Omofobia: Mogherini(Pd), approvare subito legge contro discriminazioni

Roma, 17 mag – ”Oggi si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia promossa dall’Unione Europea per ricordare la rimozione dell’omosessualita’ dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanita’, e per promuovere eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare ogni fenomeno omofobico. Si tratta di una giornata di impegno e di riflessione per la piena affermazione di un principio basilare, di un diritto umano fondamentale: nessuna discriminazione legata al proprio orientamento sessuale e alla propria identita’ di genere e’ piu’ tollerabile in nessuna parte del mondo”.

Lo dice Federica Mogherini deputata del Pd.

”L’Europa lo ha scritto a chiare lettere all’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, vietando ogni discriminazione fondata sulle tendenze sessuali. E tuttavia, recenti sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e rapporti del Consiglio d’Europa hanno messo in evidenza -sottolinea Mogherini- quanto siano ancora diffusi e gravi i casi di discriminazione in materia di diritti sociali e del lavoro, di universalita’ non garantita nell’accesso alle cure mediche e all’istruzione, di problemi nel riconoscimento dell’identita’ di genere e della vita familiare. Si registrano inoltre, anche in Italia, episodi di aggressione, di violenza, di bullismo che vedono vittime lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, episodi che purtroppo maturano nel crescente clima di intolleranza e di odio su cui soffiano in modo irresponsabile movimenti populisti e xenofobi di destra in molti paesi europei. E’ urgente contrastare ogni forma di violenza e di discriminazione, approvando finalmente una legge contro l’omofobia e per il pieno riconoscimento giuridico dei diritti fondamentali di coppie dello stesso sesso”.

Fonte: ASCA (Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale)

La Depressione – Prima parte

Introduzione

Depressione

 

Si sente dire spesso che la depressione è una malattia moderna, in realtà la depressione è una sofferenza  che esiste da sempre ,  nel corso del tempo  ha più volte cambiato nome, ma è restata sempre la stessa,  perchè  è parte della natura umana

Ciò che invece è moderno, specifico della nostra società, è la sua enorme diffusione, il numero sempre maggiore  di persone che soffrono di depressione.

Nel nostro mondo il successo, l’essere all’altezza, “riuscire” è un dovere, non c’è spazio per l’insuccesso, il senso di fallimento, la morte, la malattia, la vecchiaia, per il tempo del lutto insomma che ogni perdita comporta.

 

Oggi ogni uomo affronta da “solo” questi eventi, che prima o poi fanno parte della vita di ciascuno, oggi sono esperienze solitarie,  individuali,  non sono più elaborate e partecipate socialmente come si faceva nelle società di ieri  attraverso simboli,  riti e cerimonie ad esse dedicati, come era, ad esempio, l’esibizione per alcuni mesi della fascia nera sulla manica o  del bottone nero all’occhiello, simboli del lutto che affliggeva chi li portava , bottone o fascia che  ricordavano a tutti  la perdita  subita, e che quindi partecipavano a tale dolore .

In altre parole, l’uomo d’oggi si deve  confrontare con la propria finitezza, con l’impotenza,  l’inadeguatezza e il dolore che ogni esperienza di “perdita” comporta, da “solo”, sono scomparse ogni sostegno ed elaborazione sociale.

 

Ma tutto ciò che viene negato o rimosso, sia a livello individuale o sociale, trova un’altra strada per manifestarsi, si ripresenta, e oggi ha preso la forma dei cosiddetti nuovi sintomi, o meglio della loro endemica propagazione, così è per  la depressione, il panico e le dipendenze,  che  non sono altro  che l’espressione della mancata elaborazione della perdita, e dell’accettazione del proprio senso di mancanza e finitezza.

L’uomo moderno, narcisisticamente nutrito dalla cultura del fitness e del welness,  non è più abituato a pensarsi limitato e imperfetto, non ha più familiarità con la perdita, e quando l’ incontra e “si incontra”,  ne resta traumatizzato.

Da questo incontro nasce il sintomo.

 

Nomofobia è la fobia di perdere il proprio cellulare: ne soffri?

Paura della perdita del cellulare

Uno studio commissionato da SecurEnvoy nel Regno Unito conferma che la maggioranza dei possessori di cellulari soffre di nomofobia. “No mobile phone phobia” è il timore di perdere il proprio terminale mobile.

Si chiama “nomofobia” ed è la appunto la fobia di perdere il proprio cellulare. Secondo un recente studio inglese commissionato dalla società di sicurezza SecurEnvoy la cosiddetta “no mobile phone phobia” sembra ormai provocare stati d’ansia e frustrazione come ogni altra manifestazione psicopatologica.

