Conversazione sulle politiche della relazione di aiuto con Alberto Zucconi

Counselling

Da mercoledì 30 giugno a domenica 4 luglio 2010 si è svolto a Roma il Congresso Mondiale Empowerment: The politics of the helping relationship – Le politiche della relazione di aiuto, organizzato dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona, ACP-Italia e World Association for Person-Centered and Experiential Psychoterapy and Counselling (WAPCEPC). Allo psicologo e professionista Alberto Zucconi, presidente dell’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP) e presidente del congresso, abbiamo posto alcune domande.

Quali sono stati i principali apporti del congresso?

Circa 650 professionisti provenienti da 35 nazioni del mondo hanno presentano una crescente mole di ricerche e di esperienze nel settore delle relazioni di aiuto che confermano ulteriormente le ipotesi formulate da Carl Rogers, il fondatore dell’Approccio Centrato sulla Persona, il noto psicologo statunitense che ha creato anche in Italia l’omonimo istituto.

Egli ha prima sviluppato il suo approccio nel campo della psicoterapia per poi estenderlo a tutte le altre relazioni di aiuto: counselling, assistenza sociale, rapporto medico/paziente, insegnamento, gestione delle risorse umane, eccetera. Rogers è stato il primo a formulare un approccio scientifico per la promozione del cambiamento basato sulla salute e sullo sviluppo delle innate potenzialità umane attraverso la qualità della relazione tra professionista ed utente ed efficaci azioni di empowerment. Conducendo con successo una battaglia di liberazione, che ha beneficiato allo stesso tempo gli utenti e professionisti e democratizzato il mondo delle relazioni di aiuto, Rogers si è guadagnato l’appellativo di rivoluzionario silenzioso.

E’ dimostrato scientificamente che è necessario evitare di passivizzare gli utenti perché questo comporta dei rischi iatrogeni di instaurare in tal modo una impotenza acquisita. In altri termini un professionista ha bisogno di chiedersi se a volte non rischi anche inconsapevolmente di divenire parte del problema invece che della soluzione. E’ sempre più evidente che una buona relazione interpersonale, una vera e propria alleanza di lavoro tra professionista ed utente è parte integrante della “cura”. Le ricerche presentate al congresso riguardano in particolare i professionisti appartenenti ad una delle cosiddette relazioni di aiuto: medici, psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, insegnanti, eccetera. Questi professionisti sono più efficaci se accolgono le persone che si affidano a loro con profondo rispetto e comprensione empatica e promuovono lo sviluppo delle risorse dei loro utenti (empowerment ).

Ciò permette ad entrambi, in un clima di reciproca fiducia di raggiungere meglio obiettivi condivisi. Trattare gli utenti umanamente è un dovere per un professionista, non è solo buon cuore ma buona scienza, una soluzione vincente per tutta la società: l’evidenza scientifica mostra come una buona relazione professionista-utente permette di ottenere migliori risultati, risparmiare inutili sofferenze e ridurre lo spreco di denaro pubblico e privato. Per divenire più efficaci i mondi della medicina, della psicologia, della scuola, del lavoro devono ampliare la loro ottica, acquisire nuovi strumenti per centrarsi sulle persone e favorire lo sviluppo delle loro potenzialità. Questo non è un problema di fondi, ma di come vengono stabilite le priorità. Centrarsi sulle persone – a maggiore risorsa naturale per una nazione- ha un rapporto positivo costi/benefici.

Le ricerche, incluse quelle provenienti dalle neuroscienze, mostrano che le nostre capacità di centrarsi sulle persone sono innate, ma che sovente in molti di noi esse si indeboliscono, per il tipo di formazione ricevuta ed altro; tali carenze possono essere colmate attraverso specifici percorsi formativi che facilitano lo sviluppo di relazioni efficaci. Le capacità di avere buone relazioni interpersonali caratterizzate da rispetto e comprensione reciproca caratterizzano anche le coppie efficaci, i genitori efficaci, i gruppi di lavoro efficaci. Particolarmente apprezzati al congresso mondiale gli interventi del celebre Barrett Lennard, presidente onorario dello IACP, autore dell’omonima scala che misura la qualità della relazione professionista-cliente, impiegata in più di mille ricerche sul campo. Molto applauditi anche Les Greenberg, Robert Elliott e Jeanne Watson, membri del comitato scientifico della ricerca internazionale sull’efficacia della formazione degli psicoterapeuti centrati sulla persona.

