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Brano liberamente tratto dal libro
"101 Storie Zen"

Nan-in, un maestro giapponese dell'era Meji (1868 – 1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì a contenersi. “E' ricolma. Non ce n'entra più!”
“Come questa tazza,” disse Nan-in “tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”

Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto.

Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada.
“Vieni, ragazza” disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere.
Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. “Noi monaci non avviciniamo le donne” disse a Tanzan “ e meno che meno quelle giovani e carine. E' pericoloso. Perché l'hai fatto?”.

“Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù” disse Tanzan. “Tu la stai ancora portando con te?”.