La psicoterapia: come e perché funziona

Viene spiegato in termini operativi in che cosa consiste e quali processi mette in moto una psicoterapia. Per esempio: come facciamo a sapere se funziona?

Dott.ssa Daniela Grazioli Psioterapeuta Milano

 

Voglio raccontare che cosa succede nella mente e nel cuore di chi entra in psicoterapia, cercherò di spiegare perché e in che modo la psicoterapia funziona.

 

Cominciamo dal principio.

 

psicoterapia milano

Psicoterapia Milano

Chi si rivolge ad uno psicoterapeuta è quasi sempre una persona in un certo senso divisa in due parti, una parte che è quella in cui l’ individuo si riconosce, si muove bene tra le difficoltà della vita, affronta le cose e non si spaventa, un’altra parte invece che sfugge ad ogni controllo, e spesso ha il sopravvento ed invade e sommerge la prima, che disperata non sa come venirne fuori.

 

All’inizio si pensa che la causa del nostro disagio sia fuori di noi, la colpa di tanto soffrire è quasi sempre degli altri o del mondo, la famiglia , il lavoro, l’amore, gli amici, etc…. In effetti, noi stiamo male per qualcuna di queste cose, e con grande accanimento cerchiamo di cambiarle, ma poi ci accorgiamo che i nostri sforzi sono inutili, le cose stanno così e non saremo certo noi a cambiarle.

 

A questo punto non ci resta che rassegnarci a stare male o cambiare noi per primi, ma ben presto ci accorgiamo che non è così facile come dirlo e che davvero certe situazioni e certi pensieri hanno il potere di metterci in crisi, e forse siamo noi che non funzioniamo bene, forse c’è qualcosa che non va, e allora ci prende la paura. Paura di non farcela, paura di continuare a stare male, e smarriti e un po’ spaventati chiediamo aiuto a uno specialista.

 

Ecco, questo in breve, è molto spesso il cammino che conduce i pazienti nella stanza di uno psicoterapeuta a Milano.

 

In breve tempo però, capiamo che non stiamo chiedendo aiuto, ma stiamo finalmente assumendoci la responsabilità dei nostri problemi, della nostra vita, capiamo che condotti per mano dallo psicoterapeuta sarà il nostro lavoro a renderci liberi da ansie, rabbie, paure, vuoti incolmabili, dal nostro male di vivere insomma.

 

Svanisce l’illusione che la psicoterapia sia qualcosa di miracoloso che in poco tempo risolverà i nostri problemi, o al contrario, se ci eravamo rivolti allo psicoterapeuta come ultima spiaggia, con molti dubbi e poca fiducia nell’ efficacia di tale terapia, incominciamo a cambiare idea, perché non sentirsi più soli davanti a ciò che ci opprime è sempre liberatorio e confortante, fa stare subito meglio.

Il nostro lavoro è iniziato, nel corso degli incontri tra noi e il terapeuta si stabilisce una relazione che incontro dopo incontro deve diventare sempre più salda ed importante.

 

E’ una relazione che deve essere da parte del terapeuta, libera da giudizi, fatta di empatia, accoglimento, calore, comprensione, perché il terapeuta deve aprire la sua mente e il suo cuore al mondo del paziente e vibrare, sentire e “patire” all’ unisono con lui.

 

Se il terapeuta riesce a trasmettere al paziente tutto questo, si crea un rapporto di fiducia, il paziente avrà fiducia di essere compreso, di poter parlare liberamente, di poter raccontare pensieri e desideri di cui si vergogna o ha paura, perché non ci saranno giudizi ma solo un ascolto empatico.

 

La fiducia costituisce la base dell’alleanza terapeutica, senza fiducia infatti non può esserci alcuna alleanza, e senza l’alleanza terapeutica nessuna psicoterapia può funzionare.

 

Gli alleati in questa guerra, sono il terapeuta e quella parte di noi in cui ci riconosciamo, quella che funziona bene e non ci da problemi, l’altra, quella che ci invade e sommerge è il nemico, e di certo non si lascerà sconfiggere facilmente: ha impiegato anni e anni a crescere e fortificarsi, nascosta, piccola e muta, in un angolo della nostra mente, fino ad esplodere alla luce del sole non appena è diventata grande e forte. Da quel momento la fa da padrona nella nostra vita, e piccoli e muti lo siamo diventati noi, ma adesso finalmente saremo in due a fronteggiarla.

Bene, se accade tutto questo, la psicoterapia funzionerà. Ma come si fa a sapere se è davvero successo?

Facile: se è avvenuto, ci ritroviamo naturalmente dotati di una specie di terzo occhio, che invece di guardare fuori, guarda dentro, e monitorizza e analizza nelle loro motivazioni più profonde e spesso nascoste, le emozioni, le reazioni e i pensieri che abbiamo in determinate situazioni.

