In etnopsichiatria la depressione è più grave

Le difficoltà di inserimento degli immigrati, la mancanza di reti familiari in Italia e la scarsa propensione a rivolgersi agli specialisti fanno sì che gli stranieri finiscano ricoverati nei centri di salute mentale molto più spesso degli italiani
un uomo disperato
ROMA – Gli stranieri finiscono ricoverati nei centri di salute mentale molto più spesso degli italiani. A tracciare il quadro della situazione è Roberto Maisto, che per quattro anni ha lavorato al Centro di psichiatria multietnica “Georges Devereux” di Bologna, una struttura che fa capo al Dipartimento di salute mentale dell’Ausl. “Le difficoltà di inserimento sociale, lavorativo e abitativo degli immigrati, la mancanza di punti di riferimento o di reti familiari in Italia, i problemi di adattamento e la scarsa propensione a rivolgersi agli specialisti fanno sì che l’ansia e la depressione sfocino molto più facilmente in psicosi di quanto accade per gli italiani, più abituati ad andare dallo psicologo”, spiega Maisto. Il viaggio migratorio, poi, “mette a dura prova l’identità di una persona: le violenze subite e lo stress possono diventare cicatrici psicologiche molto difficili da guarire”.
Non essendo abituate a curare le psico-patologie, “le persone straniere finiscono ricoverate nelle strutture che si occupano di disagio psicologico molto più spesso di quanto accade ai cittadini italiani. A Bologna, ad esempio, se gli immigrati seguiti dai centri di salute mentale che fanno capo all’Asl rappresentano il 4% rispetto al totale dei pazienti in cura nel Dipartimento di salute mentale, quelli che si trovano in una struttura di ricovero salgono addirittura al 10%”, dice lo psichiatra.
Altri fattori che incidono sulla salute mentale delle persone straniere sono “la mancanza di affetti, la giungla legislativa mutevole e disorientante, la paura, la stigmatizzazione sociale e lo sfruttamento”. Gli incidenti sul lavoro, poi, “possono aprire una catastrofe esistenziale rispetto al progetto migratorio immaginato dai cittadini stranieri quando hanno deciso di abbandonare la propria terra”, continua il dottor Maisto. Da non sottovalutare neanche l’aspetto culturale, che è differente da Paese a Paese: “Si pensi ad esempio a chi crede di essere perseguitato dal malocchio: per noi è un folle, ma in molte culture la magia nera fa parte delle tradizioni. Ecco perché è importante un approccio multietnico alla psichiatria”, conclude l’ex operatore del Centro “Devereux”.
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