introdurre la parola
non fu un clinico, ma un filosofo, Kirkegaard, che vide nell’angoscia un’ineliminabile qualità dell’esistenza
umana: secondo Kirkegaard per l’uomo “esistere” significa
ex-sistere, cioè stare fuori, separarsi dall’infinito
e prendere coscienza del proprio nulla. Ogni singolo uomo si trova di
fronte a innumerevoli possibilità e necessariamente deve scegliere
fra queste, da qui il senso di precarietà, l’instabilità,
l’indecisione, la paralisi in cui spesso il dispiegarsi di
infinite possibilità lo fa precipitare.
n sostanza, per Kirkegaard l’uomo è sì libero di scegliere,
ma tale libertà si traduce in un profondo ed invicibile sentimento d’angoscia,
in questo senso l’angoscia
non è qualcosa di patologico, ma appartiene ad ogni uomo, non si riferisce
a nulla di preciso, non ha a che fare con niente di reale, semplicemente è angoscia
di vivere.

hi più, chi meno, quasi tutti abbiamo fatto conoscenza, in modo più o
meno intenso e profondo, di tale sentimento in cui l’anima precipita quando
improvvisamente si trova di fronte all’imprevedibile e all’indeterminato
ed è costretta a fare esperienza della propria vulnerabilità e
precarietà. Tuttavia è proprio questo male
dell’anima che spesso nutre la creatività umana che
vediamo esprimersi nelle tante poesie, melodie, dipinti ed altro dedicati a questo
tema.

’ansia e la paura invece sono meccanismi di difesa dell’io d’importanza
fondamentale. Guai a non aver paura, ne andrebbe della nostra stessa sopravvivenza, il
mondo infatti ci apparirebbe come uno scenario privo di pericoli che in
breve tempo ci sommergerebbero ed annienterebbero. L’ansia è una
normale funzione dell’io che porta all’attivazione delle nostre risorse fisiche
e mentali di fronte a situazioni difficili o pericolose, per ottimizzare al massimo
le nostre prestazioni, niente di più utile perciò.

solo una questione di limiti e di quantità a trasformare l’ansia,
la paura e l’angoscia, affetti che ci difendono ed arricchiscono, in qualcosa
di altamente disfunzionale, invasivo e paralizzante. Perché succede che
si travalichino questi limiti e l’ansia, la paura, l’angoscia da
umili servitori diventino i padroni assoluti della nostra vita? Le ragioni sono
molte e le più diverse, ognuno di noi ha la sua storia con i suoi strappi
che a volte si ricuciono spontaneamente, altre volte invece generano ansia, fobie,
ossessioni, che poco hanno a che vedere con lo squarcio originale perché tenercene
lontano è il loro obiettivo. Altre volte non ci sono strappi,
non c’è niente di eclatante e significativo, soltanto tante piccole
carenze, tanti piccoli vuoti, quotidianamente ripetuti che alla fine si trasformano
in pesantissimi ed opprimenti massi che occupano tutto lo spazio che abbiamo
dentro di noi.

i sembra inutile in questa sede fare il lungo elenco dei diversi disturbi d’ansia,
delle varie forme d’angoscia, delle numerose fobie che la nomenclatura
clinica ha classificato e descritto, poiché poco importa a chi sta male
che l’ansia che non lo fa vivere appartenga al disturbo ossessivo-compulsivo,
o al disturbo d’ansia generalizzato, o sia una compagna della sua
cronica depressione. Ciò che conta è come fare ad uscirne,
e allora la domanda che sorge spontanea è come fare ad orientarsi e scegliere
tra le numerose proposte delle varie scuole ed indirizzi, in altre parole:“Quali
sono le terapie più indicate per i disturbi d’ansia ?”
ersonalmente ritengo che non esistano terapie migliori di altre quando si tratta
di disturbi psicologici, ma che ci sia per ogni particolare paziente una
terapia d’elezione, più adeguata di altre alla sua personalità ed
ai suoi interessi. L’ansia patologica, in qualunque forma si presenti, è in
ogni caso il sintomo di un disagio profondo e sconosciuto, e sta al paziente
stesso scegliere se affrontare la sua sofferenza con le tecniche della psicoterapia
cognitivo comportamentale, della psicoterapia dinamica, dell’ipnosi, o
del traning-autogeno e le varie tecniche di rilassamento.

a medesima terapia può dare risultati del tutto diversi in
individui diversi, ci sono individui che hanno una maggiore facilità e
consonanza a lavorare con tecniche di ristrutturazione mentale, quali quelle
della terapia cognitiva, altri che invece sono più inclini ad usare
un linguaggio fatto di simboli e immaginazione, quale quello della psicoterapia
analitica, altri ancora hanno bisogno di un maggiore coinvolgimento corporeo
per riuscire a entrare in contatto e alleviare la propria sofferenza.

n
ogni caso poiché i disturbi d’ansia, come tutti i disturbi
psicologici, nascono all’interno di una relazione, sarà solo
tramite una relazione che potranno trovare una soluzione, è perciò fondamentale
lo stabilirsi di una reale alleanza terapeutica tra paziente e terapeuta,
qualunque sia la griglia di lettura teorica del terapeuta.