La solitudine delle quarantenni (vista dagli uomini)

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In un solo giorno sono arrivati al giornale quasi trecento messaggi a commento della lettera di Paola, la quarantenne che si vorrebbe sposare. Pochi altri argomenti, considerati in genere molto più seri e più gravi, hanno suscitato tanta discussione.

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Frequentatori del forum«Così è la vita» che per mesi hanno argomentato esclusivamente di politica, di crisi economica, di lavoro o anche di escort, a sorpresa si sono appassionati al tema «matrimonio» come se sia bastato socchiudere una porta perché loro la spalancassero — o la buttassero giù, sarebbe meglio dire a giudicare dalla valanga degli interventi e dal record di click che il tema ha accumulato nell’edizione online del Corriere. La parte del leone sembrano farla ancora gli uomini che prendono posizione più numerosi delle donne, perché si sentono chiamati in causa, sia pure indirettamente, per cui cercano di spiegare la solitudine di tutte le Paola. Molti tornano a rifugiarsi nelle accuse contro le nuove donne senza più gonne, vittime, efficientissime e autoreferenziali oltre che autosufficienti: che non ci vengano a parlare di matrimonio — scrivono — che si arrangino e ci lascino in pace.

Altri sembrano invece, dopo aver sfogato la prima istintiva rabbia, riflettere un po’ più a fondo sulla solitudine delle donne, che, inevitabilmente, finisce per corrispondere alla solitudine degli uomini che raccontano storie non troppo diverse da quella di Paola tranne che sono loro a cercare la principessa azzurra. Le lettrici quarantenni ma non soltanto si difendono naturalmente dalle accuse dei maschi, alcune anche in modo molto brusco, altre con ironia, altre ancora affidando semplicemente il giudizio sugli uomini al resoconto delle loro infelici traversie sentimentali. Nell’insieme tutte queste riflessioni s’inquadrano in quel che già anni fa sosteneva la scrittrice e femminista inglese Fay Weldon, secondo la quale è un fatto che gli uomini hanno per secolo trattato male le donne, peccato però che questo non giustifica il modo in cui le donne trattano da qualche tempo gli uomini, con la conseguenza di una dilagante solitudine in cui si ritrovano imprigionati gli uni come le altre. All’epoca l’analisi sembrava soltanto inglese; oggi, stando al lamento di non pochi lettori, è anche italiana.

Fonte: Corriere della Sera

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