ATTACCHI DI PANICO: PAURA DI CHE COSA….

La paura provata nell’attacco di panico è quella di morire o di impazzire e il soggetto DP le combatte attraverso un controllo costante dello stato del suo corpo e un continuo rimuginare sulle innumerevoli situazioni che potenzialmente potrebbero scatenare l’attacco.
D.Grazioli

pippaTutti i soggetti ansiosi tendono ad avere previsioni pessimiste e negative, previsioni che diventano catastrofiche in quanti soffrono di attacchi di panico.

E’ la morte o la follia che si teme nell’attacco di panico, la paura di perdere se stessi, di scomparire, di disintegrarsi, e tale paura non riguarda qualcosa che deve avvenire, ma qualcosa che sta già accadendo.

 

Infatti chi soffre di attacchi di panico, durante l’attacco, sperimenta concretamente, “sente”, di essere sul punto di morire o di impazzire.

 

Quando crede che sia la morte che lo sta agguantando facilmente avvertirà i sintomi tipici di un danno cardiaco, se invece pensa che sia la pazzia che si sta impadronendo della sua mente, confusione ed ansia cresceranno in modo esponenziale comunicandogli la sensazione di una totale perdita di controllo.

 

Il controllo e il rimuginio

E’ chiaro che se il rischio è quello di morire o impazzire si deve esercitare un costante ed accurato controllo sia di alcuni fondamentali parametri interni, quali il battito cardiaco, il ritmo del respiro, etc., sia di alcuni importanti aspetti dell’ambiente, quali per esempio, la presenza di pericoli da evitare, le possibilità di fuga, la vicinanza dei soccorsi etc…

Quando il pericolo che si corre è così assoluto, infatti, non c’è spazio per la minima incertezza, si deve essere assolutamente sicuri di essere al sicuro.

L’incertezza stessa diventa una minaccia che va assolutamente eliminata, cosa che il paziente con attacchi di panico cerca di ottenere tramite un continuo ed ossessivo rimuginare su ogni immaginabile situazione e sensazione, che possano avere anche solo una lontanissima relazione con i terribili eventi temuti.

Escludere ogni dubbio diventa l’obiettivo primario di chi soffre di attacchi di panico, ma l’esasperato controllo di ogni cosa e il continuo rimuginare su ogni possibilità non fanno che rendere sempre più reali e presenti alla sua mente i catastrofici eventi paventati.

 

E così il rimuginio e il controllo che devono servire a liberare dalla paura, paradossalmente ne diventano gli artefici.

Un controllo assoluto è chiaramente impossibile, ma questo è ciò che vuole e disperatamente cerca chi soffre di attacchi di panico, il quale è perciò destinato ad incorrere in inevitabili e ricorrenti fallimenti.
Ciò si traduce in un senso di profonda debolezza e fragilità interiore che gli comunicano un’immagine di se stesso debole, inadeguato ed incapace.

Tutte le strategie che il paziente con attacchi di panico ha messo in atto per salvarsi si rivelano perdenti: da un lato i comportamenti di evitamento imprigionano e limitano grandemente le sue possibilità di espressione di una vita libera, dall’altro il rimuginio e il controllo aumentano a dismisura l’ansia e la paura.

Alla fine di tanto estenuante “lavoro” ciò che si trova di fronte è ancora e ancora il “divino” terrore.



Psicologa e Psicoterapeuta Milano

Dott.ssa Daniela Grazioli

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