a 20 anni fa e aspirano a incarichi professionali di responsabilità. Purtroppo, la scalata al successo non è semplice. Secondo gli ultimi dati Istat, pubblicati Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010, la qualità del lavoro femminile è sempre più bassa. Si ritrovano spesso a ricoprire ruoli che richiedono una qualifica inferiore rispetto a quella posseduta e guadagnano meno degli uomini. Inoltre, la maternità è ancora – in alcuni ambienti – un ostacolo per confermare la propria posizione lavorativa.

Risultato? La fatica per fare carriera è doppia.

Che differenza c’è con l’anoressia?

Non vanno assolutamente confuse. L’anoressia è una malattia basata su gravi disagi psicologici, la stressoressia, invece, è una conseguenza dello stress, ma certamente non porta alla morte e non si manifesta con atteggiamenti morbosi nei confronti del cibo. Le donne, in questo caso, non hanno paura di ingrassare e non vedono l’alimentazione come un ostacolo alla propria realizzazione estetica, quanto sono talmente impegnate nel loro lavoro che non hanno tempo di mangiare, saltano il pasto, soprattutto il pranzo, o mangiano troppo poco, magari davanti al pc, con conseguenti perdite di peso.

Coppia: la crisi economica aumenta l’infedeltà

Le infedeltà di coppia sono sempre più diffuse, ma non crediate abbia a che fare con la sempre maggiore libertà di cui godiamo o della crisi dei valori tradizionali ,  tradiamo per panico.

Un fenomeno, quello della combinazione stress/crisi di panico, che la psicologa scova anche in fenomeni che generalmente associamo a personalità determinate, magari persino un po’ immorali, come il tradimento. Invece la crisi economica, il precariato, spingono tra le braccia di un’altra persona esattamente come spingono alla depressione

Testimonianza

Sera. Ora di cena. Sto mangiando con mia moglie e la nostra piccola  nel suo seggiolone appoggiato al tavolo e d’improvviso vengo colto da un pensiero che “mi si impone”:  il pensiero che potrei, così come ha fatto quello svizzero di cui parlano i TG in questi giorni, uccidermi.

E’ tale la paura di questo mio pensiero, che mi si drizzano i capelli e sento “freddo” e mi si chiude la bocca dello stomaco.

Non riesco più a mangiare. Mia moglie si accorge che c’è qualcosa che non va in me. Divento silenzioso e traspare da me inquietudine. Io però non voglio farle sapere quello che ho “sentito”. Ho paura. Mi chiedo: “ma cosa mi sta succedendo”? Perchè questo pensiero? Tutto ad un tratto e di colpo? E poi, onestamente, mi dico che non devo mentirmi. Questo pensiero ce l’ho da tanto tempo, e ogni tanto riaffiora. Insomma, convivo da tanto tempo con questa paura. Per lo meno da quando ho iniziato a scoprire me stesso. Ci sono periodi in cui sono felice, su di morale, e non arriva, altri, in cui sono più cupo e giù di morale, in cui arriva e mi colpisce.

Poi faccio passare la serata. Guardiamo un film, mettiamo a letto la piccola. Andiamo a letto anche noi e mi addormento. Però rimane un sottofondo in me di tensione e la domanda “Perchè questo pensiero?” rimane dentro di me.

Allora è come se mi accorgessi che c’è qualcosa che devo affrontare, una domanda che mi fa paura. Un orizzonte che cerco di evitare e di schivare. Sono felice? Sto bene? E la risposta è che, seppure stia vivendo un periodo di forte stanchezza e di stress, perchè il lavoro non mi dà particolari soddisfazioni; la piccola che ha due mesi ci sta costringendo a cambiare radicalmente i nostri ritmi di vita e i nostri faticosamente raggiunti equilibri di coppia; nonostante questo e nonostante mi stia ancora sforzando attraverso anche l’aiuto della mia analista di trovare una dimensione di maggiore tranquillità e consapevolezza, in fin dei conti, sto vivendo la vita che voglio.

