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	<title>Psicoterapeutico Blog &#187; Ansia</title>
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	<description>Rassegna stampa del Sito PSICOTERAPEUTICO.COM</description>
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		<title>Le aziende saranno obbligate a misurare lo stress dei propri dipendenti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:33:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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		<description><![CDATA[Per contrastare lo stress da lavoro che nel nostro Paese affligge il 27 per cento degli occupati, quasi una persona su quattro, dal primo agosto le aziende saranno obbligate a misurare il livello di stress dei propri dipendenti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_643" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/freakout.jpg"><img class="size-medium wp-image-643 " title="freakout" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/freakout-300x224.jpg" alt="" width="210" height="157" /></a><p class="wp-caption-text">Stress da lavoro</p></div>
<p style="text-align: justify;">Per contrastare lo stress da lavoro che nel nostro Paese affligge il 27 per cento degli occupati, quasi una persona su quattro, dal primo agosto le aziende saranno obbligate a misurare il livello di stress dei propri dipendenti. Distribuendo test e quant’altro potrà servire a conoscere gli effetti dell’ansia da prestazione, della svogliatezza, dell’irritabilità, responsabili di un’infinità di giornate lavorative perse.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno studio pubblicato nel 2009 dall’European Heart Journal ha calcolato che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide sull’economia europea per 44 miliardi di euro e che la perdita in termini di calo di produttività è pari a 77 miliardi di euro. L’argomento verrà affrontato alla mostra-convegno «Progetto sicurezza» organizzato dall’Aias (Associazione professionale italiana Ambiente e sicurezza) con la collaborazione di Inail che si svolge da domani al 3 luglio al palazzo delle Stelline. In cima alla classifica degli stressati ci sono i liberi professionisti (40 per cento del totale), seguiti da tecnici (35 per cento) e manager (32 per cento), ma ci si ammala anche negli uffici e nelle fabbriche. I sintomi più frequenti sono: svogliatezza, ansia perenne, malessere diffuso e, nei casi più gravi, aggressività e stati depressivi. Gli italiani sarebbero più stressati di inglesi, tedeschi e francesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra un mese tutte le aziende della Penisola dovranno disporre di un misuratore di stress che servirà a stabilire il grado di serenità psico-fisica dei dipendenti. E i rimedi? Di tutto un po’: dalla <strong>psicoterapia </strong>ai farmaci, dai consigli di sana alimentazione allo sport. E forse pensare a chi il lavoro non ce l’ha&#8230;</p>
<p><strong>Fonte : Il Giornale</strong></p>
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		<title>In Italia un omicidio in famiglia ogni 2 giorni</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 17:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni di coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[Matrimonialisti, situazioni non risolte uccidono piu&#8217; di mafia - L&#8217;Italia è prima in Europa per gli omicidi in famiglia (in media uno ogni due giorni) e nei casi di separazione e divorzi l&#8217;assegnazione della casa è la causa scatenante di litigi, anche violenti. E&#8217; l&#8217;allarme che lancia oggi l&#8217;associazione degli avvocati matrimonialisti, commentando quanto avvenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/famiglia.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-592" title="famiglia" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/famiglia-300x225.gif" alt="" width="300" height="225" /></a></h2>
<h2>Matrimonialisti, situazioni non risolte uccidono piu&#8217; di mafia</h2>
<p style="text-align: justify;">- L&#8217;Italia è prima in Europa per gli omicidi in famiglia (in media uno ogni due giorni) e nei casi di separazione e divorzi l&#8217;assegnazione della casa è la causa scatenante di litigi, anche violenti. E&#8217; l&#8217;allarme che lancia oggi l&#8217;associazione degli avvocati matrimonialisti, commentando quanto avvenuto nel mantovano e sottolineando che le vicende matrimoniali, allorché sfociano in insanabili contrasti, possano produrre fatti di sangue ancora più plateali ed eclatanti di quelli prodotti dalla malavita organizzata. In Italia &#8211; secondo i matrimonialisti che citano i dati del criminologo Vincenzo Mastronardi &#8211; si consuma un omicidio in famiglia in media ogni 2 giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il movente è passionale nel 25,9% degli omicidi; seguono contrasti personali nel 21,8% dei casi, i disturbi psichici nel 16,15% dei casi, le liti per l&#8217;assegnazione della casa coniugale nel 15% dei casi, le