Tra gli interventi italiani particolarmente apprezzati quelli di Adolfo Arcangeli, past-president dei medici diabetologi, e Stefano Fratini dello IACP, che presentavano una ricerca sugli effetti positivi che il gruppo d’incontro rogersiano ha su dei giovani diabetici di Prato (Firenze). Molto seguita anche la tavola rotonda sulla medicina centrata sulla persona con Marina Maggini dell’Istituto Superiore della Sanità, Mario Falcone, Presidente Ordine dei Medici Provincia di Roma, Aldo Maldonato, docente all’Università di Roma e anima della Educazione terapeutica in Italia e Gianni Sulprizio (IACP), oppure la presentazione dell’On. Domenico Naccari, Consigliere del Comune di Roma, Tilde Minasi, Assessore alle Politiche Sociali di Reggio Calabria e Dominella Quagliata (IACP) sui risultati molto incoraggianti del counselling center, che lo IACP ha creato con il Comune di Reggio e che pensiamo di realizzare anche nella capitale.

Come vengono applicate in Italia le politiche della relazione di aiuto relative alla promozione ed allo sviluppo delle risorse umane?

Tutti i professionisti usano il potere per promuovere il cambiamento dei loro utenti. Il rischio di reificazione è evidente, quando vi sia un uso indiscriminato e non responsabile del potere. Le modalità dell’uso del potere e l’ampiezza del differenziale di potere tra professionista e utente discendono dalla visione della natura umana, caratteristica di ogni paradigma ed impiegata per definire e gestire i setting e la specifica relazione di aiuto. Ogni approccio promuove maggiori o minori livelli di empowerment degli utenti: questo comporta responsabilità sia sul piano etico che su quello morale e necessita un costante monitoraggio dall’autoconsapevolezza per evitare abusi di potere ed effetti iatrogeni.

E’ necessario promuovere maggiore consapevolezza sulla costruzione sociale dei professionisti, perché anche se un concetto di base della sociologia della conoscenza è che la realtà è socialmente costruita e quindi lo sono anche le realtà scientifiche e l’addestramento dei professionisti, purtroppo ancora in Italia non siamo o non si vuole essere sufficientemente consapevoli che i professionisti vengono socialmente costruiti e che i modelli impliciti della gestione del potere vengono proposti nei corsi di laurea e di specializzazione. Questa realtà socialmente costruita avviene mediante i modelli relazionali proposti: dalle modalità di come l’università si relaziona con i professori, i ricercatori e gli studenti e come il corpo docente si relazione ed usa il potere con il corpo discente. Questo noi lo vediamo sottolineato nei nostri corsi di specializzazione in psicoterapia frequentati da laureati in psicologia e medicina: gli specializzandi non sono in genere consapevoli del loro uso del potere nei confronti dell’utente e quanto sono d’impatto le modalità usate per avvicinarsi ad un altro essere umano specialmente nel caso in cui l’utente ricorra al professionista perché sta attraversando un momento difficile.

Ancora una volta sottolineo quello che è basilare da molti anni e fa parte addirittura del manifesto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la famosa Carta di Ottawa, che nell’ormai lontano 1986 sollecitava governi e cittadini: “La promozione della salute è il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla … la promozione della salute non è una responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma va al di là degli stili di vita e punta al benessere … Le persone non possono raggiungere il loro pieno potenziale di salute se non sono capaci di controllare quei fattori che determinano la loro salute ” … “ … La salute non è mera assenza di malattie ma sviluppo del potenziale umano …” .

In un periodo definito di scarsa disponibilità di risorse finanziarie, come impostare -a suo avviso- una politica di implementazione delle risorse umane, che comunque necessita di sostegno all’aggiornamento ed alla formazione?

