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Quando la dipendenza diventa malattia: le dipendenze patologiche
Introduzione
pesso si incomincia per gioco, curiosità, imitazione etc.., e si finisce schiavi.

chiavi di internet, dello shopping, del sesso, delle droghe, del cibo, di ogni tipo di comportamento o sostanza abbia il potere di alleviare la sofferenza, il dolore, l’ansia o altri stati emotivi negativi.
uttavia poiché non tutti diventano schiavi, viene naturale chiedersi perché alcuni lo diventano ed altri no. La risposta è che per questi “alcuni” la droga, il cibo, il sesso o altro, rappresentano l’unica soluzione possibile al proprio “male di vivere”, per loro non esistono altri modi.
iò significa che non si diventa schiavi, ovvero dipendenti patologici, DP, per caso, ma esiste in alcune persone una vulnerabilità di base che le predispone in condizioni di stress e sofferenza a ricorrere a comportamenti di dipendenza come unica difesa e soluzione possibili di fronte al pericolo e all’angoscia di sentirsi annientati, frammentati, svuotati.
uasi sempre i potenziali DP nella primissima infanzia hanno vissuto la scoperta e il progressivo processo di separazione dalla figura materna in modo particolarmente problematico, e si portano dentro un pervasivo senso d’impotenza e di vuoto esistenziale.
nfatti, solo l’esperienza di una “sana” dipendenza nell’infanzia permette la conquista di un’ indipendenza autentica nell’adulto, solo l’essere capaci di dipendere consente di stabilire relazioni in cui il bisogno di affermazione della propria individualità convive armoniosamente col bisogno di essere in relazione con l’altro.
uando invece tra queste due spinte presenti in ogni uomo, si crea uno squilibrio avremo o un bisogno disperato dell’altro senza il quale non ci si sente vivi oppure una fuga atterrita dall’altro che viene vissuto come una minaccia all’integrità del proprio sé.

e persone dipendenti non sono capaci di “pensare” e “tenere nella mente” e quindi regolare e controllare, emozioni e sentimenti gravosi quali la frustrazione, la rabbia, l’invidia, la rivalità, la competizione etc..,ma sperimentano e sono invasi da un costante e inesplicabile vuoto esistenziale al quale pongono rimedio allontanandosi dalla propria realtà e rifugiandosi in un altro mondo abitato dalle piacevoli sensazioni che i comportamenti di dipendenza procurano loro.
piacere che deriva da qualsiasi forma di dipendenza patologica si deve intendere come un rifugio della mente, una realtà parallela in cui sono assenti le dolorose sensazioni ed emozioni sperimentate nella realtà ordinaria.
n tutte le forme di dipendenza patologica si esprime sia un desiderio di fuga, sia l’incapacità di tollerare il dolore mentale, che non viene né pensato, né fatto oggetto di una riflessione consapevole, ma viene annullato per mezzo della creazione di emozioni e sensazioni ripetitive raggiunte con modalità sempre più compulsive.
La Dissociazione
antasticare ad occhi aperti, immaginare di essere…o di andare…, chi non l’ha mai fatto? Piccole fughe da una vita troppo noiosa o faticosa, lievi dissociazioni dalla propria realtà.
ueste forme di isolamento, di separazione di sé dalla propria quotidianità sono una sorta di “rifugi della mente”, luoghi mentali o anche comportamenti ripetitivi, come certi riti e abitudini personali, in cui rifugiarsi quando ci si vuole sottrarre alla pesantezza e infelicità della realtà ordinaria.
Sono una “medicina” dell’Io che si dissocia e “dimentica” il suo dolore e la sua angoscia.
a dissociazione è un meccanismo di difesa che permette di separare un determinato insieme di informazioni o processi mentali dal resto della coscienza. E’ sicuramente un meccanismo adattivo in situazioni traumatiche perché protegge la coscienza da un’inondazione di stimoli intollerabili, e offre una via di fuga da una situazione terrificante.
uttavia se usata con troppa frequenza il rapporto dell’io con la realtà viene alterato e si crea uno stato dissociativo patologico, in cui la parte di coscienza scissa o lo stato modificato di coscienza si comportano in modo indipendente dal resto della personalità che non può più esercitare alcun controllo su queste parti.
“
rifugio” diventa più importante della realtà e se ne diventa patologicamente dipendenti, dipendenza che può manifestarsi con l’isolamento dal mondo a favore di attività autoerotiche, o con varie altre forme di dipendenza morbosa, fino ad arrivare a veri e propri disturbi dissociativi. In ogni caso si tratta di esperienze in cui trionfa il senso di onnipotenza, si entra in mondi senza limiti dove tutto è permesso e possibile.

e conseguenze sono una tendenza sempre più accentuata all’isolamento, un senso di sé alterato, relazioni distorte e alla fine la perdita di un contatto vitale con la realtà.