ragioni economiche (assegni di mantenimento o restituzioni di somme) nell&#8217;8% dei casi. Si registra sempre di più un movente legato a fattori economici e soprattutto all&#8217;assegnazione della casa coniugale che oggi sta per diventare il vero &#8220;pomo della discordia&#8221;, ancor di più di quello dell&#8217;affidamento e della gestione dei figli. Le nuove povertà prodotte dalla separazione e la lunghezza insopportabile dei processi sono altre ragioni che contribuiscono a determinare le stragi familiari. &#8220;Il trend &#8211; dice il presidente nazionale dell&#8217;associazione, Gian Ettore Gassani &#8211; è destinato ad aumentare in proporzione all&#8217;aumento di separazioni e divorzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppe volte le coppie in crisi sono lasciate al loro destino in un momento, come quello della separazione o divorzio, che rappresenta per molti un lutto di difficile sopportazione ed elaborazione. Nel 30% dei casi le separazioni sono accompagnate da reati intrafamiliari, molti dei quali sfociano successivamente in gesti estremi. Gli italiani, a differenza della stragrande maggioranza dei cittadini stranieri, vedono nella separazione una vergogna o un affronto, molte volte da lavare con il sangue e giammai come una scelta di vita o un rimedio. I reati intrafamiliari (maltrattamenti e abusi) nel 60% dei casi sono prescritti o quando vi è condanna viene inflitta al colpevole una pena del tutto simbolica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Gassani, &#8220;esiste una generalizzata consapevolezza di quasi totale impunità quando i reati vengono commessi all&#8217;interno della mura domestiche, molto simile a quella dei reati commessi all&#8217;interno degli stadi. Occorre potenziare i centri antiviolenza ed introdurre, specie nelle separazioni più conflittuali, percorsi di mediazione familiare e/o l&#8217;ausilio di psicoterapeuti della coppia specializzati nella prevenzione delle violenze familiari&#8221;. Anche perché &#8220;forme di violenza verbale all&#8217;interno della vita matrimoniale non devono e non possono più essere sottovalutate. Nel 65% dei casi di omicidio o strage in famiglia vi erano stati già pericolosisegnali di violenza o minacce, negligentemente sottovalutate da chi di dovere&#8221;, conclude Gassani.</p>
<p><span style="color: #003366;"><em><strong>COMMENTO della dott. D. Grazioli</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><em>L&#8217;inconsapevolezza e l&#8217;incapacità di gestire le proprie emozioni è una bomba sempre pronta ad esplodere</em></span></p>
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		<title>Salute : Psicologi lombardi, &#8216;sindrome del precario&#8217; per 40 mila milanesi</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 09:04:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

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		<description><![CDATA[Il contratto di lavoro che scade, i dubbi sul rinnovo, lo spettro della disoccupazione all&#8217;orizzonte. L&#8217;incertezza da crisi economica ruba sonno e salute a quasi 40 mila milanesi vittime di una nuova epidemia: la &#8216;sindrome del precario&#8217;. A rilanciare l&#8217;allarme sono gli psicologi lombardi, che annunciano l&#8217;intenzione di entrare nelle aziende per curare i sintomi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il contratto di lavoro che scade, i dubbi sul rinnovo, lo spettro della disoccupazione all&#8217;orizzonte. L&#8217;incertezza da crisi economica ruba sonno e salute a quasi 40 mila milanesi vittime di una nuova epidemia: la &#8216;sindrome del precario&#8217;. A rilanciare l&#8217;allarme sono gli psicologi lombardi, che annunciano l&#8217;intenzione di entrare nelle aziende per curare i sintomi del mal di recessione: stress, ansia, frustrazione, notti in bianco, depressione. &#8220;Siamo in contatto con l&#8217;Associazione lombardia dirigenti aziende industriali (Aldai) -spiega oggi a Milano il neo presidente dell&#8217;Ordine regionale psicologi, Mauro Grimoldi- e contiamo di arrivare presto a una convenzione&#8221;.</p>
<p>Gli esperti citano dati diffusi nelle scorse settimane dall&#8217;assessorato alla Salute del Comune di Milano: 47 mila lavoratori in difficolta&#8217; sotto la Madonnina, l&#8217;80% dei quali (oltre 37 mila) secondo le stime soffre di problemi psicologici riconducibili a una sindrome da lavoro precario.</p>
<p><strong>Fonte : AdnKronos</strong></p>