E’ vero che stiamo attraversando un periodo difficile per l’economia, ma proprio per questo investire nel capitale umano è oggi ancor più necessario. Purtroppo per ignoranza diffusa, nei momenti di crisi, il tipico comportamento delle aziende pubbliche e private è quello di tagliare gli investimenti della formazione e dello sviluppo delle risorse umane. Questa è una politica errata e cieca: tutti gli esperti di Sviluppo Organizzativo sono d’accordo nel sottolineare e le ricerche ribadiscono che la cosa più lungimirante da fare nei momenti di crisi è potenziare in modo mirato gli investimenti sulle risorse umane e sull’’innovazione, poiché tali investimenti generano il valore aggiunto.

Del resto questo principio è da sempre adottato dalle persone di buon senso: si fa un’accurata manutenzione al bene acquistato per evitarne il deterioramento. Mai dimenticare che la risorsa più preziosa per una organizzazione, una comunità ed una nazione sono le persone: il vero capitale è il capitale umano. Questo vale anche per i corsi di specializzazione in psicoterapia eccetera. Oggi un professionista deve essere ben consapevole che essere un professionista vuol dire professare. Professare valori. Il valore fondamentale per un professionista è quello di operare sempre in scienza e coscienza per promuovere gli interessi degli utenti; questo presuppone l’applicazione del paradigma bio-psico-sociale e centrarsi sulle persone: il sapere, saper fare e saper essere capaci e aggiornati per accogliere l’altro con rispetto ed offrirgli un luogo sicuro dove riprendere forza, sviluppare le proprie potenzialità e stabilire un rapporto migliore con se stessi, gli altri ed il mondo.

Per chiarire che non sto parlando di utopie ma di professionisti che hanno una buona bussola per navigare in questa epoca densa di cambiamenti farò un esempio concreto: un progetto che stiamo sviluppando attualmente è focalizzato a promuovere l’autoefficacia e l’auto imprenditorialità di disoccupati lungodegenti. Da tempo le forme assistenziali di welfare si sono rivelate fallimentari da più punti di vista: non ci sono più fondi per sostenerle, ma soprattutto ci siamo accorti che pur non volendolo hanno passivizzato cittadini che di aiuto avevano veramente bisogno; ma non per sopravvivere e perdere il rispetto di sé: Il bisogno concreto è quello di divenire più efficaci nel gestire la propria vita: sviluppare meglio la capacità di rimboccarsi le maniche e far fronte alle emergenze. Politiche lungimiranti mirano a massimizzare il capitale umano e le politiche di empowerment e responsabilizzazione sono le più idonee per il raggiungimento di tali scopi.

Fonte : agenzia radicale

Sul Grande Fratello e disturbi mentali: il caso di Mauro Marin

In merito al caso di Mauro Marin, vincitore dell’ultima edizione del “Grande Fratello” reality show prodotto da ENDEMOL per il network MEDIASET, l’associazione italiana di psichiatri dirigenti medici e specialisti ambulatoriali (AIPSIMED) si sente di esprimere una propria riflessione.

Mauro Marin sta per far uscire un libro, un’autobiografia, di cui alcuni stralci sono stati pubblicati in anteprima dal settimanale «Chi», in cui, tra le altre cose, afferma di soffrire di una forma di sofferenza psichica che nel passato lo ha costretto al ricovero in ambiente psichiatrico ed anche in regime di trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.) nel corso del quale per lui si sarebbe fatto ricorso alla contenzione a mezzo di “camicia di forza”. Il ventinovenne di Castelfranco Veneto sarebbe poi stato dimesso dal S.P.D.C. (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) il cui Primario dell’ospedale di Montebelluna avrebbe fatto diagnosi di «Schizofrenia affettiva con disturbo bipolare, che comporta sbalzi d’umore che portano a picchi maniacali in stati di agitazione e supereuforia alternati a continui cali depressivi». A questo sarebbero seguiti altri ricoveri in ambiente specialistico per un’alternanza di scompensi e periodi di benessere, benessere o buon equilibrio psichico che è lo stato psichico in cui si ritrova oggi il Marin al momento dell’uscita del suo libro.