Il 66% del campione intervistato – composto da mille persone selezionate – ha ammesso di soffrirne pur disponendo (41%) di due terminali. Davvero scioccante la cosa, sopratutto considerando che nel 2008 la soglia di “nomofobia” era stata rilevata al 53%. A livello di età sono i più giovani i più ossessivi: il 77% ha tra i 18 e 24 anni, mentre quelli di età compresa tra i 25 e i 34 anni sono al 68%. Il terzo gruppo stranamente è quello degli over 55. Le più colpite comunque sono le donne (70%) anche se forse il motivo si deve al fatto che il 47% degli uomini ha due cellulari – contro il 36% del gentil sesso.

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Fonte: Tom’s hardware

Matrimoni gay in Italia: arriva la sentenza della Cassazione

Dopo giorni di polemiche politiche da medioevo, sui matrimoni gay in Italia si pronuncia la Corte di Cassazione, la quale sancisce che la coppia omosessuale è ‘titolare del diritto alla vita famigliare‘ come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie.
La sentenza giunge dopo che Suprema Corte si è trovata a dover affrontare il caso di una coppia gay della provincia di Roma che aveva contratto il matrimonio all’Aja nei Paesi Bassi e chiedeva la trascrizione del matrimonio nel nostro Paese.

La trascrizione delle nozze celebrate all’estero non si potrà effettuare in Italia, recita la sentenza, che in compenso mette nero su bianco il fatto che le coppie gay possono, anzi devono godere degli stessi diritti che la legge garantisce a qualsiasi coppia etero.

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Fonte: http://donna.tuttogratis.it

Il compagno di Dalla e il velo dell’ipocrisia

Marco Alemanno ha incarnato in una chiesa, e in una cerimonia che più pubblica non si sarebbe potuto, tutta la dignità di un amore tra uomini. Semmai, c’è da domandarsi quanti omosessuali cattolici meno famosi, e meno protetti dal carisma dell’arte, abbiano potuto sentirsi allo stesso modo membri della loro comunità. L’augurio è che la breve orazione di Marco per Lucio costituisca un precedente. Per gli omosessuali non cattolici, il dettato clericale in materia non costituisce il benché minimo problema: francamente se ne infischiano. Ma per gli omosessuali cattolici lo costituisce, eccome. Ed è a loro, vedendo Marco Alemanno pregare per il suo uomo accanto all’altare, che corre il pensiero di tutte le persone di buona volontà.

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Isola dei famosi Malgioglio contro Apicella

Apicella offende Cristiano Malgioglio dandogli del «ricchione». Luogo: l’isola dei famosi. Se tutti gridano all’offesa, Luxuria dà una stoccata di classe. Che sia omosessuale è proprio uno scoop, afferma, e ne aspettiamo altri, ci aspettiamo che Apicella dica che le nuvole stanno in cielo, o roba simile.  A contare è il valore dei due cantanti, cosa abbiano scritto, per chi…  L’orientamento sessuale non dice nulla. L’offesa è nel disprezzo dell’orientamento che vuole essere anche disprezzo della persona. E chi se ne importa se è etero o gay! Luxuria colpisce al cuore l’atteggiamento di chi discrimina. “Dico che sei ricchione per squalificarti”. E invece, guarda un po’, Malgioglio è anche molto bravo.

 

Commento:

Che dire, non ci sono parole migliori di quelle usate da Luxuria per commentare la frase del Sig. Apicella. Abbiamo cambiato millennio, ma con dispiacere dobbiamo notare che certi luoghi comuni sono duri a morire. Sic!

Ansia da recessione e depressione il male del 2012

Due imprenditori in Sicilia, un agricoltore nelle Marche, un pensionato a Bari. Vite e storie diverse, ma per tutti lo stesso cupo finale: tra Capodanno e i primi giorni di quest’anno si sono tolti la vita, colpiti dalla crisi, piegati dal peso dei debiti, spezzati dall’ansia di non farcela, consumati dalla disperazione.
Amici e parenti dicono che fossero «ossessionato dalla crisi», un’ansia che è cresciuta alla fine dell’anno, trasformandosi in paura. Paura di non farcela ad attraversare indenne quel 2012 in odore di recessione. Paura forse irrazionale, ma incontrollabile. E fatale. La stessa angoscia che ha travolto un pensionato che tra Natale e Capodanno ha trovato nella cassetta delle lettere, tra le cartoline d’auguri, una missiva dell’Inps che gli chiedeva di restituire 5mila euro in rate mensili da 50. Per lui, che di pensione intascava appena 700 euro al mese, quel piccolo debito è diventato un tarlo capace di corroderlo e di togliergli il sonno, tanto da lanciarsi nel vuoto il primo di gennaio scorso.
Negli ultimi mesi in tanti, in troppi, tra la fatica e l’ansia di tirare la cinghia o la morte hanno scelto la seconda opzione. Anche quando a schiacciarli non erano solo i debiti, ma paradossalmente, crediti con la pubblica amministrazione impossibili da riscuotere.
Storie disperate di persone in cerca di aiuto, sostegno non solo materiale ma anche psicologico, finite in modo tragico

La crisi delle feste o le feste della crisi

La crisi delle feste è la nostalgia dei giorni felici, il rimpianto del tempo passato, di quando si stava “bene”. E’ la crisi di chi è solo, di chi sta male, di chi è infelice.