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		<title>Chi non festeggia l’8 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:55:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi si festeggiano le donne, ma la condizione femminile nel mondo resta tragica. Ogni anno 536 mila muoiono per complicazioni legate alla gravidanza, la maggior parte nei Paesi poveri, e circa 68 mila per essersi sottoposte ad aborti non sicuri. In Cina e India, la mortalità delle bambine sotto i 5 anni è doppia rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/8marzo4qj.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-562" title="8marzo4qj" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/8marzo4qj-300x225.gif" alt="" width="300" height="225" /></a>Oggi si festeggiano le donne, ma la condizione femminile nel mondo resta tragica. Ogni anno 536 mila muoiono per complicazioni legate alla gravidanza, la maggior parte nei Paesi poveri, e circa 68 mila per essersi sottoposte ad aborti non sicuri. In Cina e India, la mortalità delle bambine sotto i 5 anni è doppia rispetto ai coetanei. In condizioni di ristrettezza le famiglie preferiscono allevare figli maschi. In Europa le donne sono sicuramente più fortunate, ma si alza il rischio di disturbi mentali, soprattutto la depressione, e aumenta chi sceglie stili di vita non salutari. Penalizzate nella carriera e sul fronte delle retribuzioni, sulle loro spalle grava il peso maggiore del lavoro non retribuito: la cura dei figli, degli anziani e le faccende domestiche.</p>
<p>Il Rapporto 2010 sulla salute delle mamme stilato dall&#8217;Associazione italiana donne e sviluppo (Aidos), ActionAid e Centro di educazione sanitaria e tecnologie appropriate (Cestas) dimostra il ritardo sugli obiettivi previsti dalla comunità internazionale che prevede una riduzione di 3/4 della mortalità materna e l&#8217;accesso alla salute riproduttiva nei Paesi in via di sviluppo entro il 2015.</p>
<p>«Con i 600 milioni di euro sprecati per il G8 a La Maddalena &#8211; denuncia Daniela Colombo, presidente di Aidos &#8211; si sarebbero potuti finanziare per 4 anni 1.500 consultori per la salute sessuale e riproduttiva, coprendo a esempio l&#8217;intera popolazione dell&#8217;Uganda, 30 milioni di donne e uomini». Manca un equilibrio nella gestione, sottolinea il Rapporto, il 75% dei fondi per l&#8217;assistenza alla popolazione e per la salute riproduttiva nel 2007 sono stati orientati principalmente verso attività di controllo delle malattie a trasmissione sessuale, tra cui l&#8217;Hiv.</p>
<p>L&#8217;Oms evidenzia un vantaggio biologico delle donne sugli uomini: vivono almeno sei anni in più di loro, però questo &#8220;bonus&#8221; naturale viene bruciato dalle condizioni in cui in ogni parte del mondo le donne si trovano a vivere. Il gap nei Paesi avanzati è rappresentato dalle condizioni lavorative: ovunque le donne non raggiungono i livelli di reddito degli uomini, a parità di situazione. Lo stesso accade in ambito sanitario: in tutto il mondo le donne rappresentano la spina dorsale dell&#8217;assistenza, ma il loro ruolo è poco riconosciuto e scarsamente retribuito.</p>
<h2><span style="color: #333399;">Commento della D.sa D. Grazioli.</span></h2>
<p><strong><em>Forse è proprio questa la forza delle donne: la capacità di aprire il loro cuore alla gioia malgrado tutto.</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Studenti ai «corsi di relax» contro il panico da esame</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 15:14:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[disturbo di panico]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[// È lì in agguato. Attanaglia lo stomaco, provoca vuoti di memoria, e se si è fortunati l&#8217;unico effetto psicosomatico è un bagno di sudore. Il più delle volte ghiacciato. Ma i casi più gravi raccontano di tachicardie, sensazioni di soffocamento a cui segue, dulcis in fundo, il ko finale: una vera e propria forza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/esami-ok-98.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-536" title="esami ok 98" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/esami-ok-98-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><script type="text/javascript">// <![CDATA[
				$(document).ready(function(){
					$('#commentBoxSmall').load("/ajax/v3_commentbox_small.php?ID=419180");
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// ]]&gt;</script>È lì in agguato. Attanaglia lo stomaco, provoca vuoti di memoria, e se si è fortunati l&#8217;unico effetto psicosomatico è un bagno di sudore. Il più delle volte ghiacciato. Ma i casi più gravi raccontano di tachicardie, sensazioni di soffocamento a cui segue, dulcis in fundo, il ko finale: una vera e propria forza paralizzante. Esami addio. Non si tratta dello stato normale di tensione prima di un&#8217;interrogazione, ma di un handicap capace di annebbiare il cervello e far dimenticare tutto quello per cui si è studiato mesi interi. Capitato una volta, può succedere sempre. Sono gli attacchi di panico che, a quanto pare, affliggono sempre più spesso gli studenti universitari. Tanto che ora l&#8217;Università Statale ha deciso di correre ai ripari e di finanziare per i suoi studenti «corsi di relax». Dietro al nome che nulla ha a che vedere con yoga e centri benessere, c&#8217;è una struttura serissima, il Dipartimento di psicologia dell&#8217;ospedale San Paolo e un team di professionisti di tutto rispetto. L&#8217;incipit è incoraggiante: «L&#8217;ansia può essere gestita: che siano