L’accadimento potrebbe avere anche dei risvolti etici o medico-legali nel momento in cui per partecipare ad un evento telemediatico indubbiamente “claustrofobico” (in ogni accezione) e stressante perché continuamente sotto gli occhi di tutti i telespettatori in ogni ora del giorno, con compagni di “viaggio” sconosciuti e in ogni momento valutati in base a comportamenti o a simpatie “estorte” onde esser accettati o espulsi e rinunciare al ricco premio o alla notorietà che comporta quindi un periodo di vita ad “alta pressione”, prevede perlomeno un saldo equilibrio psicologico che, a dire di ENDEMOL, la società di produzione del GF, viene per tutti i concorrenti valutato a inizio selezione tramite test, provini e visite ad opera anche di uno psicologo, Carlo Alberto Cavallo, allo scopo di accertarne l’idoneità alla partecipazione. A posteriori il collega psicologo del programma conclude che “…Mauro è stato un gran concorrente, tanto abile e capace da vincere il Grande Fratello. L’edizione più lunga di sempre. Alla faccia del suo passato”.

Questi sono i fatti riassunti in breve. Ad AIPSIMED preme valutare ben altro.

Cosa implica, cosa svantaggia e penalizza chi è affetto da schizofrenia affettiva (meglio schizo-affettività) con disturbo bipolare, psicopatologia che comporta sbalzi d’umore che portano a picchi maniacali in stato di agitazione e supereuforia alternati a continui cali depressivi?

Rispondiamo subito noi stessi: NULLA!

I disturbi psicotici, la bipolarità e quant’altro sia appannaggio dello spettro affettivo oggi si curano e BENE! Ed a tal punto che nei periodi intercritici, quelli liberi da malattia (le crisi possono comunque presentarsi anche virando da un giorno all’altro laddove malgrado la farmacoterapia e il sostegno psicoterapeutico talvolta non riescano a contenerne eventuali scompensi) la persona che ne è affetta può svolgere qualsiasi tipo di attività conducendo una vita pressoché normale fatta magari di frequenti controlli, ma non più di una epatopatia per dirne una, compreso vincere un reality show ad esempio come è stato il caso di Mauro Marin.

Dal nostro punto di vista di medici, ma crediamo concordino anche gli altri pazienti affetti da un disturbo psichico similare ed i loro familiari, Mauro Marin ha fatto un Grande Favore alla causa dell’abbattimento del pregiudizio che, oggi più di ieri, avvolge i sofferenti psichici. Non è un “outing” quello di questo ragazzo, ma vogliamo credere che sia la coraggiosa pubblica esposizione di una sofferenza, quella più dolorosa, quella psichica che comunque non impedisce nulla se affrontata seriamente, scientificamente, con buon senso ed umanità. Nulla di scandaloso quindi.

In particolare chi è affetto da disturbo bipolare non è un paziente per forza fragilissimo al quale impedire ogni attività come se fosse un malato infettivo persona da cui la società potrebbe volersi difendere offrendogli una “quarantena”. Tutt’altro. Nel caso di specie si può invece anche aggiungere una nota di simpatia, in particolare nei confronti dei pazienti bipolari, quelli cosiddetti “toccati dal fuoco”, i quali quasi sempre son persone creative, piacevoli o empaticamente piacenti, personaggi che in genere inducono affetto verso il loro caso e la loro persona, talvolta addirittura geniali nella loro attività, molto spesso penalizzati da varie “comorbidità” (gioco, compulsività), ma non per questo da lasciare da soli quando l’umore “off” in loro prende il sopravvento. Per questo sia nel corso di episodi maniacali o depressivi l’intervento dev’essere improcrastinabile, immediato ed efficace in tutti i suoi risvolti. Si attacca spesso l’organizzazione assistenziale psichiatrica, in particolare la si accusa di non porre in essere quasi nessuna operazione di prevenzione. Ebbene può essere proprio la vita che può venire in soccorso per questa prassi, consentendo di fare ed amplificandolo massmediologicamente il racconto delle proprie sofferenze psichiche a persone in vista, popolari sotto ogni profilo, come è capitato di fare al portiere della nazionale italiana di calcio Gigi Buffon a proposito del suo periodo depressivo, o alla nuotatrice Federica Pellegrini rispetto ai suoi attacchi di panico. E quindi anche tale esplicitazione del noto Mauro Marin può tornare comoda per questa benefica operazione di prevenzione primaria. Non pregiudizievole sarebbe il ritorno d’immagine per questi personaggi, ma grande sarebbe per questi disturbi, per chi ne è affetto e per chi se ne fa carico la cassa di risonanza ideologica tesa ad affermare con forza che guarire si può e occuparsene si deve.

