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 Domanda: 50
 Data:

2008-04-03

17:11:25

Serenella
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Gentile dottoressa, ho 29 anni, un marito,un figlio piccolissimo, e un'enorme vuoto in cui sono caduta quando ero ancora adolescente.Non ho mai affrontato i vari problemi che questo senso di fallimento e inadeguatezza mi hanno creato. Ma ora sono mamma, e non voglio che il mio bimbo abbia una mamma fallita, negativa, insoddisfatta..depressa.insomma, vorrei provare ad uscirne, una volta per tutte. Abito nella provincia di Milano, e non so proprio a chi rivolgermi...psicologo?Psicoterapeuta?Psicanalista? Mi apra gli occhi, ho bisogno di un consiglio mirato,perchè ogni volta che decido di fare qualcosa di concreto mi perdo nei meandri di internet e non so dove dirigermi per un aiuto. Grazie per l'ascolto.

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Sgn. Serenella, le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, perchè lo psicologo non è abilitato alla terapia e un percorso psicoanalitico richiede un impiego di tempo e denaro molto oneroso. Credo invece che il suo disagio possa essere efficacemente affrontato e risolto con una psicoterapia.


 Domanda: 49
 Data:

2008-03-07

16:34:59

Katia
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Buongiorno Dottoressa, sono una ragazza di venti anni, fino a qualche settimana fa uscivo, mi divertivo con i miei amici.. Poi la scorsa settimana mentre ero in gita a Firenze ho iniziato ad aver paura di stare allaperto, non so più come fare, ormai esco solo per andare in università o per accompagnare i miei a fare la spesa...

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Signorina Katia, perchè così all'improvviso e apparentemente senza motivo si sia manifestata questa paura-fobia degli spazi aperti, è qualcosa da scoprire. Certo non va sottovalutata, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista e affrontare il problema.


 Domanda: 46
 Data:

2008-02-13

14:51:58

vittoria
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salve dott.sono aulino vittoria volevo chiederle un favore . devo fare una tesi dove devo rappresentare un colloquio d'aiuto con la descrizione delle domande fatte dal consulente e le risposte del cliente e inoltre l'esosizione e spiegazione delle strategie utilizzate .mi può aiutare

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Signorina Vittoria, la letteratura sul colloquio d'aiuto è talmente vasta ed esauriente che non so proprio come io potrei fare di meglio.


 Domanda: 45
 Data:

2008-02-01

11:13:32

Elena
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Buongiorno dottoressa, sono Elena, ho 37 anni, ma da poco ho perduto il mio fidanzato per un incidente stradale (è stato stirato da una macchina...) Da allora non mi riesco a riprendere, ogni cosa mi ricorda lui, ogni posto mi crea un ansia terribile e non riesco a scendere nemmeno da casa... Mi aiuti, non so più come fare... Grazie

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Signorina Elena, la perdita improvvisa del proprio compagno è sempre una grande tragedia. Non c’è da meravigliarsi che lei stia tanto male. Occorre tempo, il tempo dell’elaborazione del lutto, il tempo della rabbia e della ribellione, della disperazione e dell’angoscia e finalmente dell’accettazione. Tuttavia se col trascorrere del tempo, il suo dolore prende sempre più la forma di un’ansia paralizzante che la imprigiona tra le pareti di casa, le consiglio di rivolgersi al suo medico di fiducia per un aiuto farmacologico ed a uno psicoterapeuta che l’aiuti ad elaborare il lutto.


 Domanda: 40
 Data:

2007-11-21

22:57:47

Daniela
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Gentile Dottoressa mi chiamo Daniela, e mi trovo con il problema del papà 79enne, affetto da circa 8 anni, in fasi alterne di Depressione. Tutto è iniziato nel 1999 quando mia mamma ha avuto un’ischemia e l’operazione al seno sinistro di un nodulo benigno. Lo spavento per la paura di perdere la mia mamma ha avuto una caduta fisica (perse circa 20 kg in 4 mesi) e aveva perso completamente il senso della realtà. Nonostante la ripresa di salute della mamma, passò quasi un anno prima di qualche miglioramento. Fu ricoverato in vari ospedali a Milano (Turro, al Policlinico) Finché si trovò una cura adatta a fargli riprendere a vivere la vita, riprese 10 kg. Naturalmente gli era rimasto un stato ansioso ma gestibile con la visita periodica da una psicologa. Purtroppo nel 2003 la mamma ha avuto una ricaduta di ischemia. Apparentemente sembrava non avere accusato il colpo. Invece da circa 2 anni è ricaduto in depressione totale. Non esce più di casa perché ha paura di cadere, soffre di ansia e attacchi di panico. Mangia poco, gli fa male la schiena, gli tremano le gambe ogni tanto, non cura più la persona come prima.Ha perso ancora peso. Non riusciamo più a farlo uscire anche per fare le visite o esami. Infatti gli ultimi controlli li abbiamo dovuti fare a casa. Passa le giornate a fare cruciverba, guardare la Tv, e fare le scale (1 piano) diverse volte per fare un pò di ginnastica. E’ diventato un'altra persona, ha cambiato completamente carattere. Prima usciva a prendere il quotidiano, a fare la spesa e giocare a bocce con i suoi amici.Gli piaceva suonare la chitarra. Per fargli passare la giornata in casa in modo alternativo per il suo compleanno ne abbiamo comprata una. Ha strimpellato per un po’ e non l’ha toccata più. Sta seguendo una cura farmacologica, che lo aiuta ad andare avanti senza la voglia di reagire e sta perdendo la memoria. Nel frattempo in casa con mia mamma e mia sorella è arrivata da 3 anni la nonna novantaduenne affetta da una forma lieve di Alzheimer. Quindi altro carico di stress per tutti. Il medico di famiglia e il neurologo una volta all’anno gli fanno rifare tutti gli accertamenti (cuore, sangue urine) per fortuna i risultati sono buoni, dicono che data l’età non c’è altro che si possa fare. Pensiamo che avrebbe bisogno di un aiuto psicologico comportamentale per aiutarlo a ragionare in modo diverso. E qualche lavoretto da fare in casa per tenergli occupata la mente e ritardare l’invecchiamento. Ecco perché mi sono rivolta a lei per avere un suo parere e delle indicazioni. la ringrazio tanto per l’attenzione, e resto in attesa di una sua gentile risposta. Daniela

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Signorina Daniela, riuscire a far ragionare suo padre in modo diverso, data l’età e gli anni che sta male, è davvero molto difficile. In ogni caso lei ha ragione, si deve fare tutto il possibile per cercare di migliorare la qualità della sua vita.
Continui perciò la terapia farmacologia, poi cerchi di coinvolgerlo in qualche cosa di cui suo padre possa assumersi la responsabilità, sentirsi necessari è quasi sempre un’ottima terapia. Infine, visto che non vuole uscire di casa, gli porti il “mondo” in casa, in altre parole coinvolga la parrocchia e le persone che conoscono suo padre, etc. affinché in modo metodico gli facciano visita, non importa se poco tempo, bastano pochi minuti, l’importante è interrompere il cerchio di solitudine in cui si è rinchiuso.


 Domanda: 1
 Data:

2007-06-12

10:34:00

Monica
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Gentile dottoressa Grazioli, sono una ragazza di 23 anni con un problema di fortissima timidezza nei confronti di persone dell'altro sesso.
vorrei sapere se da questo tipo di disturbi è possibile guarire o se devo abituarmi a convivere con questo disagio.

cordiali saluti


Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Sign. Monica,
è davvero troppo giovane per decidere di abituarsi a convivere con il suo disagio. Alla sua età I rapporti con l’altro sesso sono molto importanti, ed occupano un ampio spazio nella vita di tutti i giovani.
L’eccessiva timidezza che le rende così difficili e faticosi i rapporti con l’altro sesso con grande probabilità è la spia di qualche cosa d’altro. Credo perciò, che il confronto con uno psicoterapeuta le sarebbe molto utile.