crisi di panico o blocchi ansiosi di fronte a decisioni da prendere o prove da sostenere», spiegano i medici. Gli studenti (solo quelli iscritti in Statale) possono chiedere l&#8217;accesso a specifici gruppi di supporto che in 8 o 10 incontri &#8211; preceduti da un colloquio individuale con uno psicoterapeuta esperto &#8211; verranno aiutati a convivere con il loro disagio. I gruppi, basati su tecniche psicologico-esperienziali (tecniche di rilassamento e psicodrammatiche, giochi di ruolo e strategie cognitivo-comportamentali), verranno condotti da psicologi e psicoterapeuti con esperienza nel settore. Le difficoltà per cui si può richiedere l&#8217;accesso ai gruppi sono: ansia da prestazione, intesa come profondo disagio emotivo che blocca o compromette seriamente determinate attività, come ad esempio il superamento degli esami accademici, ansia generalizzata che crei difficoltà rilevanti nel prendere decisioni o condurre attività specifiche ed episodi di panico che possono anche comportare manifestazioni somatiche più o meno rilevanti (tachicardia, sudorazione, iperventilazione, nausea, sensazione di soffocamento). I gruppi saranno formati da 8-10 persone che si riuniranno al Dipartimento di psicologia del San Paolo una volta a settimana per un&#8217;ora e mezza. Il primo incontro sarà preceduto da un colloquio individuale che guiderà lo studente verso il servizio più adatto alle sue esigenze (colloqui individuali o incontri di gruppo). Ai partecipanti è richiesto un contributo complessivo di 75 euro. Un&#8217;inezia se si pensa che per ogni seduta di psicoterapia i prezzi vanno dai 60 ai 120 euro l&#8217;ora. Infatti l&#8217;80 per cento del servizio è finanziato dalla stessa università Statale. «Abbiamo rilevato che tra i problemi maggiori che affliggono gli studenti, c&#8217;è l&#8217;ansia da prestazione &#8211; spiegano al Cosip, il Centro di aiuto allo studio diretto da Barbara Rosina &#8211; Una situazione che se non risolta può provocare blocchi nella carriera scolastica o addirittura abbandoni». A soffrirne sarebbero in particolare le matricole, «ragazzi fuori sede che senza l&#8217;appoggio o il controllo dei genitori non riescono a tener fede ai programmi di studio o che davanti al foglio si bloccano e non sanno gestire l&#8217;ansia o peggio l&#8217;attacco di panico».</p>
<h2><span style="color: #000080;">Commento della dott. D. Grazioli</span></h2>
<p><em><span style="color: #333399;">Finalmente una buona notizia! L’Università Statale di Milano si fa carico dei problemi dei suoi studenti ed offre loro un servizio a prezzi competitivi per aiutarli a superarli.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #333399;">Speriamo che anche altre istituzioni ne seguano l’esempio.</span></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giovani fragili che si gettano nel vuoto, ora si teme l’emulazione</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:43:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Alla nostra età è difficile sentirsi amati&#8221;. &#8220;Scusatemi, ma non riesco più ad avere a scuola il solito rendimento&#8221;. Sono messaggi che fanno pensare quelli lasciati dai tre studenti della scuola italiani che nei giorni scorsi si sono lasciati andare dalla finestra per un malessere più grande di loro. Due, un liceale di Milano e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Alla nostra età è difficile sentirsi amati&#8221;. &#8220;Scusatemi, ma non riesco più ad avere a scuola il solito rendimento&#8221;. Sono messaggi che fanno pensare quelli lasciati dai tre studenti della scuola italiani che nei giorni scorsi si sono lasciati andare dalla finestra per un malessere più grande di loro. Due, un liceale di Milano e una dodicenne di Reggio Emilia, se ne sono andati così, senza una spiegazione: erano bravi ragazzi e, in apparenza, senza problemi alle spalle. Se non quello, evidentemente, di essere così fragili da non vedere più vie d’uscita che il suicidio. Il terzo, una studentessa di 16 anni, milanese d’adozione e originaria dello Sri Lanka, si è gettata del corridoio del terzo piano del Liceo Scientifico Statale Albert Einstein di Milano: ha riportato, dopo un volo di 16 metri dalla biblioteca al piano rialzato, un &#8220;grave trauma toraco-addominale&#8221; e diverse fratture, ma è stata operata e dovrebbe farcela.</p>
<p>Gli episodi, accaduti nei primi giorni del 2010, hanno fatto emergere le note problematiche adolescenziali, spesso latenti, almeno agli occhi degli adulti, dovute ad emozioni intense e profonde non sempre controllabili. Emozioni che, a volte, sempre più spesso, portano a gesti estremi.</p>
<p>Ma come è possibile che ciò accada, spesso durante le lezioni, senza alcuna avvisaglia o piccole spie? “A volte &#8211; spiega Fabio Sbattella, docente di psicologia dello sviluppo all&#8217;università Cattolica di Milano &#8211; neanche il compagno di banco riesce a coglierle”. Ma, quando vengono espresse, vanno sempre prese sul serio, perché quello dell&#8217;adolescenza è un momento di cambiamento molto delicato e problemi risolvibili possono essere interpretate come insormontabili difficoltà. &#8220;Come tutte le fasi di cambiamento &#8211; continua l’esperto &#8211; quella dell&#8217;adolescenza è una fase in cui la persona è particolarmente fragile”.</p>