La solitudine uccide come il fumo

solitudine

Chi trova un amico, trova un tesoro. Lo conferma uno studio svolto dai ricercatori della Brigham Young University, in Utah, che hanno scoperto come la solitudine pesa sulle aspettative di vita quanto fumare 15 sigarette al giorno o essere alcolista. Gli esperti hanno appurato come l’isolamento sia una piaga in continua crescita nel mondo industrializzato, per cui sarebbe necessario cominciare a prendere le relazioni sociali molto sul serio.

Studi precedenti avevano già dimostrato che le persone con minori relazioni sociali muoiono prima di quelli che si relazionano con molti amici. Questa volta gli studiosi, coordinati dalla psicologa Julianne Holt Lunstad, hanno preso in esame 148 studi precedenti relativi a dati sulla mortalità degli individui in rapporto alle loro relazioni sociali, verificando soltanto la loro frequenza e le conseguenti ricadute in termini di salute su un periodo medio di 7 anni e mezzo.

Fonte : Romagnaoggi.it

Il sindaco si scusa, ma sui gay “malati” è polemica

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“Sono malati e non possono andare sul Piave e occupare uno spazio che e’ di tutti. Transenneremo la zona, contestando divieti di sosta e atti osceni”.
Con questa affermazione il sindaco di Spresiano, in provincia di Treviso, a capo di una lista civica trasversale, ha disposto il ‘coprifuoco’ per gay, lucciole e trans che si incontrano nei mesi caldi nei pressi del Piave.

Alcuni punti di ritrovo per i gay, nella zona, sono pubblicizzati anche su internet e il sindaco, Riccardo Missiato, ha disposto nuovi servizi di controllo, a partire da domani e fino al 22 settembre. Pronte sono state le reazioni del mondo politico e della società civile.

Per Paola Concia, deputata del PD, “A Missiato vorrei ricordare – dice la parlamentare – che gli ultimi a ‘scoprire dove sono e identificare i gay’, come dice lui, sono stati i regimi dittatoriali, su tutti il nazismo. Vorrei inoltre chiedergli come mai ritenga la prostituzione femminile piu’ tollerabile di quella maschile e come faccia a mettere insieme con tanta disinvoltura disinformazione, pressapochismo, ignoranza e discriminazione”.

Per Stefano Mestriner consigliere provinciale trevigiano della Federazione della Sinistra quelle del sindaco di Spresiano Riccardo Missiato sono “dichiarazioni da Ku Klux Klan, incompatibili con il suo ruolo istituzionale”.

“Uno stato civile – sottolinea in una nota l’esponente della sinistra – predisporrebbe immediatamente il commissariamento perche’ la massima carica comunale si pone fuori dalla Costituzione, dalla carta dei diritti dell’uomo e dai parametri medi della ragionevolezza”.

L’ Arcigay reagisce con sorpresa e “umiliazione” alla “irresponsabilità… del sindaco di Spresiano, Riccardo Missiato, che ha definito gli omosessuali ‘deviati e malati’ e, con toni degni della peggior crociata, ha lanciato la caccia all’omosessuale sul Piave” e chiede l’intervento del ministro per le pari opportunita’, Mara Carfagna .

A queste reazioni critiche Riccardo Missiato, ha di fatto chiesto scusa ricordando pero’ il valore dell’iniziativa ‘Estate sicura’ tesa a porre un freno al fenomeno della prostituzione, femminile e maschile, lungo le sponde del Piave.
“La premessa che vorrei sottolineare – dice in una nota – e’ che non ritengo l’omosessualita’ una malattia, anzi ho il massimo rispetto per le persone e per i loro orientamenti sessuali.

