
ei confronti della
psicoanalisi e della psicoterapia, sia come cura, sia come teoria,
gli atteggiamenti umani sono i più diversi,
possono variare dalla fiducia alla sfiducia più assolute. Esemplificando
i due atteggiamenti estremi, si può dire che qualora decidessimo
di intraprendere un percorso analitico potremmo sentirci dire da alcuni: “ Bravo,
vedrai che ti farà bene, in ogni caso ne uscirai sicuramente arricchito”,
e da altri: “Ma cosa ti viene in mente, sono soldi e tempo buttati
al vento. Hai solo bisogno di un po’ di comprensione e di sfogarti.
n tempo non c’era alcun bisogno dello psicologo o dell’analista,
bastava il parroco o il medico di famiglia, e oggi come allora è sufficiente
qualcuno di buon senso che ti conosca e ti sappia capire”.

ra sentirsi compresi e potersi sfogare è sicuramente
terapeutico, la tensione si allenta, ci si sente meno soli, l’oscurità che
ci avvolge si fa meno cupa, ma tutto questo è davvero sufficiente
a restituirci a noi stessi? A volte sì, a volte no, la vita di
ognuno di noi è costellata da momenti di crisi-cambiamento, e
spesso la presenza e la vicinanza di qualcuno che ci comprende e conforta è un
aiuto sufficiente, altre volte invece tali momenti critici non ci mettono
di fronte solo alla fatica di cambiare, ma fanno esplodere e uscire
allo scoperto antiche ferite e paure, in questo caso è necessario
qualcosa di più di un’ affettuosa e comprensiva presenza.
n questo caso, come in molti altri, come ad esempio quando la “sofferenza
psichica” scoppia all’improvviso senza cause apparenti o
in seguito a episodi irrilevanti, oppure quando cresce lentamente nel
tempo fino a diventare insostenibile, ecco in questi e altri frangenti
la differenza tra una semplice relazione d’aiuto e una relazione
terapeutica, diventa fondamentale.

uando si sta male, qualunque sia la causa o l’origine del nostro “male”,
i sintomi sono spesso molto simili, ansia, disperazione, senso d’impotenza,
depressione, paura e angoscia si alternano uno dopo l’altro, oppure
uno in particolare prende il sopravvento e colora di sé tutta
la nostra vita. Ora quello che voglio dire è che quando soffriamo,
per lo più proviamo tutti le stesse cose, anche se i bisogni,
i vuoti, le carenze, i conflitti che stanno dietro al nostro disagio, sono
diversi e peculiari per ognuno di noi. Tuttavia è proprio
ciò che sta dietro ad essere importante, e qui sorgono tutta una
serie di problemi che forse neppure l’amico più bravo e
meglio intenzionato può risolvere.

rima di tutto è necessario ricostruire, cercare e portare alla
luce questo “dietro” quasi sempre molto ben nascosto e mimetizzato,
e lo si deve fare nel modo più neutro e meno invasivo possibile,
altrimenti si corre il forte rischio di prendere lucciole per lanterne. Per
fare questo delicato lavoro di scavo e svelamento, come in ogni lavoro,
occorrono gli strumenti adatti e la capacità di maneggiarli senza
far danni, insomma occorre avere “imparato” , essere andati
a scuola e bottega come il sarto, il medico, o il chimico….
poi serve una mappa per orientarsi ed esplorare senza perdersi negli
infiniti meandri della mente umana, serve un’ipotesi diagnostica,
una diagnosi orientativa che indichi un possibile percorso sempre
suscettibile di cambiamento qualora lungo il cammino emergano nuovi fatti,
insomma è severamente vietato andare alla cieca, perché inutile
ed improduttivo. Ancora una volta, per leggere la mappa ed accorgersi
dei fatti nuovi, bisogna essere stati a “scuola”.

noltre tutto questo lavoro deve essere fatto all’interno di una
relazione che di necessità deve avere determinate caratteristiche
che andranno mantenute il più possibile integre, intatte, lungo
tutto il cammino.
Insomma è di un’enorme superficialità credere
che i nostri mali psichici non necessitino di un loro “medico”,
allo stesso modo dei nostri mali fisici