<p>Al punto che un gesto di questo genere possa essere scambiato come la via d’uscita da un tunnel di sofferenze. E se ad intraprenderlo anche altri coetanei si potrebbe innescare anche un pericoloso percorso: quello che porta ad imitare il gesto autolesionista: &#8220;Il rischio di emulazione esiste – ha detto un&#8217;insegnante di educazione fisica dell’Einstein subito dopo che una delle sue allieve si era lanciata inspiegabilmente dalla finestra &#8211; perché può capitare che ci siano situazioni che portino i ragazzi a sentirsi degli estranei&#8221;. E&#8217; quanto ha affermato</p>
<p>&#8220;E’ un rischio effettivo – ammette Sbattella – perché abbiamo diverse ricerche che dimostrano che quando viene enfatizzato un gesto autolesivo molte persone in crisi meditano che quella possa essere una soluzione e una occasione di visibilità, o vendetta. E questa è una tendenza ancora più accentuata negli adolescenti, perché i momenti di crescita portano sempre con sé una rielaborazione della propria idea della morte. Non a caso, i film di vampiri e di terrore hanno molta presa sugli adolescenti&#8221;.</p>
<p>A sostenere questa tesi è anche Giuseppe Dell`Acqua, direttore del centro di salute mentale di Trieste: &#8220;L&#8217;effetto mediatico – sostiene &#8211; può spingere i ragazzi all&#8217;emulazione, occorre stare molto attenti a come si raccontano queste storie. L&#8217;adolescenza è l&#8217;età dell&#8217;estremismo. Gli innamoramenti sono totali, le passioni assolute. Di solito, per fortuna, non si arriva al gesto estremo del suicidio. Il passaggio all&#8217;atto del suicidio arriva quando si ha una profonda convinzione che il futuro non c&#8217;è più, che non si può fare più nulla, che tutto precipita”. C’è però un antidoto per cercare di evitare che si arrivi a determinati atti: quando scatta il campanello d’allarme, famiglie, docenti e amici hanno l’obbligo di provare sempre ad adottarlo, prima che sia troppo tardi. “Le cose più importanti – di il direttore &#8211; sono l&#8217;ascolto e la socializzazione. Occorre aiutare i ragazzi a dire con più facilità le cose che si muovono dentro di loro. In questo proprio la scuola ha una grande responsabilità&#8221;.</p>
<h2>Commento della dott. Grazioli</h2>
<p><span style="color: #333399;"><em>La morte è lo spettro della vecchiaia, non fa paura alla gioventù.</em></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em>E&#8217; perciò un pericolo reale il rischio d&#8217;emulazione di gesti estremi compiuti da coetanei. Le notizie di tali fatti diffuse dai media non vanno lasciate passare nel silenzio, ma discusse  e approfondite a scuola e in famglia.</em></span></p>
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		<title>Più frutta e verdura allontanano ansia e depressione</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:48:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mangiare tanta frutta e verdura contribuisce ad allontanare ansia, depressione e disturbi di cuore. E&#8217; quanto hanno scoperto i ricercatori dell&#8217;Università di Melbourne, coordinati da Felice Jacka. Gli scienziati hanno seguito per 10 anni ben 1.046 donne, di età compresa tra i 20 e i 93 anni, con una serie di test sulla dieta, sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/detail_massaggio_ayurvedico1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-509" title="detail_massaggio_ayurvedico" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/detail_massaggio_ayurvedico1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Mangiare tanta frutta e verdura contribuisce ad allontanare ansia, depressione e disturbi di cuore. E&#8217; quanto hanno scoperto i ricercatori dell&#8217;Università di Melbourne, coordinati da Felice Jacka. Gli scienziati hanno seguito per 10 anni ben 1.046 donne, di età compresa tra i 20 e i 93 anni, con una serie di test sulla dieta, sulla salute fisica e mentale, e con analisi di laboratorio.</p>
<p>Ebbene, è emerso che una dieta cattiva porta a scompensi psichici attraverso un&#8217;infiammazione sistematica dell&#8217;organismo. Lo studio, pubblicato sull&#8217;American Journal of Psychiatry, dimostra come i problemi mentali siano molto più frequenti in donne che abusano di cibi grassi o altamente raffinati.</p>
<h2>Commento della dott. Grazioli</h2>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>&#8220;Mens sana in corpore sano&#8221;, dicevano gli antichi, e nessuno li ha mai contradetti. A volte mi chiedo perchè si spenda tanto denaro per fare ricerche il cui esito è già limpido e chiaro.</em></span></p>