Fonte : Rainews24.it

Le aziende saranno obbligate a misurare lo stress dei propri dipendenti

Stress da lavoro

Per contrastare lo stress da lavoro che nel nostro Paese affligge il 27 per cento degli occupati, quasi una persona su quattro, dal primo agosto le aziende saranno obbligate a misurare il livello di stress dei propri dipendenti. Distribuendo test e quant’altro potrà servire a conoscere gli effetti dell’ansia da prestazione, della svogliatezza, dell’irritabilità, responsabili di un’infinità di giornate lavorative perse.

Uno studio pubblicato nel 2009 dall’European Heart Journal ha calcolato che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide sull’economia europea per 44 miliardi di euro e che la perdita in termini di calo di produttività è pari a 77 miliardi di euro. L’argomento verrà affrontato alla mostra-convegno «Progetto sicurezza» organizzato dall’Aias (Associazione professionale italiana Ambiente e sicurezza) con la collaborazione di Inail che si svolge da domani al 3 luglio al palazzo delle Stelline. In cima alla classifica degli stressati ci sono i liberi professionisti (40 per cento del totale), seguiti da tecnici (35 per cento) e manager (32 per cento), ma ci si ammala anche negli uffici e nelle fabbriche. I sintomi più frequenti sono: svogliatezza, ansia perenne, malessere diffuso e, nei casi più gravi, aggressività e stati depressivi. Gli italiani sarebbero più stressati di inglesi, tedeschi e francesi.

Tra un mese tutte le aziende della Penisola dovranno disporre di un misuratore di stress che servirà a stabilire il grado di serenità psico-fisica dei dipendenti. E i rimedi? Di tutto un po’: dalla psicoterapia ai farmaci, dai consigli di sana alimentazione allo sport. E forse pensare a chi il lavoro non ce l’ha…

Fonte : Il Giornale

Al di là della depressione

“Nel mezzo del cammin di nostra vita,

mi ritrovai per una selva oscura,

che la diritta via era smarrita”

“Tutti gli uomini e le donne che hanno superato la depressione stanno a testimoniare che esiste una via di scampo e che è possibile imboccarla.
Per coloro che si sono perduti nella selva oscura, e hanno conosciuto la sua indicibile agonia, il ritorno dall’abisso è paragonabile all’ascesa del Poeta, che procede, passo dopo passo sempre più su, lasciandosi alle spalle le tenebrose profondità dell’inferno e alla fine, emergendo “nel chiaro mondo”.
Tutti coloro che hanno ritrovato la salute, hanno quasi sempre ritrovato anche la capacità  di essere sereni e felici, un compenso sufficiente per aver affrontato gli spettri di una disperazione al di là di ogni disperazione.

E quindi uscimmo a riveder le stelle

Tratto da “Un’ oscurità trasparente ” di  William Styron

Tradire e confessare

tradimento

Negare sempre. Questo prevede il manuale del perfetto traditore. Negare anche quando le corna sono evidenti, negare anche di fronte all’amante, negare anche se colti sul fatto. Basta farlo con convinzione, avere spirito di inventiva, trovare buone scuse. Il tradito, d’altra parte, non aspetta altro che una balla a cui aggrapparsi per poter perdonare e riprendersi il partner. Eppure ci sono persone che, una volta commesso il fattaccio, devono confessare a tutti i costi. Quel peso sulla coscienza, quel segreto così grande, quell’esperienza così forte… Per qualcuno la confessione è il primo passo verso una vera e sincera riunificazione. Imprescindibile. Per altri è solo un modo per sgravarsi la coscienza, un ennesimo atto di egoismo, un modo per ferire (gravemente) il partner. Gli hai fatto le corna? Almeno abbi la decenza di tenertelo per te.

