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 Data:

01-02-2012

14:15:55

Lorella
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Buongiorno Dott.ssa Ho rincontrato dopo molto tempo un uomo che quando ero giovane mi corteggiava, io però non lo volevo, oggi ancora mi corteggia ma io sono sposata con un altro uomo ma allo stesso tempo il pensiero di lui e di come potrebbe essere con l'altro mi sfiora...sono in crisi? Non so che fare, ora mi sono chiusa nel mio mondo e non mi faccio più sentire con l'altro e con il mio uomo sembra rifiorito l'amore...che succede?

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Cara Lorella, succede che l’incontro con il corteggiatore di un tempo ti ha ricordato e risvegliato le emozioni e i sogni della ragazza che sei stata, e questi si sono riversati come acqua fresca e frizzante nel rapporto con tuo marito. Auguri.


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 Data:

17-12-2011

20:10:16

Dora
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Gent.ma D.ssa Grazioli, sono una donna di 43 anni, single, serena con buon livello di autostima. Recentemente ho conosciuto due miei coetanei uomini (professionisti di cultura elevata) che ancor prima di vivere il primo incontro, mi chiedevano di 'relazionarmi' tramite chat. Sono stranita in quanto tale mezzo lo ritengo assolutamente adolescenziare. E, per me non è assolutamente eccitante, ma diminuisce notevolmente la mia libido. Non credo sia un mio retaggio, ma vorrei capire qual è il significato, considerando che non si è 'consumato'. La mia domanda è la seguente: come deve 'interpretare' una donna il messaggio: 'mi sto mastrurbando pensandoti' oppurre 'posso inviare foto delle parti intime'. (Ho ovviamente ingentilito le frasi)

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Signora Dora, il sesso virtuale è oggi una realtà molto diffusa, e molti ne diventano dipendenti in modo patologico. Ogni incontro con “l’altro” comporta necessariamente una quota di rischio, dobbiamo metterci in gioco, e accettare i limiti che l’altro o la situazione impongono. Negli incontri virtuali tutto questo è eliminato, si può fare, dire, essere ciò che ci pare, l’altro è unicamente funzionale ai nostri scopi. Come interpretare i messaggi che ha ricevuto? Resta una domanda sospesa perché la risposta la può dare solo lei. Posso solo dirle che ci sono persone maleducate, prive di rispetto per l’altro, ed altre invece che fanno o dicono solo ciò che noi concediamo loro.


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 Data:

14-06-2011

13:48:52

lucia
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salve dottoressa...sono una ragazza di 20 anni,universitaria.Le scrivo perchè il mese di febbraio ho avuto il mio primo attacco di panico (bruttissimo) mi sono spaventata tantissimo. Tutt'ora li ho a distanza di un mese massimo due.Ne ho parlato con i miei genitori e loro mi hanno detto che comunque sono molto stressata,la vita universitaria,ho chiuso una storia di 2 anni con un ragazzo, un cambio di vita radicale.Vorrei chiederle ma gli attacchi di panico come si curano??Perchè non riesco più a vivere la vita come vorrei...ho paura di sentirmi male nei posti affolati.. tipo discoteche,pub ecc.. mi dia una risposta l'attendo con piacere..

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Cara Lucia, gli attacchi di panico sono un disturbo d’ansia, il più delle volte appaiono all’improvviso, apparentemente senza alcun motivo. Sono il fortissimo segnale che qualcosa nella vita che si conduce non va, non ci corrisponde, oppure indicano che siamo andati avanti per la nostra strada lasciando in sospeso “cose importanti” che adesso esplodono. La terapia adeguata è la psicoterapia accompagnata inizialmente nelle situazioni più gravi dalla somministrazione di farmaci. Non lasci diventare la sua vita una prigione di paure, si rivolga ad uno psicoterapeuta e affronti le sue paure.