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		<title>Salute: boom di internet-dipendenti, cosi&#8217; ci si cura in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 09:37:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Restano incollati allo schermo per ore, fino a perdere il controllo della loro mente. Rapiti dalla Rete, condannati a navigare ininterrottamente nel &#8216;mare magnum&#8217; di Internet, saltando da un sito all&#8217;altro senza riposo. Sono i cyber-dipendenti: adolescenti drogati di web che non staccano gli occhi dal computer e finiscono per preferire il mondo virtuale a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-481" title="Troppo-pc-fa-male" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/Troppo-pc-fa-male-150x150.jpg" alt="Troppo-pc-fa-male" width="150" height="150" />Restano incollati allo schermo per ore, fino a perdere il controllo della loro mente. Rapiti dalla Rete, condannati a navigare ininterrottamente nel &#8216;mare magnum&#8217; di Internet, saltando da un sito all&#8217;altro senza riposo. Sono i cyber-dipendenti: adolescenti drogati di web che non staccano gli occhi dal computer e finiscono per preferire il mondo virtuale a quello reale. Una forma di &#8220;dipendenza comportamentale&#8221; (non legata a sostanze) in netta crescita in Italia, avvertono gli esperti.</p>
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<p>Tanto che gli scienziati si stanno organizzando per fronteggiare l&#8217;ondata di pazienti. Sono tre i centri di riferimento della Penisola, che studiano il fenomeno della &#8216;Internet addiction&#8217; e sono all&#8217;avanguardia sul fronte delle terapie: il Dipartimento di Neuroscienze cliniche dell&#8217;università di Palermo, il Policlinico Gemelli di Roma e l&#8217;università D&#8217;Annunzio di Chieti. &#8220;Quello che ancora non esiste sono cliniche di disintossicazione ad hoc&#8221; per cyber-dipendenti, spiega all&#8217;ADNKRONOS SALUTE Massimo Di Giannantonio, ordinario di psichiatria all&#8217;università D&#8217;Annunzio di Chieti. Cliniche come quelle finite nella bufera in questi giorni in Cina, per il caso di un ragazzino in cura in un centro di Qihang (nella regione meridionale del Guangxi) picchiato a morte. In Italia, sottolinea lo specialista, il fenomeno dei teenager Internet-dipendenti è ancora poco conosciuto, ma nelle corsie delle cliniche di psichiatria di molti ospedali italiani si vedono sempre più spesso casi di giovani &#8216;risucchiati&#8217; dal web.</p>
<p>A Milano, conferma Claudio Mencacci, primario di psichiatria all&#8217;ospedale Fatebenefratelli, &#8220;ne abbiamo in cura un paio. E cominciano a vedersi anche casi di isolamento grave&#8221; dalla realtà. &#8220;Con sintomi simili alla cosiddetta sindrome di Hikikomori, fenomeno giapponese&#8221;.</p>
<p>Adolescenti che, all&#8217;improvviso, tagliano i ponti con il mondo, si barricano in camera e si astraggono dalla realtà anche per anni. Niente più scuola, uscite con gli amici, chiacchierate in famiglia. Unico chiodo fisso: la Rete, o un videogioco. Una malattia che porta con sé alterazioni del ritmo sonno-veglia e totale limitazione dei contatti interpersonali. &#8220;Sono ragazzi che si nutrono solo di relazioni virtuali e si rifiutano di interagire fisicamente con persone in carne ed ossa&#8221;, racconta Mencacci. Prigionieri del web difficili da curare. E&#8217; questa la versione occidentale della sindrome del Sol Levante. Età media degli &#8216;addicted&#8217;: dai 16 ai 24 anni.</p>
<p>I tre gruppi di lavoro che in Italia si occupano di nuove dipendenze, coordinati dagli psichiatri Massimo Di Giannantonio (Chieti), Luigi Janiri (Roma) e Daniele La Barbera (Palermo), hanno visitato, nell&#8217;ambito di uno studio, oltre 100 mila ragazzi fra i 15 e i 21 anni. &#8220;Di questi il 3,7% ha mostrato una forma grave di &#8216;dipendenza comportamentale&#8217;&#8221;, spiega Di Giannantonio. Ma al momento, precisa, &#8220;non esistono dati epidemiologici sicuri che permettano di stimare l&#8217;incidenza della dipendenza da Internet in Italia&#8221;. Quello che gli esperti stanno osservando è l&#8217;aumento di dipendenze comportamentali fra i giovani: &#8220;Dipendenza dal gioco d&#8217;azzardo, da Internet, dallo shopping&#8221;, elenca lo specialista. Uno studio dell&#8217;università di Chieti, finanziato dal ministero della Salute, punta a far luce sul grado di diffusione di queste patologie fra gli adolescenti delle scuole superiori, ritenuti le &#8216;vittime ideali&#8217; di disturbi come la cosiddetta &#8216;dipendenza transdissociativa da videoterminale&#8217;.</p>
<p>Fra i progetti in cantiere in Italia c&#8217;è anche l&#8217;idea di creare cliniche ad hoc per il trattamento delle nuove &#8216;droghe&#8217; dei teenager. L&#8217;idea è di riservare posti letto in day hospital a questa tipologia di pazienti. Obiettivo: garantire loro percorsi di riabilitazione efficaci, dalla psicoterapia alle cure farmacologiche.</p></div>