 Domanda: 2
 Data:

2007-06-04

10:57:01

Daniela
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salve mi chiamo daniela ho ventitre anni e da un'anno che soffro di ansia e attacchi di panico e questo mi succede soprattutto quando mi rilasso.Non riesco a capire come mai e se andando da un psicoterapeuta riusciro a superare questo periodo e a tornare la ragazza allegra e che stava sempre bene di prima!

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent. Sign. Daniela,
la psicoterapia sia di orientamento dinamico, sia di orientamento cognitivo è la cura adeguata per i disturbi d’ansia. Disturbo di cui lei soffre soprattutto nei momenti di rilassamento, non è infrequente che nei tempi “vuoti” del week-end o delle vacanze emerga il disagio che nel tempo “pieno” del lavoro o dello studio resta nascosto. Alcuni possono accusare disturbi fisici, come emicrania o altro, lei diventa preda dell’ansia, scoprire che cosa c’è dietro e poi affrontarlo è compito della psicoterapia.


 Domanda: 36
 Data:

2007-05-30

21:22:14

Olimpia
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Gentile dott.ssa Grazioli,
Le scrivo per il mio compagno di vita,il quale soffre di disturbi di ansia e panico che gli "lacerano" l´anima quotidianamente. Questi disturbi si sono aggravati da quando io, per motivi di lavoro, mi sono trasferita all´estero ed lui e´rimasto in Italia,ritornando a vivere dai suoi genitori.A cio´si sono aggiunti gravi problemi di salute del padre, che ha subito una importante operazione al cuore con ricostruzione di tutte le valvole e della aorta. Non so piu´come aiutarlo.Lui rifiuta ogni aiuto farmacologico;sono riuscita afargli addumere degli espedienti fitoterapici quali l´iperico e per gliazzacchi acuti valeriana e altri calmanti naturali.Conosce qualche collega che eserciti a Napoli,cui possiamo affidarci?L´ammiro per l´amore e la professionalita´con cui risponde alle lettere. Saluti


Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent.Sign.Olimpia,
come lei ben comprende solo una terapia farmacologia accompagnata da una psicoterapia può aiutare il suo compagno. Spesso è difficile convincere chi soffre d’ansia a rivolgersi a uno psicoterapeuta, perché nei disturbi d’ansia sono frequentemente presenti problematiche che hanno a che fare con la fiducia nell’altro, il bisogno di controllare tutto, la paura della dipendenza, capisco perciò le difficoltà del suo compito.
Personalmente a Napoli non conosco psicoterapeuti, in ogni caso per avere i nominativi di professionisti seri e preparati si rivolga all’Ordine degli Psicologi della regione Campania.


 Domanda: 35
 Data:

2007-05-27

13:18:00

Corinne
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Gentile Dott.ssa Daniela, ho visitato il Suo sito e letto gli articoli da Lei pubblicati; ho preso visione dei tanti casi clinici; ho scelto di chiedere a Lei un suggerimento: vivo lontano da Milano. La mia problematica: ho sessantasei anni, è come se fossi sola al mondo, in quanto mio faratello e la sua famiglia non hanno mai voluto darmi Affetto. Parentela e amicizie non colmano il vuoto. Vivo nella più desolante solitudine affettiva. I rapporti che terze persone vogliono intrecciare con me li trovo o superficiali o deludenti o vuoti o interessati.
Ritengo che ciò sia anche dovuto al fatto che ho una intelligenza classificata "superiore alla media". Ho preso a definire me e il mio sapere come i miei nemici numero uno.
Che cosa è in mio potere fare per non essere afflitta dalla necessità di avere un profondo rapporto di tipo affettivo-familiare?
Bisognosa di un tale rapporto d'affetto, quando, due anni e mezzo fa, conobbi un coetaneo, a mio parere molto intelligene, padre di due figli adulti (vedovo da 40 giorni, che aveva vissuto la vita da separato in casa), accettai di intrecciare un rapporto che avrei voluto rimanesse sul piano dell'amicizia (abbisognavo di un rapporto affettivo e non d'amore, volevo un dialogo "intelligente"). Ma egli insistette affinché il nostro rapporto evolvesse; presi a volergli veramente bene e ad amarlo: me ne innamorai. Questo mi portò a sottovalutare anche la diagnosi del medico che allora lo avrebbe preso in cura: "soggetto affetto da depressione latente, con comportamenti bambineschi,capace di un sentimento: la tenerezza" (il medico asserì che di questa avrebbe potuto darmene, ma che era invece incapace di intrecciare un rapporto di altro tipo); mi avvertì del fatto che la cura per il suo ricupero (considerato anche che la depressione si sarebbe potuta palesare) sarebbe stata lunghissima; quando sarebbe guarito non sarebbe stato in grado - per vecchiaia - di avere rapporti sessuali.
Non valutai bene la diagnosi(?), forse mi feci prendere dal delirio di onnipotenza (pareva che avesse superato con il mio aiuto quella che egli chiamava impotenza sessuale) e pensai che con il mio bel carattere (che lui diceva di apprezzare) e con il mio amore sarebbe presto guarito; egli mi assicurava che ci saremmo sposati: bisognava solo attendere che passasse un anno dal lutto, per portare rispetto ai suoi figli(!). Dopo oltre due anni gli ho chiesto di mantenere la promessa e la parola data. Ha indugiato qualche mese, poi a pochi giorni dall'avermi mandato i fiori e le sue fotografie, ha di colpo troncato il dialogo, ha staccato il telefono... Ha scritto: "passerà a me e a te". Si è tirato indietro con questa motivazione: "visto che da parte mia non riesco a perseguire quelle promesse mai mantenute, preferisco non andare oltre e chiudere. Ho commesso molti errori anche con te, ma tu avevi capito, perlomeno credo, della mia incapacita' di concretizzare il nostro rapporto; non cambia la mia decisione di fermarmi, purtroppo non ho la spinta per andare oltre oppure incosciamente non l'ho mai avuta".
Io mi ripeto: avrebbe voluto un rapporto basato sullo "scopare a gratis" senza alcun impegno. Per tanti altri comportamenti e affermazioni lo ritengo infido, imbroglione, mascalzone, amorale. Eppure sono pronta a perdonargli tutto, pur di avere la sua tenerezza e la sua attenzione. Che fare? Come farmela passare?
In me sono presenti tutti i sintomi della depressione conclamata, ho pensato anche al modo di suicidarmi. Ho scritto a Lei... La ringrazio dell'attenzione che vorrà prestarmi. Mi risponderà? distinti saluti.


Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent.Sign.Corinne,
mi scrive di essersi sempre sentita sola al mondo, e di dover dovuto imparare a fare i conti con la cruda realtà della solitudine.
Poi, due anni fa l’incontro con un uomo le apre l’inaspettato orizzonte dell’amore e del compagno di vita e a poco, a poco incomincia a lasciarsi andare e a crederci.
E’ probabile che il suo intenso bisogno d’affetto e di condivisione l’abbia resa “cieca” e “sorda” agli inevitabili segnali e messaggi che il suo compagno, date le sue condizioni di salute, le avrà certamente inviato.
Adesso che il suo sogno si è rivelato solo un “sogno”, si trova di fronte alla necessità di elaborare il lutto, lutto perché ogni separazione è un lutto. Il processo di elaborazione è quasi sempre connotato dall’insorgere di una depressione più o meno grave, che spesso per risolversi richiede, a seconda dei casi, una cura farmacologia e una terapia di sostegno all’interno della quale elaborare ed assimilare i sentimenti di rabbia, disperazione, abbandono etc., connessi alla perdita dell’”oggetto”.


 Domanda: 23
 Data:

2007-05-25

18:11:03

Franco
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Mi scusi dottoressa, ma lei è separata e forse ha digerito male la separazione. Le assicuro che gli eventi altamente drammatici nella vita sono altri o anche altri e ad ogni modo, le persone sane, dovrebbero riuscire a superarli, Come mai lei dubita che il signor Mimmo ci riesca?

Risposta della Dott.ssa Grazioli:
Gent.Sign.Franco,
non posso che ripetere che numerosi studi e ricerche hanno rilevato come alcune separazioni siano dei veri e propri eventi traumatici che richiedono tempi più o meno lunghi di elaborazione.