Archive for the ‘Ansia’ Category

Nomofobia è la fobia di perdere il proprio cellulare: ne soffri?

Paura della perdita del cellulare

Uno studio commissionato da SecurEnvoy nel Regno Unito conferma che la maggioranza dei possessori di cellulari soffre di nomofobia. “No mobile phone phobia” è il timore di perdere il proprio terminale mobile.

Si chiama “nomofobia” ed è la appunto la fobia di perdere il proprio cellulare. Secondo un recente studio inglese commissionato dalla società di sicurezza SecurEnvoy la cosiddetta “no mobile phone phobia” sembra ormai provocare stati d’ansia e frustrazione come ogni altra manifestazione psicopatologica.

Il 66% del campione intervistato – composto da mille persone selezionate – ha ammesso di soffrirne pur disponendo (41%) di due terminali. Davvero scioccante la cosa, sopratutto considerando che nel 2008 la soglia di “nomofobia” era stata rilevata al 53%. A livello di età sono i più giovani i più ossessivi: il 77% ha tra i 18 e 24 anni, mentre quelli di età compresa tra i 25 e i 34 anni sono al 68%. Il terzo gruppo stranamente è quello degli over 55. Le più colpite comunque sono le donne (70%) anche se forse il motivo si deve al fatto che il 47% degli uomini ha due cellulari – contro il 36% del gentil sesso.

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Fonte: Tom’s hardware

Ansia da recessione e depressione il male del 2012

Due imprenditori in Sicilia, un agricoltore nelle Marche, un pensionato a Bari. Vite e storie diverse, ma per tutti lo stesso cupo finale: tra Capodanno e i primi giorni di quest’anno si sono tolti la vita, colpiti dalla crisi, piegati dal peso dei debiti, spezzati dall’ansia di non farcela, consumati dalla disperazione.
Amici e parenti dicono che fossero «ossessionato dalla crisi», un’ansia che è cresciuta alla fine dell’anno, trasformandosi in paura. Paura di non farcela ad attraversare indenne quel 2012 in odore di recessione. Paura forse irrazionale, ma incontrollabile. E fatale. La stessa angoscia che ha travolto un pensionato che tra Natale e Capodanno ha trovato nella cassetta delle lettere, tra le cartoline d’auguri, una missiva dell’Inps che gli chiedeva di restituire 5mila euro in rate mensili da 50. Per lui, che di pensione intascava appena 700 euro al mese, quel piccolo debito è diventato un tarlo capace di corroderlo e di togliergli il sonno, tanto da lanciarsi nel vuoto il primo di gennaio scorso.
Negli ultimi mesi in tanti, in troppi, tra la fatica e l’ansia di tirare la cinghia o la morte hanno scelto la seconda opzione. Anche quando a schiacciarli non erano solo i debiti, ma paradossalmente, crediti con la pubblica amministrazione impossibili da riscuotere.
Storie disperate di persone in cerca di aiuto, sostegno non solo materiale ma anche psicologico, finite in modo tragico

La crisi delle feste o le feste della crisi

La crisi delle feste è la nostalgia dei giorni felici, il rimpianto del tempo passato, di quando si stava “bene”. E’ la crisi di chi è solo, di chi sta male, di chi è infelice.

Per quasi tutti c’è stato un tempo in cui come gli altri correva frenetico a comprare e preparare doni e pranzi, e probabilmente lo faceva lamentandosi perché non aveva un attimo di tregua, ma “faceva parte”, era come gli altri, condivideva la stessa faticosa frenesia e la stessa allegria fatta di luci colorate e alberi di natale.

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Rischio ansia da feste

Oltre un quarto sono a rischio ansia e stress da festività natalizie, dettata anche dalla preoccupazione per la situazione di crisi economica. Secondo i sociologi, gli italiani non sopportano soprattutto il dover trascorrere ore ed ore con parenti insopportabili ed evitati durante l’anno (59%), la corsa frenetica agli acquisti sperando di aver fatto il regalo giusto (52%) ed il passare intere giornate a tavola tra pranzi e cenoni (46%).

