DIPENDENZE PATOLOGICHE: COME RICONOSCERLE?

Si incomincia così, per caso, per gioco … e si finisce schiavi ossia dipendenti patologici. Non tutti però. La domanda allora è: perché alcuni sì e altri no? Spesso dietro, c’è una storia di separazione dalla figura materna particolarmente problematica, che lascia in eredità un pervasivo senso di impotenza e di vuoto esistenziale che reclama di essere colmato….
D.Grazioli

Spesso si incomincia per gioco, curiosità, imitazione etc.., e si finisce per diventare schiavi.


Schiavi di internet, dello shopping, del sesso, delle droghe, del cibo, di ogni tipo di comportamento o sostanza abbia il potere di alleviare la sofferenza, il dolore, l’ansia o altri stati emotivi negativi.


Tuttavia poichè non tutti diventano schiavi, viene naturale chiedersi perchè alcuni lo diventano ed altri no. La risposta è che per questi “alcuni” la droga, il cibo, il sesso o altro, rappresentano l’unica soluzione possibile al proprio “male di vivere”, per loro non esistono altri modi.

Ciò significa che non si diventa schiavi, ovvero dipendenti patologici, DP, per caso, ma esiste in alcune persone una vulnerabilità di base che le predispone in condizioni di stress e sofferenza a ricorrere a comportamenti di dipendenza come unica difesa e soluzione possibili di fronte al pericolo e all’angoscia di sentirsi annientati, frammentati, svuotati.


Quasi sempre i potenziali dipendenti patologici nella primissima infanzia hanno vissuto la scoperta e il progressivo processo di separazione dalla figura materna in modo particolarmente problematico, e si portano dentro un pervasivo senso d’impotenza e di vuoto esistenziale.


Infatti, solo l’esperienza di una “sana” dipendenza nell’infanzia permette la conquista di un’ indipendenza autentica nell’adulto, solo l’essere capaci di dipendere consente di stabilire relazioni in cui il bisogno di affermazione della propria individualità convive armoniosamente col bisogno di essere in relazione con l’altro.

Quando invece tra queste due spinte presenti in ogni uomo, si crea uno squilibrio avremo o un bisogno disperato dell’altro senza il quale non ci si sente vivi oppure una fuga atterrita dall’altro che viene vissuto come una minaccia all’ integrità del proprio sé.


Le persone dipendenti non sono capaci di “pensare” e “tenere nella mente” e quindi regolare e controllare, emozioni e sentimenti gravosi quali la frustrazione, la rabbia, l’invidia, la rivalità, la competizione etc..,ma sperimentano e sono invasi da un costante e inesplicabile vuoto esistenziale al quale pongono rimedio allontanandosi dalla propria realtà e rifugiandosi in un altro mondo abitato dalle piacevoli sensazioni che i comportamenti di dipendenza procurano loro.


Il piacere che deriva da qualsiasi forma di dipendenza patologica si deve intendere come un rifugio della mente, una realtà parallela in cui sono assenti le dolorose sensazioni ed emozioni sperimentate nella realtà ordinaria.

In tutte le forme di dipendenza patologica si esprime sia un desiderio di fuga, sia l’incapacità di tollerare il dolore mentale, che non viene nè pensato, nè fatto oggetto di una riflessione consapevole, ma viene annullato per mezzo della creazione di emozioni e sensazioni ripetitive raggiunte con modalità sempre più compulsive.

Vedi anche: Disturbi di dissociazione



Psicologa e Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Daniela Grazioli

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