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		<title>Matrimonio tomba dell&#8217;amore? No combatte ansia e stress</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 09:18:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà pure la tomba dell&#8217;amore, ma certo il matrimonio non nuoce alla salute. In barba ai detrattori della vita a due, convolare a nozze fa bene alla salute, riducendo i rischi di ansia e depressione. La buona notizia per chi è in odore di altare arriva da uno studio condotto su circa 35 mila persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-486" title="matrimonio" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/matrimonio-150x150.gif" alt="matrimonio" width="150" height="150" /></p>
<p>Sarà pure la tomba dell&#8217;amore, ma certo il matrimonio non nuoce alla salute. In barba ai detrattori della vita a due, <span id="U304112330416iOC" style="font-weight: bold;">convolare a nozze fa bene alla salute, riducendo i rischi di ansia e depressione</span>. La buona notizia per chi è in odore di altare arriva da uno studio condotto su circa 35 mila persone di 15 differenti Paesi. Ma attenzione, avvisano gli studiosi capitanti da Kate Scott dell&#8217;università neozelandese dell&#8217;Otago, <span id="U304112330416uN" style="font-weight: bold;">se l&#8217;idillio finisce allora sono guai</span>. Se un&#8217;unione arriva al capolinea o il coniuge perde la vita, infatti, il rischio di soffrire di problemi di salute mentale lievita pericolosamente.<br />
La ricerca, che ha guadagnato le pagine del British Journal of Psychological Medicine, è basata su sondaggi condotti dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità (Oms) negli ultimi 10 anni. E rivela che una fede all&#8217;anulare fa bene alla salute di lei ma anche a quella di lui, a differenza di quanto indicato da precedenti studi. Ma <span id="U304112330416TqH" style="font-weight: bold;">se il matrimonio naufraga il pericolo di cadere nel &#8216;male oscuro&#8217; è maggiore per lui, mentre lei è più a rischio abuso di alcol e droghe</span></p>
<p>.</p>
<p>&#8220;Abbiamo potuto analizzare &#8211; spiega Scott &#8211; cosa accade alla salute mentale per chi è alle prese con il matrimonio, attuando un confronto sia con chi non si è mai sposato sia con i casi in cui l&#8217;unione è finita. Ciò che rende unica e più solida questa indagine &#8211; fa infine notare la ricercatrice &#8211; è il fatto che il campione è estremamente vasto e comprende tanti Paesi. Inoltre ci consente di disporre di dati non solo sulla depressione, ma anche sull&#8217;ansia e sui disturbi da abuso di sostanze&#8221;.<br />
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		<title>Mobbing e lavoro: sapere cos’è per affrontarlo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 16:39:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-464" title="7861" src="http://www.psicoterapeutico.com/wpgrazioli/wp-content/uploads/7861.jpg" alt="7861" width="150" height="225" /></p>
<p>Mobbizzato sarà lei! In Italia, in un mercato del lavoro sempre più globale e flessibile, si sta assistendo negli ultimi anni a un aumento di conflitti relazionali che, se mal gestiti, possono portare alla comparsa di episodi disfunzionali riconducibili al mobbing (Ege, 1998; ISPESL, 2008). La parola &#8220;mobbing&#8221;, che tradotta dall`inglese &#8220;to mob&#8221; nella lingua italiana significa &#8220;<strong>assalire in massa</strong>&#8220;, venne utilizzata per la prima volta dall` etologo Konrad Lorenz per indicare il comportamento di alcuni animali contro un membro del loro gruppo al fine di escluderlo (Dell`Olivo, 2007). In Italia il fenomeno è stato studiato scientificamente, <strong>nell`ambito della psicologia del lavoro</strong>, con la pubblicazione nel 1996 del primo libro dedicato espressamente all`argomento, scritto da Harald Ege, Psicologo del lavoro e ricercatore tedesco residente nel nostro paese, che in un suo scritto successivo ha descritto il mobbing come &#8220;<strong>una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, persistente ed in constante progresso </strong>in cui, tramite violenza psicologica, una o più vittime vengono costrette ad esaudire la volontà di uno o più aggressori. Questa violenza si esprime attraverso attacchi che hanno lo scopo di danneggiare i canali di comunicazione, il flusso di informazioni e la professionalità delle vittime&#8221; (Ege, 2001).</p>
<p>Dall`analisi della letteratura corrente in materia non si riscontra una definizione univoca di mobbing, né gli autori sono concordi sul fatto che possano esistere nelle vittime alcune caratteristiche di personalità predisponenti: trattandosi di un fenomeno dalle molteplici sfaccettature, le varie definizioni e ipotesi risentono del punto di vista di chi le esprime. Tuttavia, le caratteristiche psicologiche del mobbizzato che emergono più frequentemente dalle indagini sull`individuazione delle personalità più inclini a subire persecuzioni morali, evidenziano che sono quelle di una persona scrupolosa, sensibile tanto ai riconoscimenti quanto alle critiche, con uno spiccato senso di giustizia, rigida, ostinata, con elevato senso del dovere, il soggetto che i superiori notano più facilmente, ma anche quello che più spesso infastidisce (Gilioli, 2001).<span style="text-decoration: underline;"><strong></p>