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 Data:

11-06-2011

14:41:57

andrea
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Gentilissima Dottoressa sono un ragazzo di 25 anni che ha sempre avuto un' indole ansiosa. ma da alcuni anni si ripresentano ciclicamente periodi in cui questa ansia sfocia in attacchi più forti e nell'ultimo periodo un forte attacco di panico è avvenuto mentre ero in macchina. Da quel giorno ho forti difficoltà a allontanarmi troppo da casa soprattutto in auto da solo, durante tutta la giornata ho malesseri continui di vario genere e il minimo segnale fisico si trasforma in un attacco con pensieri su malattie mortali. dopo più di 10 sedute di terapia breve nn riscontro miglioramenti. non so più cosa fare...e soprattutto...se non fosse solo ansia?

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Caro Andrea, penso che nel tempo ti sarai senz’altro rivolto al tuo medico per raccontargli i tuoi disturbi e che in questo ambito siano state eseguite ed eliminate le possibili cause organiche del tuo malessere, allontana da te quindi, questo ulteriore motivo d’ansia. Soffri di un disturbo d’ansia, costellato ultimamente da attacchi di panico, ansia e panico che nel corso del tempo sono destinati ad aumentare se non corri ai ripari. Non importa se le 10 sedute non hanno risolto il problema, devi andare avanti, purtroppo non c’è altra strada che la psicoterapia, inizialmente supportata da un aiuto farmacologico che alleggerisca i sintomi. Anche se nei primi tempi non avrai i progressi desiderati, che variano da persona a persona, sicuramente questi due interventi terapeutici ti aiuteranno a non chiuderti in casa e a non fuggire di fronte a ogni nuova paura che la tua ansia farà sorgere sul tuo cammino, e questo è già un ottimo risultato. Col tempo poi, potrai svelare e sciogliere i nodi che sono alla base della tua ansia.


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 Data:

12-05-2011

09:25:17

Sofia
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Gentile Dott.ssa Grazioli, Vorrei chiedere un Suo gentile parere: da 2 anni soffro di dolori dorsali che non mi permettono di dormire; dopo una lunga serie di accertamenti e di ipotesi sulle cause, durante l'ultima visita reumatologica il medico mi ha diagnosticato una fibromialgia e - qui viene il punto - per cominciare mi ha prescritto Xanax in gocce prima di coricarmi, in modo da recuperare innanzitutto il sonno. La prescrizione di questo farmaco però mi ha lasciato perplessa: un ansiolitico può davvero aiutarmi a dormire? Può avere controindicazioni su un soggetto che non ha manifestazioni d'ansia o panico ? La ringrazio anticipatamente, Cordiali saluti

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Signorina Sofia, il dolore fisico inevitabilmente innesca uno stato di tensione accompagnato da ansia che hanno l’effetto di intensificare il dolore provato. La somministrazione di un ansiolitico diminuisce sia la tensione che l’ansia: i muscoli si rilassano e il sonno è facilitato. Non riuscire a dormire per lungo tempo, a mio parere, presenta molte più controindicazioni che non l’assunzione dello Xanax sotto controllo medico.


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 Data:

07-05-2011

18:19:46

Diego
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Buona sera dott.ssa, avrei gentilmente bisogno di un suo consiglio. Ho avuto il mio primo episodio di depressione nel 2006, poco dopo la mia entrata nel mondo del lavoro (episodio che x tanto avevo associato a questo passaggio della vita ed al mio carattere) ed ho ricorso alla Paroxetina, fino ad una buona ripresa. Poi ho avuto una ricaduta 2 anni dopo in seguito ad un fortissimo stress lavorativo (e sempre al mio carattere). Mi sono curato a lungo (2 anni) con il farmaco Xeristar, 60mg. Molto recentemente, senza alcun apparente motivo, dopo aver sospeso lo Xeristar da solo 3 mesi, ho avuto una nuova ricaduta e ho ripreso la cura. Mi chiedevo se potesse essere un episodio di depressione endogena? In tal caso, vista la mancanza di un trauma specifico, ma viste le numerose ricadute, ritiene utile una psicoterapia? Riuscirò a fare a meno del farmaco? Grazie mille in anticipo Diego

