L’aspetto aiuta la carriera ma non dà la felicità
Chi è bello guadagna di più, ma rischia una delusione. Due studi analizzano il ruolo e gli effetti dell’apparenza
MILANO – Timothy Judge non lo sa, ma il suo studio appena uscito su Journal of Applied Physiology potrebbe diventare il manifesto di tutti gli italiani (e sono tanti) pronti a fare qualsiasi cosa pur di diventare un po’ più attraenti. «Chi è bello guadagna di più, indipendentemente da intelligenza e preparazione» scrive infatti il ricercatore dell’Università della Florida che, studiando uomini e donne fra i 25 e i 75 anni, ha dimostrato come esser belli sia realmente una marcia in più, a ogni età. Perché aumenta l’autostima e consente di ottenere più attenzione e ascolto dagli altri: sul lavoro e, come è già emerso da altri studi, pure a scuola, o in politica. Gli italiani, che si sottopongono a trattamenti estetici di ogni tipo (nell’uso di filler, ad esempio, siamo secondi solo agli Stati Uniti), devono averlo intuito. Emiliano Bartoletti, segretario della Sime, la Società italiana di medicina estetica, spiega: «Molti insicuri diventano aperti e solari se ottengono un aspetto fisico che li soddisfa attraverso piccoli o grandi interventi estetici: sentirsi a proprio agio con se stessi influenza in modo positivo comportamento e carattere. L’importante è non credere che tutti i problemi si risolvano migliorando l’aspetto, altrimenti il rischio è di scivolare in un circolo vizioso di ritocchi continui».

FELICITÀ – Anche perché la bellezza non fa (necessariamente) la felicità: almeno lo sostiene un’indagine in uscita a giugno su Journal of Research in Personality, secondo cui ottenere ciò che si è tanto desiderato non rende per forza più sereni se l’obiettivo era materiale ed esteriore, come diventar più belli. Anzi, è assai probabile finire in preda a emozioni negative e ritrovarsi con disturbi psicosomatici, come mal di testa e mal di stomaco. Succede perché la vera realizzazione di ognuno di noi è legata, in realtà, ad aspirazioni e bisogni che hanno a che fare con l’io e l’interiorità, dicono gli autori. «E perché molti, soprattutto coloro che hanno poco senso della realtà e coloro che non hanno un’organizzazione emotiva solida, affidano ai risultati degli interventi e anche dei semplici trattamenti estetici o dei prodotti cosmetici fantasie ben più profonde – aggiunge Nicolino Rossi, psicologo dell’Università di Bologna -. In questi casi il rischio di delusione e malessere è alto». Forse un po’ gli italiani l’hanno capito: secondo un’indagine della Sime, la nuova tendenza è il «ritocchino invisibile» per dimostrare bene la propria età.