<p></strong></span>Questo articolo vuole essere un tentativo di riflessione su un fenomeno talvolta inconsapevolmente utilizzato da parte di coloro che, per motivi che andrò a illustrare, viene enfatizzato <strong>a scopo di rivalsa nei confronti di una realtà professionale diventata insostenibile dalla loro organizzazione di personalità</strong>. Il costrutto di &#8220;organizzazione di personalità&#8221; sottolinea la stretta interdipendenza tra dominio emotivo e dominio cognitivo, che ha alla base un articolato modello dell`organizzazione del Sé (Guidano e Liotti, 1983). Per meglio comprendere dobbiamo pensare alla nostra organizzazione di personalità come se fosse simbolicamente la colonna vertebrale del nostro corpo, che ci sostiene e ci permette di effettuare una serie di attività e di movimenti. Conoscere le articolazioni e quali movimenti possiamo o non possiamo fare ci permette di diventare, se vogliamo, atleti sempre più performanti. Lo scarso esercizio fisico ci rende invece sempre meno efficienti e tende a irrigidirci in movimenti sempre più limitati.</p>
<p>Nella riflessione sul sé, si riordina il flusso di esperienza in modo coerente con i principi che regolano la propria organizzazione di personalità. Laddove questo processo sia ostacolato, come accade nel caso di esperienze discrepanti rispetto al senso di sé, oppure di ridotte capacità di regolazione emozionale, il senso di coesione può risultare alterato. In questo caso la difficoltà emerge con il manifestarsi di sintomi psicopatologici. Bene, dopo alcune informazioni accademiche siamo ora pronti a dare un nome a questa organizzazione di personalità: &#8220;<strong>organizzazione ossessiva</strong>&#8220;.</p>
<p>Tale struttura si riferisce a individui che presentano un senso di sé costruito attraverso una continua selezione tra polarità opposte, in accordo a un sistema astratto di regole di riferimento. In questi individui il senso di sé si basa tipicamente sulle loro capacità di controllare il pensiero, le emozioni e il comportamento. Essi tipicamente percepiscono un senso di sé dicotomico ogniqualvolta avvertono un`attivazione emotiva caratterizzata da ambiguità o mancanza di coerenza con il loro sistema di regole di riferimento (Guidano e Liotti, 1983), dove il controllo diventa quindi il loro meccanismo di base, <strong>percependo come &#8220;minaccioso&#8221; tutto ciò che sfugge a questo meccanismo di difesa e non si riesce quindi a controllare/dominare le situazioni</strong>. Le persone cercano quindi di controllare l`incontrollabile, esponendosi e predisponendosi a quelle dinamiche di svilimento ed inadeguatezza che emergono nella pratica clinica in soggetti rigidi e poco flessibili ai cambiamenti, ad esempio cambio della dirigenza, cambio delle mansioni o del luogo di lavoro. Tali cambiamenti sono spesso vissuti come demansionamento, svuotamento delle proprie competenze professionali, affronti e quant`altro, che spesso trovano spiegazione in una capacità di adattamento ridotta. In soggetti con un`organizzazione ossessiva di personalità, caratterizzati da una spiccata abitudine alla razionalizzazione, con un Io rigido, si incontrano facilmente gravi difficoltà nella gestione di situazioni complesse, soprattutto qualora queste generino la compresenza di istanze diverse dentro di sé, quali l`ambivalenza delle richieste lavorative, rispetto ai propri valori e alla propria struttura di personalità. La tendenza ad affrontare le situazioni in stato di allerta, con atteggiamento di autoprotezione, impiegando scarsamente le risorse affettive disponibili e la marcata rigidità difensivo-razionale espongono a una gestione di sé poco efficace ed adeguata, con inevitabili ripercussioni interpersonali, che vanno ad aggravare ulteriormente la conflittualità lavorativa.</p>
<p>In un mondo dove il lavoro ha come denominatore comune la precarietà e difficoltà da parte di entrambe le categorie, dipendenti e datori di lavoro (anche i più radicali difensori dei lavoratori hanno capito che gli interessi di uno sono gli interessi dell`altro),<strong> il denominatore comune dovrebbe essere il confronto e l`adattamento</strong>. Non sempre però, le cose vanno come si vorrebbe: sono le persone più flessibili a trarre il meglio dagli ambienti lavorativi, persone che dopo il lavoro hanno momenti di svago come famiglia ed amici, dove ricercare momenti di svago, fonte di appagamento e dove il lavoro rappresenta uno di questi momenti e non &#8220;il momento&#8221;. Determinante appare quindi il ruolo della personalità e della sua comprensione, sulla quale è possibile lavorare <strong>con interventi mirati di psicoterapia</strong>, finalizzati a potenziare la capacità di adattamento, per il superamento della situazione di sofferenza.</p>
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