LA PAURA DEL VIRUS O IL VIRUS DELLA PAURA? IL CASO A H1/N1

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Fino a qualche tempo fa, nessuno avrebbe immaginato di portarsi in tasca o in borsa un presidio medico chirurgico antibatterico e disinfettarsi le mani per strada. Ne, tanto meno, che le scuole richiedessero a bambini di non abbracciarsi con i proprio compagni di scuola, come profilassi obbligatoria per questioni cautelari. Eppure, queste sono oggi scene di vita quotidiana, che non solo non ci sorprendono, ma che reputiamo necessarie per la nostra sicurezza. Questo ed altro in tempi di Influenza A H1/N1. Non c’è dubbio che l’argomento sia inflazionato e che chiunque ne abbia sentito già parlare, ma forse, in meno sanno cosa davvero sia questo virus. Senza dover scendere troppo nel tecnico, il che renderebbe la cosa difficilmente comprensibile, si deve sapere che la famosa sigla A H1/N1 non  è altro che  una sorta di codice che permette di classificare il virus. La lettera A ne identifica il tipo, ossia la famiglia di appartenenza, H1 è il recettore della cellula alla quale il virus si attacca e N1 è l’enzima della cellula attaccata, che libera i nuovi prodotti del virus. Anche se inizialmente questa definizione può apparire criptica o complessa, ci permette di evincere che il virus, aggredendo le cellule, fa si che queste producano anticorpi per combatterlo, costringendolo a modificarsi di volta in volta. La sigla quindi ne classifica il tipo e gli annovera determinate proprietà. Sono proprio gli esperti, infatti, a dirci che questo tipo di virus è circoscrivibile in una serie di altri che hanno la stessa – se non minore – pericolosità di un’influenza stagionale.

Senza ulteriormente caricare di tediosità la descrizione, va considerato quindi, che tutti i virus hanno per proprietà intrinseca la mutevolezza e che per questo, sono tutti egualmente contraibili con facilità. Un ulteriore passo renderebbe il tutto troppo tecnico ma la domanda latente che attanaglia tutti nel dubbio è : quanto rischio si corre? La risposta è poco, molto poco. La vera domanda da porsi è: perché è così tangibile nell’aria la paura per il virus dell’influenza suina. Ci sono varie scuole di pensiero a riguardo, di cui la principale è quella dei cospirazionisti. A loro detta, produrre paura è un modo per far produrre – e quindi vendere -  vaccini (costosi e superflui) per rimpinguare le casse delle case farmaceutiche. Per quanto probabile, sarebbe troppo pretenzioso, pretendere di discuterne in questa sede e tanto più arrogarsi il diritto di saperlo.”Le mamme non fanno altro che parlare di questo” dice la proprietaria di un noto negozio per bambini del centro; ” hanno i figli con l’influenza e sono preoccupatissime”. Aldilà delle normali premure che ogni madre nutre verso la propria prole, però, l’allarmismo generato dai canali  di informazione, sta provocando una sorta di isteria collettiva che non produce niente se non ansia ingiustificata.

Professori, medici, ministeri e organizzazioni internazionali fanno da spola nel rimbalzo di informazioni allarmiste e sottese al mero sensazionalismo. Come possono allora genitori, bambini, insegnanti e nonni non creder loro?!. Ovvio è che lo faranno. E’ così che si entra in quel circolo vizioso, per cui la vera viralità, più che al virus, va attribuita alla malainformazione. Così un disinfettante antibatterico per le mani diventa la panacea assoluta da erigere in difesa del contagio – che tra l’altro, eventualmente, necessiterebbe di antivirale per essere debellato -. La normale profilassi è più che sufficiente per non incappare nel contagio e anche laddove venisse contratto, può essere curato. I morti dell’influenza Suina sono solo 43, quando le cifre dei decessi per le comuni influenze stagionali, sono di gran lunga superiori. Quello che non viene considerato allora, è che la vera pericolosità del virus A H1/N1 è quella di aver contagiato di paura tantissime più persone di quelle che in realtà ha fatto ammalare veramente.

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