 

Vi faccio un esempio: nel corso della nostra seduta settimanale abbiamo parlato dei nostri problemi di lavoro, di quanto ci sentiamo arrabbiati e frustrati ogni volta che…., ed è emerso che forse dietro a tanta rabbia e impotenza c’è una nostra difficoltà a sentirci adeguati oppure la paura di affermare la nostra idea, abbiamo anche scoperto che in realtà queste cose si verificano anche in altre situazioni, quando…. e perché…..

 

E’ possibile che nei giorni seguenti riproviamo le stesse emozioni, ma questa volta ci soffermiamo su di esse in modo diverso, le mettiamo in relazione con quanto emerso nella seduta, e diciamo a noi stessi: “E’ proprio vero ho paura…” oppure “ Non è vero, non ho paura, ma mi sento imprigionato, ne devo parlare nella prossima seduta.”

 

Questi monologhi interiori che saranno i nostri compagni di viaggio durante tutta la psicoterapia, indicano che lo psicoterapeuta è diventato una persona importante nella nostra vita, è cioè diventato una figura importante del nostro mondo interno, come lo sono i nostri genitori e le altre persone significative della nostra vita.

 

Vive sullo sfondo della nostra mente, pronto a balzare in primo piano ogni volta che un pensiero, un’emozione, un evento ci riportano nella sua stanza, che è diventata un nostro specialissimo spazio-tempo e lui, il nostro interlocutore “preferito”.

La psicoterapia quindi, non funziona solo nell’ ora e nel luogo delle sedute settimanali, ma è sempre in essere, durante tutta la settimana, in ogni ora del giorno.

Impariamo a conoscerci veramente, ad avere consapevolezza dei nostri desideri e moventi, anche i più nascosti e segreti, delle nostre paure irrisolte che continuiamo a guardare con gli occhi del bambino che siamo stati, dei sensi di colpa che ci tormentano, e tutto questo lo facciamo con grande onestà, non ci è più possibile nasconderci dietro confortanti razionalizzazioni e alibi.

 

Impariamo anche, che le paure si dissolvono ogni volta che le guardiamo in faccia e non scappiamo, perché sono solo fantasmi che abitano la nostra mente, impariamo che dietro a ogni nostra mancanza o “difetto”, si nasconde una qualità o risorsa inutilizzata, che non c’è il vuoto senza il pieno, l’inizio senza la fine, impariamo che i contrari si toccano e sono le due facce della stessa medaglia, impariamo cioè che se, per esempio, siamo lenti, non saremo rapidi, ma di certo saremo precisi.

 

Il nostro male diventa allora il nostro bene.

 

Scopriamo che il risultato di una psicoterapia riuscita non è assicurare di stare bene, ma paradossalmente quello di imparare a stare male. Chi fa una psicoterapia, in sostanza, impara a stare male.

 

Nella vita, infatti, capiterà sempre qualcosa che ci farà stare male, l’importante è non “disfarsi”, non andare in pezzi, ma restare interi e andare avanti anche se col cuore dolorante, perché ormai sappiamo che passerà, e noi finalmente abbiamo imparato ad aspettare e a confortarci e nutrirci con quanto di buono continuiamo ad avere.

 

Imparare a stare male significa conoscere sempre meglio quali sono le nostre isole di fragilità, perché ciò che conosciamo bene lo sappiamo trattare, ammansire, svuotare del suo potere su di noi, che non ne siamo più sottomessi.

 

Faccio un esempio: invitiamo per la prima volta a cena un amico e gli prepariamo un piatto di pesce, ma purtroppo non mangia pesce, la volta successiva passiamo alla carne, ma non mangia neppure la carne, perché è vegetariano. Adesso sappiamo come “trattare” il nostro amico, come farlo stare bene.

 

Allo stesso modo nel corso di una psicoterapia impariamo a conoscere e “trattare” ogni parte di noi, e a farci stare bene.

 

La conoscenza è sinonimo di potere, è l’ignoto che ci spaventa, il noto è in nostro potere, per quanto possa essere spaventoso possiamo sempre trovare e inventare le armi adatte a fronteggiarlo.

La limpida consapevolezza conquistata accompagnata a un’onestà sempre più rigorosa con se stessi e con gli altri ci libera dai nostri fantasmi, che finalmente vediamo essere solo fantasmi privi di sostanza, e ci regala la possibilità di essere finalmente noi stessi e come tali muoverci nel mondo e costruire la nostra vita.



Psicologa e Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Daniela Grazioli

Il mio studio si trova in Via Ximenes, 1 a Milano
Tel. 02 66 84 253 – Cell. 348 31 57 841

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