Per quasi tutti c’è stato un tempo in cui come gli altri correva frenetico a comprare e preparare doni e pranzi, e probabilmente lo faceva lamentandosi perché non aveva un attimo di tregua, ma “faceva parte”, era come gli altri, condivideva la stessa faticosa frenesia e la stessa allegria fatta di luci colorate e alberi di natale.

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Natale e depressione

Durante il periodo festivo le depressioni aumentano. Sembra un paradosso, ma è un fatto ormai acquisito. Lo spiega il dottor Erik Nelson, professore di psichiatria e neuroscienze comportamentali, specializzato nei disturbi dell’umore e depressione presso il dipartimento di Salute Psichiatrica dell’Università della California a Clifton: “Questo è il periodo dell’anno in cui le giornate sono brevi e l’assenza di luce nel tardo pomeriggio può davvero influenzare alcune persone che provano un abbassamento acuto del loro stato d’animo. Inoltre, le festività possono svolgere un ruolo nella depressione. Alcune persone potrebbero avere ricordi dolorosi legati alla perdita di persone care o di un’infanzia triste. Questi sono ricordi che portano con sé un grande significato emotivo e psicologico, e le feste tendono a tirarli fuori”.

Ma quali sono i sintomi di quello che gli esperti chiamano disturbo affettivo stagionale? Il disturbo si riconosce da alcuni sintomi quali: alterazione dell’appetito e del peso, una persistente stanchezza, la difficoltà di concentrazione, il bisogno eccessivo di dormire, la perdita d’interesse per le attività prima ritenute piacevoli e un umore depresso.

Quali i rimedi? Il disturbo può essere affrontato direttamente dall’interessato, ma è importante essere consapevole di esserne afflitto. Ecco alcuni suggerimenti degli esperti:

  • Cercare di anticipare la solitudine pianificando le proprie attività. Ricontattare persone con le quali si è perso il contatto. Creare eventi sociali, invitando persone.
  • Passare le vacanze in un modo diverso. Se stare a casa o andare ad un evento famigliare vi crea ansia, andate da qualche altra parte, fate un viaggio. Se fare regali o prepararvi al Natale vi deprime, lasciate perdere, oppure condividete le attività con altri.
  • Fate il possibile per evitare ciò che vi crea stress e piuttosto dedicate il vostro tempo ad attività che gradite. Riposate, mangiate cibi gustosi e sani. Visitate un museo, andate ad una mostra oppure andate al cinema, ma fate qualcosa che stimoli il vostro intelletto.
  • Abbiate cura di voi stessi. Un massaggio, oppure un bagno caldo, ma comunque qualcosa che vi faccia sentire sicuri e tranquilli.
  • Dedicate il vostro tempo ad attività sociali. Spesso, la cura migliore contro la solitudine è il volontariato. Vi permette di aumentare il senso di autostima e ci si sente utili.
  • Cercare di passare più tempo possibile all’aria aperta e godere le ore di luce.
  • Se ciò non fosse possibile, esistono in commercio lampade apposite che duplicano le frequenze della luce solare. Fanno una luce gradevole e possono aiutare molto.
  • Evitare a tutti i costi gli alcolici, o comunque limitarne il consumo in quanto sono depressivi, non stimolanti come spesso molti pensano, e pertanto peggiorano lo stato di tristezza.
  • Evitare qualsiasi sostanza stimolante, se non sotto stretto controllo medico.
  • Rimanere sempre vigili sul proprio stato d’animo. Se notate che non migliora e non siete in grado di condividere i propri sentimenti con famigliari o amici, allora sarebbe saggio rivolgersi ad un psicoterapeuta. Infatti, se i sintomi persistono nel tempo, allora bisogna sospettare che ci sia qualcosa di più e allora bisogna chiedere aiuto, non essere timidi. Andare da un medico o da uno psico-terapeuta non significa essere ammalati e se anche lo si fosse, la depressione è una malattia che può essere curata.

La fiducia

Paradosso del giorno: tutti quelli che hanno perso la fiducia del paese, sono quelli che oggi votano la “fiducia” per salvare il paese.