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Signor Diego, personalmente non sono favorevole a una terapia farmacologica che non sia accompagnata da una terapia psicologica. Ritengo che rispetto ai disturbi psicologici, il farmaco agisca sul sintomo, ma non sulle cause del sintomo, per cui facilmente questo continuerà a ripresentarsi in condizioni di stress. Si è allora costretti a riprendere i farmaci fino a una nuova remissione del sintomo e così via. Ora, dopo tre mesi di sospensione dello Xeristar, ha avuto una nuova ricaduta apparentemente non motivata da alcun evento esterno, un elemento scatenante può essere stato il cambiamento di stagione, la primavera e l’autunno sono infatti periodi molto critici per chi soffre di depressione o altro disturbo psicologico. Il mio consiglio è di intraprendere una psicoterapia per affrontare in modo più approfondito le cause del suo disagio e diventare così sempre più indipendente dai farmaci, che nel tempo possono creare dipendenza.


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 Data:

14-04-2011

15:40:48

emanuele
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buongiorno dottoressa sono un giovane ragazzo di 23 anni, sono cresciuto in un'ambiente familiare molto turbolento ma nonostantre tutto sono sempre riusciuto a portare a termine tutti i miei obiettivi. A gennaio c'è stato una situazione che mi ha molto turbato e mi ha fatto entrare un in depressione adesso la mia mente ha razionalizzato il problema , ma non riesco ancora a essere allegro dinamico e con la voglia di prima di fare progetti sto facendo una psicoterapia quanto tempo a bisogno per agire e farmi tornare come prima????

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Caro emanuele La durata di una psicoterapia è un’incognita, dipende infatti da numerose variabili, quali ad esempio: la motivazione del paziente al cambiamento, la struttura più o meno rigida della personalità del paziente, il tipo di problema presentato, la funzione svolta dal sintomo nell’economia di vita del paziente, e tanti altri. Come vedi, fare previsioni in questo ambito non è semplice, ci sono psicoterapie che durano qualche mese ed altre lunghe anni. Ti auguro di cuore che la tua appartenga a quelle del primo tipo.


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 Data:

29-03-2011

17:40:43

Alex
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Gentile Dott.ssa Daniela, le scrivo per chiederle un consiglio: A distanza di otto mesi dalla conclusione di un percorso di psicoterapia,durato due anni con incontri settimanali costanti senza mai assentarmi, ho ancora un desiderio struggente di rivedere la mia analista. Telefonicamente mi ha detto che " ci vuole un motivo" per un incontro. Io non ho "motivi" per tornare nella "mia stanza" nella "nostra stanza" e non me la sento di ingannarla inventando un malessere che non ho. Vorrei solo rivederla e trascorrere un pò di tempo con lei per un solo motivo: sono legata a lei da profondo amore. La relazione con la mia analista mi ha provocato emozioni fortissime che mi hanno profondamente scosso nell' anima, questo incontro ha sconvolto la mia vita e il risultato è stato eccellente vista la serenità che oggi , come non mai, posseggo. Non l' ho ancora chiamata, temo che non vorrà ricevermi, ma continuo a inviarle sms cui non risponde ( questo me lo aveva preavvisato pur concedendomi il permesso di mandarle sms e mail) Suppongo che lei, Dott.ssa daniela, senza conoscere in modo approfondito il mio percorso non possa darmi un parere professionale, spero che almeno mi dica se faccio bene a chiedere un incontro ( rischiando un rifiuto) o se è meglio che io resista a tale tentazione. La ringrazio della risposta che vorrà darmi e la saluto con rispetto e stima, Alex

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Signorina Alex, la possibilità di rivedere o meno la sua analista, dopo la fine della sua analisi, è qualcosa che probabilmente avrete esplorato insieme. Ora, io non so a quale conclusione siate giunte, non so se il non rivedervi senza una chiara motivazione faccia parte del vostro progetto terapeutico. Domande alle quali solo lei può dare una risposta. In ogni caso, risolti questi quesiti, potrebbe scrivere alla sua analista ed esporle il suo desiderio di incontrarla, perché le vuole bene, perché, anche se l’analisi è finita, per lei resta una persona importante, insomma le scriva le cose che ha scritto a me. Certo il rischio di un rifiuto è sempre presente quando si chiede qualcosa, credo tuttavia che, se così fosse, il “ no” sarà sicuramente motivato.