Per tutte quelle che non hanno un’amica con cui confidarsi o che vogliono a tutti i costi confessare il proprio tradimento, c’è un sito apposta: Cheatconfession.com, per evitare di procurare un dolore all’amato. Nato per raccogliere le rivelazioni anonime di chi ha cornificato, il sito ora raccoglie anche le lacrimevoli confidenze di chi è stato cornificato. Poi c’è la sezione “indecisi”: ho un’occasione d’oro per fare sesso con un altro, che faccio mi ci butto o mi trattengo? E sotto ogni commento lasciato, i lettori possono votare: sì vai e colpisci, oppure no, non tradirlo.

Ma perché le donne tradiscono ? Le testimonianze parlano chiaro: perché si sentono trascurate in primis; poi perché ne hanno voglia, per lussuria, esattamente come avviene negli uomini; per vendetta, dopo essersi prese le corna, le fanno a loro volta per far capire al partner quanto hanno sofferto (siamo sicuri che questo metodo sia davvero “salvacoppia”?); perché si sentono sole o annoiate; e infine perché hanno voglia di sentirsi desiderate e seduttive e non c’è niente come quel brivido lungo la schiena che sa dare un’iniezione di sicurezza. Qua e là, però, ci sono sempre più casi di donne che tradiscono per non mandare a monte un matrimonio dopo aver scoperto che il proprio marito è gay o – peggio – dopo averlo beccato a letto con il suo migliore amico. Uno choc.

Ecco alcune delle storie raccontate da donne che hanno tradito o stanno tradendo i loro uomini. C’è l’insegnante di scuola materna che si è ritrovata tra le braccia di un papà: «Quando lui mi ha infilato le mani sotto la gonna non o saputo resistere. È così passionale! Come faccio a rinunciare a lui? Ormai è una droga. Una volta lo stavamo facendo in classe doposcuola e ci hanno quasi beccati». C’è la studentessa che è andata qualche mese a fare un’esperienza all’estero e ora si sta per sposare con il cornificato: «Quella sera volevo lasciarlo via Skype, ma non c’è l’ho fatta. Così l’ho tradito, ma a mia discolpa devo dire che il rapporto tra noi in quel momento era di stanca. Ora ci stiamo per sposare, pensate che debba dirgli tutta la verità prima delle nozze?». C’è quella che non ha saputo resistere all’ex ma ora è pentitissima: «Il mio attuale fidanzato mi ha aiutata a lasciare il mio ex, che era un violento. L’ho rivisto dopo tanto tempo, doveva restituirmi delle cose mie che aveva ancora e ci sono finita a letto. Mi ha fatto apprezzare il mio attuale uomo un milione di volte, le capacità del mio ex a letto sono pessime. Ora però con il mio amore mi sento una cacca. Che faccio, taccio?». C’è la donna sposata con l’uomo sposato: «Lui ama sua moglie ma non fanno sesso come vorrebbe, io amo mio marito ma il sesso tra noi è una noiosa routine. Così ci siamo trovati e l’intesa erotica tra noi fa scintille. Adoro le e-mail nel cuore della notte, i messaggi, gli appuntamenti settimanali. Che bello sentirsi desiderata da un altro uomo!».

Fonte: Libero.it

“Immondi, sporchi e occidentali” L’Iran lancia la fatwa contro i cani

PERIODICAMENTE all’inizio dell’estate la “polizia morale” cerca di impedire alle ragazze di spacchettarsi un po’, far prendere un po’ d’aria ai capelli, o portare a spasso il cane nel parco – occasione classica secondo i teocrati per indurre in tentazione i maschi ugualmente possessori di cani. Ma quest’anno si è aggiunto l’effetto sorpresa. L’estate scorsa infatti passò senza giri di vite sui codici di vestiario o il possesso di animali domestici: con le manifestazioni di massa seguite alla fraudolenta rielezione di Ahmadinejad, la polizia aveva altro cui pensare. Alcuni teorizzarono perfino che vi fosse una specie di contropartita: voi smettete le manifestazioni e noi vi lasciamo andare in giro vestiti (quasi) come volete e con i vostri cani al guinzaglio.

