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Dott.ssa Daniela Grazioli




introdurre la parola non fu un clinico, ma un filosofo, Kirkegaard, che vide nell’angoscia un’ineliminabile qualità dell’esistenza umana:  secondo Kirkegaard  per l’uomo “esistere” significa ex-sistere, cioè stare fuori, separarsi  dall’infinito e prendere coscienza del proprio nulla. Ogni singolo uomo si trova di fronte a innumerevoli possibilità e necessariamente deve  scegliere fra queste,  da qui il senso di precarietà, l’instabilità, l’indecisione,  la paralisi in cui spesso il dispiegarsi di infinite possibilità  lo fa precipitare.


n sostanza, per Kirkegaard l’uomo è sì libero di scegliere, ma tale libertà si traduce in un profondo ed invicibile sentimento d’angoscia, in questo senso l’angoscia non è qualcosa di patologico, ma appartiene ad ogni uomo, non si riferisce a nulla di preciso, non ha a che fare con niente di reale, semplicemente è angoscia di vivere.


hi più, chi meno, quasi tutti abbiamo fatto conoscenza, in modo più o meno intenso e profondo, di tale sentimento in cui l’anima precipita quando improvvisamente si trova di fronte all’imprevedibile e all’indeterminato ed è costretta a fare esperienza della propria vulnerabilità e precarietà. Tuttavia è proprio   questo   male dell’anima  che spesso nutre la  creatività umana che vediamo esprimersi nelle tante poesie, melodie, dipinti ed altro dedicati a questo tema.


’ansia e la paura invece sono meccanismi di difesa dell’io d’importanza fondamentale.  Guai a non aver paura, ne andrebbe della nostra stessa sopravvivenza,  il mondo infatti  ci apparirebbe come uno scenario privo di pericoli che in breve tempo ci sommergerebbero ed annienterebbero. L’ansia è  una normale funzione dell’io che porta all’attivazione delle nostre risorse  fisiche e mentali di fronte a situazioni difficili o pericolose, per ottimizzare al massimo le nostre prestazioni, niente di più utile perciò. 


solo una questione di limiti e di quantità a trasformare l’ansia, la paura e l’angoscia, affetti che ci difendono ed arricchiscono, in qualcosa di altamente disfunzionale, invasivo e paralizzante. Perché succede che si travalichino questi limiti e l’ansia, la paura, l’angoscia da umili servitori diventino i padroni assoluti della nostra vita? Le ragioni sono molte e le più diverse, ognuno di noi ha la sua storia con i suoi strappi che a volte si ricuciono spontaneamente, altre volte invece generano ansia, fobie, ossessioni, che  poco hanno a che vedere con lo squarcio originale perché tenercene lontano è   il loro obiettivo. Altre volte non ci sono strappi, non c’è niente di eclatante e significativo, soltanto tante piccole carenze, tanti piccoli vuoti, quotidianamente ripetuti che alla fine si trasformano in pesantissimi ed opprimenti massi che occupano tutto lo spazio che abbiamo dentro di noi.


i sembra inutile in questa sede fare il lungo elenco dei diversi disturbi d’ansia, delle varie forme d’angoscia, delle numerose fobie che la nomenclatura clinica ha classificato e descritto, poiché poco importa a chi sta male che l’ansia che  non lo fa vivere appartenga al disturbo ossessivo-compulsivo, o al disturbo d’ansia generalizzato, o sia una  compagna della sua cronica  depressione. Ciò che conta è come fare ad uscirne, e allora la domanda che sorge spontanea è come fare ad orientarsi e scegliere tra le numerose proposte delle varie scuole ed indirizzi, in altre parole:“Quali sono le terapie più indicate per i disturbi d’ansia ?” 

ersonalmente ritengo che non esistano terapie migliori di altre quando si tratta di disturbi psicologici, ma che ci sia per ogni particolare paziente  una terapia d’elezione, più adeguata di altre alla sua personalità ed ai suoi interessi. L’ansia patologica, in qualunque forma si presenti, è in ogni caso il sintomo di un disagio profondo e sconosciuto, e sta al paziente stesso scegliere se affrontare la sua sofferenza con le tecniche della psicoterapia cognitivo comportamentale, della psicoterapia dinamica, dell’ipnosi, o del traning-autogeno e le varie tecniche di rilassamento.

a medesima terapia può dare risultati del tutto diversi  in individui diversi, ci sono individui che hanno una maggiore facilità e consonanza a lavorare con tecniche di ristrutturazione mentale, quali quelle della terapia cognitiva, altri che invece sono più inclini ad usare un linguaggio fatto di simboli e immaginazione, quale quello della psicoterapia analitica, altri ancora hanno bisogno di un maggiore coinvolgimento corporeo per riuscire a entrare in contatto e alleviare la propria sofferenza.

n ogni caso poiché i disturbi d’ansia, come tutti i disturbi psicologici, nascono all’interno di una relazione, sarà solo tramite una relazione che potranno trovare una soluzione, è perciò fondamentale lo stabilirsi di una reale alleanza terapeutica tra paziente e terapeuta, qualunque sia la griglia di lettura teorica del terapeuta.