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 Data:

25-03-2011

19:15:32

michela
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buonasera dottoressa mi rivolgo a lei per avere un po di comprensione. Sono un'imprenditrice che gestisce un negozio.Questo e' un periodo molto difficile per il commercio ma io in particolare sta soffrendo di una crisi abbastanza importante il mio settore che non sarebbe tale se non avessi investito di recente nel rinnovo dei locali del mio negozio. Chi soffre di piu e' la mia autostima mi ero posta come obbiettivo il rinnovo locali, un immagine piu importante di me stessa la prospettiva di un netto miglioramento economico .per fare tutto cio' ho investito tantissime energie e ore di lavoro ma purtroppo non ho ottenuto i risultati che mi ero fissata anche se mi ero posta obbiettivi molto alti. Ora chi paga di questo e' la mia autostima che e sotto i piedi con la conseguenza che sono molto triste mi sento molto sola nonostante abbia un marito e due figli che mi danno molta soddisfazione. Le mie tensioni le scarico sul cibo e ovviamente sto ingrassando visto che divoro a dismisura tutto cio che mi capita a tavola Chissa' perche' ho sempre tanta paura di parlare di me pensi che provo riguardo ad averele scritto . Buonaserata Michela

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Cara Michela, lei è un’imprenditrice, una commerciante, e sicuramente sa che un’attività commerciale non può dipendere da un solo cliente, perché perso quello, perso tutto. E così ogni imprenditore si sforza di conquistare una clientela fidata e diversificata che costituisce un importante valore della sua impresa. Ora lei mi dice che si sente sotto terra perché il rinnovo dei locali del suo negozio non hanno dato il miglioramento economico che si aspettava, ma il suo valore non dipende da quest’unico obiettivo, non può identificare se stessa solo con una cosa, o meglio ancora, solo con gli insuccessi. In realtà lei è una donna che faticosamente conduce il suo negozio attraverso le intemperie di questa crisi economica, è una donna che contemporaneamente porta avanti la sua casa e la sua famiglia che le da molte soddisfazioni, e ciò significa che se le è meritate, in altre parole che è una buona madre e una buona moglie. Michela, smetta di “riempirsi” di cibo, quando le basta guardarsi intorno per nutrirsi di affetto, che è il successo e la conquista più difficili, quando le basta guardarsi allo specchio ed elencare una ad una tutte le cose che ha costruito.


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 Data:

24-03-2011

16:46:06

DONATELLA
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Gentile D.ssa, anzitutto volevo esprimerLe il mio più vivo apprezzamento per le risposte che ho letto nel Guest book. Denotano una grande umanità ed è questa che mi spinge a scriverLe. Credo di avere un problema di fame compulsiva. Non sono arrivata a mangiare spazzatura o cibi surgelati, ma il mio senso di sazietà è quasi inesistente: Posso mangiare quantità enormi di cibo (anche più di mio marito, che pure è una buona forchetta): in particolare è solo dopo una mezz'ora dalla fine del pasto che sento il "peso" fisico e psicologico di ciò che ho fatto. Il peso sta lentamente aumentando: in 7 anni ho preso 35 kg. Ora ho 42 anni e perso 92 kg. Se non vengo a capo del problema, continuando così, arriverò a superare il quintale. Ma nessun ragionamento pare convincermi della necessità di limitarmi: quando sono a tavola sembro non essere in grado di pensare.. Può aiutarmi segnalandomi una struttura o uno specialista cui rivolgermi? Abito nel Molise. La ringrazio in anticipo per la risposta.

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Cara Donatella, se abbiamo fame d’affetto il cibo, non importa in quale quantità, non ci riempirà, ugualmente se abbiamo fame di riconoscimento o di accettazione o di altro e altro ancora. Dovrai scoprire quale “fame” hai tu e trovare dentro di te l’alimento, che senz’altro c’è, che la placa e sazia. Non aspettare oltre e rivolgiti all’Ordine degli psicologi della tua regione, che trovi anche in internet, dove potrai consultare l’elenco degli psicoterapeuti, oppure puoi chiedere indicazioni più dettagliate alla segreteria dello stesso.