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Alla fine i teocrati iraniani bollarono l’amore per i cani non come disobbedienza al Corano ma come «acquiescenza all’invasione culturale occidentale». Di cani immondi non si parla nel Corano bensì nei Revayat (i detti di Maometto o degli Imam) i cui divieti vanno ugualmente rispettati, ha sentenziato Makarem Shirazì. A Teheran esiste da tempo un “centro di detenzione per cani” dove vengono portati gli animali sequestrati per strada ai padroni. Reato imputato al cane: «Camminata in pubblico»

Fonte : Repubblica

Leggi l’articolo completo qui

Commento della D.sa Grazioli

Si dice che “Il  mondo è bello perché é vario” ma in questo caso mi viene da modificarlo in… “avariato“.

Quando si giunge all’assurdo di mettere in galera un cane perché “cammina in pubblico“, al solo scopo di  limitare le libertà degli uomini, si è davvero arrivati alla frutta

La fabbrica dei suicidi

“La Foxconn, impresa cinese sconvolta da un’ondata di suicidi (dieci) e che produce gli iPhone della Apple, non pagherà più indennizzi alla famiglia di chi si è tolto la vita per scoraggiare nuovi suicidi.

Lo rivela l’agenzia Xinhua, secondo la quale l’azienda ha “prove concrete” che alcuni dei suoi operai si sono suicidati per consentite alle loro famiglie di avere i soldi dell’assicurazione. Gran parte delle famiglie hanno ricevuto un indenizzo di 100mila yuan (14.640 dollari).”

Dal Corriere della Sera.

Commento della dott.ssa Grazioli

Credevano di farla franca, i “furbetti”!!! E invece no, il loro giochetto è stato scoperto, perciò fine del gioco.

Nessuna domanda sulle condizioni di lavoro, sulla disperazione di vite senza via d’uscita, nessuna domanda sui perché di scelte così tragiche e disumane. La risposta è al dato di fatto, perché succeda non ha importanza. Questo stile, questo modo di affrontare e pensare le cose mi sembra purtroppo diventare sempre più frequente e attuale.

L’inconscio di ieri e di oggi

“…..L’amore è cieco, si dice da millenni. Ma è governato più di quanto non si pensi dalla biochimica: ormoni di diverso tipo attivano differenti regioni del nostro cervello, ci fanno reagire diversamente a stimoli e segnali. Ce lo spiega Helen Fisher, docente alla Rutgers University del New Jersey, esperta di fondamenta neurologiche delle relazioni sessuali e amorose. E nel suo libro “I quattro tipi dell’amore” appena uscito in Germania (die vier Typen der liebe, ed.Droemer) scritto dopo aver studiato questionari di 28 mila persone, cataloga appunto questi quattro tipi di carattere: il pionere, il diplomatico, lo scopritore, il fondatore…..”

“………….Premessa : i quattro tipi sono semplificazioni per classificare i diversi tipi d’influsso  dei differenti ormoni. I più importanti sono testosterone , estrogeni, noradrenalina, dopamina, serotonina e oxitina.”

Commento della dott.ssa Grazioli

Queste righe sono tratte dall’ articolo “Il carattere è scritto nella chimica, ecco gli ormoni della personalità” apparso su Repubblica il primo giugno.

Leggendolo ho pensato a quanto è cambiato nel nostro tempo il concetto di inconscio, quale Freud lo aveva descritto.

L’inconscio freudiano ha a che fare con la scoperta e l’incontro con la nostra verità più intima e profonda, riguarda la nostra assoluta  singolarità, irriducibile ad ogni classificazione e statistica.

E’ la verità che si manifesta nei lapsus, nei sogni, negli atti mancati, nei sintomi, “cose” di fronte alle quali il nostro io resta spiazzato, perde la sua padronanza, e scopre che non solo non è ciò che pensa di essere, ma che ciò che è va oltre la rappresentazione di sè che ha sempre avuto.

Il concetto d’inconscio promosso dal nostro tempo  è invece quello di un inconscio neuronale, cerebrale, un inconscio che si risolve in una serie di alterazioni biochimiche.

E così l’amore diventa una storia di turbolenze delle endorfine e scompare  l’unicità e originalità proprie ad ogni uomo, che entra a pieno titolo a far parte di statistiche e protocolli.