Chi non festeggia l’8 marzo
Oggi si festeggiano le donne, ma la condizione femminile nel mondo resta tragica. Ogni anno 536 mila muoiono per complicazioni legate alla gravidanza, la maggior parte nei Paesi poveri, e circa 68 mila per essersi sottoposte ad aborti non sicuri. In Cina e India, la mortalità delle bambine sotto i 5 anni è doppia rispetto ai coetanei. In condizioni di ristrettezza le famiglie preferiscono allevare figli maschi. In Europa le donne sono sicuramente più fortunate, ma si alza il rischio di disturbi mentali, soprattutto la depressione, e aumenta chi sceglie stili di vita non salutari. Penalizzate nella carriera e sul fronte delle retribuzioni, sulle loro spalle grava il peso maggiore del lavoro non retribuito: la cura dei figli, degli anziani e le faccende domestiche.
Il Rapporto 2010 sulla salute delle mamme stilato dall’Associazione italiana donne e sviluppo (Aidos), ActionAid e Centro di educazione sanitaria e tecnologie appropriate (Cestas) dimostra il ritardo sugli obiettivi previsti dalla comunità internazionale che prevede una riduzione di 3/4 della mortalità materna e l’accesso alla salute riproduttiva nei Paesi in via di sviluppo entro il 2015.
«Con i 600 milioni di euro sprecati per il G8 a La Maddalena – denuncia Daniela Colombo, presidente di Aidos – si sarebbero potuti finanziare per 4 anni 1.500 consultori per la salute sessuale e riproduttiva, coprendo a esempio l’intera popolazione dell’Uganda, 30 milioni di donne e uomini». Manca un equilibrio nella gestione, sottolinea il Rapporto, il 75% dei fondi per l’assistenza alla popolazione e per la salute riproduttiva nel 2007 sono stati orientati principalmente verso attività di controllo delle malattie a trasmissione sessuale, tra cui l’Hiv.
L’Oms evidenzia un vantaggio biologico delle donne sugli uomini: vivono almeno sei anni in più di loro, però questo “bonus” naturale viene bruciato dalle condizioni in cui in ogni parte del mondo le donne si trovano a vivere. Il gap nei Paesi avanzati è rappresentato dalle condizioni lavorative: ovunque le donne non raggiungono i livelli di reddito degli uomini, a parità di situazione. Lo stesso accade in ambito sanitario: in tutto il mondo le donne rappresentano la spina dorsale dell’assistenza, ma il loro ruolo è poco riconosciuto e scarsamente retribuito.
Commento della D.sa D. Grazioli.
Forse è proprio questa la forza delle donne: la capacità di aprire il loro cuore alla gioia malgrado tutto.