Quindi “perchè questo pensiero”? E’ inquietante. Mi spaventa. Davvero, tendo alla morte? E’ come se ci fossero due “me stesso”. Proprio ora in cui sto trovando un equilibrio nuovo nella mia vita, finalmente libero dalle inibizioni e dai divieti con cui ho sempre convissuto, da quando mi ricordi, proprio ora questi pensieri di morte…

E ‘ strano. E mi inquieta. Cosa devo fare? Vorrei scavare. Vorrei capirmi di più, vorrei in maniera titanica, scoprire perchè. Ma allo stesso tempo ho paura. Nno voglio solleticare un equilibrio che secondo me si regge ancora malfermo sulle gambe e rischia di crollare.

Cosa devo fare

Prendiamo il toro per le corna – 4 parte

Ora sono chiare e nitide in ogni particolare le situazioni che vi fanno stare male, la cosa migliore è sempre stata sfuggirle, rimandarle, evitarle.
Giustamente, nessuno ha voglia di ficcarsi da solo nella  bocca del leone.
Tuttavia che giri, che circonvoluzioni, per starne lontani.

La proposta è: non cambiate niente, ma ogni tanto lanciatevi il guanto e accettate la sfida, non violentatevi, ma sfidate la vostra ansia/paura, che ormai avete imparato a “pensare”, a “tenere nella mente.
100 a 1 che vincerete la vostra seconda battaglia.

Prendiamo il toro per le corna Capitolo 3

Ogni giorno che passa diventate sempre più consapevoli di che cosa è fatta la vostra paura, da dove viene, a che cosa si collega come si annuncia.

combattiamo la paura

Da nemico ignoto ed oscuro si trasforma a poco , a poco nel nemico di cui conoscete e prevedete le mosse.

Comprendete che cosa vi accade quando per esempio lei/lui è arrabbiato con voi (ansia da separazione), oppure quando vi trovate di fronte a un nuovo compito (ansia da prestazione). Aspettate le emozioni e le sensazioni che ad una  ad una incominceranno a crescere a dismisura dentro di voi, sono tutte “brutte” e angoscianti, ma sapete anche che se state “ferme”, se non andate “oltre” col pensiero, passano, si allontanano e si porteranno via la nebbia e l’ansia che vi avvolge.

Complimenti! Avete vinto la prima battaglia.

Psicoterapia – Attacchi di panico – Video

Prendiamo il toro per le corna. Capitolo 2

Non facciamoci pervadere dall'ansia. Combattiamola

Ci sono momenti in cui la vostra ansia/paura è tutto, invade ogni fibra del vostro corpo e ogni angolo della vostra mente, in questi momenti non si lascia cogliere ed osservare, è lei, la padrona.
Ma poi ci sono tanti altri momenti in cui si acquieta, si addormenta, in questi momenti la potete affrontare, fatela uscire allo scoperto e “tenetela” nella vostra mente, “pensatela”, passate in rassegna che cosa vi spaventa e terrorizza dell’abbandono per esempio, o della brutta figura, o
di che altro vi angoscia.

Che significato hanno per voi queste cose, di che cosa sono fatte, quali emozioni, pensieri, sensazioni? Ne avete fatto davvero esperienza, cioè siete stati abbandonati, o ferocemente criticati, o sono solo fantasmi che abitano la vostra mente?

In quali situazioni vi sentite abbandonati o esposti, nudi agli occhi degli altri?

Adesso i padroni siete voi, la “paura” è prigioniera nella vostra mente che la ispeziona e viviseziona.

Prendiamo il toro per le corna. Capitolo 1

ansia - combattiamola

Ansia da prestazione/ paura di non farcela
Ansia da separazione/ paura dell’abbandono
Ansia sociale/ paura del giudizio degli altri
Ansia……/ paura…..
Dietro ogni ansia c’è una paura.

Vi propongo di provare a non chiamarla più ansia, ma paura di…, e di guardare in faccia il vostro nemico, spiarlo, conoscerlo in ogni dettaglio.

E’ l’abbandono che vi spaventa, esploratelo in ogni angolo della vostra esperienza, presente e passata, è un ottimo inizio per non sentirvi soprafatte e spaventate, ma incominciare a combattere.