Tra gli aspetti mal ‘digeriti’, anche l’angoscia del traffico in città e, per 1 italiano su 3 l’idea di ottemperare ad obblighi anche quando non se ne sente assolutamente la voglia. Condizioni di stress che fanno precipitare gli italiani al limite dell’irascibilità e in alcuni casi anche nella voglia di star soli o, nella peggiore delle ipotesi, in veri e propri attacchi di panico.
Per 1 esperto su 3 l’antidoto per recuperare la giusta serenità è racchiuso in due simboli del Natale: il presepe (35%), seguito  dalla Messa della Notte del 24 dicembre (22%). Alcuni consigli per vivere il momento del presepe nel migliore dei modi? Condividere il momento con la famiglia e gli amici piu’ cari (48%), dedicare un’intera parte della giornata alla ricerca di tutto il materiale occorrente (36%), vivendo l’esperienza come se fosse un ‘rito’ e non un’incombenza. Anche il momento della realizzazione, secondo gli esperti, pare abbia un ‘effetto terapeutico’, in grado di tenere occupata la mente (31%) ed allontanare i pensieri negativi e le preoccupazioni del momento (28%), grazie allo svago del momento di condivisione con gli affetti piu’ cari, capaci anche di riportare allo svago e alla leggerezza dell’infanzia (19%).

E’ quanto emerge da uno studio condotto da Vdg Magazine in uscita in questi giorni, realizzato attraverso circa 100 interviste a sociologi e psicologi per verificare quali possono essere gli aspetti negativi avvertiti dagli italiani relativamente alle festività natalizie e cosa puo’ ridurre il carico di stress derivante da questo periodo.

Fonte: AgoraNews

Ospedali «a misura d’uomo», cinque azioni concrete

MILANO - Le statistiche più recenti lo hanno dimostrato: un malato di tumore su tre soffre di ansia o di depressione, influenzando negativamente le sue capacità di affrontare l’iter terapeutico. E le conseguenze della malattia hanno un impatto considerevole anche sulla vita e sulla psiche dei familiari, costretti a districarsi fra l’assistenza ospedaliera e i numerosi impegni della vita «normale»: lavoro, gestione della casa, cura dei figli o dei parenti anziani. Cosa si può fare per alleviare le difficoltà di quelle 300mila persone colpite ogni anno dal cancro in Italia? «Umanizzare gli ospedali con una serie di interventi mirati a dare supporto psicologico e sociale» risponde Rodolfo Passalacqua, responsabile dell’oncologia all’Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona e del progetto HUCARE (HUmanization of CAncer caRE), che negli ultimi quattro anni ha coinvolto 29 strutture e oltre 700 professionisti con l’obiettivo di migliorare le condizioni di chi si ritrova in un reparto oncologico.

5 PASSI VERSO UN UNICO OBIETTIVO: FAR STAR MEGLIO I PAZIENTI – Dei 29 centri che dal 2008 a settembre 2011 hanno partecipato all’iniziativa (finanziata da Ministero della Salute e Regione Lombardia, con il contributo di Novartis) solo 25 – di cui ben 22 lombardi – hanno raggiunto almeno tre di questi obiettivi e sono stati premiati con un attestato Il progetto ha individuato cinque aree di intervento: corsi di formazione alla comunicazione per tutto il personale (medici e infermieri); applicazione sistematica di un percorso informativo e di supporto per i tutti i nuovi pazienti; utilizzo di una lista di “domande-chiave” che i malati possono rivolgere all’oncologo perché dispongano delle informazioni necessarie sulla neoplasia e sulle migliori terapie disponibili; presenza di un “infermiere di riferimento” dedicato ad ogni nuovo malato che inizia una trattamento; rilevazione dello stato di ansia e depressione per tutti i malati grazie a un questionario ed eventuale consulenza psicologica (se indicata). «Medici e infermieri – prosegue Passalacqua – hanno seguito un corso di alta formazione per migliorare le competenze comunicative. Siamo riusciti a ridurre significativamente il disagio psichico grave grazie a un percorso strutturato che permette di individuarlo tempestivamente. Cambia completamente il modo in cui i pazienti vengono accolti in reparto».

Fonte: Corriere della Sera

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Depressione, ansia, stress: sotto scacco un lavoratore su quattro

Un lavoratore su quattro colpito dalla sindrome da stress lavoro-correlato. I numeri crescono se si tratta di donne, visto che per chi affronta una gravidanza la percentuale sale al 50%. I motivi sono tanti: mancate sostituzioni, difficile ricollocazione sul lavoro dopo il parto, possibili tensioni con i colleghi a loro volta sfiancati dal troppo lavoro. Il fenomeno in ogni caso è in crescita e costa alle imprese europee 20 miliardi di euro l’anno. La fotografia del Paese, alle prese con il decreto legislativo 81/2008 che regola la sicurezza nei luoghi di lavoro e obbliga le aziende pubbliche e private a rilevare lo stress da lavoro correlato, è stata scattata oggi a Messina in occasione del convegno ‘Benessere organizzativo’ organizzato dalla Federazione italiana di Asl e ospedali (Fiaso) e dall’azienda ospedaliera universitaria ‘G.Martino’ di Messina.

Fonte: Online-News

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Ansia e depressione: e possibile curarsi anche via internet?

L’ansia e la depressione si possono curare anche attraverso internet.

Da tempo questa ipotesi si sta sviluppando ad esempio in supporto di chi soffre di anoressia, ma anche di disturbi ossessivo-compulsivi di vario tipo. Alcuni ricercatori hanno inoltre puntato l’attenzione sull’ansia e sulla depressione, testando direttamente diverse forme di comunicazione online.

 

E’ il caso di Simon Gregory, uno psichiatra del gruppo Health Research Institute di Seattle che ha condotto uno studio sul trattamento di follow-up realizzato attraverso una chat afferente ad un sito di assistenza sanitaria.

fonte : Medicinalive.com

 

Shock da rientro delle vacanze, ne soffre un italiano su tre

Si chiama “post vacation blues” ed è la sindrome da rientro dalle vacanze estive che colpisce ormai circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni. Ora che per i vacanzieri si avvicina il momento di tornare in città e sul posto di lavoro più di un italiano su 3 soffre lo stress da rientro a tal punto da somatizzarlo.

I sintomi? Senso di stordimento, calo di attenzione, digestione difficile, mal di testa e dolori muscolari. Ma anche ansia, abbassamento dell’umore, senso di vuoto, atteggiamento distaccato e irritabilità. In particolare, al momento di tornare alla vita di tutti i giorni, i soggetti a rischio potranno andare incontro a due grandi categorie di disturbi: il disturbo distimico e quello dell’adattamento.

 

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Esami parte terza : pronti, via

Questi sono solo  due esempi  per indicare come di fronte alle prove/esami della vita, e di certo la maturità è per molti la prima grande prova, ognuno di noi sia guidato, tenuto con forza per mano dai fantasmi che abitano la sua mente.

E allora prima di tutto si deve mettere a tacere il demone  che ci abita   e che sussurra a ciascuno il suo “terrore”: “Non sei capace, non ce la farai mai” dice ad uno, “Non è fatto bene, non basta, mancano delle cose”, dice a un altro, “Fregatene,  la tua vita è altrove” dice a un altro ancora. A ciascuno il suo.

Rispondete, tappategli la bocca, trovate i fatti che lo smentiscono, perché se siete arrivati alle soglie della maturità, sicuramente ci sono, e raccontatevi tutte le volte che siete stati “bravi”.

Adesso che finalmente lo avete zittito, potete pensare all’esame.

Esami parte seconda

Sei il tipico studente senza lode e senza infamia, te la cavi, in alcune materie anche molto bene, in altre  meno, ma alla fine ce l’hai sempre fatta.

I tuoi genitori nel corso degli anni hanno dovuto ascoltare dai  tuoi insegnanti ogni volta lo stesso   ritornello: “Potrebbe fare di più, se solo si impegnasse….”

E tu non capisci, non sei d’accordo, perché non è vero che non ti impegni, studi invece, ti sforzi, ma non sempre la tua fatica è ricompensata, e questo ti delude, ti fa passare la voglia, spesso lasci perdere.

Caro ragazzo il tuo problema è la fiducia in te stesso, poca, non accetti le sfide, non te ne accorgi, ma ti accontenti.  Se i tuoi insegnanti hanno visto in te delle potenzialità inespresse, sta tranquillo che ci sono, è il loro mestiere capire queste cose.

Questa volta però, la sfida è arrivata davvero, perciò metti subito da parte i tuoi soliti “non ci riesco, non sono capace.”, capovolgili, falli diventare “ce la farò, e anche bene!”, non fermarti ed abbatterti alla prima difficoltà, tenta, riprova, non abbandonare la partita.

Non è  l’esame che devi temere, ma la  mancanza di fiducia nelle tue possibilità.

Hai il terrore del foglio bianco che sembra riflettere il vuoto che senti in testa, sbagli, la tua testa non è vuota,  è solo occupata dalla tua enorme paura  di non essere capace, che seppellisce ogni cosa, anche  quelle di cui sei sicuro e che sai bene.

Non è questo il tuo problema,  il tuo problema è la resa,   devi avere paura di non avere il coraggio di andare a fondo,  di non provare e riprovare fino allo sfinimento, perché chi non cede, vince.

Il centro del mondo non è la domanda di cui non sai la risposta, ma quella a cui sai rispondere e puoi farlo bene, concentrati su quella e dimostra quanto vali.

In bocca al lupo.